Foche, orche e megattere: i predatori tornano nelle acque flegree

181204666-03148d91-7119-4e98-a73d-29f9251f9d26I signori dei mari sono tornati. Dopo i recenti avvistamenti della megattera al largo di Procida e dell’Orca tra Ponza e Gaeta, ecco la Foca monaca che torna a nuotare nel mare dei Campi Flegrei. È di inizio luglio l’avvistamento di un esemplare al largo della costa di Cuma, da parte di un gruppo di pescatori, ed è la prima segnalazione dagli inizi del ‘900 di questo animale nelle acque napoletane.

La notizia è di un certo spessore, in quanto lo stato di conservazione della Foca monaca, secondo lo IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), è classificato come “in pericolo” e per la Società Zoologica di Londra è una delle 100 specie di mammiferi a maggior rischio di estinzione. Diffusa un tempo in tutto il Mediterraneo, oggi non se ne conosce il numero preciso, in quanto non esistono progetti di ricerca dedicati, almeno per il Mediterraneo centrale.

«La maggior parte delle ricerche – spiega il dottor Emanuele Coppola, del Gruppo Foca Monaca – sono concentrate nel Mar Egeo, in quanto è stata accertata la riproduzione. Quest’ultima avviene principalmente in grotte costiere e cavità marine, – continua Coppola – dove ci sia lo spazio per partorire ed allattare, e che sia soprattutto protetto dalle mareggiate». La principale causa della diminuzione della popolazione di questo mammifero, che è tra i principali predatori del Mediterraneo, è legata alle uccisioni da parte dei pescatori ed in minor misura alla caccia.

«Questi animali sono al vertice della propria catena alimentari, quindi non hanno predatori e non sono propensi alla fuga. – spiega Coppola – per questo motivo è facile ucciderli». Oggi la popolazione totale è stimata attorno alle poche centinaia di individui, ma è in crescita. Sono sempre di più, infatti, gli avvistamenti lungo le coste italiane, ultima quella di due settimane fa al largo di Cuma, tanto che lo IUCN ha recentemente modificato lo stato di conservazione di questo animale. «La popolazione è in ripresa, probabilmente, per due motivi:- racconta Coppola – prima di tutto, non è più consuetudine dei pescatori uccidere qualsiasi animale trovino in mare; in secondo luogo, si deve tenere in considerazione che la foca monaca è un predatore, e la sua popolazione dipende dalla disponibilità di prede, che nel Mediterraneo scarseggiano a causa della pesca eccessiva da parte dell’uomo. Probabilmente, però, l’istituzione delle aree marina protette sta portando i suoi frutti».

Il ruolo delle Aree Marine Protette è anche quello di conservare la biodiversità, vietando la pesca, diventando dei serbatoi dove la fauna può riprodursi senza la pressione antropica e da cui potersi diffondere e ripopolare le acque circostanti. A beneficio dei pescatori stessi. Da ricordare che nella nostra zona sono state istituite tre aree marine protette. L’esemplare segnalato lungo le coste flegree è probabilmente un giovane, da quanto si desume dal comportamento descritto dai ragazzi che l’hanno visto. La presenza di un predatore di tale portata indica che la catena alimentare è sana ed è quindi indice di buona qualità ambientale. Vista l’impossibilità di raccogliere dati sul campo, la maggior parte delle segnalazioni di questo animale sono fatte da pescatori e bagnanti casuali. In tal caso, chiunque avvisti una foca monaca, può mandare una mail a grupfoca@tin.it oppure fare una segnalazione sul gruppo facebook “Gruppo Foca Monaca”.

Stefano Erbaggio

Scritto da Stefano Erbaggio


Nato nell' 88 e cittadino puteolano. Studente di Scienze Naturali, dal 2010 collabora con L'Iniziativa, occupandosi di ambiente e sviluppo sostenibile. Giornalista Pubblicista, ha collaborato con "La Nuova Ecologia", "Terra", "Cronaca Flegrea" ed "Il Roma". Volontario di Legambiente, integra l'amore per la natura con la difesa e la conoscenza del territorio. Dal 2012 è Guida naturalistica AIGAE, attivo specialmente nei Campi Flegrei e collaborando con numerose scuole del territorio.