Chi inquina il mare flegreo? INTERVISTA all’amministratore di Sma Campania

Il recente sopralluogo compiuto dalla redazione de L’Iniziativa, così come quelli effettuati da altri comitati ed associazioni, è servito a constatare la bontà del processo depurativo che si compie nell’impianto di Cuma. Le acque rilasciate in mare rispondono pienamente ai requisiti imposti dalla legge. Allora una domanda sorge naturale: chi inquina il mare flegreo?
Lo abbiamo chiesto Raffaele Scognamiglio, amministratore unico di SMA Campania, la società in house della Regione Campania, che fra le sue attività gestisce il depuratore di Cuma.

«I problemi sono innumerevoli, ma derivano tutti dall’assenza infrastrutture adeguate o da problematiche relative alla gestione delle stesse. Abbiamo anzitutto il problema del mancato collettamento di molte reti fognarie e in alcuni casi collettamenti esistenti sono assolutamente impropri. Lungo i Regi Lagni, l’Alveo dei Camaldoli e altri canali troviamo scarichi fognari, residui industriali, c’è un po’ di tutto. In questi casi tutto ciò non arriva nell’impianto di depurazione, ma finisce in mare senza alcun trattamento. Questo è il principale problema di inquinamento di questa fascia costiera. A ciò va aggiunto che questo è l’unico depuratore in Europa che scarica sulla spiaggia e non in un corpo idrico. Manca una condotta sottomarina e ciò fa sì che le sostanze contenute nell’acqua depurata si accumulino lungo la costa piuttosto che infrangersi nel mare come avviene per tutti gli altri depuratori».

Un problema riconducibile a sversamenti ed allacci abusi quindi?
«Sicuramente ci sono allacci abusivi, ma probabilmente questo è un problema irrisorio. Non si tratta della singola casa, ma ci sono interi paesi, interi comuni che scaricano in questo modo. Si tratta in sostanza di collettamenti ufficiali e fanno fronte all’assenza di infrastrutture o all’inadeguatezza delle stesse».

Sul litorale domizio, però, troviamo anche tanti oggetti e carcasse portati dal mare.
«In questo caso rientriamo nella tematica della gestione. Oggi in Campania c’è un grande problema di incertezza sui soggetti e sulle responsabilità, parlo di Consorzi di bonifica, autorità di bacino, ma non solo. Altrove quando in un corso d’acqua trovo un sacchetto di immondizia c’è qualcuno addetto che rimuove quel sacchetto. Qui non è così per innumerevoli motivi e siccome nessuno rimuove il primo sacchetto, il secondo sacchetto, la terza lavatrice o il quarto frigorifero… finisce che tutto ciò arriva a mare».

In merito a questi problemi cosa può fare SMA Campania?
«Abbiamo anzitutto capito che ormai occorrono interventi straordinari e la Regione Campania ha individuato proprio in SMA Campania un soggetto che può porre in essere questi interventi con maggiore speditezza e costi che non sono minimamente paragonabili a quelli di una pubblica amministrazione proprio perché si tratta di un soggetto in house. Questi interventi possono essere realizzati in due modi. O li cali dall’alto, e realizzi azioni spot, o allestisci una rete vera di collaborazioni con i territori, facendo in modo che segua una gestione ordinaria. Per questo mettiamo in campo una serie di collaborazioni inter-istituzionali, ma anche con i cittadini, cercando di diffondere conoscenza rispetto al tema. Solo in questo modo si può evitare di incorrere nuovamente in situazioni emergenziali. Questa è una nostra mission a cui temiamo particolarmente e il Depuratore di Cuma ne è una dimostrazione, l’abbiamo aperto alla cittadinanza».

Parliamo, però, di tempi lunghi e costi molto alti. Ci sono le risorse?
«Il problema non sono le risorse, solo una politica inesperta può scaricare la colpa sulla mancanza di risorse. Anzi la Campania ha risorse dedicate a questo tema e in più il governo nazionale paga per le inefficienze circa 20 milioni di euro annui di sanzioni alla Comunità Europea, soldi con cui si potrebbe far tanto. La stessa Europa destina risorse importanti a questo tema. Il vero problema è che queste risorse erano già inserite nel ciclo di programmazione 2000-2006. Non sono mai state spese e sono state progressivamente spostate fino al ciclo 2014-2020 e spero venga utilizzate. Anche i tempi di realizzazione non sono necessariamente lunghi. Non è così complicato scavare ed inserire dei tubi sottotraccia. Spesso è complicato mettere insieme le teste, ma ogni giorno ci rendiamo conto che le cose non costano sempre tanto, che si possono fare ed anche velocemente».

Si tratta, quindi, di una responsabilità regionale in questo caso?
«Si, ma dire responsabilità regionale non serve. Bisogna inquadrare ogni cosa cominciando a fare nomi e cognomi. A fare le delibere e decreti per costruire delle fogne non è il presidente della giunta regionale e neppure l’assessore. Ci sono in ogni ente uffici, dirigenti e funzionari a cui andare a chiedere conto del proprio operato. Non parlare de “la politica” o de “le istituzioni”».

Mettendo da parte le istituzioni, SMA sta coinvolgendo anche i cittadini
«In merito al coinvolgimento delle persone abbiamo due filoni di attività. Uno è quello dell’App che dando ottimi risultati e viene percepita come uno strumento di segnalazione, ma anche di partecipazione. Questo perché alle spalle c’è una grande organizzazione che rende il controllo del territorio da parte dei cittadini un’attività sistematica. Il secondo filone riguarda l’attività che SMA Campania sta compiendo per stipulare nuove intese fra cittadini ed enti locali, ma anche fra enti locali stessi. In questo momento, ad esempio, stiamo aiutando alcuni comuni a costituirsi in cluster per affrontare alcune sfide legate alle tematiche ambientali».

Quali sono, invece, le azioni in programma per questo territorio?
«Insieme al Consorzio di Bonifica Basso Volturno ci è stato chiesto di realizzare interventi su una serie di canali che attraversano questi territori e che sono in stato di abbandono. Abbiamo dato la nostra disponibilità e stiamo monitorando il lavoro, pronti ad intervenire se necessario. Stiamo poi iniziando un ragionamento per il recupero di ampie aree del demanio regionale di cui fa parte tutta la pineta che va Castel Voltuno a Pozzuoli, ma anche sulla Foresta di Cuma che ritengo sia una meraviglia assoluta».

Scritto da Mirco Maestrini


Mirco Maestrini, nato nel 1987 e da sempre cittadino puteolano. Giornalista pubblicista, laureato in Scienze della Comunicazione, dal 2012 collaboro con la redazione de “L’Iniziativa - Voce Flegrea”.