Diari dal Salone 2 / Voci e testimonianze dal salone internazionale del gusto

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FOTO DI MARINA SGAMATO

Salone internazionale del gusto, il viaggio continua.

Ore 7 del mattino di Mercoledì 23 Ottobre. In pullman, si parte da Casello Cherasco alla volta di Torino. Arrivo al Lingotto. Siamo nel padiglione cuore di Terra Madre, colorato e chiassosamente armonico, che ci fa sentire una piccolissima parte del tutto. Girovaghiamo tra aree conferenze, stand, lezioni in procinto di iniziare. Un attimo e la sensazione che si ha è di appartenere a quell’immenso tutto. Sensazione che diviene ancora più forte, quando ci si ritrova, letteralmente, a bordo dell’Arca del Gusto. Su di essa, disposti in scaffali, i prodotti, frutto della sapienza e della conoscenza di donne ed uomini, provenienti da ogni parte del mondo. Prodotti nati grazie alle tecniche messe a punto da generazioni di contadini ed artigiani. Su questa, non sale tutto l’esistente, ma i prodotti più interessanti, per gusto, storia e tradizione e con un forte legame con il territorio. Su di essa, domani, salirà anche la Cicerchia dei Campi Flegrei, portata dalla relativa condotta. Fuori dall’Arca, letteralmente si scambiano semi. Paesi africani chiedono agli europei di dare un pugnetto dei loro semi e viceversa.

Altro percorso. Al padiglione 3, lo stand di Slow Food Campania è in allestimento. Intorno, ci sono i Presidi. Tra questi, il Cece di Cicerale, il Conciato Romano ed il Broccolo Aprilatico di Paternopoli.

Il responsabile del Cece di Cicerale ci spiega che essere Presidio è “una filosofia di vita. La scelta è quella di coltivare prodotti particolari ed in via d’estinzione. Questa è una varietà coltivata nella nostra zona già dal 1200. A portarlo sono stati i romani. Noi non abbiamo fatto altro che recuperare e proteggere una varietà locale che stava scomparendo. Si tratta di un arricchimento culturale, prima ancora che un valore aggiunto economico. Importante è sottolineare questo”. Mentre parla, mostra lo stemma del Comune di provenienza. Lo fa con soddisfazione.

Manuel Lombardi, amico e produttore del Conciato Romano, ci accoglie con il suo solito bel sorriso. Conosciamo sua mamma Liliana, stesso sorriso, che è intenta a far degustare il prodotto del lavoro dell’intera famiglia a dei curiosi. Per lui, essere un Presidio Slow Food significa “preservare la tradizione. Tutelarla. Contaminare la Campania con i principi del Buono, Pulito e Giusto! Presidio è, sul territorio, far conoscere e preservare un paesaggio, la natura incontaminata, un modo di vivere sostenibile. Quindi, il prodotto diviene un biglietto da visita, ma anche un traino per un turismo enogastronomico di qualità”.

Per il giovane responsabile del Broccolo Aprilatico di Paternopoli, essere un Presidio significa “visibilità, per tutte quelle attività che producono eccellenza e che sarebbero andate incontro all’estinzione. Il Presidio tutela da questo punto di vista. Il broccolo di Paternopoli lo è da 2 anni. Tramite un processo di trasformazione al naturale, siamo riusciti a dare una mano ai produttori, offrendo agli acquirenti un prodotto di qualità. Penso che il vero vantaggio sia la visibilità, non solo sul territorio regionale, ma anche nazionale ed internazionale”. Con lui, la chiacchierata termina con la degustazione. Il sapore di questo broccoli su un poco di pane non è descrivibile. Bisogna degustare!

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Scritto da Gemma Russo


Gemma Russo nasce a Pozzuoli, città in cui vive. Giornalista pubblicista, da sempre collabora con L'Iniziativa-Voce flegrea, ma anche per Il Roma, Luciano Pignataro Wine Blog e Slow Wine. È responsabile della comunicazione per la Pro Loco Pozzuoli e per Slow Food Campi Flegrei. Nel 2013, partecipa alla raccolta Moderne Cantastorie con un saggio breve. Nel 2015, è coordinatrice per la Campania e la Basilicata alla guida cartacea Fare la Spesa con Slow Food. Dal 2016, recensisce per Osterie d'Italia. Nel 2017, scrive e pubblica Storie dal Rione Terra, raccolta frutto di un anno di impegno al Percorso Archeologico del Rione Terra di Pozzuoli. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita ad una pubblicazione con storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici.