RUBRICA DI CINEMA / Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

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Enzo è un ladruncolo che tra scippi e fughe arranca a campare. Un giorno, inseguito dalla polizia, si butta nel Tevere nel tentativo di nascondersi, ma precipita in un barile di rifiuti tossici. Dopo una notte di febbre e brividi, Enzo si sveglia il mattino dopo con alcuni poteri soprannaturali. Parallelamente, un boss della capitale cerca di mandare in porto un’importante transazione con alcuni camorristi napoletani. Infine, una ragazza con seri problemi mentali vive le sue giornate tra violenze ed il manga giapponese Jeeg Robot. Tre storie, il buono, la bella ed il cattivo, un film unico nel suo genere e un finale degno della Marvel: questo è il primo film di Gabriele Mainetti.

Dopo aver studiato a New York ed aver preso parte ad alcune fiction italiane come attore, Mainetti approda dietro la macchina da presa con due stupendi cortometraggi: Basette e Tiger Boy. Lo chiamavano Jeeg Robot è il suo primo lungometraggio auto prodotto con il sostegno di Rai Cinema.

E’ strano vedere un film di supereroi italiano. Forse perché, a parte la parentesi de Il ragazzo invisibile di Salvatores, non esistono. Ma questo film – che già sta riscuotendo un’ottima critica – con i supereroi che siamo abituati a vedere al cinema, quelli da milioni di dollari, ha poco in comune. Enzo è un ladro tanto grosso quanto buono e non è Clark Kent, né tantomeno Peter Parker. Enzo non vuole salvare l’umanità. Ad Enzo interessa solo stare in pace, godersi i suoi porno e il suo yogurt preferito. Nessuna morale, nessun disegno dietro ai suoi superpoteri, nessuna “grande responsabilità”. E qui sta il genio di Mainetti: poteva non essere così, con queste credenziali, un supereroe del Belpaese?

A rendere questa pellicola un piccolo gioiello del nostro cinema è il cast. Interpretazioni da urlo, primo fra tutte quella di Marinelli nel ruolo del “cattivo” di turno. Santamaria eccezionale come anche Ilenia Pastorelli, appena uscita dal GF ma con doti attoriali promettenti.
Colonna sonora, montaggio e fotografia incredibili per un esordiente. Effetti non al top, ma per essere un film auto prodotto va benissimo così.

Ancora al cinema, Lo chiamavano Jeeg Robot è una vera e propria ventata d’aria fresca per il nostro cinema.

Bellissimo.

Antonio Di Fiore

Scritto da Antonio Di Fiore


Classe '93. Sono nato e vivo tuttora a Napoli. Attualmente frequento il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, curriculum Cinema e Televisione. Aspirante regista e sceneggiatore, credo fermamente nel potere della settima arte.