Global Strike, il diritto di avere un futuro

Cortei in oltre 2.000 città e oltre 100 nazioni coinvolte, di cui l’Italia, con 235 raduni organizzati, è risultato il Paese più attivo, prima di Francia (216), Germania (199), Stati Uniti (168), Svezia (129) e Gran Bretagna (111). Questi i numeri che renderanno il 15 marzo 2019, primo sciopero globale sull’ambiente, una giornata storica per la lotta per la difesa dell’ambiente. Folle oceaniche hanno invaso le strade per chiedere, al grido di “There is no Planet B” (non c’è un pianeta B), che la questione dei cambiamenti climatici non sia più sottovalutata ma, anzi, messa al primo posto nell’agenda dei maggiori leader mondiali. Non è stata la solita manifestazione. L’elemento sincero e innovativo è apparso evidente. In Italia, per la prima volta dopo anni, nei cortei non c’erano bandiere e sigle di partiti o gruppi autoreferenziali, ma tantissimi cartelli, semplici, intrisi di colori, di contenuti e di speranza in difesa del pianeta, portati da adulti e bambini, uniti per pretendere attenzione ad un tema che troppo spesso è stato rimandato. L’ecologismo non può più essere frainteso come un sentimento circoscritto a poche minoranze sensibili o, peggio ancora, come piccolo spazio da occupare nel panorama politico, ma diventare valore comune. Nei volti di chi è sceso in piazza c’era rabbia, voglia di essere ascoltati, voglia di dare una scossa. C’era entusiasmo, c’erano sorrisi e soprattutto c’era speranza. La speranza che stavolta si faccia sul serio, la speranza che stavolta chi di dovere la smetta di giocare sulla nostra pelle.

GRETA E IL FRIDAYS FOR FUTURE – È con Greta Thunberg, ragazzina svedese di 15 anni che da tempo ha deciso di impegnarsi per difendere il pianeta, che è nato il movimento #FridaysforFuture: la giovane ha infatti da tempo iniziato uno sciopero a scuola, ogni venerdì, per chiedere al governo svedese, e agli altri stati, di adottare misure concrete per i cambiamenti climatici. Ha fatto sentire la sua voce, lo scorso 4 dicembre 2018, al vertice Cop 24, la Conferenza Mondiale sul Clima alla quale hanno partecipato 196 governi al fine di trovare un’intesa per rendere effettivi gli Accordi di Parigi del 2015. “Il mio nome è Greta Thunberg, ho 15 anni e vengo dalla Svezia. Molti pensano che la Svezia sia un piccolo paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo volessimo veramente”. Queste le parole con le quali si è presentata, per poi rivolgersi ai Governi: “Voi dite di amare i vostri figli ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi. Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sottoterra e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Voi non avete più scuse – ha concluso – e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alla gente”.

Parole forti che hanno scatenato un effetto domino globale, una potente risposta da parte di milioni di studenti che la stessa Greta, ora proposta per il Nobel per la pace, probabilmente non si sarebbe mai aspettata.

COSA È STATO FATTO E QUANTO ANCORA C’È DA FARE – A livello europeo si è scelto di destinare, nella programmazione 2014-2020, 162 miliardi di euro per clima e ambiente: 114 miliardi stanziati tramite il budget dell’Unione e 48 miliardi cofinanziati dagli Stati membri. L’Italia, principale beneficiario di queste risorse (19 miliardi di euro a disposizione) ha speso fino ad ora poco più di 5,2 miliardi (il 28% del totale) e pare che conti il maggior numero di procedure di infrazione europee per violazione di norme ambientali (17 su un totale di 72). Sebbene i dati poco incoraggianti, bisogna in ogni caso constatare che anche nel nostro Paese esistano progetti molto interessanti. A Montieri (Toscana), per esempio, è stato realizzato un impianto geotermico a emissioni zero, che trasporta il vapore utilizzandolo per il riscaldamento e l’acqua calda, a beneficio dell’ambiente e dei consumatori. Anche dal punto di vista della cooperazione territoriale, l’Italia fa parte di un importante progetto (STREFOWA) contro lo spreco alimentare e l’utilizzo intelligente degli scarti, insieme ad altri partner di sei paesi. Ma non basta. Appare assolutamente necessario per il nostro paese investire un numero decisamente maggiore di risorse in ricerca e innovazione. Come ha fatto, peraltro, il Miur con il bando Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale finanziato con i fondi europei. Uno dei progetti ad elevato contenuto tecnologico finanziati, ComESto, si basa sull’utilizzo distribuito e capillare delle fonti rinnovabili.

Timidi segnali che fanno sperare ma che ora, più che mai, devono portare ad azioni significative per invertire concretamente la rotta che fino ad ora ci ha portato verso condizioni disastrose, alle quali bisogna porre rimedio con convinzione, facendo l’interesse di tutti e non di “pochi eletti”.

NON SOLO UNA “SFILATA” PER L’AMBIENTE – Scendere in piazza e pretendere risposte da chi è ai vertici è stato un evento rivoluzionario che ha reso evidente quanto ognuno di noi senta forte la voglia di cambiamento. Un evento che deve essere solo un punto di partenza. Se è necessario indirizzare in modo preciso la protesta verso i governi, a cominciare da quelli dei Paesi che negano il cambiamento climatico e non rispettano gli accordi internazionali già sottoscritti, va affiancato anche un cambiamento di abitudini e convinzioni nella quotidianità di ognuno di noi, ogni giorno dell’anno.

La sfida per la tutela dell’ambiente sarà vinta quando tutti accetteranno l’idea che possono dare il proprio contributo con piccoli gesti. Come? Ecco alcuni esempi:

1) Quando possibile, evitare l’uso dell’auto utilizzando i mezzi pubblici o le biciclette.

2) Ridurre il consumo di carne rossa, la cui produzione immette nell’atmosfera quantità di CO₂ fino a 40 volte superiori di quelle prodotte da cereali e verdure.

3) Ridurre il consumo di latticini. Per tenere in vita una mucca da latte ci vogliono infatti grandi quantità di acqua e mangime. Le mucche, inoltre, contribuiscono per il 28% alle emissioni di metano correlate all’attività umana.

4) Diminuire il consumo di carta, la cui industria reca grandi danni all’ambiente e spreca molta acqua.

5) Usare bottiglie riutilizzabili e contenitori per il pranzo lavabili, per diminuire la produzione di plastica, e munirci di buste per la spesa riutilizzabili. Queste infatti rappresentano la causa maggiore dei danni irreparabili alla fauna marina.

6) Evitare lo spreco di acqua. Entro il 2050, 5 miliardi di persone del mondo potrebbero sperimentare carenze di un bene assolutamente prezioso.

7) Differenziare il più possibile la spazzatura che produciamo.

Semplici azioni che, se moltiplicate e nell’ambito di un nuovo sistema che ripensi al concetto stesso di “sviluppo”, potrebbero davvero fare la differenza. Insomma, “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

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“AMBIENTE, UN’EMERGENZA FLEGREA”

GUARDA il video a cura della redazione sulle cirticità ambientali a Licola, Cuma e sul litorale domitio-flegreo.

Martina Iacuaniello

Scritto da Martina Iacuaniello


Classe 1990. Vive tra Roma e Napoli, ed è da sempre appassionata di arte, letteratura e politiche culturali. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'università Suor Orsola Benincasa di Napoli, è attualmente iscritta alla magistrale in Storia dell'arte alla Sapienza di Roma.