Sanità ai tempi del coronavirus: rimediare oggi, dopo 10 anni di tagli

L’emergenza legata coronavirus è innanzitutto sanitaria, c’è il serio rischio che le strutture esistenti non siano sufficienti a curare tutti, a discapito anche della gestione ordinaria e di chi soffre di altre patologie. Si prova, per quanto possibile, di correre ai ripari, in ogni Regione. Mille e seciento assunzioni tra medici infermieri e operatori socio-sanitari; circa 500 posti letto in più in terapia intensiva (di cui 50 già attivi da lunedì scorso), aggiuntivi rispetto ai 320 esistenti; 2 laboratori (oltre all’ospedale Cotugno) per esaminare i tamponi; lavori edili nelle strutture sanitarie: “tutte queste operazioni vanno fatte ad horas, non con i tempi della burocrazia italiana, altrimenti arriveremo fuori tempo utile”. Anestesia, infettivologia, pneumologia, radiologia, medicina interna, farmacologia, nefrologia, cardiologia, medici MCAU (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) sono le specializzazioni reclutate dalle graduatorie aperte. È il piano di emergenza, da 30 milioni di euro, previsto per la Campania dal Presidente Vincenzo De Luca e da realizzare, nel più breve tempo possibile, prima che “la situazione diventi drammatica”, soprattutto se non si rispettano le “attività di prevenzione di massa”, ovvero “ridurre a zero le relazioni sociali”.

ANNI DI TAGLI ALLA SPESA SANITARIA – La corsa contro il tempo, quasi a voler “recuperare” i dieci anni di tagli alla spesa sanitaria. Carenza di personale, blocco del turn over, riduzione dei posti letto, fuga dei camici bianchi, precariato, imbuto formativo, sono innumerevoli le criticità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, in emergenza ben prima della pandemia da COVID19. Inutili gli allarmi dei sindacati di categoria, da sempre impegnati a denunciare un’indifferenza politica che ha messo in ginocchio la “Sanità migliore del mondo”, come il Ministro della Salute, Roberto Speranza, non smette di ricordare. Un buco da 37 miliardi di euro. È questa l’esorbitante cifra sottratta alla Sanità nell’ultimo decennio, periodo in cui “tutti i governi hanno attinto alla spesa sanitaria per esigenze di finanza pubblica, sgretolando progressivamente la più grande opera pubblica mai costruita in Italia”. A denunciarlo è Nino Cartabellotta, Presidente della fondazione di diritto privato GIMBE (Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze) che nel “4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN”, presentato al Senato lo scorso settembre, evidenzia chiaramente come nel decennio 2010-2019, tra tagli e definanziamenti al SSN, sono stati sottratti circa 37 miliardi di euro e il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato di soli € 8,8 miliardi. Sprechi e inefficienze, che si annidano a tutti i livelli del SSN, continuano ad erodere preziose risorse. E nello specifico, dal 2010 al 2015 la spesa sanitaria è stata tagliata, dalle varie manovre finanziarie, di 25 miliardi di euro e dal 2015 al 2019 di 12 miliardi di euro. “Manca un esplicito programma politico” per salvare il SSN che ha sua principale forza nello spirito di sacrificio ed abnegazione del personale sanitario tutto, sottoposto, in questa emergenza sanitaria globale, ad un inimmaginabile “stress test”.

POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO NAZIONALE SANITARIO – Al via le misure economiche straordinarie per potenziare il Servizio Sanitario Nazionale, depauperato di tutte le risorse necessarie alla sua stessa sopravvivenza. È bene ricordarlo. E adesso, un “gioco al rialzo”, un “balletto di cifre” le risorse stanziate dalle Regioni prima, dal Governo dopo: dai 3,6 miliardi di euro ai 7,5 per le famiglie e le imprese, e ancora 25 i miliardi autorizzati dall’Europa: “useremo tutti i mezzi per assicurarci che l’economia europea superi questa tempesta“, dice la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. E poi, 845 milioni, di cui 660 per l’assunzione di operatori sanitari e 185 per l’acquisto di apparecchiature per la terapia intensiva, nonché norme di interesse anche per i farmacisti circa la disponibilità “in via sperimentale fino al 2022 mediante la rete delle farmacie dei servizi della fornitura di ossigeno e della ricarica dei presidi portatili che garantiscono l’ossigenoterapia”. È quanto prevede il decreto legge 9 marzo 2020, n. 14, recante “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19”, in vigore dal 10 marzo.

Le chiamano “misure straordinarie” quelle che avrebbero dovuto essere delle semplici misure ordinarie, come la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale (DPI), ovvero mascherine, guanti, tute, calzari, disinfettanti (necessari per la sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti) che mancano in moltissime strutture sanitarie della Campania e dell’Italia. È bastata “soltanto” una pandemia per comprendere che sulla spesa sanitaria non è opportuno lesinare.

A cura di Vania Cuomo

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Scritto da Redazione