“Non una di più”, Pozzuoli contro il femminicidio

Lunedì 14 ottobre. La sala dell’hotel Terme Puteolane è gremita quando Anna Guarino, responsabile del Dipartimento delle Pari Opportunità del PD di Pozzuoli, parla al microfono per accogliere i convenuti all’incontro “Non una di più – Femminicidio, un crimine di genere – I tanti volti della violenza, proviamo a riconoscerli”, organizzato dallo stesso Dipartimento ed a cui hanno aderito numerose associazioni territoriali. Non solo donne presenti. Certo, in maggioranza donne, ma, finalmente, si vedono uomini, quelli che dovrebbero essere gli interlocutori principali in questi casi e che, tristemente, sono spesso assenti, dimostrando di non comprendere che la violenza sulle donne non è una questione di sole donne.

“Quante sono le donne morte in percentuale rispetto alla popolazione femminile?”  – domanda Anna Guarino, e prosegue – “La risposta che spesso sentiamo è: un numero esiguo. Nel 2011 sono state oltre un milione le donne oggetto di maltrattamento e cento sono state uccise. Cento vi sembrano poche?”. La domanda, come un masso, affonda nel silenzio della sala. “Credo che il problema da affrontare nell’educazione familiare, a scuola e sul posto di lavoro, rimane quello di modificare l’habitus mentale maschile, quella distorta logica che fa del persecutore una povera vittima”.

Viene chiamata Maria Di Razza a presentare il suo corto “Forbici”, già vincitore di premi nazionali e dal forte impatto emotivo: tratto da un fatto di cronaca avvenuto lo scorso anno nel napoletano, la morte di una donna accoltellata dal proprio marito innanzi agli occhi dei due figlioletti, lo stridente bianco e nero macchiato di rosso trasmette la violenza, nuda e cruda, l’essenza di ogni tipo di omicidio e, bisogna ribadirlo, di quello operato a danno delle donne. Maria Gaita, tra le organizzatrici del convegno e presidente dell’associazione Febe, da anni impegnata in progetti di scrittura creativa nel carcere femminile di Pozzuoli, ha portato una toccante testimonianza scritta da una delle detenute, vittima di un “amore sbagliato”, interiorizzazione della violenza e superamento della stessa.

Il giovane segretario del PD, Mariano Amirante, presente sin dai primi momenti del dibattito, riporta l’attenzione sul fatto che, subito dopo la conversione del decreto in legge, si sono consumati due femminicidi: “La legge, da sola, non basta, ed iniziative come queste sensibilizzano il territorio alla problematica”. Dopo i saluti dell’assessore Teresa Stellato, che rendono un veloce quadro delle iniziative che le politiche sociali intendono portare avanti in rete con le associazioni del territorio, le relatrici prendono, a turno, la parola. “Queste non sono donne che fanno convegni”, dice in seguito Maria Gaita, e come darle torto. Ognuna di loro rappresenta un frammento di memoria, di attivismo e testimonianza che ha rapito tutti i partecipanti in sala. Ogni intervento aggiunge un pezzetto necessario ed indispensabile alla discussione, suddivisa in tre blocchi tematici: alle radici  della violenza di genere, mass media e rappresentazione del femminicidio, esperienze dal campo legale, psicologico e medico di chi, ogni giorno, lavora con e per le donne.

Il primo intervento, di Titti Marrone, giornalista e scrittrice, si rivolge a tutti ma, in particolare, ai giovani presenti: “Le radici della violenza sulle donne sono di vecchia data ed hanno precedenti illustri: da Torquato Tasso fino a Fedor Dostojevskij per arrivare alla musica pop, siamo intrisi di pregiudizio di genere, per cui la donna è vittima naturalizzata da una cultura maschile, che giustifica il delitto d’onore e non lo nasconde”. E continua: “Il corpo della donna è simbolo pregnante di quello che sta accadendo, così come il lessico che vi si associa – una per tutte: escort. Questo richiede una battaglia di educazione radicale, che gli uomini si interroghino sulle parole e sugli atti che ne conseguono”. Angela Cortese, consigliera regionale e prima ancora assessore alle pari opportunità ed alla scuola, sottolinea quanto uccidere una donna, secondo il delitto d’onore, sia stato considerato lesivo della morale e non della persona: “La legge approvata per me è uno strumento che va utilizzato, una prima apertura sulla tematica, a cui vanno accompagnate modifiche necessarie del linguaggio quotidiano – in sé discriminatorio – e di quello dei libri di testo, perché è soprattutto a scuola che passano alcuni messaggi culturali errati”.

Carmela Maietta, giornalista de Il Mattino, afferma: “Le parole sono pietre, le parole sono azioni”, e sottolinea quanto deviante sia la comunicazione della carta stampata sul tema: “Delitto passionale, raptus, follia, atto insensato: queste sono tutte giustificazioni che si affiancano all’omicidio di una donna. Non si tratta di amore, si tratta di violenza, di un crimine, di un assassinio. Nora Puntillo, donna e giornalista brillante, interviene in maniera concisa e pungente: “Proseguiamo con degli incontri operativi, andiamo nelle scuole, nei quartieri popolari: agiamo contro la violenza di genere”. Gli ultimi due interventi sono di Elvira Reale, responsabile dello sportello antiviolenza dell’ospedale San Paolo, e di Rosetta Papa, ginecologa e militante dell’associazione Salute Donna. Interveniamo sulla filiera della violenza: magistrati, forze dell’ordine, medici ed operatori sanitari, servizi sociali spesso non dispongono della formazione culturale per intervenire nei casi di femminicidio. Gli strumenti utilizzati – prosegue – finiscono per colludere con la violenza”. Nella violenza – conclude – non c’è libertà”. Rosetta Papa ribadisce la necessità di formazione, operatività e di passare la memoria, che i giovani prendano parte ai dibattiti e testimonino contro la violenza di genere: Sui corpi delle donne si misura le democrazia della comunità”. Il primo cittadino, Vincenzo Figliolia, stremato per i tagli al welfare e per i buchi economici generati dalla crisi, chiude il convegno soffermandosi sull’importanza della partecipazione, per combattere il femminicidio e per essere parte integrante della vita politica della città di Pozzuoli.

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Scritto da Laura Longo


Laura Longo, nata a Napoli il 04/03/1987. Laureata in Comunicazione pubblica, sociale e politica alla "Federico II" di Napoli, nel 2011. Vivo a Pozzuoli e qui collaboro con diverse realtà associative. Mi piace scrivere di società ed attualità. Seguire eventi culturali in città ed apprezzarne, ogni giorno, le bellezze inaspettate. Non mi piace l'inciviltà, il rumore, l'arroganza.