I lavori di Via Marconi dovevano durare circa 5 mesi. Cominciati a settembre 2025, il sindaco di Pozzuoli ne annunciava la fine entro il 15 febbraio di quest’anno. Siamo a maggio e manca ancora l’ultimo pezzo di rifacimento della strada. Una normale operazione di riqualificazione urbana, con sostituzione di sanpietrini e marciapiedi, impone da mesi la chiusura di un’arteria fondamentale tra il Centro storico e Pozzuoli alta. Causando la riorganizzazione provvisoria della viabilità, l’inevitabile aumento di traffico e oggettivi disagi soprattutto per residenti e attività commerciali.
Perché? Le voci sono diverse: dalla presenza di condotte, cavi e sottoservizi che rallenterebbero i lavori; alla lentezza imputabile alla ditta privata. Ma non c’è una versione ufficiale ed è questo forse l’aspetto più triste. In una fase storica in cui il tema della scorrevole circolazione è ancora più avvertito – sebbene spesso confuso strumentalmente con quello delle “vie di fuga” – la città di Pozzuoli vive l’emergenza aggiunta dei cantieri pubblici. Lenti, poco coordinati, o peggio ancora teatro di gravissimi incidenti sul lavoro.
Su Via Marconi, l’amministrazione comunale di Pozzuoli che ha commissionato l’opera non è riuscita a svolgere verifiche preventive ed azioni di controllo e programmazione, è un dato oggettivo. In altri casi, pezzi importanti dello Stato come Regione Campania (ex tracciato binario Eav) e Commissariato straordinario di Governo (pontone di attracco al porto) non riescono a garantire interventi alle infrastrutture in modo puntuale, funzionale e sicuro. Su tutte, incombono le incognite riconducibili al sistema di appalti e subappalti.
Ferme restando le specificità dei casi, le diverse responsabilità politiche e quelle tecniche ancora da accertare, c’è una contraddizione generale che rischia di presentarsi ad ogni cantiere: lavori pubblici finanziati per migliorare la vivibilità del territorio diventano essi stessi causa di criticità ulteriori, con benefici posticipati a date da destinarsi.
Il primo atto che le Istituzioni dovrebbero mettere in campo in nome della trasparenza, da quelle appaltanti fino al prefetto, sarebbe innanzitutto rompere il muro di mezze informazioni e spiegare tutte le verità ai cittadini.