La tratta Pozzuoli-Campi Flegrei della metro 2 non si sa se, quando e come riapre. E’ quanto emerge dopo l’ennesimo incontro di oggi 3nov, nel quale i vertici RFI non hanno indicato date e soluzioni. La tratta è chiusa dal 14giu per la presenza di CO2 in galleria sotto il Monte Olibano. Le successive rassicurazioni sulla riapertura data per imminente a settembre, poi ad ottobre, dopo l’azione delle turbine e le prove di transito, sono rimaste parole al vento. L’assessore regionale alla Protezione Civile “ne prende atto”. I Sindaci flegrei protestano. Leggendo le loro dichiarazioni ufficiali si ricostruisce che “RFI non ha dato seguito alle soluzioni prospettate” per il ripristino del servizio e che “a dicembre partiranno lavori già previsti”…
RFI forse oggi cala la maschera davanti ai rappresentanti istituzionali locali e regionali, ma questa condotta non sorprende i comitati civici che dalla scorsa estate hanno denunciato quanto il trasporto pubblico sia schiavo di logiche gestionali lontane anni luce dai bisogni dei pendolari, dei lavoratori, degli studenti, dei soggetti più fragili.
Al presidio del 1 luglio promosso fuori la stazione di Pozzuoli sotto il nome di “comunità flegrea” le richieste dei cittadini furono “verità, trasparenza e tempi certi di riapertura”. Le stesse di oggi, in assenza di un cronoprogramma e un chiarimento sul tipo di interventi previsti, a distanza di oltre 4 mesi. Il taglio al servizio su ferro, sostituito con un sistema di navette su gomma inadeguato e dispendioso, è diventato ormai un problema di ordine pubblico, specialmente nelle ore di punta.
Ci chiediamo: come pensa di intervenire il prefetto? Il Ministro dei trasporti esiste? Qualcuno in RFI risponde per inadempienze, ritardi e scelte balorde e deleterie, come quella di realizzare una nuova stazione a Bagnoli a poche centinaia di metri da quelle già esistenti?
Ancora una volta, la comunità dei Campi Flegrei viene calpestata da società o enti dello Stato. L’intera vicenda dimostra la credibilità zero dei tavoli istituzionali e la necessità dei cittadini di ribellarsi subito e sempre a tutto ciò che condanna il territorio, rendendo difficile o impossibile la vita quotidiana ed incerta la prospettiva futura, negando in questo caso il funzionamento delle infrastrutture e il semplice diritto alla mobilità. Senza aspettare scadenze sistematicamente disattese.