Protesta degli avvocati, da Napoli parte lo “sciopero fiscale” contro la Cassa forense

La protesta degli avvocati non si ferma, avanza richieste concrete e precise agli organi della Cassa Forense (n.d.r. l’ente previdenziale degli avvocati) e studia nuovi metodi di lotta, a cominciare dallo sciopero fiscale-contributivo. Scade domani 28 febbraio, infatti, il termine ordinario per pagare la prima rata dei contributi previdenziali; una quota che viene percepita da molti avvocati, specialmente i più giovani, come un vero e proprio macigno che grava sulla propria condizione reddituale. Per gli avvocati, infatti, esiste il cosiddetto minimo contributivo, che sommato ad altre voci sfiora i 4000 euro l’anno. Soldi da pagare comunque, a prescindere dagli effettivi guadagni, a fronte di una tutela pensionistica lontana e incerta.

All’origine della protesta degli avvocati non ci sono solo ragioni economiche. Esiste un profondo e diffuso malessere rispetto ai propri organiCnf, Cassa e Consigli dell’Ordine – considerati poco rappresentativi e troppo deboli rispetto alla politica, che in passato ha fatto scelto sbagliate in materia di Giustizia e non è capace oggi di risolvere le questioni essenziali dello Stato di diritto, nell’interesse degli operatori giuridici e dei cittadini.

E’ molto significativo che la protesta degli avvocati sia partita dal Sud. Prima la petizione prodotta a Catania dall’avv. Goffredo D’Antona per chiedere “la riduzione drastica e immediata dei costi della Cassa Forense”, che ha raccolto 20 mila firme di adesione; poi il presidio permanente (giorno e notte) con gazebo, struscioni e sacchi a pelo fuori il Palazzo di Giustizia di Napoli, promosso dall’associazione Nuova Avvocatura Democratica e che dura ormai da più di 30 giorni, accompagnato dallo sciopero della fame; infine iniziative e attestazioni di solidarietà giunte da altri Fori, come quello di Foggia.

Ne è scaturito un seguito clamoroso e non scontato verso un movimento nato dal basso, che ha indotto i rappresentanti della Cassa Forense ad incontrarsi con i manifestanti. L’incontro, tenuto il 23 febbraio, tra una delegazione composta da avvocati di Napoli, Roma, Catania e Genova da una parte e il presidente di Cassa Forense l’Avv. Nunzio Luciano dall’altra, non ha prodotto effetti concreti, considerata la chiusura rispetto a quelle che vengono considerate dagli avvocati “richieste e non proposte”, quindi non negoziabili.

COSA CHIEDONO GLI AVVOCATI – Ecco gli 8 punti che riassumono le istanze dell’avvocatura di base nei confronti della Cassa Forense: Riduzione drastica dei compensi di delegati, consiglieri di amministrazione, sindaci della Cassa; Stop a conflitti di interesse da parte di delegati e consiglieri della Cassa che assumono incarichi legali per conto della stessa; Abolizione della prima e seconda rata del contributo minimo; Sospensione dei pagamenti fino a settembre; Revisione dei contributi minimi in misura proporzionale al reddito; Fondo di garanzia per i crediti degli iscritti; Annullamento delle cartelle e dei procedimenti disciplinari per omesso pagamento dei contributi con piani di rientro personalizzati; Trasparenza assoluta di tutte le operazioni ed investimenti della Cassa.

“Il presidente di Cassa Forense è rimasto del tutto indifferente di fronte alle legittime pretese avanzate e sottoscritte da migliaia e migliaia di avvocati e non ha mostrato verso tali richieste il benché minimo segno di attenzione e ciò comporta la fine di ogni interlocuzione con gli organi di Cassa” – ha dichiarato l’Avv. Salvatore Lucignano, segretario nazionale dell’associazione NAD, molto radicata a Napoli. In un comunicato ufficiale si legge che saranno intensificate tutte le iniziative possibili. Tra queste, sembra ormai matura la scelta di promuovere un vero e proprio “sciopero fiscale”, con il rifiuto di pagare in questa fase gli oneri contributivi, a cominciare dalla prima rata la cui scadenza è prevista domani, anche da parte di chi in passato è sempre stato scrupolosamente in regola nei versamenti. E proprio domani, fuori il Tribunale di Napoli al Centro Direzionale, è stata convocata un’assemblea per discutere tutti gli aspetti e le prospettive di questo atto di disobbedienza civile.

La battaglia degli avvocati è un primo, significativo atto di ribellione da parte di una categoria di professionisti che si sente svilita nel proprio ruolo sociale e che vuole comunicare ai cittadini tutte le criticità relative all’essere professionisti oggi. Soprattutto in un momento storico in cui lo Stato di diritto è allo stremo a cause di politiche incapaci e dell’inadeguatezza dei rappresentanti istituzionali dell’avvocatura.

IN QUESTO VIDEO, le interviste raccolte dalla nostra redazione fuori al presidio di Napoli lo scorso 2 febbraio.

Scritto da Dario Chiocca


Classe '78, è tra i fondatori de L'Iniziativa, di cui è presidente. Puteolano, è cresciuto nel quartiere di Monterusciello, dove risiede. Laureato in Giurisprudenza, impegnato da sempre sulle questioni sociali, anche nei movimenti studenteschi e nelle organizzazioni sindacali, dal 2010 è avvocato presso il Foro di Napoli e svolge la sua attività professionale nel campo nel diritto civile e del lavoro. In ambito di normativa del lavoro, si occupa inoltre di formazione.