E’ successo di nuovo. La città di Pozzuoli ha discusso su qualcosa, presentato come imminente ed epocale, di cui poi si perde notizia. “Villaggio America’s Cup sul Rione Terra”: così nei mesi scorsi si è letto su articoli di giornali e si è detto nelle sedi istituzionali. A febbraio una delibera di giunta raccoglie le richieste di New Zeland e Luna Rossa di alloggiare personale tecnico e sportivo negli edifici dei lotti A e B; qualche settimana dopo il consiglio comunale si riunisce d’urgenza per approvare la scelta. I team avrebbero dovuto prendere possesso degli edifici “ad aprile / maggio 2026”, assumendo l’onere di lavori e arredamenti, oltre la gestione delle botteghe aperte al pubblico, in vista delle gare previste a Napoli nel 2027.
Siamo a maggio, ma non è accaduto nulla. Nonostante le corse fatte dagli uffici del Comune per preparare gli atti e gli incontri tenuti tra più enti e attori interessati. E’ lecito chiedere “perché?”. Secondo diversi “rumors”, non c’è stato (finora) accordo sui costi di concessione; secondo altri, quei palazzi non sono “pronti per l’uso”, troppo incompleti in quanto a servizi e infrastrutture. A dare la spiegazione e versione ufficiale dovrebbe essere innanzitutto il Sindaco e il suo staff.
Ancora una volta, la comunità ha costruito aspettative, dibattito, anche dubbi, su un annuncio che al momento previsto non si realizza. Forse si realizzerà più tardi, ma sempre “di rimessa”, inseguendo grandi eventi, usati dalla classe politica per coprire il vuoto di programmazione.
Ribadiamo: lo svolgimento di una competizione internazionale su un territorio che oggi è in crisi totale, che 2 anni fa qualcuno ipotizzava di svuotare e sigillare, può essere un’occasione per evidenziare contraddizioni e rilanciare un messaggio positivo dopo tanta cattiva informazione sul fenomeno bradisismo. A condizione che tale evento si inserisca in un progetto complessivo, credibile e funzionale a un interesse generale.
E invece manca la visione e la prospettiva su cosa deve diventare il Rione Terra dopo l’evento straordinario, sull’equilibrio possibile e necessario tra destinazione turistica e sito culturale, volano di sviluppo e luogo identitario, lavoro e cultura. Forse manca anche la capacità di tradurre l’eventuale indirizzo in atti concreti. Non c’è traccia dei bandi di assegnazione. Tutto è fermo per la riapertura (reale) del percorso archeologico sotterraneo, passato alla competenza del PaFleg. Dopo 56 anni dallo sgombero, oltre 30 di lavori e almeno 300 milioni di euro pubblici spesi.
Il passo impacciato dell’amministrazione comunale in carica sull’opzione America’s Cup è solo l’ultima puntata di un percorso a vuoto, intorno a un pozzo senza fondo, che dura da decenni.