L’incendio sul #Vesuvio dura da 5 giorni. I comunicati ufficiali della Protezione Civile e della Regione Campania, aggiornati ad oggi pomeriggio lun 11 agosto, informano di circa 2000 lanci di “estinguente” complessivi da parte degli elicotteri della flotta regionale e dei Canadair della flotta nazionale. Questi ultimi hanno totalizzato finora la gran parte dei lanci e circa 200 ore di volo. Secondo stime (purtroppo) non ancora definitive, gli ettari di vegetazione bruciati sono almeno 500. Distrutta, in particolare, la pineta di Terzigno.
Di fronte a questi numeri, riproponiamo 2 articoli di qualche anno fa.
Il primo ( https://shorturl.at/Hzqtq estate 2017), quando di fronte alla “guerra dei fuochi” che devastò molti Paesi d’Europa al punto che il Presidente della Repubblica di “attacco eversivo allo Stato” – Il Vesuvio bruciò 8 anni fa per un’area più del doppio di quella di oggi – dai Campi Flegrei fummo promotori di presidi spontanei e sit-in a tutela delle aree naturali, sotto lo slogan #bruciateanchenoi
Il secondo ( https://shorturl.at/lT1u2 estate 2018), quando ci interrogammo sulla improvvisa e “inspiegabile” diminuzione del 90% degli incendi rispetto all’anno precedente, a dimostrazione della natura scientificamente “a tavolino” del fenomeno su così vasta scala.
Riproponiamo questi articoli per dovere storico, per l’attualità di alcune constatazioni empiriche e per domande rimaste senza risposte ufficiali.
Come è possibile che gli incendi si verificano spesso negli stessi luoghi e alle stesse ore pomeridiane? A chi conviene che la terra e i boschi brucino? Secondo quali logiche e metodi è organizzato il sistema complessivo di intervento? E’ giusto aver appaltato a privati la gestione dei canadair di Stato? E’ vero che i costi pubblici lievitano in base al numero di interventi? Quale ruolo giocano a livello locale gli interessi criminosi già tristemente noti con la pagina inf@me della “terra dei fuochi”?
In una società dove la memoria civica è sempre più debole, sollevare dubbi e criticità è l’unico modo per organizzare una reazione concreta e collettiva, per non passare per ingenui che credono alle favole dell’autocombustione o di folli e isolati “piromani”, per evitare ora e in futuro altre lacrime di coccodrillo davanti alle ceneri o più comodamente con gli occhi su uno smartphone.
(Foto dal satellite spaziale Esa, pubblicate in rete dal quotidiano Il Mattino)