Vaccini e no vax, i dati dell’ISS

Avviata in tempi record nei paesi “più ricchi” del mondo, grazie alla condivisione del know how del vaccino anticovid, la campagna vaccinale, gratuita e facoltativa, iniziata in Italia e in Europa con il V-DAY (vaccine day) il 27 dicembre 2020, procede celermente. Con oltre 47 milioni di dosi somministrate, risulta essere vaccinato con ciclo completo l’80,27% della popolazione italiana e il 54,02% con terza dose, al 28/01/2022. Considerando solo gli over 5, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti sale al 86,65%. A rallentare, tuttavia, il raggiungimento dell’immunità di gregge, ovvero la protezione dell’intera popolazione dall’attacco del virus, necessaria per uscire dall’emergenza sanitaria (diventata anche economico-sociale), sono i cosiddetti “no vax”, coloro che rifiutano la somministrazione del vaccino contro il covid. Seppur esercitando una libera scelta, in mancanza di una legge sull’obbligo generalizzato vaccinale, i no vax, oltre ad essere un pericolo per gli altri, lo sono soprattutto per sé stessi. Dal contagio alle cure ospedaliere, dalla reinfezione fino al decesso, la persona non vaccinata over 12 corre rischi decisamente più elevati rispetto a quella vaccinata. Lo evidenzia il report dell’ISS pubblicato lo scorso 21 gennaio.

I NUMERI – Secondo l’analisi dell’Istituto Superiore di Sanità, per la popolazione over 12 non vaccinata, il tasso di ospedalizzazione (cioè di ricovero in ospedale) è 10 volte più elevato rispetto ai vaccinati con ciclo completo e 12 volte rispetto ai vaccinati con dose booster, cioè “la dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria”, come spiega il Direttore Generale Prevenzione e membro del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) Giovanni Rezza, in una circolare.

I numeri salgono se si considera il tasso di ricoveri in terapia intensiva (o rianimazione) ovvero nel reparto destinato ai pazienti critici che necessitano di cure intensive. I rischi di finire in rianimazione sono 21 volte più alti per i no vax rispetto ai vaccinati con ciclo completo e ben 39 volte più elevati rispetto ai vaccinati con booster. A salire è anche il tasso di mortalità che risulta essere di 11 volte più alto per la persona non vaccinata rispetto a quella vaccinata con ciclo completo e di 33 volte rispetto a quello con dose booster.

EFFICACIA DEL VACCINO – Il report evidenzia anche l’efficacia del vaccino (la riduzione della percentuale del rischio rispetto ai non vaccinati) in materia di prevenzione. Nel prevenire la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, l’efficacia è stimata al 66% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, 53% tra i 91 e 120 giorni e 34,7% oltre 120 giorni dal con ciclo vaccinale, è pari al 66,7% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster. La percentuale aumenta notevolmente nel prevenire casi di malattia severa, è del 95% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 93% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni e 89 che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni è pari al 97,5% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster.

L’area dei non vaccinati nel nostro Paese è già ampiamente minoritaria, stiamo parlando di qualcosa che è poco oltre il 10% degli italiani sopra i 12 anni. Eppure questo 10% produce l’occupazione di 2/3 di posti letto in terapia intensiva e della metà dei posti letto in aera medica“. Afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, ribadendo che “ridurre l’area dei non vaccinati è davvero fondamentale“. Il vaccino, al momento, è l’unica arma per difenderci dal virus. Riduce, insieme all’utilizzo delle mascherine, la trasmissione virale ed evita la malattia severa che richiede l’ospedalizzazione. Contribuisce, quindi, ad alleviare la pressione sugli ospedali contenendo gli “effetti collaterali” della pandemia sui pazienti “no covid” ai quali, da circa due anni, non è garantito un accesso equo alle cure.

Scritto da Vania Cuomo


Giornalista, laureata in Filosofia. Appassionata di arte e viaggi, musica e supereroi. Sensibile alle tematiche medico-sanitarie alle quali si avvicina come autrice di fumetti prima, social media manager e blogger poi. Coniuga giornalismo e social per diffondere una corretta informazione. Certa che il cambiamento di cui il mondo necessita sia, prima di tutto, culturale.