Coronavirus, gli effetti sull’inquinamento

A poco meno di due settimane di “lockedown” (blocco totale) cominciamo a scorgere, dai balconi, un cielo che, finalmente, sembra tornare azzurro. È l’”effetto coronavirus”. A confermarlo sono le suggestive immagini raccolte dal satellite Copernicus Sentinel-5P (che monitora l’atmosfera terreste) diffuse dall’ESA (dall’Agenzia Spaziale Europea). Come in Cina, anche in Italia le misure restrittive ed i divieti che ci obbligano a stare a casa, per contenere il contagio da COVID19, stanno producendo un “effetto collaterale” davvero promettente. Le limitazioni alla circolazione di aerei, bus, treni, navi, auto, previste dal DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) “io resto casa” in vigore dal 10 marzo fino ad aprile inoltrato, potrebbero portare risultati incoraggianti non soltanto per vincere la “sfida coronavirus”, che resta la nostra priorità, ma anche per l’ambiente. I dati raccolti da Copernicus hanno registrato “a partire da metà febbraio, a seguito delle misure Covid-19, una riduzione settimanale del 10% sulle concentrazioni superficiali di NO2” (biossido di azoto) nel Nord Italia, la prima area della penisola messa in quarantena. “Alla luce di queste limitazioni, il rilevamento della diminuzione dei livelli di attività è a dir poco notevole. Ciò dimostra la portata delle misure adottate dall’Italia”, dichiara Vincent-Henri Peuch, direttore del servizio di monitoraggio dell’atmosfera del satellite Copernicus. Riduzione di agenti inquinanti anche nel centro Italia, fino ad arrivare, per adesso, a Roma. “Anche se potrebbero esserci minime variazioni nei dati, dovute alla copertura nuvolosa ed al cambiamento del tempo, siamo molto fiduciosi che la riduzione di emissioni che possiamo osservare coincida con la serrata in Italia che determina meno traffico e meno attività industriali“, spiega Claus Zehner, responsabile della missione Esa per Copernicus Sentinel-5P, con un “twitt”.

Autostrade semideserte, fabbriche chiuse, piazze svuotate. La stretta, soprattutto sui trasporti, potrebbe, quindi, ridurre l’inquinamento atmosferico, che causa in Italia 80 mila decessi l’anno, specialmente per patologie polmonari, secondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Ad inquinare l’aria sono soprattutto le polveri sottili (o PM10), emesse dai gas di scarico dei mezzi di trasporto e dalle attività industriali. L’Italia confermerebbe, quindi, il trend cinese, anche per l’inquinamento.

L’ESPERIENZA CINESE – È di circa del 25% la riduzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) in Cina, secondo uno studio del CREA (Center for Research on Energy and Clean Air), condotto durante il periodo dell’emergenza coronavirus, percentuale confermata dalle immagini satellitari della Nasa (National Aeronautics and Space Administration). L’esperienza cinese mostrerebbe una correlazione tra il “blocco totale” e il calo dell’inquinamento: “il cambiamento è almeno in parte correlato al rallentamento economico a seguito dello scoppio del coronavirus” spiega un comunicato dell’agenzia spaziale americana che precisa: “la riduzione dell’inquinamento da NO 2 è stata inizialmente evidente vicino a Wuhan, ma alla fine si è diffusa in tutto il paese”. Aria pulita da Whuan, epicentro dell’epidemia, a tutta la Cina, secondo le rilevazioni satellitari della NASA. Dalla Pianura Padana, la zona più inquinata della nostra penisola, all’intera Italia, secondo quelle dell’ESA, aggiornate a pochi giorni fa.

LE CONCLUSIONI DA TRARRE – Il cielo azzurro e l’aria limpida ci confortano, tuttavia, non c’è da entusiasmarsi se la temporanea riduzione dell’inquinamento è causata da una pandemia, tutt’ora in corso. Occorre, invece, chiedersi quali misure permanenti adottare, quali nuovi stili di vita seguire, per migliorare la qualità della nostra salute e dell’ambiente, una volta cessata questa difficile emergenza sanitaria.

A cura di Vania Cuomo

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Scritto da Redazione