Gestione del Rione Terra, tutto da rifare

La Giunta comunale di Pozzuoli, con la delibera del 2 agosto 2022, ha approvato la proposta al Consiglio Comunale di revocare, in sostanza, il precedente bando di gara sul Rione Terra. La giunta guidata dal nuovo sindaco Manzoni mantiene, dunque, l’impegno preso in campagna elettorale e cancella quanto fatto (nel senso di atti e procedure) dall’amministrazione targata Figliolia. La giunta propone al Consiglio Comunale, la cui seduta è già prevista venerdì 5 agosto, di procedere “alla luce della rinnovata valutazione degli interessi pubblici (…), alla individuazione di un diverso modello di governance per la gestione e la valorizzazione culturale del Rione Terra, che (…) dovrà garantire il mantenimento della governance in capo all’amministrazione pubblica, escludendo l’ipotesi dell’affidamento all’unico concessionario”.

Ne consegue la revoca della deliberazione n. 31 del 16 aprile 2021, che individuò invece la strada della “concessione in valorizzazione” ad un unico soggetto privato a cui affidare, a seguito di gara internazionale, la parte di immobili già conclusi e con destinazione turistico-alberghiera (il cosiddetto “ambito A”). Con quest’atto giunta e consiglio comunale neo eletti bloccano la procedura pubblica ancora in corso, senza arrivare all’aggiudicazione definitiva per la migliore offerta.

IL CONTENUTO DELLA DELIBERA 130 del 2 agosto 2022 Nell’atto si legge che l’intera vicenda del Rione Terra induce oggi a compiere una nuova e differente valutazione, nell’interesse pubblico. Due, in particolare, sono gli elementi contestati, che andrebbero in contrasto con i principi di “favor partecipationis, par condicio, trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione“: 1) l’effettiva convenienza di conferire tutti i beni immobili dell’ambito A ad un unico concessionario; 2) la possibilità di un ampliamento della concessione in favore dell’aggiudicatario dell’ambito A anche verso gli immobili e le aree degli ambiti B e C.

Nelle linee di indirizzo, per ora solo accennate, viene affermata la volontà di giungere alla costituzione di una “Fondazione di Partecipazione Rione Terra”, a partire dall’utilizzo di beni come la Cattedrale/Tempio di Augusto, i musei presenti o da realizzare sulla rocca, il percorso archeologico sotterraneo, gli edifici di maggiore rappresentanza civile e quelli da destinare a funzioni culturali. Il metodo delineato è quello di “contatti e accordi tra l’Ente Comune, la curia e le soprintendenze, con eventuali soci privati e associazioni cittadine disponibili ad associarsi al progetto”. Viene confermata la qualificazione del Rione terra come “un bene che è anche una potenziale fonte di reddito”, da gestire con modalità tali da evitare “una gestione condizionata dall’esigenza del massimo ritorno economico immediato e consentendo forme di turismo cultuale ed esperenziale, qualificato da una più durevole permanenza del territorio”.

CONSIDERAZIONI – Chi scrive ha sempre sostenuto la necessità di velocizzare la concreta valorizzazione e messa a reddito del Rione Terra, in base alla semplice constatazione che sono passati 52 anni dallo sgombero e 30 dall’apertura del cantiere. “Ora o mai più”, disse il sindaco Figliolia in occasione di un convegno pubblico tenuto alla Cattedrale nel settembre del 2015. “Fare presto e fare bene”, aggiungemmo noi. Dopo qualche anno di speranze, concentrate nel biennio 2014/2016, la discussione sul modello di gestione – ci riferiamo, sia chiaro, alla parte di immobili destinati ad alberghi, ristoranti, bar e attività terziario ricettive – avrebbe dovuto assumere come punti di partenza gli obiettivi della buona occupazione, delle opportunità di lavoro indotte, della effettiva capacità di promozione del brand e dunque della solidità economico-imprenditoriale dei concessionari. Lo scontro tra diverse forze politico-elettorali o associative della città ha invece riguardato quasi prevalentemente l’aspetto della unicità o pluralità dei soggetti privati gestori, talvolta sfociando sulla loro connotazione di origine. La caratterizzazione identitaria e culturale del Rione andrebbe invece perseguita, con forza, decidendo le destinazioni d’uso di edifici come Palazzo Migliaresi, Palazzo De Fraja, gli immobili antistanti piazzetta 2 marzo (museo civico, case della cultura, uffici pubblici o di co-working) e, soprattutto, garantendo una gestione diversa del Tempio/Duomo e del percorso archeologico sotterraneo, gioielli che oggi sono oggetto di gestioni poco comunicanti tra loro e non favorevoli all’indotto degli operatori culturali e di promozione del territorio.

L’amministrazione Figliolia è responsabile, sul piano politico, dei ritardi con i quali si è giunti al bando di gara della parte a destinazione turistico-alberghiera. Previsto entro il 28 febbraio 2017, più volte rinviato all’approssimarsi delle diverse scadenze elettorali, successivo di ben 3 anni alla consegna del piano di fattibilità redatto dell’Agenzia del Demanio, presentato con l’obiettivo di “agganciare” Pozzuoli al flusso turistico legato a Procida 2022, il bando – dopo le sedute di gara del gennaio 2022 – non ha più visto l’aggiudicazione in favore del soggetto privato che era primo in graduatoria. A fare da contorno, ci sono state le polemiche sull’incarico conferito dal Comune di Pozzuoli ad una società privata per “dare supporto specialistico al RUP nel subprocedimento di valutazione della congruità delle offerte e dei piani economico-finanziari”. Poi è stata resa pubblica l’inchiesta, tuttora in corso e sulla quale si attendono gli esiti e gli accertamenti della Magistratura, che ha portato ad avvisi di garanzia tra personaggi politici e istituzionali, con le gravi accuse di turbativa d’asta e corruzione.

L’amministrazione Manzoni, con questa inversione a U, che è legittima sul piano politico-programmatico, assume però due rischi: il primo, è quello di aprire una stagione di contenziosi giudiziari da parte delle società partecipanti al bando. Un’ipotesi da tutti scongiurata, ma teoricamente possibile e probabilmente anche preventivata dal neo Sindaco, visto che ad accompagnare la delibera di revoca è stato richiesto un parere legale pro veritate e ci si è preoccupati nell’atto di richiamare una serie di pronunce giudiziali ritenute dei precedenti favorevoli. Il secondo è che i tempi per decidere il “nuovo modello di gestione” si allunghino, o si perdano nel definire i contorni del contenitore della fondazione, dal momento che la proposta di delibera rimanda ad un successivo provvedimento consiliare il compito di esplicitarne i dettagli.

Il tutto mentre i lavori interminabili proseguono, con date di scadenza (non molto credibili) ora posticipate al 2025, le gru troneggiano sul mare e altre generazioni crescono, perdono occasioni o vanno via. L’auspicio (e l’interesse) dei cittadini è che la seduta del Consiglio comunale che dovrà approvare la delibera e i successivi momenti di confronto pubblico possano chiarire il nuovo percorso e fornire elementi di speranza sui tempi di attuazione.

Scritto da Dario Chiocca


Classe '78, è tra i fondatori de L'Iniziativa, di cui è presidente. Puteolano, è cresciuto nel quartiere di Monterusciello, dove risiede. Laureato in Giurisprudenza, impegnato da sempre sulle questioni sociali, anche nei movimenti studenteschi e nelle organizzazioni sindacali, dal 2010 è avvocato presso il Foro di Napoli e svolge la sua attività professionale nel campo nel diritto civile e del lavoro. In ambito di normativa del lavoro, si occupa inoltre di formazione.