Il cammino delle certose: nuovi itinerari di promozione del territorio tra sacro e profano

«Un connubio tra freneticità e meditazione, tra la pulsante città di Napoli e il silenzio sacro della Certosa. Attraversare i sentieri dell’anima in un incrocio tra vita, morte, preghiera, e azione.» É così che Rita Pastorelli, direttrice della Certosa e Museo di San Martino, ha accolto il pubblico in una cornice senza dubbio suggestiva, per la presentazione di un nuovo progetto itinerante promosso dall’assessorato allo sviluppo e promozione del turismo della Regione Campania, in collaborazione con Scabec e il Polo Museale campano: il cammino delle certose/i percorsi dell’anima. É proprio attraverso l’arte e la spiritualità che si incontrano passato e presente. L’arte contemporanea, a cui la Certosa si è aperta da qualche anno, richiama le opere di Sei e Settecento in un dialogo che sembra non essersi mai interrotto nel corso dei secoli.

Quello di ieri a Napoli è stato il secondo degli appuntamenti che accompagneranno il progetto fino al 21 ottobre 2017. Lo scorso 14 luglio, nella meravigliosa Certosa di San Lorenzo a Padula, una performance dell’artista Vanessa Beecroft ha infatti dato il via a quello che, come titola il progetto stesso, si può definire un vero e proprio cammino tra le tre certose campane: le due sopracitate, insieme a quella di San Giacomo a Capri.

«Una mostra nuova – l’ha definita la direttrice del Polo Museale campano Anna Imponentepoiché lega i tre complessi che sono sempre stati indipendenti tra loro. Una passeggiata accompagnata dallo “choc” del nuovo che però vivifica l’arte antica.» E ancora «Un’occasione in cui le difficoltà sono diventate i maggiori successi. Questa città tempra e dà la forza e il coraggio di superarle.»

«Con questo progetto – sottolinea invece l’assessore regionale alla Promozione turistica Corrado Matera – luoghi simbolo si raccontano attraverso un patrimonio unitario. Stiamo provando a cambiare pagina».

CENNI STORICI – La Certosa di San Martino è situata sulla collina del Vomero, nei pressi del Castel Sant’Elmo. É uno dei maggiori complessi monumentali religiosi della città, nonché emblema dell’architettura barocca e fulcro della pittura napoletana seicentesca.

Fu fondata nel 1325 da Carlo D’Angiò, duca di Calabria, che la volle in una posizione dominante la città. La realizzazione del complesso fu commissionata a Tino di Camaino e Attanasio Primario, di cui restano i sotterranei gotici. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento tre architetti e i migliori artisti rinnovarono la Certosa dandole l’aspetto attuale.

Nel 1799 i frati furono allontanati dal monastero, che nel 1866 divenne proprietà dello Stato e Monumento Nazionale, per poi essere trasformato in “museo storico” del Regno di Napoli.

IL PERCORSO MUSEALE – Uno degli episodi biblici maggiormente interpretati in ambito artistico, soprattutto in epoca cristiana, è senza dubbio la storia di Giuditta e Oloferne: una vedova benestante, si narra nel “Libro di Giuditta”, profondamente devota a Dio e amata dal popolo ebraico, che riuscì a salvare la propria gente dall’assedio del re assiro Oloferne. Una notte dopo averlo fatto ubriacare lo invitò nelle sue stanze, attese il momento giusto per poi decapitarlo con due colpi di scimitarra. Ripose la testa in un cesto mostrandolo vittoriosa.

Ed è proprio da questo tema che si sviluppa l’intero percorso museale, partendo dall’affresco di Luca Giordano della Cappella del Tesoro di Napoli, proseguendo tra le stanze della Certosa con le opere seicentesche di artisti come Carlo Saraceni e Jacopo Ligozzi, in continuo dialogo con i maggiori esponenti dell’arte contemporanea. Dalla serie “Nature” del fotografo Paolo Mussat Sartor in cui i frutti della terra sono rappresentati quasi come se fossero in una dimensione altra rispetto alla Natura morta, con un occhio quasi clinico, svelando l’intimità dei soggetti. Giacinto Cerone che ha invece scelto la ceramica per esprimere i cambiamenti organici degli esseri viventi e il loro disfacimento. Lucio Fontana pioniere della ricerca spazialista, le cui opere vanno oltre la tela con gesti forti, quasi violenti coinvolgendo i sensi in nuove percezioni. Louise Bourgeois e Anish Kapoor, e ancora “Arte mi sia!” di Luca Maria Patella che è un po’ l’emblema della mostra e che sembra dialogare perfettamente con la “Giuditta che decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi, posizionata sulla parete opposta. Nel dipinto della Gentileschi il braccio di Giuditta, quasi virile, mostra una donna energica, che usa tutta la sua forza fisica per uccidere il re assiro.

La violenza sul corpo e sulla materia sono sempre al centro della scena, la sublimazione del gesto attraverso la bellezza, il riscatto dell’arte, il destino di umana sofferenza e di ribellione.

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA – Dal 21 luglio al 31 agosto: 9 – 17

Dal 1 settembre al 21 ottobre: 9 -19:30

Dal 1 settembre, ogni sabato, sarà inoltre possibile effettuare visite guidate serali fino alle ore 22.

PROSSIMI APPUNTAMENTI: Certosa di San Martino / Mercoledì 13 settembre ore 20:30 – Concerto a cura del Teatro di San Carlo “L’esperienza del Sacro tra Medioevo e Novecento”.

Martina Iacuaniello

Scritto da Martina Iacuaniello


Classe 1990. Vive tra Roma e Napoli, ed è da sempre appassionata di arte, letteratura e politiche culturali. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'università Suor Orsola Benincasa di Napoli, è attualmente iscritta alla magistrale in Storia dell'arte alla Sapienza di Roma.