LIBRI / Incontriamo Davide D’Urso, giovane autore di “Tra le macerie”

Davide-D'Urso---Ph-Marina-Sgamato

Davide D’Urso è un giovane libraio dell’area flegrea, ma è soprattutto un brillante autore letterario. Nonostante lavori da sette anniper una libreria di catena, librerie.coop, presso l’ipercoop di Quarto,conosce poco i luoghi che lo circondano, ma ha le idee ben chiare sulle persone che questi luoghi li popolano e ancora di più sul precariato sociale che viviamo oggi.

Da qualche mese è uscita la sua ultima opera letteraria “Tra le macerie”, Gaffi Editore, un romanzo in cui l’uso della narrazione in prima persona offre al lettore la possibilità di entrare nella storia, in un contesto narrativo così comune ai nostri giorni che difficilmente risulterà estraneo a qualcuno.

Su minimi elementi autobiografici si lega il respiro della precarietà esistenziale che vive il protagonista, elemento cardine che l’autore voleva raccontare: avendo l’opportunità, per il lavoro che svolge, di confrontarsi con varie persone, Davide è stato particolarmente colpito dall’instabilità esistenziale che molti si trovano a vivere, non solo da un punto di vista lavorativo.

L’idea era quella di restituire la dimensione della sopravvivenza”, spiega Davide, “di persone che pur barcamenandosi a destra e a manca sono fondamentalmente sole, perché chi è costretto a sopravvivere è sempre preoccupato solo di se stesso, non ha né la possibilità, né la lucidità mentale di capire che il suo destino coinvolge anche gli altri; la mancanza della possibilità di condividere a livello collettivo anche le gioie blocca lo sviluppo di una fratellanza che si manifesta solo quando vince il Napoli.” Questa è per lui la fotografia nitida della contemporaneità, non la questione della precarietà del lavoro che a ben guardare ci accompagna da sempre, fatta salva la generazione del boom economico che ha potuto godere di qualche certezza in più.

Sebbene il call center sia parte fondamentale ed emblematica della storia che racconta, sarebbe estremamente riduttivo interpretare il libro come un romanzo su questi luoghi, quello che interessava Davide non è mostrare cosa il protagonista fa al lavoro, ma cosa fa quando torna a casa e si trova a convivere con la solitudine sua e quella delle persone che lo circondano: la sensazione è che tutti i rapporti che il suo personaggio intreccia siano legati al momento, ma che di nessuno di loro possa garantire che ci sarà ancora un anno dopo. E così è, nella realtà, per molte, troppe persone. “E’ ridicolo“, aggiunge Davide, “che le persone si incontrino per motivi fondamentalmente casuali e poi ognuno torni alla sua vita”.

Il testo in questione è frutto di una serie di ricerche, cominciate molti anni fa, volti a sottolineare vari aspetti che avrebbero potuto poi confluire in un libro; l’idea di introdurre il call center è il risultato di una sua reale esperienza avuta in un centro di provincia, in cui piuttosto che chiudere contratti ha indagato e catturato la dimensione umana che si trova in questi ambienti, dentro le persone, ed è per questo che l’immagine che ne viene fuori è così vera.

Caratteristica attraente che aggiunge valore al libro è l’inserimento di un giallo all’interno del romanzo. Un esperimento per ragionare con il lettore sulla reale efficacia di questa forma di narrazione, considerata dai giallisti un modo come un altro di fare letteratura. Ma il boom di questi anni, continua Davide, fa piuttosto pensare a un vero e proprio fenomeno commerciale che molti scrittori stanno inseguendo a dispetto della letteratura. L’idea, poi, di usare il giallo come pretesto per raccontare lo sfondo, come sostengono tanti autori, gli suona come un vuoto alibi. “L’abilità”, a suo giudizio, “sta invece nel rendere lo sfondo protagonista per 300 pagine”.

Ma le sorprese del libro non finiscono qui, perché al suo interno troviamo anche il dialogo con uno degli scrittori pilastro per l’autore: Raffaele La Capria, con cui si è confrontato su argomenti e tecniche narrative, prima di decidere di inserirlo all’interno del libro stesso. La ragione della sua presenza è presto detta. “Credo che nessuna generazione come la mia si sia misurata con i propri predecessori attraverso il filtro della comunicazione massmediologica. Filtro della quale l’industria culturale, per tante ragioni, più o meno legittime, si è servita per valorizzare fino all’esasperazione la portata di tanti autori. Fino a erigere un muro vero e proprio tra la mia generazione e il passato, recidendo il filo per quanto sottile che naturalmente unisce una generazione all’altra. Il numero di saggi che sono riservati agli autori del nostro ‘900 sono talmente numerosi da lasciare tramortito un autore contemporaneo, impedendogli la possibilità di rischiare, di osare, perseguitato com’è dal confronto con dei nomi che nel frattempo, oltre i loro indubbi meriti, sono entrati nel mito fino a diventare di un’invadenza straordinaria, fino a entrare nelle storie dei nuovi autori. È anche un modo per esorcizzare questa presenza costante, per tentare di uscire dal giogo della letteratura attraverso il gioco con la letteratura.

La scelta tra i tanti di La Capria sta nel fatto che a lui è ispirato il patto di etica narrazione della sua scrittura. “Perché non è ammissibile, soprattutto quando si raccontano storie così drammatiche, che la scrittura diventi un pretesto per permettere all’autore di esprimersi come artista e fare il suo assolo di linguaggio.”

DI MARINA SGAMATO

Scritto da Redazione