Condividiamo e riportiamo integralmente l’appello pubblico promosso dal “comitato emergenza Campi Flegrei”, invitando la cittadinanza, la politica istituzionale e la comunità a sostenere questa battaglia. Non solo per le famiglie sgomberate ed escluse – per motivi di natura tecnica – dai contributi per la riqualificazione delle loro case inagibili, che oggi vivono un vero e proprio dramma, ma perché l’obiettivo della messa in sicurezza della città e del suo edificato storico è la condizione per consentire la convivenza sul territorio flegreo con il fenomeno del bradisismo. Ed è un obiettivo di interesse generale.
FONDI NEGATI PER LIEVI DIFFORMITÀ, 284 FAMIGLIE SENZA CASA E SENZA AIUTI – Siamo 284 famiglie sfollate in seguito alla scossa del 20 maggio, cittadini che da due anni vivono sospesi, lontani dalle proprie case e dai propri ricordi. Oggi rompiamo il silenzio per lanciare un grido d’aiuto, una disperata invocazione di giustizia e buon senso.
Il muro dei rigetti – Le nostre domande per i fondi della ricostruzione sono state bocciate. Il motivo è un ostacolo burocratico. Molte delle nostre case presentano piccole difformità interne, irregolarità urbanistiche spesso realizzate dai precedenti proprietari e di cui gli attuali, molto spesso, non erano nemmeno a conoscenza, avendo acquistato l’immobile nello stato di fatto. Si tratta di un tramezzo spostato, di un ripostiglio, di variazioni minime che non riguardano un aumento di volume delle case, ma che oggi bastano a escluderci dai contributi. È un’ingiustizia profonda che spesso ricade non solo sul condomino a cui è stata rigettata la domanda, ma anche sull’intero condominio, impossibilitato nei fatti, con le quote mancanti, a poter ristrutturare.
Vittime della burocrazia – Siamo finiti in un sistema di regole troppo rigido, che non distingue la gravità dei casi.
Crediamo inoltre che sia stato tutto sbagliato fin dall’inizio. Fin dalla stesura delle norme contenute nei decreti del Governo e poi approvati dal Parlamento. Il Comune, con i propri tecnici e i mezzi a disposizione, avrebbe dovuto supportarci nell’individuare eventuali difformità, così da darci modo di sanarle per tempo, senza arrivare al rigetto delle domande. Regole farraginose, i nostri tecnici spesso hanno dovuto navigare a vista, con tutte le difficoltà che ciò ha comportato.
Senza fondi non c’è ritorno – Senza questi contributi statali, tornare a casa è materialmente impossibile. Nessuno di noi dispone delle centinaia di migliaia di euro necessarie per affrontare la ristrutturazione. Negarci il sostegno per queste piccole difformità significa, nei fatti, condannarci a non rientrare mai più nelle nostre case.
Un appello alla Politica e ai Cittadini – Chiediamo alla Politica una scelta di buon senso, non siate ciechi davanti ai bisogni reali.
Chiediamo una riapertura delle pratiche e una norma che permetta di sanare queste lievi difformità senza perdere il diritto alla ricostruzione.
Chiediamo a tutta l’opinione pubblica di aiutarci a diffondere questo grido, la burocrazia non può valere più della vita e della dignità delle persone.
Aiutateci a tornare a casa.