Sopralluogo al Montenuovo / Due mesi dopo l’ultimo incendio, tanti danni e nessun intervento – LE FOTO

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FOTO DI PAOLO VISONE

Montenuovo, un oasi in cenere. Sono passati due mesi dallincendio che ha interessato il vulcano più giovane d’Europa, ed oggi cominciamo a subirne le prime conseguenze. Siamo tornati sul posto per valutare l’impatto di quelle maledette fiamme, che interessarono circa il 30 per cento della superficie totale. Oltre al palese danno paesaggistico, è sufficiente una passeggiata tra i sentieri che attraversano il bosco, percorsi ogni anno da migliaia di studenti accompagnati da guide ed educatori ambientali, per avere l’impressione della distruzione. Tronchi in cenere ed arbusti secchi costituiscono il triste panorama. Uno dei sentieri d’accesso alle fumarole è transennato, come alcuni punti panoramici lungo il cratere, mentre il sentiero che porta dalla sommità verso il lago d’Averno (la cd. “discesa degli Inferi”) è bloccato da due alberi crollati per il fuoco.

“Ci siamo giocati un sentiero, quello più suggestivo per potenziali visitatori interessati al turismo naturalistico”: è l’amara considerazione degli operatori del settore. Il dato è semplice: ad oggi non esistono le condizioni logistiche affinchè il Montenuovo sia meta di escursioni e visite guidate, cioè opportunità lavorative di chi investe in passione, competenza e valorizzazione del territorio. Il Montenuovo muore davanti all’indifferenza delle Istituzioni e sotto i colpi di chi lo sfrutta per fini personali.

L’ULTIMA VERGOGNA DI AGOSTO – La nostra redazione è stata tra le pochissime voci, insieme a qualche isolato cittadino, a denunciare quanto accaduto dal 2 all’8 agosto di quest’anno. Poche fiamme, sul punto di spegnersi ogni giorno, durarono invece circa una settimana. Gli interventi sui rituali incendi estivi danno più l’impressione di “contenere” o “gestire” un incendio, anziché spegnerlo sul nascere. E sono spesso effettuati da personale assunto stagionalmente dalla Regione Campania esclusivamente per svolgere la funzione di contrasto agli incendi boschivi.

RESPONSABILITA’ ISTITUZIONALI – Da parte del Comune di Pozzuoli, ente gestore dell’Oasi, è palese la totale indifferenza. Alla messa in sicurezza dei sentieri danneggiati dall’incendio, non sono ancora seguite, da due mesi ad oggi, le necessarie azioni di recupero degli stessi, in attesa del fisiologico recupero della natura e dell’auspicata ripresa delle attività. Per fare del Montenuovo un luogo di visita sarà necessario in futuro procedere a interventi attenti e mirati, magari con la rimozione dei pini irrimediabilmente bruciati e la sostituzione “naturale” di piante autoctone e macchia mediterranea. Un po’ come previsto dal progetto di riqualificazione PIRAP: 200 mila euro andati persi nel 2012. L’intervento diretto del Comune è necessario anche nell’immediata gestione post-incendio, per impedire il proliferarsi di piante invasive che impediscono la crescita delle specie preesistesti, e che abbassano la complessità dell’ecosistema.

È triste ribadire, inoltre, un’altra situazione paradossale, sempre imputabile al Comune di Pozzuoli: è dal 2009 che un Ordinanza Sindacale vieta a guide ed educatori ambientali di lavorare all’interno dell’oasi naturalistica di Montenuovo. L’attuale Consiglio Comunale condivide gran parte della responsabilità di tale situazione, visto che una proposta di regolamento per la gestione e fruizione dell’Oasi è stata avanzata pubblicamente dalla nostra associazione (GUARDA LE FOTO del 10 aprile 2016) e, nonostante il pubblico consenso del Primo cittadino, è rimasta nel vuoto nell’inerzia della Commissione regolamenti. Per qualcuno, evidentemente, il Montenuovo è solo un nome sulla cartina geografica, ignorando da una parte la bellezza da tutelare di quei luoghi, e dall’altra le potenzialità in termini di sviluppo e turismo naturalistico-ambientale.

ARTICOLO DI STEFANO ERBAGGIO e DARIO CHIOCCA

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Scritto da Redazione