Cibo a domicilio, chi fornisce i DPI ai riders? La denuncia di lavoratori e sindacati

La Regione Campania ha dato il via libera per l’attività di preparazione e consegna di cibo, a partire da lunedì 27 aprile e fino al 3 maggio (in attesa di evoluzioni dell’emergenza da Covd19 e di disposizioni nazionali sul lockdown). In particolare, sono consentite le attività e i servizi di ristorazione, fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie, con la sola modalità di prenotazione (telefonica oppure on line) e consegna a domicilio. Limitazioni anche per quanto riguarda gli orari: dalle 7.00 alle 14.00 per bar e pasticcerie; dalle ore 16,00 alle ore 22,00, per le altre tipologie di pubblici esercizi. E’ fatto obbligo, comunque, di osservare tutte le misure di sicurezza e precauzionali di natura igienico – sanitaria, in particolare per quanto attiene al distanziamento sociale, all’utilizzo di guanti e mascherine e alle sanificazioni. In caso di violazioni verranno applicate sanzioni amministrativa pecuniarie (da 400 a 3.000 euro), fino alla chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni per i casi più gravi.

Si tratta, come è evidente, di un primo timido allentamento delle restrizioni e di un adeguamento in Campania rispetto a quanto già previsto sul territorio nazionale, nel tentativo di mantenere un equilibrio tra le pressioni ricevute dagli operatori di settore con la necessità di non abbassare la guardia durante la fase attuale, che vede calare, ma non ancora arrestare, il diffondersi del contagio da coronavirus.

EMERGENZA RIDERS – Si palesano, anche in questa situazione transitoria, le criticità relative ad una particolare categoria di lavoratori, i cd. “riders” o fattorini, come vengono denominati nell’ordinanza n. 37 del 22 aprile della Regione Campania. In merito alle consegne a domicilio, nel provvedimento a firma del Presidente De Luca si legge infatti che “il fattorino dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale, cioè mascherina e guanti monouso”, oltre a prevedere, in caso di pagamento in contanti, l’utilizzo di simili precauzioni anche da parte del destinatario della consegna. Una menzione importante, che tuttavia deve fare i conti con le reali condizioni di lavoro, spesso assolutamente in contrasto con quanto previsto dalla legge e dal buon senso. In una lettera indirizzata alla Regione, alla Prefettura e alle principali aziende che gestiscono le piattaforme on line per la consegna a domicilio, i sindacati Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uiltemp-Uil hanno già espresso, da due settimane, “preoccupazione per le modalità di svolgimento delle attività lavorative da parte dei rider, attualmente impiegati dalle aziende in indirizzo nella consegna di generi di prima necessità distribuiti dalla catena della GDO, da farmacie e tabaccherie. Stiamo riscontrando – è la denuncia del sindacato – che dopo l’iniziale impegno le aziende di settore non stanno puntualmente ottemperando agli obblighi in materia di distribuzione dei necessari dispositivi di protezione individuale, accrescendo in questo modo a dismisura i rischi di contagio da Covid-19 tra gli stessi lavoratori e tra le famiglie destinatarie delle consegne. Ci riferiamo ad un importante numero di lavoratori, se si pensa che solo a Napoli città e nell’Area Flegrea se ne contano più di 450, i quali entrano ogni giorno in contatto con un numero ancora superiore di cittadini”.

DPI, SALUTE E SICUREZZA – La domanda è proprio questa: l’ordinanza dice che i fattorini “dovranno indossare” i DPI, ma chi è tenuto a fornirli? La risposta, fin troppo ovvia e di buon senso, dovrebbe essere: i datori di lavoro, non qualche ente caritatevole o i lavoratori stessi mediante rimborsi o autotassazione. Ma per i rider il tema del riconoscimento del lavoro dipendente è rimasto sospeso. Molti di loro continuano ad essere contrattualizzati in modo improprio, riconducibili al lavoro autonomo o di collaborazione occasionale. Una forma contrattuale che favorisce la deresponsabilizzazione delle aziende che gestiscono le piattaforme, che non prevede tutele retributive e pagamento di contributi all’Inps e all’Inail e, soprattutto, non è corretta sul piano sostanziale. “Siamo dipendenti a tutti gli effetti, e vogliamo essere trattati come tali, tutelati da un Contratto Collettivo Nazionale”- dichiara Antonio Prisco, rappresentante del movimento Union Riders di Napoli.Durante la crisi da coronavirus abbiamo già scontato il paradosso di essere gli unici che, pur in presenza di un drastico calo o di una sospensione del carico di lavoro, non hanno ricevuto alcun sostegno concreto, né dal CuraItalia, né dal Piano Sociale ed economico della Regione Campania. La quasi totalità dei riders, penalizzati dalla forma contrattuale imposta dalle aziende, è stata esclusa anche dalla prima erogazione del bonus di 600 euro, relativo al mese di marzo”.

“Chiediamo innanzitutto l’istituzione di punti dedicati per la distribuzione periodica, almeno settimanale, di tutti i DPI necessari come mascherine, guanti, gel igienizzanti, prodotti di pulizia dello zaino e/o di qualunque altra attrezzatura di lavoro – dichiarano Antonella Pacilio, coordinatrice regionale di Nidil Campania e Antonietta Perna, segretaria generale di Nidil Napoli. A tal fine invitiamo le aziende a diffondere una nota informativa ufficiale attraverso i consueti canali di comunicazione (App, WhatsApp, Telegram, e-mail, etc.) per mettere al corrente, attraverso un messaggio multilingue, ciascun fattorino circa l’ubicazione dei suddetti punti”.

OBBLIGHI DELLE AZIENDE – E, intanto, sul fronte giudiziale, per iniziativa dell’ufficio legale nazionale della Cgil, arrivano le prime pronunce dai Tribunali di Roma, Firenze e Bologna che ordinano alle società la consegna dei Dispositivi di Protezione Individuale a prescindere dalla tipologia di contratto applicato, qualificato come “autonomo”, perché sulla sicurezza e sulla salute non sono ammissibili disparità di trattamento tra lavoratori, e non solo in tempi di coronavirus.

Scritto da Dario Chiocca


Classe '78, è tra i fondatori de L'Iniziativa, di cui è presidente. Puteolano, è cresciuto nel quartiere di Monterusciello, dove risiede. Laureato in Giurisprudenza, impegnato da sempre sulle questioni sociali, anche nei movimenti studenteschi e nelle organizzazioni sindacali, dal 2010 è avvocato presso il Foro di Napoli e svolge la sua attività professionale nel campo nel diritto civile e del lavoro. In ambito di normativa del lavoro, si occupa inoltre di formazione.