Un mese dopo la scossa del 31 luglio Pozzuoli è piena di ferite. La più grave ovviamente sono gli oltre 4 mila sfollati, per i quali le Istituzioni devono trovare soluzioni pratiche, ora. Altre, di tipo diverso, si manifestano invece con il tempo e chiamano i cittadini a interrogarsi su ciò che è stato e non deve ripetersi.
Il Rione Terra di Pozzuoli, luogo simbolo della città, sgomberato nel 1970 dai suoi circa 3000 abitanti, è di nuovo completamente inaccessibile. Gli edifici di Palazzo Migliaresi, Sedile dei Nobili e Palazzo De Fraja hanno subito danni tali da essere stati dichiarati “non utilizzabili”, forse del tutto o in parte inagibili. Questo è quanto si legge nella relazione degli uffici comunali del 6 agosto, pubblicata dagli organi di stampa.
“Lesioni da taglio riscontrabili soprattutto sulle strutture portanti verticali”, danneggiamento strutturale con elevati rischi di crollo anche se parziale per quanto riguarda Palazzo Migliaresi. “Quadro fessurativo complessivo critico” riscontato a Palazzo De Fraja e Sedile dei Nobili, con innesco per quest’ultimo di un “cinematismo di rotazione del paramento murario”. Danni e lesioni anche al Tempio/Duomo, con “frantumazione dei vetri delle facciate, caduta di calcinacci e fregi dalla facciata”. Mentre pare che le reti infrastrutturali, come quella idrica, risultino gravemente compromesse.
Fermiamoci un attimo per riflettere: dopo 35 anni di lavori pubblici dai primi anni 90 e circa 300 milioni di euro spesi, un evento sismico di mg 4.7 – la cui entità relativamente bassa dovrebbe essere sopportabile da strutture realizzate o ristrutturate in tempi recenti – ha ridotto il Rione Terra “inutilizzabile”. E pensare che appena pochi mesi fa il consiglio comunale aveva votato di ospitare li i team della America’cup, ultimo atto di una odissea di progetti mancati e parole a vuoto, che hanno rubato decenni di speranze a diverse generazioni.
Come sono stati condotti i lavori di questo cantiere permanente in terra bradisismica, che cede al primo colpo più serio? E’ questa la resilienza?
Qualcuno dovrebbe dare spiegazioni, fare autocritica, fornire informazioni più precise. Senza nascondersi dietro l’emergenza in corso.