RUBRICA DI CINEMA / L’intrepido di Gianni Amelio

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Antonio Pane è un uomo semplice con un mestiere molto particolare. In pratica fa il “rimpiazzo”: sostituisce, cioè, tutti coloro che – vuoi per un motivo,vuoi per un altro – non possono presentarsi al lavoro. Ed ecco che Antonio è imbianchino, muratore, tramviere… Sebbene sia sposato, la moglie decide di lasciarlo per un uomo che possa garantirle un futuro più solido. Ma non rimane solo. A fargli compagnia nella sua vita “speciale” è il figlio, ventenne e con una spiccata passione per la musica. Ma Ivo non è come il padre. Affetto da ansia patologica, vive in un continuo ripetersi di attacchi di panico e paure. Antonio, dopo aver aiutato Lucia, una ragazza problematica della stessa età di suo figlio (la ragazza si suiciderà poco dopo), decide di andare in Albania. Anche qui continuerà ad affrontare la vita come in Italia, rimboccandosi le maniche ed affrontando il  tutto sempre con il sorriso sulle labbra. Ma il soggiorno albanese dura poco. Ritornato in Italia, il protagonista di questa storia si dedicherà completamente a suo figlio, sbloccandolo dalle sue paure e dalle sue tensioni adolescenziali.

Dopo la pellicola semibiografica su Albert Camus, Gianni Amelio, pietra miliare della cinematografia italiana, ritorna in scena con una commedia a tratti drammatica ma con una potenza empatica unica e inimitabile.

Forse è proprio il protagonista ideato e portato sullo schermo da Amelio che ci vorrebbe per superare questa dannata crisi che, tra tante parole e pochi fatti, continua a mietere disagio e vittime, specialmente tra le classi meno abbienti. Antonio, sullo schermo interpretato da un grande Antonio Albanese, è un uomo che non si scoraggia mai, qualsiasi cosa gli accada. Il lavoro non c’è? Troviamolo a tutti i costi. Ed ecco che, anche se per pochi spiccioli, Antonio diventa tramviere per un giorno, muratore per un giorno, qualsiasi cosa per un giorno. Simpatico è il riferimento, nonché omaggio, che Amelio fa a Vittorio De Sica: un giorno, mentre Antonio è diventato attacchino a tempo “veramente poco determinato”, gli rubano la bicicletta, proprio come accadde al protagonista di Ladri di biciclette, film cardine del neorealismo diretto dal maestro ciociaro.

Per quanto riguarda la componente tecnica, fondamentale risulta il soffermarsi sulla bellissima e ineguagliabile fotografia di Luca Bigazzi. Cast discreto ma unica l’interpretazione di Albanese.

Prodotto da Rai cinema e Palomar, la pellicola di Amelio viene candidata al Leone d’oro come miglior film al Festival del cinema di Cannes e numerosi altri premi tra cui i Nastri d’argento e il Globo d’oro. Film particolare ma assolutamente per tutti, portato avanti con una narrazione fluida e lineare. Imperdibile.

Antonio Di Fiore

Scritto da Antonio Di Fiore


Classe '93. Sono nato e vivo tuttora a Napoli. Attualmente frequento il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, curriculum Cinema e Televisione. Aspirante regista e sceneggiatore, credo fermamente nel potere della settima arte.