Diritti e inclusione, al liceo Vittorini il docufilm “Le stanze aperte” dei fratelli Giordano

L’ accettazione del diverso, la costruzione di una comunità solidale nei confronti dell’altro, indipendentemente dalla sua appartenenza sociale o etnica, non può che partire dalle istituzioni scolastiche. La città di Napoli è in prima linea in questo percorso di contaminazione e apertura che faccia avvicinare i ragazzi in età scolastica all’alterita’ in una prospettiva inclusiva.

Un primo passo, ma fondamentale, per costruire la coscienza civica di quelli che saranno cittadini di domani chiamati a precise scelte culturali, di vita, di civitas, ma anche chiamati ad avere gli strumenti idonei a raggiungere i propri obiettivi, in un momento storico in cui la comunicazione riveste un ruolo fondamentale e dunque è un imperativo imprescindibile attrezzarsi anche tecnicamente per comunicare nel modo giusto ed avere così un valore aggiunto in una realtà estremamente mutevole. Avanguardia sul territorio il liceo scientifico Elio Vittorini  di via Domenico Fontana, che,  all’interno della preziosa biblioteca “M.Pernetti” dell’Istituto, ha ospitato un’ importante e ambiziosa master class grazie alla collaborazione di Francesco Giordano (docente e ideatore del laboratorio di produzioni audiovisive teatrali e cinematografiche presso l’Università Orientale di Napoli, nonché  film maker) insieme alla docente, scrittrice e sceneggiatrice Giuliana Del Pozzo. E’ stato così possibile realizzare all’interno dello spazio letterario della biblioteca del liceo la proiezione del docufilm “Le stanze aperte” diretto dai fratelli Francesco e Maurizio Giordano e prodotto da dall’associazione culturale Ved, presieduta dallo stesso Francesco Giordano, e con la sceneggiatura di Giuliana Del Pozzo, che è anche interprete insieme a Vincenzo Merolla, unico attore professionista. La biblioteca del liceo Vittorini è stata pensata e disegnata proprio come luogo non solo di libri, ma di aggregazione e scambio tra persone, con una forte relazione con il tessuto associazionistico esterno.

Grande attenzione e partecipazione per gli studenti del liceo su un lavoro che prova ad accendere i riflettori sui diritti umani e stimolare una riflessione sulla dignità da preservare oltre ogni barriera fisica o morale, ma anche un tentativo di abbattere muri tra il dentro e il fuori, costruendo ponti ideali. Il docufilm in maniera sperimentale, si snoda su un doppio filo narrativo tra realtà e finzione, ed è girato nell’ex Opg di Secondigliano.

Un lavoro sul tema dei diritti negati e del diverso in un momento storico in cui l’interconnessione globale e i fenomeni contemporanei ci impongono di relazionarci alla diversità. E se è corrente di pensiero sempre più diffusa che il cinema ha valore terapeutico all’interno delle strutture carcerarie esso certamente assume anche un valore di messaggio alla società per favorire un’apertura mentale e negli istituti scolastici in particolare assume il ruolo di stimolare una riflessione rispetto ad una realtà lontana dal mondo degli studenti con cui hanno potuto entrare in contatto.

Tutto cio’ ma anche tanta sperimentazione tecnica nel racconto verità “Le stanze Aperte” prodotto non convenzionale , che dal punto di vista del linguaggio filmico e dei contenuti diventa terreno di studio e ricerca sperimentale di una nuova espressione docufmica , che tenta la strada del documentario alternativo , coniugando singolari abilità registiche con sapienti interventi di post produzione e vita reale. Un film che si snoda dunque su un doppio filo narrativo , reale e sceneggiato, che parte dalle storie vere degli internati dell’ex Opg di secondigliano, dove nel 2009 ebbe luogo il trasferimento dei detenuti dalla sede di sant’Eframo, divenuto inagibile.

La sceneggiatura è affidata a Giuliana Del Pozzo che a telecamere accese e in qualità di documentarista si è introdotta nell’edificio entrando in contatto con i protagonisti per poter apprendere le vicende quotidiane di una realtà separata dal reale da un perenne muro. Dalla testimonianza raccolta ha costruito un filone narrativo che parte dall’apporto quotidiano dei detenuti all’interno del carcere, ma arriva alla possibilità insieme invocata e temuta di un ritorno a casa, con tutti i cambiamenti emotivi che ciò comporterà e come ben mostra il film a dominare all’esterno è la disgregazione delle relazioni sociali e in primis familiari a cui la condizione di internato condanna. Fondamentale il ruolo guida dell’attore Vincenzo Merolla, che ha trascorso molte ore del giorno con i detenuti, nelle celle, provando a capire il limite della loro libertà, confrontandosi con l’alterita’ che in quanto tale fa paura. Il docu-film che ha ricevuto diversi premi si può leggere, proprio come la condizione dell’internato interpretato da Merolla, in un’ottica universale, come lavoro sul tema dei diritti negati e del diverso in un momento storico in cui l’interconnessione globale e i fenomeni contemporanei ci impongono di relazionarci alla diversità. Vincenzo Merolla non interpreta dunque uno specifico personaggio, non ha una fisionomia psicologica e relazionale propria, ma tra realtà, follia e sogno, incarna metaforicamente una condizione universale e insieme segno dell’anonimato a cui sottostavano gli internati, nient’altro che numeri.

La biblioteca del liceo scientifico Vittorini si è cosi’ trasformata in luogo di contaminazione e sintesi tra esperienze afferenti ad ambiti differenti evidenziando come sia possibile coinvolgere i ragazzi in esperimenti didattico-formativi interessanti, che aumentano le loro competenze e stimolino la riflessione e l’impegno civile forzando anche i limiti disciplinari.

Avatar

Scritto da Valentina Soria


Mi chiamo Valentina Soria, sono giornalista pubblicista, laureata alla magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Mi interesso di comunicazione a 360°, dal giornalismo al copy writing alla cura di uffici stampa. Amo la mia terra flegrea e credo nell’importanza di dare “voce” alle piccole e grandi criticità del territorio con coraggio ed onestà.