L’ALLARME/ Meno screening e prevenzione dei tumori durante l’emergenza covid

Dati a dir poco allarmanti. Eseguiti in Italia, nei primi 5 mesi del 2020, oltre 1 milione e 400 mila esami di screening oncologici in meno rispetto al 2019. Ad attendere gli screening, le terapie e gli interventi chirurgici sono ben 11 milioni di pazienti fragili con patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche.

L’emergenza coronavirus ha rallentato notevolmente la lotta ai tumori. “Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori”. È quanto denunciato da Giordano Beretta, Presidente dell’AOIM (Associazione italiana di oncologia medica) nonché vicepresidente di FOCE, la neonata Confederazione di oncologi-cardiologi-ematologi che intende collaborare con le Istituzioni per affrontare l’emergenza sanitaria in corso, indicando proposte concrete in grado di coniugare continuità di cura e sicurezza dei pazienti fragili. “Nessuna Regione è a pieno regime nel riavvio degli screening, anche per ostacoli di carattere amministrativo, e molte non hanno neppure iniziato a recuperare gli esami non effettuati”, commenta Beretta.

L’aumento dei casi Covid, registrato negli ultimi giorni in tutt’Italia, preoccupa non soltanto per la diffusione dell’epidemia ma anche per la carenza “dei posti letto di degenza ordinaria e delle terapie intensive a discapito dei nostri pazienti”dichiara Francesco Cognetti, Presidente di FOCE e di Fondazione Insieme contro il Cancro che chiede “riforme strutturali ed organizzative sostanziali e immediati nuovi finanziamenti, come quelli del Mes”. Assumere personale medico, potenziare la sanità territoriale, dividere gli ospedali covid dagli ospedali covid free, al fine di garantire l’accesso in sicurezza e la continuità delle cure ai pazienti affetti da patologie gravi, sono solo alcune delle proposte avanzate dalla Confederazione per scongiurare “quanto si è verificato la scorsa primavera”. Lo stop agli screening avrà conseguenze drammatiche non soltanto sui potenziali pazienti neoplastici non individuati tempestivamente ma anche sul SSN (Sistema Sanitario Nazionale) che andrà ulteriormente in sofferenza, perché affronterà una ennesima emergenza.

I dati della prevenzione Oggi in Italia sono circa 3,6 milioni i cittadini in vita grazie a diagnosi precoce di cancro, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa. Fondamentale è la campagna di prevenzione, prevista nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), che ha registrato, negli ultimi 5 anni, una riduzione del tasso di mortalità, per tutti i tumori ovvero del -6% nei maschi e -4% nelle femmine, con riduzioni ancor più significative nel caso dei tumori prostatici (-15% rispetto al 2015). In controtendenza il tasso di mortalità per il tumore polmonare nelle donne, che appare in incremento del 5,2% (nei maschi si riduce dell’11,2%) e che evidenzia ancora di più il lavoro che deve essere fatto in termini di prevenzione primaria e di informazione e formazione della popolazione. È quanto emerge dal report “I numeri del cancro in Italia 2020”, elaborato dall’ AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM, PASSI, PASSI d’Argento e SIAPEC-IAP, e presentato lo scorso 8 ottobre all’ ISS (Istituto Superiore di Sanità).

Notevoli passi avanti sono stati fatti nella lotta ai tumori, passi che non possono essere rallentanti, o bloccati neanche dalla pandemia. Questa “seconda ondata”, tra l’altro già prevista dalla comunità scientifica, non può vanificare gli incredibili sforzi sin ora compiuti per contrastare l’insorgere di patologie oncologiche, cardiologiche ed ematologiche. Patologie che non possono essere messe in quarantena.

A cura di Vania Cuomo

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Scritto da Redazione