I sindaci di Pozzuoli e di Bacoli, insieme al vicesindaco di Napoli e all’assessore regionale alla Protezione Civile, hanno avanzato alcune richieste al Ministro Musumeci, in occasione di un incontro tenuto a Roma sul tema “gestione bradisismo”.
Tra cui: l’aumento della percentuale di contributo per interventi sugli edifici privati vulnerabili oggi limitata al 50% dei costi complessivi e l’estensione del contributo di autonoma sistemazione e dei contributi per gli edifici inagibili ai cittadini sgomberati dopo gli eventi del 2025.
Bene. I sindaci flegrei hanno fatto proprie alcune rivendicazioni dei comitati. Ci è voluto “un po’ di tempo” (quasi 2 anni) per dare ragione a chi ha sostenuto, fin dal primo momento, che le misure messe in campo da Governo e Parlamento per la comunità flegrea sarebbero state insufficienti a raggiungere il vero obiettivo generale: rendere sicure le abitazioni e il territorio, per consentire la dignitosa convivenza delle persone con il bradisismo non eruttivo.
Era prevedibile, bastava leggere le norme. E fu messo nero su bianco, sui documenti consegnati dai cittadini in tutti gli incontri con amministrazioni e prefetto: il limite del 50% imposto per legge non avrebbe favorito le istanze su base volontaria per verificare la vulnerabilità delle case in ottica preventiva; ed il modo in cui sono stati scritti e concepiti i decreti “ad scossam”, con la previsione di aiuti solo agli sgomberati per determinati eventi sismici, penalizza e discrimina inevitabilmente le famiglie colpite da scosse future.
Un passo in avanti, se si considera che il 21 marzo 2025 – non ci stancheremo mai di ricordarlo – al Comune di Pozzuoli lo staff del Sindaco confondeva ancora i 100 milioni di euro stanziati con la legge di bilancio del 2024 per gli interventi sulla vulnerabilità con ipotetici fondi per studi preliminari. Oggi quei milioni sono diventati 80, perché i primi 20 riferiti all’anno 2025 sono andati persi per ritardi nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo.
E sul fronte dell’altro canale di contributi, quello per la riqualificazione sismica delle case inagibili, oltre la metà delle famiglie di Pozzuoli si è vista rigettare le domande (284 su 536), probabilmente a causa di criteri restrittivi che hanno equiparato piccole difformità a gravi motivi di abuso, trasformando il sostegno pubblico verso chi ha bisogno di rientrare nelle proprie case in un “concorso a premi”.
Su questi aspetti essenziali, quando andava alzata la voce per correggere norme e approccio complessivo sbagliato, non è stato fatto.
Se le amministrazioni locali hanno preso finalmente parola “per fare il punto della situazione”, la indirizzassero ora anche verso il commissario straordinario di Governo, che non ha mai risposto alle richieste di incontro dei comitati e che ha il compito di coordinare gli interventi sulle infrastrutture e gli edifici pubblici, compresi quelli che hanno già visto in un anno e mezzo ritardi nei cantieri per le scuole, rischi per la sicurezza dei bambini nelle aule provvisorie di Via Dalla Chiesa ed il gravissimo incidente sul lavoro al pontone di attracco nel porto.