NATURA/ Balene e delfini nel nostro mare, ormai è normalità

NAPOLI – Balene e delfini nuotano nei nostri mari. È ufficiale: lo Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha riconosciuto le acque di Ischia e Ventotene e gli Arcipelaghi Pontino e Campano come Imma (Important Marine Mammal Areas). Il riconoscimento giunge grazie alla presenza di quattro specie di cetacei osservate negli ultimi anni nelle acque al largo della costa campana e laziale: il capodoglio (Physeter macrocephalus), la balenottera comune (Balaenoptera physalus), il tursiope (Tursiops truncatus) ed il delfino comune (Delphinus delphis). Tutte e quattro le specie sono in netto declino nel Mar Mediterraneo, e la balenottera comune è in pericolo di estinzione a livello internazionale. Alcuni di questi animali li conosciamo per averli avvistati personalmente, come tursiopi e delfini, altri tramite la cultura di massa. Il capodoglio è l’animale che ha ispirato Moby-Dick, il romanzo di Herman Melville. È il più grande animale vivente dotato di denti, misura fino a 18 metri ed è tra i mammiferi in grado di raggiungere le maggiori profondità e restare in apnea più a lungo. È in grado di immergersi al di sotto dei 2000 metri e di trattenere il respiro per più di 2 ore.

UN FENOMENO “RECENTE” – Le osservazioni sono state condotte negli ultimi 26 anni, su esemplari o gruppi di esemplari che frequentano abitualmente queste acque a fini riproduttivi o di alimentazione. Nonostante siano animali in grado di coprire enormi distanze, sono sempre stati visti tornare. Le acque attorno agli arcipelaghi campano e pontino sono particolari: le isole sono di origine vulcanica, quindi i fondali presentano ambienti molto vari, con relativa varietà di biodiversità. Nonostante ciò le popolazioni di cetacei sono minacciate, e le cause sono antropiche. La cementificazione della costa, il traffico marino e la pesca industriale sono fattori di minaccia molto impattanti, al contrario della pesca artigianale. A ciò si associa l’assenza o il malfunzionamento delle Aree Marine Protette, come il Regno di Nettuno, la cui gestione è sempre stata poco incline alla conservazione. I cetacei in questione sono tutti predatori, ed è un dato importantissimo. La presenza di predatori all’interno di un ecosistema è indice di equilibrio e produttività. Politiche volte alla conservazione di questi animali hanno effetti positivi a cascata su tutto il resto della catena alimentare.

TUTELIAMOLI – Il che vuol dire che tutelandoli si tutelano anche gli stock ittici, sempre più in declino, a cui è legata la nostra alimentazione e la nostra economia. «Siamo soddisfatti – spiega Barbara Mussi, presidente di Oceanomare Delphis, tra le associazioni protagoniste di questi anni di studi – per il riconoscimento da parte di un network internazionale di scienziati come lo Iucn. Adesso sono le istituzioni che deve attuare concrete politiche di conservazione, agendo sulle aree protette, regolamentando il traffico marino, creando zone dove è assolutamente vietato il prelievo ittico. Così facendo questo risultato non sarà vuoto, ma un concreto punto di partenza per la ripresa dei nostri mari»

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Scritto da Redazione