Venti anni di “DOC Campi Flegrei” – SECONDO APPUNTAMENTO con le professionalità locali del mondo del vino

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Riprendo il nostro cammino di quest’anno, che segnerà i venti anni della Doc Campi Flegrei, in un luogo amico: per il secondo appuntamento scelgo l’Osteria Abraxas di Nando Salemme. L’intento di questa serie di articoli a puntate è analizzare un settore, come quello del vino, che oggi è forse l’unico ambasciatore, in Italia e nel mondo, del nostro territorio. Sono più che convinto che per un po’, per parlare di vino e per parlare di quello che è stata la storia di Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei in questi venti anni, ci si debba allontanare dai produttori e guardare le cose da una prospettiva diversa. Magari affacciarsi dal punto di vista di chi propone i nostri vini a tavola nel proprio locale, magari a sfidare prodotti e bottiglie più blasonate, magari contro un guadagno maggiore che la vendita di altri vini può portare.

L’Abraxas è chiocciola Slow Food e questo dichiara un rapporto diretto con il territorio. La cantina di Nando è ricca e piena anche dei tanti viaggi che gli piace fare e che lo portano direttamente a contatto con i produttori, ed è quindi un buon punto d’inizio. Riprendo allora la carta dei vini e come al solito noto la buona rappresentanza di vini flegrei, e mentre sto guardando la pagina alla fine del menù che mi ricorda tutti i fornitori dell’osteria (una cosa che ho sempre apprezzato), gli chiedo il perché di quella scelta che sembrerebbe prima di tutto antieconomica. Nando mi risponde con molta serenità: “portare a tavola una bottiglia dei Campi Flegrei significa oggi difendere un pezzo del nostro territorio”.

Tante volte abbiamo insieme discusso di quanto sia valso avere, in questi anni, dei produttori di vino che hanno scelto di coltivare la terra contro l’imperante abusivismo edilizio che ha trasformato l’aspetto di interi terreni, laghi o colline. Se questo è vero, è anche vero però che sono pochi i luoghi dove questo è avvenuto e che in questi venti anni le cementificazioni hanno prevalso in gran parte dei comuni flegrei. Insieme pensiamo ad un paio di esempi lampanti come le colline di Monteruscello o tra tutti la trasformazione del Comune di Quarto. Quando infatti gli chiedo di indicarmi un elemento chiave che contraddistingue il nostro territorio rispetto a zone più rinomate per la produzione di vino, la componente che ci differenzia e che ci mette più in difficoltà, Nando non ha dubbi: la terra, anzi la mancanza di terra. Il pensiero vola alle Langhe Piemontesi o alle colline Toscane. Inutile pensare di fare paragoni impossibili, è chiaro che viviamo in un sistema diverso, con altri equilibri, inevitabilmente con una storia differente. Non parliamo però di greci e romani questa volta, parliamo degli ultimi venti anni. Una storia fatta dalla continua celebrazione delle potenzialità di un territorio a “vocazione turistica” che contemporaneamente ha visto un disinteresse generalizzato verso quei settori, come quello del vino, che dovrebbero creare il motore economico capace di sostenere la trasformazione di un territorio così complesso. Un disinteresse che parte dagli enti che governano che evidentemente, in questi venti anni, non hanno ancora scelto, o ignorano, il vero futuro di questa area. Perché se come ci raccontiamo questo territorio ha il suo futuro nel turismo, nell’enogastronomia, nell’accoglienza, è quasi superfluo dire che bisognerebbe investire in questi campi, agevolare le realtà economiche che già esistono e favorire la nascita di nuove aziende.

Tutte cose che al momento non esistono. Torna allora prepotentemente la domanda che mi sta accompagnando in tutti gli incontri: aldilà dei festeggiamenti per il ventennale della Doc, dopo 20 anni, cosa dovrebbe spingere oggi un giovane a investire in un settore come quello del vino? Nando mi sorride e mi risponde chiaro:“oggi siamo ancora indietro e produrre vino, nei Campi Flegrei, è un gesto eroico”. Sono d’accordo con questa affermazione che rafforza ancora di più la mia convinzione che i passi effettuati in questo arco di tempo sono ancora pochi. Ripensiamo al carattere familiare della maggior parte delle aziende agricole, appoggiate ancora alla forza lavoro dei nonni, e ripensiamo a quelle realtà che oggi esistono perché forti della scelta dei figli di seguire la strada dei genitori. E non possiamo evitare di pensare che un mondo produttivo non può continuare a basarsi su questi elementi, che per quanto poetici sono a volte anche fortuiti. Gli sforzi che in questi ultimi anni stanno mettendo in campo le aziende vinicole (progettazione, miglioramento e selezione dei prodotti, investimenti) necessitano di una seria programmazione a lungo termine che guardi aldilà del tempo presente e ci porti a festeggiare i prossimi decennali in un contesto differente e migliore.

Il Link dell’articolo precedente Primo appuntamento – VENTI Anni per la DOC CAMPI FLEGREI, è tempo di bilanci e di nuove sfide

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Scritto da Giannantonio Scotto di Vetta


Nato nell' 81, vivo da sempre a Bacoli. Diplomato al Liceo Scientifico Majorana di Pozzuoli dove inizia la militanza con “L'Iniziativa” e “Le Ali di Dedalo”. La prima mi porterà ad essere coordinatore del Sindacato Studentesco dell'Udu (Ingegneria Federico II), poi responsabile Diritto allo Studio provinciale e Consigliere d'Ateneo. La seconda, impegnata nella valorizzazione dei Campi Flegrei, mi conduce nel 2007 ad aprire il Caffè Letterario di Bacoli, poi all'organizzazione di eventi enogastronomici. Dalla terza edizione partecipo attivamente alla realizzazione di Malazè. Gli ultimi tre anni di lavoro sul bar galleggiante Roof&Sky, mi hanno portato al Ristorante Sud, dove lavoro in sala per la chef stellata Marianna Vitale e il sommelier Pino Esposito.