Sanità, tutti i numeri della crisi nell’analisi della Corte dei Conti

La pandemia da Covid19, tutt’ora in corso, ha colto la Sanità Pubblica impreparata ad affrontare l’emergenza sanitaria. Sotto accusa le scelte economiche dei vari governi che si sono succeduti soprattutto nell’ultimo decennio, durante il quale sono stati sottratti al SSN (Servizio Sanitario Nazionale) ben 37 miliardi di euro, come già denunciato dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze) appena lo scorso anno. Ad evidenziare i punti deboli della Sanità Pubblica, in crisi già prima dell’emergenza epidemiologica, è la recente dettagliata analisi della Corte dei Conti nel “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica”. La graduale riduzione della spesa pubblica per la sanità e il crescente ruolo di quella a carico dei cittadini, la contrazione del personale a tempo indeterminato e il crescente ricorso a contratti a tempo determinato o a consulenze, la riduzione delle strutture di ricovero ospedaliere e l’assistenza territoriale e il rallentamento degli investimenti costituiscono le principali criticità che devono essere affrontate e risolte per salvare il SSN dal baratro. “L’emergenza che il Paese sta affrontando ha reso più evidente, ove ve ne fosse bisogno, l’importanza di poter contare su una assistenza sanitaria efficiente e in grado di rispondere a minacce rese più insidiose da un sistema economico sempre più aperto e globalizzato”, si legge nella premessa dell’analisi della Corte dei Conti.

LA SANITÀ TRA PRECARIATO E ANZIANITÀ –Il blocco del turn over, ovvero il ricambio del personale, e le misure di contenimento delle assunzioni hanno determinato una drammatica carenza di personale (sanitario, tecnico, professionale e amministrativo) assunto a tempo indeterminato. Al 31 dicembre 2018 era inferiore a quello del 2012 per circa 25.000 lavoratori (circa 41.400 rispetto al 2008) e tra il 2012 e il 2017 il personale dipendente a tempo indeterminato in servizio presso le Asl, le Aziende Ospedaliere, quelle universitarie e gli IRCCS pubblici si è ridotto di poco meno di 27 mila unità (- 4 per cento). In crescita di 11.500 unità il personale flessibile, ossia il personale assunto con contratti a tempo determinato o interinali. Particolarmente forte è stata la riduzione del personale, tra il 9% e il 15%, soprattutto nelle regioni con Piano di Rientro (accordo tra lo Stato e una Regione in disavanzo finalizzato a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario della Regione interessata) come Lazio, Molise e Campania. Sconcertante è l’età media, di anni 55, di oltre il 50% del personale. Una Sanità Pubblica in affanno che non riesce a rispondere, in maniera adeguata, alla domanda di assistenza dei pazienti per i quali, tra l’altro, il numero dei posti letto è sceso dai 230.396 nel 2012 ai 210.907 nel 2018. In Campania si registrano 611 posti letto in meno negli ultimi sei anni.

I NUMERI DEL POTENZIAMENTO DELLA SANITÀ1,4 miliardi di euro, con il Decreto “Cura Italia”; 3,25 miliardi di euro con il “Decreto Rilancio”, al via le misure per il potenziamento e il rilancio del SSN. “Dobbiamo mettere più risorse sul Servizio sanitario nazionale, come abbiamo iniziato a fare, ma dobbiamo anche avere il coraggio di ripensarlo, di adeguarlo a questo tempo nuovo e io penso che dovremmo farlo insieme” le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza nel videomessaggio inviato al Consiglio nazionale della FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e degli odontoiatri) del 18 giugno, “c’è bisogno che tutto il Paese si stringa a coorte, capisca che la sanità è la partita fondamentale e decida insieme di mettere nuove risorse e di investire in una riforma profonda, che credo dovremmo scrivere insieme”, ha concluso Speranza.

In attesa che alle parole seguano i fatti, l’emergenza continua.

A cura di Vania Cuomo

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Scritto da Redazione