Dicembre 2025. A Pozzuoli non è ancora arrivato un solo euro pubblico per la riqualificazione delle case dichiarate inagibili dopo la scossa del 20 maggio 2024. I contributi di autonoma sistemazione (CAS) sono in scadenza per circa 400 persone, sgomberate e rimaste fuori casa senza alcuna colpa, in attesa di una proroga. Gli hub di accoglienza non sono stati realizzati per intoppi di competenze tra le strutture commissariali e nel malaugurato caso di una nuova scossa più pesante c’è chi rischierà di dormire in strada. Il piano di messa in sicurezza delle scuole subisce ritardi e gravi passi falsi. Il centro cittadino è isolato dal trasporto su ferro. Il porto soffre difficoltà logistiche. Tra le attività commerciali una serranda su due è chiusa. Il bando per la gestione del Rione Terra non ha visto la luce.
In questo scenario di oggettiva crisi statica, forse la peggiore dopo lo svuotamento degli anni ‘80, si è manifestata anche quella politico-amministrativa. Il Sindaco Manzoni non ha una solida maggioranza politica in Consiglio Comunale. Ieri 12 consiglieri erano pronti alle dimissioni davanti a un notaio per sciogliere il Consiglio e far cadere il Sindaco, obiettivo fallito per il dietrofront all’ultimo minuto del necessario 13° consigliere. Non ci sono assessori in carica, perché l’ennesima giunta comunale era stata azzerata qualche ora prima dal Sindaco per ricontrattare nomine e deleghe con le parti scontente.
La politica locale oggi è fatta così: composizioni e scomposizioni, passaggi tra schieramenti, mandati elettorali non sempre rispettati. E non solo da oggi, da almeno 3 o 4 consiliature. Ma 5 mesi fa a Pozzuoli si è superato un nuovo limite: i due principali candidati a Sindaco alle elezioni del 2022, uniti nella precedente esperienza di governo, divisi in campagna elettorale, amministrano di nuovo insieme con l’incarico di assessore che il vincitore Manzoni conferisce allo sconfitto Ismeno. E’ l’ultimo atto di una politica senza regole, dove ciò che si dice ora non vale tra poco. Proprio come accaduto nella giornata di ieri e forse accadrà ancora.
Una cosa è certa: la comunità puteolana, disgregata e rassegnata, pur incapace di reagire verso uno Stato disinteressato alla tutela del suo territorio, nonostante tutto, non merita questo.
Al netto di qualsiasi valutazione sull’operato e sui limiti dell’amministrazione degli ultimi anni, le opzioni in questa fase dovrebbero essere solo due: o c’è una guida istituzionale nel pieno esercizio delle sue funzioni fino alla scadenza del mandato, non condizionata da “mal di pancia” di singoli o gruppi fluidi; o è meglio eleggere liberamente nuovi rappresentanti nel più breve tempo possibile. Invece si è presa la direzione peggiore della lenta agonia. Perché ora siamo in doppia emergenza: quella bradisismica e sociale è terribilmente più seria, ma quella politica se non riesce a dare risposte può fare più danni.