Nuovi uccelli nei Campi Flegrei, i risultati del progetto “Avifauna Astroni”

Arrivano risultati sorprendenti da “Avifauna Astroni”. Il progetto si è svolto nell’omonima Oasi del Wwf, con l’obiettivo di valutare pratiche di gestione forestale in relazione alle caratteristiche di un bosco e della sua biodiversità.
La ricerca è stata focalizzata sullo studio dell’avifauna dell’oasi, in particolare degli uccelli insettivori cavitari. Tante le sorprese ed i nuovi incontri con gli abitanti del bosco, il più importante dei quali è rappresentato sicuramente dalla nitticora. Questo uccello è un piccolo airone e si tratta della sua prima nidificazione in provincia di Napoli. Anche il picchio verde è un nuovo arrivato. Questo non era presente nell’Oasi fino al 2007, ed oggi rappresenta uno degli uccelli insettivori cavitari maggiormente presenti nel bosco, insieme alla cinciarella ed alla cinciallegra. Ha addirittura superato, in numero, il picchio rosso maggiore, animale simbolo dell’Oasi. Questo gruppo di uccelli è stato considerato un indicatore biologico, cioè un parametro per valutare una modificazione della qualità ambientale.

Tra gli strumenti di ricerca, è stato utilizzato anche il fototrappolaggio, cioè la sistemazione di fototrappole che hanno catturato momenti della vita del bosco normalmente nascosti agli occhi dell’uomo. Dallo studio è emerso che il tipo di bosco condiziona la distribuzione di questi uccelli. Le tre specie sono maggiormente presenti in lecceta (bosco costituito in prevalenza da lecci), mentre le specie meno comuni sono più diffuse nel bosco misto. I risultati preliminari del progetto descrivono come gli ecosistemi di lecceta e di bosco misto presentano differenze dettate principalmente da variabili topografiche, quali altitudine, pendenza e asperità del terreno. La biodiversità ornitica complessiva, però, non è significativamente diversa tra i due ecosistemi. È stato studiato anche l’accumulo di carbonio nel suolo, pari a quindicimila tonnellate. Risultato notevole, la massa equivalente di ottantatre balenottere azzurre. Il progetto è un’unicità per le oasi Wwf, ed i suoi risultati preliminari, presentati dal dottor Michele Innagi della Sun, sono promettenti.

Lo studio è stato promosso dall’associazione Ardea (Associazione per la ricerca, la divulgazione e l’educazione ambientale) e dal Wwf che, da aprile, hanno coinvolto ricercatori del Cnr (Centro nazionale delle ricerche) e della Sun (Seconda università degli studi di Napoli), studenti di scienze naturali e di biologia, oltre a semplici appassionati, in un percorso all’insegna della ricerca sul campo e della divulgazione. Gli studenti sono stati i coprotagonisti del progetto. Hanno avuto la possibilità di lavorare sul campo, cimentandosi in attività professionali attinenti le scienze naturali. Il bosco degli Astroni si è trasformato in un vero e proprio laboratorio naturalistico urbano. Benché la scala ridotta dell’esperimento si ponga come un limite, questo offre prospettive nuove ed integrate all’ecologia forestale, in quanto permette di valutare variazioni non sempre tenute in considerazione in indagini a grande scala. La prospettiva è quella di riproporre il progetto arricchito di nuove idee e portarlo oltre i confini del cratere degli Astroni, per allargarsi ad altre aree di Napoli e dei Campi Flegrei.

Articolo scritto con la collaborazione di Andrea Capuano

Stefano Erbaggio

Scritto da Stefano Erbaggio


Nato nell' 88 e cittadino puteolano. Studente di Scienze Naturali, dal 2010 collabora con L'Iniziativa, occupandosi di ambiente e sviluppo sostenibile. Giornalista Pubblicista, ha collaborato con "La Nuova Ecologia", "Terra", "Cronaca Flegrea" ed "Il Roma". Volontario di Legambiente, integra l'amore per la natura con la difesa e la conoscenza del territorio. Dal 2012 è Guida naturalistica AIGAE, attivo specialmente nei Campi Flegrei e collaborando con numerose scuole del territorio.