“La musica è pericolosa”: Presentato a PAN di Napoli il primo libro del compositore e premio Oscar Nicola Piovani – GURDA LE FOTO

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FOTO DI MARINA SGAMATO

Sala piena di ascoltatori, pronti a degustare la storia. Intorno bassi elettrici stile Beatles e foto che si raccontano da sole. Siamo alla Mostra Rock4 al Pan di Napoli, in scena dal 22 febbraio al 6 aprile 2014. Iniziative e mostre di qualità, tra cui la presentazione del primo libro del compositore, premio Oscar, Nicola Piovani. “La musica è pericolosa”, questo è il titolo! Frase presa in prestito al grande Federico Fellini. Insieme agli ideatori ed organizzatori della mostra, Michelangelo Iossa e Carmine Aymone, il Maestro Piovani ha incontrato il pubblico napoletano, per condividere la sua nuova esperienza di scrittore. Il libro, pubblicato da Rizzoli, giunto alla sua seconda ristampa, riproduce, come una vera a propria “sinfonia”, la vita del Maestro. Non scrive note questa volta, ma parole che, componendosi in capitoli, come fossero spartiti, raccontano le vicende, i successi dell’uomo e dell’artista. Naturalmente, la sua vita è fatta di musica, proprio quella che per Fellini diveniva “pericolosa” e che poteva essere ascoltata solo indossando lo scafandro del lavoro. La musica è “pericolosa, come tutte le cose belle che ci emozionano”, asserisce Piovani, “Le cose vitali lo sono. Sono pericolosi i viaggi, in cui si va a scoprire qualche cosa di nuovo, o l’amore, perché in esso metti in conto che possa andare bene o male. Sono pericolose le indagini, quelle mediante cui si scopre la verità. Pericoloso è lo studio, fatto da uno scienziato, su materia e antimateria. Eppure, nonostante Ulisse sapesse il pericolo nel quale incorreva, attraversando le Colonne d’Ercole, questo non fu un freno”.

Regala i suoi ricordi, mentre parla del modo in cui da ragazzino conobbe e venne rapito dalla musica classica. Mezzo è stata una fonovaligia e tre vinili, regalati da una lontana zia. L’ascolto di cose diverse fa maturare conoscenza e con essa la scelta. Fu, consumando quei tre dischi, che “cominciai a provare lo stupore del brivido emotivo, dato dalla bellezza musicale. Da allora, quell’interesse non mi ha più abbandonato e spero non lo faccia mai”.

Brevi squarci nei ricordi. Brevi attimi che ce lo fanno vedere al piano con Fellini o intento a scrivere le musiche di “Storia di un impiegato” per De Andrè. Motivi che provengono dal suo passato, dalla sua infanzia, come la combinazione mi-fa-sol che scandisce l’album del cantautore e che diviene anche ritmo di “Il bombarolo”. Ci sono storie dietro ogni lavoro, che ne hanno caratterizzato la forma. Piovani cerca di raccontarle senza cadere nella malinconia, perché “la musica è gioia che qualche volta si attacca in dosso, che passa negli occhi, quando ne risenti il motivo”.

Il “Tempo musicale” diviene “Tempo di vita in senso lato”, asserisce il Maestro, “Vivendo la vita ti accorgi che c’è un tempo per tutto: per piangere; per ridere; per tirare sassi; per ricostruire. C’è un tempo per cantare canzoni in riva al mare ed uno per ascoltare. Certo è che se ci perdiamo i tempi…! Saremmo noi ad essere sfasati se dovessimo parlare, quando c’è da ascoltare, e stare fermi, quando c’è da ballare il samba”.

Risponde alle domande del pubblico incuriosito. Firma con dedica i libri. Visita, infine, la mostra dedicata a Massimo Troisi, nel ventennale della sua scomparsa.

ARTICOLO DI GEMMA RUSSO E MARINA SGAMATO

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Scritto da Gemma Russo


Gemma Russo nasce a Pozzuoli, città in cui vive. Giornalista pubblicista, da sempre collabora con L'Iniziativa-Voce flegrea, ma anche per Il Roma, Luciano Pignataro Wine Blog e Slow Wine. È responsabile della comunicazione per la Pro Loco Pozzuoli e per Slow Food Campi Flegrei. Nel 2013, partecipa alla raccolta Moderne Cantastorie con un saggio breve. Nel 2015, è coordinatrice per la Campania e la Basilicata alla guida cartacea Fare la Spesa con Slow Food. Dal 2016, recensisce per Osterie d'Italia. Nel 2017, scrive e pubblica Storie dal Rione Terra, raccolta frutto di un anno di impegno al Percorso Archeologico del Rione Terra di Pozzuoli. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita ad una pubblicazione con storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici.