Venti anni di “DOC Campi Flegrei” / Terzo appuntamento con le professionalità locali del mondo del vino

DSC_0012Mi ero ripromesso di affrontare il viaggio di quest’anno del ventennale della Doc della Falanghina e del Piedirosso Campi Flegrei, senza intervistare i produttori di vino. Questo perché sono convinto che dopo 20 anni di evoluzioni nel campo della produzione, della comunicazione, dello stesso modo di fare il vino, ci si debba porre nuovi orizzonti seguendo dinamiche non provincialistiche. Per fare questo è importante non racchiudere il mondo del vino alla sua vita nei campi e nelle cantine, ma uscire fuori seguendo la strada che una bottiglia fa prima di arrivare nel luogo di vendita e poi a tavola. Il punto di vista dei distributori, dei ristoratori, dei sommelier, è una punto di partenza che serve come interfaccia reale sull’impatto che ha una bottiglia di vino con il suo consumatore. Si riesce in questo modo a ragionare di tantissimi aspetti che spesso vengono esclusi, ma che oggi non sono più aspetti marginali.

Marketing territoriale, distribuzione, packaging, attività consortili, comunicazione, promozione sono aspetti indispensabili che nessun mondo della produzione, oggi, può evitare. Ed è proprio di questo che mi ritrovo a parlare con Francesco Martusciello di “Grotta del Sole”, l’azienda più grande del nostro territorio. Del resto era impossibile che, in questo anno, non mi ritrovassi in giro per le cantine dei Campi Flegrei. L’incontro con Francesco è una “soffiata” di un amico che mi consiglia, nonostante le mie intenzioni, di passare a Grotta. Ne è nata una “chiacchierata” durata almeno tre ore passate ad esaminare tanto la storia di questi anni, di cui Francesco è parte integrante nonché un’ottima memoria storica, quanto del futuro possibile. Parliamo del ruolo del vino e la prima risposta secca che mi da è tra le più dure: “No! In questi anni il vino non è stato motore dei Campi Flegrei e non ha avuto quell’impatto sul territorio che poteva avere”. Francesco ha un’aria disincantata, di quelli che ne hanno viste tante e insieme ne esaminiamo un bel po’. E’ chiaro che a mettere insieme i pezzi di questo territorio e confrontarli con altri, c’è un po’ da mangiarsi le mani. Ripercorriamo l’abusivismo, la sottrazione dei terreni coltivabili, la diminuzione delle produzione conseguente, le diatribe sui consorzi, la nascita del Parco dei Campi Flegrei e il suo affossamento, le energie per realizzare cooperative di lavoro e promozione e la loro scomparsa. Parliamo rimettendo insieme pezzi di strada fatta negli stessi luoghi, seguendo gli stessi eventi e concordiamo sul fatto che quello che rallenta questo territorio sono la mancanza di cultura e di chiarezza. Elementi che mancano soprattutto esaminando il livello della politica di questi ultimi venti anni, responsabile quantomeno di non aver idea delle potenzialità di questo territorio e di una visione piuttosto di breve periodo.

Confrontiamo questa visione con quella a lungo periodo che serve per produrre vino, per raggiungere un buon livello di produzione, per imporsi sui mercati e scalare le vette dell’eccellenza.

Tempo e fatica. Allora pongo anche a lui l’interrogativo che mi perseguita in questo viaggio: “cosa dovrebbe spingere un giovane oggi ad investire nel mondo del vino?”. Mi risponde con molta calma e concordiamo sul fatto che se oggi, dopo tutti questi anni, sono pochi i giovani che entrano in questo settore con professionalità, allora è proprio vero che siamo ancora indietro. E concordiamo anche sul fatto che oggi che avremmo bisogno di parlare di produzione, nel quale dovremmo avvicinare nuove persone al mondo del vino, della terra, ci ritroviamo spesso con poche persone che rivestono più di un ruolo, sintomo che c’è qualcosa che non funziona. Raccontato così però questo incontro sembrerebbe una chiacchierata tra disillusi, se non vi raccontassi dei continui interventi di Elena Martusciello e di Gilda Guida, che abbiamo disturbato costantemente, e con le quali insieme abbiamo ricostruito alcuni avvenimenti di questi ultimi anni. Con loro Francesco condivide la realtà di un’azienda che per storia e tradizione, per dimensione e per essere stata la prima ad imbottigliare la Doc, non può tirarsi indietro da fare costantemente la propria parte.

Le ultime frasi che scambiamo cambiano infatti anche l’atteggiamento inizialmente più duro. Francesco mi dice che sono sempre disposti a riprende un discorso di programmazione più ampio che riguardi tutti i Campi Flegrei e mi dice: “E’ chiaro che senza un Marketing comune non andiamo da nessuna parte; qui se non ci salviamo tutti non si salva nessuno”.

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Scritto da Giannantonio Scotto di Vetta


Nato nell' 81, vivo da sempre a Bacoli. Diplomato al Liceo Scientifico Majorana di Pozzuoli dove inizia la militanza con “L'Iniziativa” e “Le Ali di Dedalo”. La prima mi porterà ad essere coordinatore del Sindacato Studentesco dell'Udu (Ingegneria Federico II), poi responsabile Diritto allo Studio provinciale e Consigliere d'Ateneo. La seconda, impegnata nella valorizzazione dei Campi Flegrei, mi conduce nel 2007 ad aprire il Caffè Letterario di Bacoli, poi all'organizzazione di eventi enogastronomici. Dalla terza edizione partecipo attivamente alla realizzazione di Malazè. Gli ultimi tre anni di lavoro sul bar galleggiante Roof&Sky, mi hanno portato al Ristorante Sud, dove lavoro in sala per la chef stellata Marianna Vitale e il sommelier Pino Esposito.