VITIGNOITALIA 2014 / L’incontro con Barbara, sigaraia di Lucca, per scoprire il connubio tra sigaro e vino

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FOTO DI MARINA SGAMATO

Degustazione particolare quella che ci viene proposta nel corso di Vitignoitalia 2014, al Castel dell’Ovo. Sotto uno dei portici che portano alla terrazza, una sigaraia è intenta a mostrare al pubblico come si crea a mano un sigaro. Ѐ Tommaso Luongo, referente AIS Napoli, a raccontare con soddisfazione il modo in cui da “tre anni portiamo, con piacere, la lavorazione del sigaro a Vitignoitalia. C’è nella manifestazione uno stand legato alla manifattura del sigaro Toscano, in modo che il pubblico possa vedere come, a mano, è lavorato un sigaro. Quello che sta realizzando la sigaraia Barbara, è un Toscano Originale”.

Mentre è Barbara, sigaraia di Lucca, a descrivere, intenta nel suo lavoro, le fasi necessarie alla creazione del famoso sigaro. “Faccio questo lavoro da 11 anni”, racconta, “ A Lucca, città in cui vivo e lavoro, sono stata sottoposta a 18 mesi di formazione. Ma, è nel tempo che impari a fare il sigaro. L’elemento principale e più difficile da modulare è il ripieno. Esso è sottoposto a delle specifiche”.

Nel frattempo, stende la foglia di tabacco come se fosse una fascia. Lo fa, aiutandosi con l’amido di mais, che diviene collante naturale. Prende, decisa, nel palmo della mano il ripieno. Lo pettina perché “la pettinatura permette di creare canali, necessari al tiraggio”. Avvolge il tutto con gesto deciso e lo mette nella macchinetta spunta sigari. Spunta i due lati. Da quel momento, il sigaro è pronto per essere essiccato 12 mesi.

Tommaso ci spiega invece l’ottimo connubio tra sigaro e “liquido etilico”.

Semplificando il processo, si può dire che “durante la fumata, il fumo, essendo caldo, veicola delle sensazioni aromatiche. La prima percezione è legata al calore. Più si va avanti nella fumata, più le papille gustative saranno stressate, poiché sottoposte all’effetto continuativo del calore”, spiega, “per cui, in prima battuta, la necessità sarà quella di raffreddare il palato con un liquido etilico che abbia una temperatura di servizio più bassa. Si potranno scegliere delle bollicine, un bianco passato in barrique, un passito o un rosso di grande evoluzione, con un tannino che si è ingentilito con il tempo. Bisogna tener conto che questo tipo di sigaro è fatto con tabacco Kentucky, quindi molto tannico ”.

Questo almeno nel momento iniziale. Si, perché un sigaro del genere, può durare dai tre quarti d’ora ad un’ora e un quarto. Per cui, la fumata può temporalmente dividersi in due momenti.

In un primo momento, con la scelta di bollicine o di un vino non troppo tannico, si va a creare quello shock termico, che abbatta la sensazione calda, dovuta al fumo. In un secondo momento, le papille avranno bisogno di una stimolazione liquida. Il fumo è gassoso e, per assaporarlo, bisogna incorporare saliva.

“Il sigaro non viene aspirato. Non è una fumata nervosa quella con il sigaro, così come avviene con le sigarette”, precisa Tommaso, “Bisogna che il fumo resti nel palato il più possibile. Naturalmente, questo lo si fa con la salivazione. Quando essa non c’è, perché in presenza di fumo si asciuga, c’è bisogno di un liquido che lubrifichi il palato. Si ricorre, allora, ad un distillato”.

L’area di coltivazione del tabacco è localizzata tra: Toscana ed Umbria; Campania. Piccole realtà sono anche nel Lazio e nel Veneto. Ma, è soprattutto sulla dorsale appenninica che la coltivazione di snoda. Sono tabacchi influenzati dal territorio di provenienza. Quello campano, ad esempio, è, più dolce e morbido. Il toscano è, per condizioni climatiche, più tannico e sapido, gradevolmente amaro.

Con la storia delle sigaraie, primo movimento operaio femminile conosciuto in Italia, grazie alle quali sono iniziate le conquiste sindacali, giunte ai giorni nostri, iniziamo la nostra passeggiata al Vitignoitalia. Splendido l’aver ascoltato una storia nella storia!

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Scritto da Gemma Russo


Gemma Russo nasce a Pozzuoli, città in cui vive. Giornalista pubblicista, da sempre collabora con L'Iniziativa-Voce flegrea, ma anche per Il Roma, Luciano Pignataro Wine Blog e Slow Wine. È responsabile della comunicazione per la Pro Loco Pozzuoli e per Slow Food Campi Flegrei. Nel 2013, partecipa alla raccolta Moderne Cantastorie con un saggio breve. Nel 2015, è coordinatrice per la Campania e la Basilicata alla guida cartacea Fare la Spesa con Slow Food. Dal 2016, recensisce per Osterie d'Italia. Nel 2017, scrive e pubblica Storie dal Rione Terra, raccolta frutto di un anno di impegno al Percorso Archeologico del Rione Terra di Pozzuoli. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita ad una pubblicazione con storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici.