La scuola in era pandemica: il punto di vista degli studenti, le priorità e il futuro

Continua lo “stop and go” delle studentesse e degli studenti della Campania. Da lunedì 1° marzo scuole chiuse, dopo circa un mese di ripresa delle attività didattiche in presenza, per consentire il completamento della vaccinazione del personale scolastico, le cui prenotazioni risultano essere di 114 mila unità, al 25 febbraio. “Abbiamo 142 mila dosi a febbraio e 16 4mila a marzo, dunque abbiamo possibilità di completare la vaccinazione del personale scolastico per marzo, poi parleremo della riapertura delle scuole”. Ad annunciarlo nella consueta diretta social del venerdì è il Presidente della Regione Campania, Vicenzo De Luca, che esprime preoccupazione anche per la veloce diffusione della variante inglese del virus: “Abbiamo registrato in queste ore, in particolare nelle scuole di Napoli la presenza di variante inglese, credo sui positivi almeno 6 casi di variante inglese. Non credo che dobbiamo aspettare che ci sia un’epidemia diffusa di Covid anche fra i ragazzi di 10, 15 o 18 anni, con buona pace di qualche comitato sempre pronto a fare ricorsi al Tar”.

LE PRIORITÀ DELLA SCUOLA – E mentre continua, ormai da un anno e senza risposte adeguate, lo sterile dibattito tra Governo e Regioni sulla scuola, 8 mila studentesse e studenti di scuole medie e superioriindicano al nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, le dieci priorità della scuola, in un recente sondaggio condotto da Skuola.net.

Maggior orientamento al futuro – La questione delle questioni: l’orientamento. Viviamo in un’epoca ricca di incertezze. Anche dal punto di vista formativo e lavorativo. I mestieri e le professioni cambiano, alcune spariscono, se ne affacciano di nuove. Indispensabile conoscere prima queste dinamiche, per prepararsi a dovere. Un compito che il sistema didattico non sempre riesce ad assolvere. Il risultato è che tanti ragazzi si accorgono di aver sbagliato strada o di non aver avuto il giusto consiglio. Quando, forse, è troppo tardi. Ecco, il 17.2% non vorrebbe fare la loro stessa fine.

Una scuola più pratica – Al punto precedente, in qualche modo, si lega anche la seconda priorità in ottica studenti per dare sul serio uno slancio in avanti al mondo dell’istruzione. Per il 17% la scuola deve cercare di essere sempre più pratica. La teoria continuerà a servire ma i programmi dovranno essere svecchiati, aggiornati. Parallelamente, si dovrebbero introdurre maggiori momenti ‘pratici’, anche negli indirizzi in cui per ora sono marginali. Oltre a sapere, per i ragazzi, bisogna saper fare.

Innovare la didattica – Perché i ragazzi, dovendo indicare i cardini del proprio ‘programma per la scuola’, alla fine guardano soprattutto alle loro esigenze. Al terzo posto, infatti, mettono anche l’assoluta urgenza di una didattica più innovativa, che li faccia familiarizzare con gli stessi metodi e strumenti con cui poi si dovranno confrontare negli studi futuri e nel lavoro. A pensarla così è il 15%.

Scuole più sicure – Ai piedi del podio, con il 10% dei consensi, un’altra annosa questione: la sicurezza del luogo in cui, in tempi normali, i ragazzi passano gran parte delle giornate. Il pensiero va subito allo spinosissimo tema dell’edilizia scolastica. Tanti gli istituti che ancora oggi non ricevono un’adeguata manutenzione, mettendo in pericolo chi li frequenta. Ma, in questo momento storico, scuole più sicure può anche voler dire ambienti più ‘sani’, in cui non ci si contagia e non ci si ammala.

Cattedre più ‘stabili’ – In molti non ce la fanno più a dover cambiare ogni anno i propri docenti, a causa della rotazione delle cattedre e del precariato che affligge la categoria degli insegnanti da molti anni. Così, il 9,7% si fa alleato dei professori nella loro battaglia, chiedendo al Ministro una soluzione rapida.

In presenza al 100% –Uno degli obiettivi dichiarati di Bianchi è quello di riportare i ragazzi in classe ogni giorno e tutti assieme. L’andamento della pandemia, però, lascia un po’ scettici sulla sua fattibilità, perlomeno in tempi rapidi. Per questo anche i ragazzi hanno un atteggiamento prudente: è l’8,1% a spingere forte su questo tasto. Un numero comunque non basso.

Docenti più ‘tecnologici’ – La necessità di garantire un corpo docente sempre pronto a confrontarsi con generazioni che cambiano e con le nuove sfide che il sistema didattico periodicamente propone è uno dei temi più importanti per la scuola. Anche Mario Draghi, nel suo programma, ha parlato esplicitamente della necessità della formazione continua dei professori. Specie dal punto di vista tecnologico. Gli studenti però la vedono diversamente: è il 7.4% che lo vede un passaggio indifferibile.

Diritto allo studio per tutti – Quello della parità di accesso, per tutti gli studenti, alle stesse opportunità di formazione – a prescindere dal luogo di residenza o dal contesto sociale di provenienza – è un argomento che forse preoccupa più gli addetti ai lavori che i ragazzi. Solamente il 5.9% lo avverte come prioritario. E questo è un ulteriore problema: i dati sull’abbandono e sulla dispersione scolastica parlano chiaro.

Riparare i danni prodotti dalla Dad. Non possiamo negare che la Didattica a distanza abbia portato con sé nuove criticità, legate sia all’arretratezza digitale di cui soffrono ancora troppe famiglie sia alla difficoltà di andare avanti con i programmi ‘da remoto’. Ma, considerando che solo il 5.7% chiede al neo ministro di concentrarsi sul recupero degli apprendimenti, possiamo dire che nella stragrande maggioranza dei casi la Dad non sia stata percepita come un problema.

Classi meno affollate – Quello delle ‘classi pollaio’ è un dossier aperto sul tavolo di ogni ministro dell’Istruzione e che torna in auge a ogni inizio d’anno scolastico. Durante la pandemia, poi, è stato ulteriormente accentuato dal fatto di dover attuare il distanziamento nelle aule. Ma gli studenti, pur avendolo ben presente, non lo fanno rientrare tra le cose più urgenti da risolvere: appena il 4% lo mette in cima alla lista.

DOPO LA MATURITÀ L’annuncio dell’ennesima chiusura degli istituti scolastici campani arriva pochi giorni dopo la comunicazione, da parte del MI (Ministero dell’istruzione), della data degli esami di maturità che quest’anno è il 16 giugno e, per il secondo anno consecutivo, è prevista una commissione interna ed un’unica prova orale che partirà con la discussione di un elaborato. Nell’era pandemica, l’importante tappa dell’esame di maturità che dovrebbe rappresentare un prezioso momento di crescita formativa, sembra essere soltanto una pura formalità. Lo rileva un sondaggio condotto da studenti.it su un campione di 30 mila giovani che sembrano avere, nonostante questo momento storico caratterizzato da incertezze, le idee chiare sul proprio futuro dopo la maturità e per moltissimi non sarà in Italia. Il 65% dei partecipanti al sondaggio ha intenzione di proseguire gli studi e iscriversi all’università. Di questi, il 14% ha intenzione di frequentare un ateneo in un paese straniero, mentre il 51% rimarrà in Italia. Il 12% invece cercherà subito un lavoro in Italia, mentre il 9% lo farà all’estero. Il restante 14% non lo sa ancora. In totale sono il 23% i ragazzi che, dopo la maturità, per studiare o lavorare, pensano di trasferirsi all’estero. Solo il 18% degli intervistati pensa che l’Italia possa offrire delle opportunità ai più giovani mentre il 48% è dell’idea opposta: il nostro non è un paese per giovani. Il restante 34% non ha un’opinione su questo. Pensando al proprio futuro, il 33% dichiara a Studenti.it che si vede con una vita in Italia, mentre il 35% si immagina in un altro paese; il restante 32% non ha ancora un’idea di cosa farà. Al primo posto c’è la soddisfazione personale. Per il 44% dei ragazzi la cosa più importante è “riuscire a fare nella vita qualcosa che mi soddisfi davvero”. Poco più in basso, con il 38% delle preferenze, c’è “la salute”. Segue, ma molto più in basso, “un lavoro che mi faccia guadagnare tanto” con il 10% delle preferenze. “Prendere buoni voti a scuola” è una priorità per l’8% degli intervistati.

A cura di Vania Cuomo

Avatar

Scritto da Redazione