EMERGENZA INCENDI/ Occhi aperti contro le speculazioni

Il rituale degli incendi, quest’anno è cominciato molto presto nell’area flegrea e con una certa consistenza, tale da non sottovalutare la problematica né per entità, né tantomeno per peculiarità. La stagione del fuoco non è partita dal Monte Nuovo o dal Monte Sant’Angelo, bersagli più consueti di incendi dolosi. Il primo campanello d’allarme è scattato con l’incendio del 12 giugno scorso, quando ad andare in cenere sono stati diversi ettari della collina di Capo Miseno, a pochi metri da diverse abitazioni. Poi a distanza di sei giorni è seguita l’emergenza fuoco nella zona di Licola Mare dove, complice anche il vento forte che ha propagato il raggio d’azione delle lingue di fuoco, è stato lambito anche un campeggio, che ha riportato qualche danno. Ad incendiarsi la sterpaglia e la vegetazione mediterranea di un’area che lo ricordiamo comprende la foresta di Cuma, una riserva di biodiversità e di storia, attualmente ancora fuori dai circuiti di turismo naturalistico, che poteva essere inghiottita dalle fiamme. A finire nel mirino del fuoco anche Bacoli, dove sono andate distrutte sterpaglie e canneti. Nello stesso giorno di domenica 18 giugno è stata la volta di Monterusciello, dove le fiamme, di origine dichiaratamente dolosa, hanno avuto origine da un terreno incolto per poi estendersi anche nei pressi delle abitazioni, tanto da causare l’evacuazione per diverse ore di circa 100 famiglie.

ETTARI IN FUMO – A fuoco tanti ettari di terreno, che non sono né dimenticati né abbandonati, ma al centro di progetti di rilancio e rigenerazione già finanziati. Ultimo in ordine di tempo un incendio a Monte di Procida sul promontorio di Torregaveta. Il rogo, favorito dalle raffiche di vento, ha inenerito nella giornata di martedì 20 giugno, una fetta della macchia mediterranea estesa sul promontorio. Incendi divampati dunque in luoghi e tempi diversi, sui quali sono in corso i necessari accertamenti per accertarne l’origine e le responsabilità, ma comunque siti di importanza strategica per investimenti, per lo sviluppo del turismo naturalistico dell’area flegrea, siti dal valore attrattivo, storico e artistico inestimabile.

LA GENESI DEI ROGHI – Se la prevenzione e la battaglia contro l’incuria umana sono imprescindibili per arginare eventi del genere, che, puntuali come un orologio, si ripetono ogni estate, urge interrogarsi anche su dinamiche ulteriori, che possono essere ipotizzate alla luce dei dati a disposizione. Prima di tutto la modalità anomala con cui tali incendi si sviluppano, ad altissima velocità, in maniera improvvisa e devastante o comunque connotando un certo ritardo di intervento e d’azione per il ripristino della normalità. Interventi insomma che danno più l’impressione di “contenere” o “gestire” un incendio, anziché spegnerlo sul nascere. Sugli incendi boschivi, specie nel nostro territorio, andrebbe condotta un’operazione verità per capire fino a che punto le colpe sono dell’uomo, alimentate dalle deficienze e dalle contraddizioni di un sistema che sembra essersi avvitato. Si auspica che le indagini delle autorità forniscano risposte concrete al possibile nesso tra durata, entità degli interventi e gestione contrattuale dei dipendenti pubblici preposti. Ricordiamo che talvolta si tratta di personale stagionale del servizio antincendio della Regione Campania, assunto esclusivamente per svolgere la funzione di contrasto agli incendi boschivi nel periodo estivo.

I TIMORI – Per adesso, possiamo limitarci ad osservare i danni che il fuoco provoca ogni anno con aree boschive, pinete, macchia mediterranea e lecceto carbonizzati. Il contrasto tra la vita e la morte si vede anche da lontano, in un area che dovrebbe essere simbolo della tutela della biodiversità e della natura. Ogni fazzoletto di terra bruciato su un oasi naturalistica è un danno enorme, difficile da recuperare in tempi brevi, deleterio sul piano ambientale e su quello della valorizzazione e dello sviluppo del territorio, con tutto l’indotto in termini naturalistici e lavorativi che ne deriva. E’d’uopo anche un’ulteriore considerazione: negli ultimi anni tra incendi ed edilizia si è creato un legame. Se infatti con una vegetazione intatta allargare o costruire nuove abitazioni risulta pressoché impossibile senza il placet del corpo forestale, che ne autorizza l’abbattimento della vegetazione preesistente, incendiando l’area in aree al di fuori della definizione “boschiva”, può illudere qualcuno di aggirare l’ostacolo.

TENERE ALTA LA GUARDIA – Se un’altra stagione sarà “bruciata” per creare le basi di un polo naturalistico nei Campi Flegrei è necessario puntare i riflettori sul fenomeno anche dopo che saranno spenti gli incendi. Se esiste una vera e propria regia criminale dev’essere combattuta con interventi mirati e funzionali, che passano per una legislazione ad hoc e magari attraverso l’ausilio più capillare della videosorveglianza. Importante, in questa direzione, è il censimento delle aree attraversate dagli incendi. La ricognizione, effettuata con i dati del Corpo Forestale dello Stato, è fondamentale anche sotto l’aspetto del contrasto all’abusivismo edilizio, per contrastare una possibile operazione apripista per qualche attento speculatore. Non è, in conclusione, certamente da tralasciare, un’operazione di sensibilizzazione nei confronti dell’intera cittadinanza e una presa di coscienza diffusa contro la storia ormai poco credibile della rituale e ciclica “autocombustione”.

Scritto da Valentina Soria


Mi chiamo Valentina Soria, sono giornalista pubblicista, laureata alla magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Mi interesso di comunicazione a 360°, dal giornalismo al copy writing alla cura di uffici stampa. Amo la mia terra flegrea e credo nell’importanza di dare “voce” alle piccole e grandi criticità del territorio con coraggio ed onestà.