Il reato di immigrazione clandestina va abolito, ecco il perchè

Lampedus

“Dal 1988 almeno 19.372 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa, dei quali 2.352 soltanto nel corso del 2011, almeno 590 nel 2012 e già 695 nel 2013. Il dato è aggiornato al 12 ottobre 2013. Ne abbiamo le prove”. E’ da sei anni che Gabriele Del Grande tiene un blog su cui documenta la strage che, ogni giorno, avviene nel Mediterraneo, culla di corpi inerti, senza vita, senza più speranze – allora sì, disperati. Mare che non connette, ma che si erge a diga insormontabile per chi tenta di fuggire violenze, guerre, dittature, miseria e frustrazione.

Accade l’ennesima tragedia, la morte 359 eritrei per il naufragio di una imbarcazione davanti alle coste di Lampedusa, il 3 ottobre – pochi giorni dopo, la stessa sorte è toccata ad un natante nel Canale di Sicilia, in acque maltesi, ed un altro in acque egiziane. Per ora, il bilancio è di 60 morti, tra cui donne e bambini. Qualcuno si rende conto che, forse, qualcosa non va nelle politiche di accoglienza – di respingimento – del governo italiano: due senatori del Movimento Cinque Stelle, Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi, presentano un emendamento alla Commissione Giustizia, con il via libera del governo. La proposta viene approvata con queste parole del sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e questo non solo per ragioni di ordine pubblico ma anche per motivi umanitari”.

L’emendamento richiede l’abolizione dell’art.10 bis, introdotto dal “Pacchetto Sicurezza” del 2009 all’interno del Testo Unico sull’immigrazione, anche conosciuto come Turco-Napolitano, dai nomi di chi, nel 1998, era ministro della solidarietà sociale, Livia Turco, e ministro degli interni, Giorgio Napolitano. Il reato di “immigrazione clandestina” è stato introdotto dall’allora ministro degli interni, Roberto Maroni, e non dalla legge Bossi – Fini, del 2002. Si tratta dello stesso pacchetto sicurezza che ha cercato di introdurre l’obbligo di segnalazione degli stranieri che accedevano ai presidi sanitari, proposta che ha incontrato la forte resistenza da parte dei medici e che è stata abbandonata. Più precisamente, chi si trova su suolo italiano privo di regolare permesso di soggiorno viene condotto all’interno dei CPT, Centri di Permanenza Temporanea, istituiti dalla legge Turco – Napolitano. Segue l’identificazione e l’espulsione, ma non prima di aver scontato il “reato”, così come stabilito dalla legge 94/2009, voluta da Maroni, con un’ammenda da 5mila a 10mila euro. Inoltre, la mancata esibizione del passaporto o del titolo di soggiorno viene sanzionata con l’arresto fino ad anno e con ammenda fino a 2mila euro. La proposta dei due senatori Cinque Stelle vuole invece che il reato, oggi penale così come è configurato, divenga amministrativo: l’irregolare potrà essere punito con l’ordine di espatrio ma non con l’arresto e l’ammenda pecuniaria. L’emendamento, inoltre, non tocca i provvedimenti di espulsione tutt’ora vigenti con la Bossi – Fini.

In realtà, lo scarso impatto del “reato di immigrazione clandestina” aveva già portato, nel maggio 2013, lo stesso Ministero della Giustizia a proporne l’abrogazione. Il Ministero, infatti, a partire dal 2009, aveva avviato una indagine sperimentale sui reati perseguiti e rintracciabili nei fascicoli iscritti nei Tribunali italiani che utilizzano il sistema informatizzato Re.Ge. La rilevazione ha rilevato dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010, un anno e mezzo dopo l’entrata in vigore del “Pacchetto Sicurezza”. Secondo i dati, sono 172 i fascicoli aperti con presenza della voce in questione; di questi, 12 sono le sentenze di condanna. Per Patrizio Gonnella, responsabile di Antigone, si tratta di una palese “legge manifesto”. L’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) sottolinea la scarsa applicabilità del reato stesso, dal momento che l’ammenda non viene mai riscossa – chi soggiorna illegalmente non è titolare di beni patrimoniali rintracciabili dall’Agenzia delle Entrate – e la detenzione non può essere prevista, perché significherebbe andare contro la Direttiva rimpatri imposta dall’UE.

Un reato inutile, che parte, ancora una volta, dal presupposto che le migrazioni siano emergenza e non condizione strutturale della vita umana. Un reato che è fonte di spesa per lo Stato e per i cittadini, spese economiche per la celebrazione dei processi e aggravio burocratico per gli uffici. Un reato che ha avuto il solo valore simbolico di aggredire i più deboli, approvando il rassicurante refrain immigrato = delinquente, per far sentire al sicuro i più forti.

 

Per approfondire:

http://fortresseurope.blogspot.it/

http://www.archiviomemoriemigranti.net/evidenza/show/1199

http://www.iosonoli.com/portfolio/andrea-segre-regista/

http://www.asgi.it/home_asgi.php?

Giuseppe Faso, Lessico del razzismo democratico, DeriveApprodi, Roma, 2008

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Scritto da Laura Longo


Laura Longo, nata a Napoli il 04/03/1987. Laureata in Comunicazione pubblica, sociale e politica alla "Federico II" di Napoli, nel 2011. Vivo a Pozzuoli e qui collaboro con diverse realtà associative. Mi piace scrivere di società ed attualità. Seguire eventi culturali in città ed apprezzarne, ogni giorno, le bellezze inaspettate. Non mi piace l'inciviltà, il rumore, l'arroganza.