ENTE PARCO dei CAMPI FLEGREI / Restano le difficoltà: organico insufficiente ed incognita sulla sede

Z6A0172Il Parco Regionale dei Campi Flegrei cerca casa. L’ente, che raccoglie i Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e parte di Napoli, e che dovrebbe essere l’anticamera di un integrazione territoriale che oggi può chiamarsi “Città Flegrea”o “Biodistretto flegreo”, è ancora allo sbaraglio. La nomina di un Commissario, l’architetto Gennaro Carotenuto, (LEGGI L’INTERVISTA)avvenuta dopo tre anni di assenza di un presidente e di un responsabile amministrativo, non basta a strappare l’Ente dalla sua crisi. I debiti accumulatisi stanno mano a mano sparendo, ma ciò che manca è la sinergia istituzionale.

L’attuale sede del Parco si trova in via Bellavista, in uno stabile della proprietà della Soprintendenza al quale si può accedere solo su appuntamento per l’assenza del citofono. La ricerca di una sede più funzionale ed idonea ad un luogo di lavoro è tra i capisaldi dell’attuale gestione. I Comuni di Pozzuoli e di Bacoli si stanno muovendo, ognuno con le proprie proposte, per mettere a disposizione del Parco dei locali comunali da adibire a sede, che dovrebbe avere almeno 4-5 stanze. «Oltre alle risorse strumentali – racconta l’archietto Carotenuto – mancano anche quelle umane». I Parchi Regionali dipendono dalla Regionale Campania, e non possono assumere personale, ma devono riceverlo dalla Regione stessa. Il numero di impiegati è salito da 3 a 6 in pochi mesi. «Secondo una delibera dell’Ente Parco, approvata negli anni passati – spiega l’architetto Carotenuto – il Parco ha bisogno di 30 dipendenti per lavorare a pieno regime».

I numeri parlano chiaro: l’organico è oltremodo insufficiente ed anche sottoutilizzato, visto che alcuni impiegati sono distaccati dalla Regione e dedicano al Parco solo due giorni alla settimana. A ciò si aggiunge l’assenza di personale in grado di ricoprire ruoli di responsabilità tecnica e amministrativa, tutt’ora a carico del Commissario. La Regione sembra essere sorda a tali problemi. Il Governo Caldoro ha snobbato il Parco Regionale dei Campi Flegrei per 3 anni, privandolo di identità giuridica ed amministrativa, mentre quello di De Luca non ha ancora concretizzato gli impegni sulle tematiche ambientali.

Nel frattempo non mancano obbiettivi positivi, primo fa tutti il recupero della candidatura dei Campi Flegrei come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Un riconoscimento meritato, ma impossibile da ottenere se non si mette il Parco nelle condizioni di chiederlo e riceverlo. “Arrangiatevi”, questo è il significato che assume il silenzio.

Stefano Erbaggio

Scritto da Stefano Erbaggio


Nato nell' 88 e cittadino puteolano. Studente di Scienze Naturali, dal 2010 collabora con L'Iniziativa, occupandosi di ambiente e sviluppo sostenibile. Giornalista Pubblicista, ha collaborato con "La Nuova Ecologia", "Terra", "Cronaca Flegrea" ed "Il Roma". Volontario di Legambiente, integra l'amore per la natura con la difesa e la conoscenza del territorio. Dal 2012 è Guida naturalistica AIGAE, attivo specialmente nei Campi Flegrei e collaborando con numerose scuole del territorio.