La terra dei fuochi brucia ancora / INTERVISTA a Ciro Di Francia, presidente dell’Osservatorio per la tutela della salute e dell’ambiente nei Campi Flegrei

vvFOTO DI PAOLA VISONE

Un anno fa due grandi manifestazioni a Napoli, precedute da cortei, iniziative e fiaccolate in tutti i Comuni della provincia, accesero l’attenzione sul tema dell’inquinamento che da decenni sta avvelenando le province di Napoli e Caserta. La “Terra dei fuochi” divenne un argomento al centro del dibattito, portando nel Dicembre 2013 il Governo Letta ad approvare il “Decreto Terra dei fuochi” che prevedeva lo stanziamento di fondi da destinare alle bonifiche (che la nuova legge di stabilità taglia  nella misura di 10 milioni di euro), per le attività di controllo sanitario ed il rafforzamento dei controlli sul territorio anche attraverso l’invio di militari. Oggi, a un anno di distanza abbiamo deciso di fare il punto della situazione con una delle persone maggiormente attive nel territorio flegreo, Ciro Di Francia, presidente dell’Osservatorio per la tutela della salute e dell’ambiente.

Sig. Di Francia com’è la situazione nel nostro territorio un anno dopo?
“La situazione è peggiorata, qui la gente continua ad ammalarsi e continuano le emergenze sanitarie, continuano i roghi. Ogni giorno su internet ci sono testimonianze che questi roghi continuano.”

La Ministra della Sanità Lorenzin però ci ha tenuto a ricordare che sono arrivati i primi 25 milioni per lo screening della popolazione.
“Sì, sono arrivati i venticinque milioni per il monitoraggio clinico della popolazione, ma mancano ancora le modalità secondo cui andranno fatti questi controlli, su quanti cittadini andranno fatti ed in base a quali parametri. C’è anche da sottolineare, poi, che i controlli non sono previsti per le città capoluogo, Napoli e Caserta, forse proprio perché hanno troppi abitanti.”

Tra questi provvedimenti sanitari rientra anche il bioscanner che lei aveva presentato in conferenza stampa ad inizio anno?
“No, il bioscanner non rientra. A dir la verità il bioscanner l’abbiamo presentato a Febbraio alla Direttrice Sanitaria dell’ASL Napoli 2 Nord, la Dottoressa Iovino, che ha dato mandato ad un ingegnere per valutare lo strumento di diagnosi, il quale ha consegnato una relazione positiva all’ASL, ma da quel momento non se ne è saputo più nulla. L’argomento è diventato lettera morta.”

Dal punto di vista sanitario è anche comprensibile che i tempi si allungassero, ma dal punto di vista del controllo del territorio? Ci sono stati passi avanti?
“Anche da quel punto di vista è cambiato poco o nulla. Erano previsti novecento militari, ma ne sono arrivati centocinquanta, anche se il problema maggiore è che non si sono dotate le forze dell’ordine del benché minimo supporto per il contrasto dei crimini ambientali.”

Il reato di incendio di rifiuti non è stato efficace?
“Il problema dei roghi ha una filiera lunga. Il reato inizia dagli imprenditori che evadono le tasse non smaltendo i rifiuti legalmente, poi c’è tutto il settore del trasporto, chi fisicamente porta quei rifiuti lì che è tutto in mano alla criminalità organizzata e solo infine c’è qualche ragazzino rom o qualche disoccupato nostrano che per pochi spiccioli incendia i rifiuti. Un reato che si occupa solo dell’ultimo e più debole anello della catena non serve a nulla, quando il vero crimine avviene prima.”

Quest’intervista avviene dopo la manifestazione del 25, in cui lei era presente, come mai secondo lei la partecipazione non è stata ampia come a quelle dell’anno ?
“I fattori sono molteplici, ma senza dubbio pesano le divisioni tra i movimenti. Attualmente c’è come una spaccatura in due nel movimento, continui dissapori tra i gruppi e questo di certo non facilita l’organizzazione delle manifestazioni.”

Beh ma se tra gli organizzatori ci sono divisioni, ci dovrebbe essere almeno un interesse massiccio tra i cittadini.
“Sì, ma per quanto tutti si sentano coinvolti dai problemi ambientali in realtà la stragrande maggioranza dei cittadini non ha voglia d’intervenire nel merito. Il sentimento comune è di rassegnazione in assenza di provvedimenti concreti, inoltre è come se non si volesse aggiungere ai problemi di tutti i giorni anche il pensiero costante che la criminalità continua ad avvelenare il nostro ambiente.”

Non credo però che la rassegnazione sia un sentimento che alberga in lei.
“No, io nonostante sia stato colpito molto duramente nel mio privato, non mi rassegno. Ad esempio in occasione delle celebrazioni per i defunti mi sono attivato affinché ci fosse una pulizia del cimitero di Pozzuoli, proprio perché credo che ci si debba occupare a tutto tondo del territorio senza lasciare nessun aspetto scoperto.”

Il nostro territorio è piccolo ma pieno di ricchezze ed ogni problematica risulta collegata all’altra, per questo non si può distinguere l’enorme problema dell’inquinamento da quello della gestione ordinaria del territorio. In fondo se tutti i Comuni avessero un pieno controllo del territorio, coordinando le varie forze dell’ordine, questo problema non sarebbe mai nato. Sotterrare tonnellate di rifiuti nei terreni non è una cosa che si fa passando inosservati e complici della camorra sono stati l’omertà dei cittadini assieme all’assenza delle forze dell’ordine e delle amministrazioni. Per quanto possano farsi prendere dalla rassegnazione, tutti i cittadini dovrebbero comprendere che non c’è bisogno di un grande sforzo per occuparsi del loro territorio. Basterebbe intanto tenere gli occhi aperti e segnare sempre, senza esitazione, tutte le situazioni anomale e potenzialmente pericolose per far capire ai camorristi che non sono i nostri padroni.

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Scritto da Redazione