MAFIA E NARCOTRAFFICO AL CENTRO DEI “DIALOGHI SULLE MAFIE”

mafiaCriminalità e narcotraffico al centro dell’ultima giornata dedicata ai “dialoghi sulle mafie”. Una quattro giorni napoletana di confronti e dibattiti con la partecipazione dei massimi esperti nazionali ed internazionali. Il progetto, organizzato dal Forum Universale delle Culture, in collaborazione con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e il Comune di Napoli, si è svolto dal 5 all’8 novembre, nel Complesso di San Domenico Maggiore. Docenti universitari, magistrati, economisti, giornalisti hanno affrontato il tema della mafia globalizzata: quella che oscilla tra l’arcaismo e la modernità, la permanenza dei modelli tradizionali che si integrano e si adattano ai valori della società del consumo e della comunicazione istantanea, una mafia che si fa sempre più permeabile ai nuovi business e si consolida nei vecchi.

I protagonisti dell’ultimo incontro sono stati: Nicola Gratteri, magistrato Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria; Enzo Segre Malagoli, professore presso il Dipartimento di Antropologia della Università Nazionale Autonoma di Città di Messico; Giuseppe Ayala, magistrato, politico e Pm nel Maxiprocesso di Palermo; Ruggero Cappuccio, drammaturgo, regista teatrale e scrittore.

Le rotte del narcotraffico da sempre sono luoghi d’azione delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta. Il suo impro economico è dovuto soprattutto alle relazioni che tale mafia ha saputo costruire al di là dei confini regionali e statali, incrociandosi, per questa via, con criminalità straniere, al fine di concludere affari lucrosi quale quello del narcotraffico.

La lotta a queste interconnessioni tra criminali appare complicata e richiede un strategica sinergia tra gli organi di controllo sociale di tutti i paesi implicati. E’ questa l’opinione condivisa che emerge dal dibattito a più voci.

Fondamentale appare indebolire il patrimonio per svilire il potere mafioso. A sostenerlo il magistrato Giuseppe Ayala, che sottolinea la necessità primaria di recedere il legame tra pezzi importanti di Cosa Nostra con lo Stato e la burocrazia. E’ proprio nelle pieghe della burocrazia che si arrocca il potere mafioso e si solidifica, sebbene il volto di questo legame sia quello meno evidente,ma il più pericoloso. La risposta dunque non può essere solo giudiziaria.” La Ndrangheta interagisce con la stessa violenza e durezza dei Cartelli messicani per il controllo del traffico di cocaina chiosa Nicola Gratteri, che aggiunge come l’organizzazione abbia raggiunto oggi il quasi totale controllo del commercio di cocaina proveniente dal centro America, dove vivono stabilmente alcuni vertici ‘ndranghetisti, esercitando il proprio potere e intrecciando rapporti con le potenti organizzazioni parastatali di Columbia e Messico.

Il magistrato sottolinea ancora come ad accumunare le organizzazioni criminali dell’America centrale e la ‘ndrangheta sia l’aspetto legato all’efferatezza. “La ‘ndrangheta agisce con la stessa durezza dei cartelli che agiscono in Columbia e Messico, perciò delle mafie è quella più pericolosa ed è quella che durerà più a lungo”. Queste le parole non rassicuranti di Nicola Gratteri, che conclude ricordando alcuni degli episodi di brutale violenza che hanno visto coinvolte alcune delle più potenti famiglie dei cartelli messicani. Una violenza per affermare il controllo dei territori e delle rotte della droga che assume, come sottolinea Ruggiero Cappuccio, aspetti di teatralità della violenza stessa”, attraverso una sovraesposizione che si nutre di rituali.

Una guerra tra bande che in Messico assume contorni ancora più cruenti, per aspetti legati alla storia e alla tradizione del paese. Organizzazioni che però non potrebbero agire senza la corruzione di un largo strato di forze dell’ordine e organi di controllo. E’imprescindibile, dunque, scardinare queste forme di relazioni trasversali con apparati dello stato e della burocrazia, senza i quali i traffici di droga, a partire da quelli con gli Stati Uniti, non sarebbero possibili. Una corruzione a più livelli, fatta di accordi e tangenti, che ha permesso all’impero dei narcotrafficanti di espandersi e di intrecciare relazioni con le altre più potenti organizzazioni mondiali.

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Scritto da Valentina Soria


Mi chiamo Valentina Soria, sono giornalista pubblicista, laureata alla magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Mi interesso di comunicazione a 360°, dal giornalismo al copy writing alla cura di uffici stampa. Amo la mia terra flegrea e credo nell’importanza di dare “voce” alle piccole e grandi criticità del territorio con coraggio ed onestà.