RUBRICA DI CINEMA / Mary per sempre di Marco Risi

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Sicilia. In un carcere minorile di Palermo si libera un posto come insegnante. Ad accettarlo è il professore milanese Marco Terzi. La realtà che quest’ultimo vi trova è devastante. Ad animare l’angusto covo di malviventi sono l’inossidabile e malvagio Natale, condannato per l’uccisione dei sicari del padre; Giovanni, soprannominato “King Kong”; Pietro, arrestato dopo un lunghissimo inseguimento; Claudio, che non è nuovo nel carcere di Malaspina e Mary, un ragazzo con spiccate tendenze omosessuali incriminato per prostituzione. Ma questi sono solo alcuni dei ragazzi che, incapaci di porre rimedio alla spirale di violenza che aleggia nelle loro vite, ogni giorno affollano il carcere della città, gestito tra l’altro da guardie e poliziotti di una cattiveria disumana. Perfino il direttore, che dovrebbe assumere un atteggiamento paterno nei confronti di quei ragazzi che dalla vita non hanno ricevuto niente di buono, si mostra loro con un atteggiamento disinteressato e del tutto indifferente. L’arrivo del professore scombussolerà le loro esistenze.

Marco Risi, distaccatosi tematicamente dall’arte cinematografica del padre Dino – considerato uno dei padri della commedia all’italiana – decide di raccontare storie più forti, improntate quasi sempre sul sociale. Suoi i capolavori “Un ragazzo ed una ragazza”, “Il muro di gomma” ed il più recente “Fortapàsc”.

In pieno stile documentaristico risiano, “Mary per sempre” è tutt’oggi considerato come una delle denunce più grandi a tutto l’apparato carcerario del nostro Paese. Luoghi di violenza e di ipocrita risanamento, le carceri italiane diventano luoghi brutali dove la ragione decade del tutto per dare completo spazio all’istinto. Ma non è solo il carcere il motivo dell’essenza dei personaggi, così permeati di violenza e di completo disinteresse nei confronti delle autorità e dello Stato. Potremmo dire, infatti, che il carcere è solo l’effetto di una causa più grande e cioè della degradata città/società esterna che accoglie le vite di questi poveri ragazzi senza un reale impiego. Una spirale di analfabetismo e incoscienza che porta queste giovani vite a rispettare arcaici valori improntati sulla rapina, sull’omicidio ed – inevitabilmente – sulla morte. Nel film di Risi viene, dunque, a cadere ogni virtuosismo tecnico ed estetico per dare ampio spazio alla forte tematica sociale. Per questa pellicola, infatti, alcuni critici si sono spinti a dichiarare Marco Risi l’inventore del ne-neorelismo, proprio per la costante attenzione a queste degradate ed emarginate realtà.

Tratto dall’omonimo romanzo di Aurelio Grimaldi, “Mary per sempre” viene ideato e sceneggiato per il cinema dallo stesso regista, dall’autore del romanzo da cui è tratto, da Sandro Petraglia e Stefano Rulli. Il cast di cui è formato è per metà preso “dalla strada” (in pieno stile, come detto, di moderno neorealismo) e per metà affermato. Simpatiche e poco convenzionali le interpretazioni di Amendola, Placido ed Alessandro/a di Sanzo, l’emblematica Mary. Aspetti tecnici adeguati alla rappresentazione: fotografia essenziale, musiche incantevoli.

Vincitore di un Efebo d’oro e del Ciak d’oro come miglior film, “Mary per sempre” merita di essere visto almeno una volta giusto per essere coscienti delle realtà così vicine, eppure, così apparentemente lontane dalle nostre vite.

Da ricordare che il film ha avuto anche un seguito, diretto dallo stesso regista, intitolato “Ragazzi fuori”.

Scritto da Antonio Di Fiore


Classe '93. Sono nato e vivo tuttora a Napoli. Attualmente frequento il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, curriculum Cinema e Televisione. Aspirante regista e sceneggiatore, credo fermamente nel potere della settima arte.