#1maggio2020, non può esistere #fase2 senza diritti e sicurezza sul lavoro

Il 1 maggio è la festa che unisce idealmente i lavoratori di ogni parte del Mondo, le persone che vivono in Paesi con sistemi politici e sociali tra loro diversi. Oggi più che mai, durante la pandemia da Covid 19, è giusto riproporre il tema del lavoro, della sua centralità, delle condizioni in cui si svolge, dei diritti delle persone.

Tra pochi giorni in Italia la gran parte dei lavoratori tornerà pienamente al lavoro. C’è chi per quasi 2 mesi è rimasto a casa, sebbene le misure di sostegno al reddito siano arrivate tardi, siano ancora insufficienti e non abbiano raggiunto tutti. Molti altri non si sono mai fermati, a causa di evidenti pressioni da parte di determinati gruppi industriali sulla politica. Altri ancora saranno gli ultimi a ripartire, e non sanno se e come troveranno ancora in piedi la propria attività o il proprio posto di lavoro.

L’ultimo DPCM del 26 aprile ha recepito integralmente il protocollo di intesa firmato da sindacati e associazioni datoriali in materia di sicurezza e prevenzione anti coronavirus. Vuol dire che quelle regole valgono per tutti, su tutto il territorio nazionale, per qualsiasi azienda, grande e piccola. Vuole dire che sui luoghi di lavoro, oltre alle normali condizioni di salute, devono essere garantite pulizia quotidiana e sanificazione periodica dei locali; che le aziende devono fornire i DPI (Dispositivi di Protezione Individuali) come guanti e mascherine idonee, ma anche camici, occhiali, cuffie quando in particolari circostanze non è possibile mantenere le distanze di un metro; che vanno regolamentati l’accesso e l’uscita verso uffici, reparti produttivi, mense e spogliatoi; che va utilizzato lo smartworking ovunque sia possibile e che sono sospese viaggi e trasferte.

Negli ultimi giorni tutti hanno parlato di quando riaprire, mentre rischia di passare in secondo piano “come” si riprende a lavorare. Il punto debole, ancora una volta, è nel numero e nell’efficacia dei controlli. Soprattutto in un Paese come l’Italia dove solo il 5% delle aziende viene ispezionato e dove in più della metà dei casi emergono violazioni contrattuali ai danni dei lavoratori. Dove esiste una forte evasione contributiva e una contrazione dei redditi, perché una larga porzione del mondo del lavoro è irregolare, con forme di inquadramento parziale o improprio, o senza nemmeno un contratto.

All’emergenza sanitaria da coronavirus si è affiancata subito, in questi mesi, l’emergenza sociale. Sono esplose davanti agli occhi, anche a quelli solitamente più distratti, tutte le disparità di trattamento tra pubblici e privati, tra dipendenti e autonomi, tra regolari e “in nero”. Il 1 maggio assume forza e valore come Festa del Lavoro e dei Lavoratori solo se c’è unità. Se ognuno di noi, stabile o precario, diventa attore protagonista della propria condizione, personale e collettiva; se durante una pandemia rivendica il buon senso di mettere al primo posto la salute; se pretende rispetto verso se stesso e per gli altri. Per i suoi diritti e per il bene di tutti.

I POSTER DE L’INIZIATIVA – VOCE FLEGREA in occasione del 1Maggio2020

Scritto da Dario Chiocca


Classe '78, è tra i fondatori de L'Iniziativa, di cui è presidente. Puteolano, è cresciuto nel quartiere di Monterusciello, dove risiede. Laureato in Giurisprudenza, impegnato da sempre sulle questioni sociali, anche nei movimenti studenteschi e nelle organizzazioni sindacali, dal 2010 è avvocato presso il Foro di Napoli e svolge la sua attività professionale nel campo nel diritto civile e del lavoro. In ambito di normativa del lavoro, si occupa inoltre di formazione.