APPROFONDIMENTO/ L’Italia, oltre la retorica delle migrazioni

Nel tempo delle informazioni urlate e banalizzate, appare necessario scrivere ancora una volta di un fenomeno millenario e radicato nella storia dell’umanità. Un fenomeno complesso e antico, proprio come la strategia, adottata sin da quando ne abbiamo traccia, di costruire un nucleo identitario forte che individui un nemico esterno da combattere e da additare come causa primigenia di tutti i mali della società. Perché quello che minaccia viene da fuori – pare dire la strategia di difesa – ad aggredire il nostro noi interno, puro, casto, immune da problemi endogeni. Ma è davvero così?

Proviamo a spiegarci, con un’analisi e riflessione alla luce dei fatti, a partire da una forma di informazione più profonda e complessa, così come è la realtà che ci circonda. I motti urlati sono più facili da ripetere ed applicare, ma non sono una soluzione credibile sul lungo periodo per una convivenza pacifica e, prima o dopo, dovremo attrezzarci per questo. Cerchiamo di allargare il nostro orizzonte, perché l’Italia è in Europa, e l’Europa nel mondo. Vediamo alcune delle affermazioni più diffuse sulle migrazioni, e analizziamole una ad una.

– Le migrazioni nel mondo sono in aumento: Sì.

Secondo il Rapporto Immigrazione 2017-2018 della Caritas-Migrantes, al termine del 2017, sono 257,7 milioni le persone che vivono in un Paese diverso da quello di origine, con un aumento del 49% nell’arco degli ultimi 7 anni. Le migrazioni sono in aumento, dovunque. Perché? Perché aumentano le tecnologie ed infrastrutture che permettono una maggiore mobilità. Perché le guerre continuano, perché il clima sta cambiando, perché tutti aspiriamo ad una vita in condizioni migliori per noi stessi e la nostra famiglia.

– L’Europa ospita il maggior numero di migranti: NO.

È sempre il Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes ad informarci che il continente che accoglie il maggior numero di migranti è l’Asia, con il 30,9% dei migranti nel mondo. Segue l’Europa (30,2%), America del Nord (22,4%), Africa (9,6%), America Latina (3,7%) e Oceania (3,3%).

– L’Italia ospita il maggior numero di migranti in Europa: ancora una volta, NO.

Dati di Fondazione Ismu alla mano, l’Italia, su 60 milioni e 494 mila abitanti, conta circa 6 milioni di stranieri immigrati. Eccola, l’invasione. Di questi, il 90% gode di regolare permesso di soggiorno. Se pensiamo che le persone di origine italiana nel mondo siano circa 60 milioni (dati Fondazione Ismu 2018), forse dovremmo ripensare al concetto di invasione. La Germania è il Paese europeo che ospita il maggior numero di migranti, circa il doppio dell’Italia, 12 milioni, su un totale della popolazione di 82 milioni circa (stime ONU, gennaio 2019).

– In Italia aumenta il numero di cittadini stranieri: NO.

L’incremento dei cittadini stranieri è sempre più ridotto: ad aumentare sono le cittadinanze acquisite, con un innalzamento del numero delle cosiddette seconde generazioni, ossia di ragazzi e ragazze nati da genitori non italiani in Italia e che, dopo il diciottesimo anno d’età, richiedono di ottenere la cittadinanza del Paese in cui sono nati e cresciuti. In Italia, nel solo 2017, sono state 224mila le persone che hanno ottenuto la cittadinanza in questo modo. Questo dato si riflette anche nei numeri riferiti dal Rapporto MIUR (2018), laddove segnala che, nell’anno scolastico 2016/17, gli alunni con cittadinanza non italiana sono circa 826mila, più del 9% della popolazione scolastica nazionale. In aumento anche i matrimoni in cui uno dei due coniugi è straniero: secondo l’Istat, si tratta di più di 25mila matrimoni tra quelli celebrati nel 2016. Ad aumentare, è il cosiddetto “meticciato”, frutto di una società che si contamina e che, in maniera sana, favorisce lo scambio di conoscenze in maniera pacifica.

I numeri ci raccontano un’Italia che va oltre la narrazione mediatica del Paese invaso, ci mostrano la realtà dell’incontro tra culture. Non crediamo alla favola dell’assedio degli stranieri che vengono da fuori a minare la nostra “italianità”. Crediamo sia più facile fabbricare stereotipi e pregiudizi, un po’ artefatti, un po’ gonfiati, ma semplici da capire e comunicare, contro cui proclamare soluzioni da schiocco di dita e motti di immediata comprensione. Ma i proclami non servono a nulla, se il nemico da combattere, quello che mina la sicurezza del Paese, non viene da fuori, non è una minaccia e, in definitiva, non esiste così come vogliono farci credere.

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Scritto da Laura Longo


Laura Longo, nata a Napoli il 04/03/1987. Laureata in Comunicazione pubblica, sociale e politica alla "Federico II" di Napoli, nel 2011. Vivo a Pozzuoli e qui collaboro con diverse realtà associative. Mi piace scrivere di società ed attualità. Seguire eventi culturali in città ed apprezzarne, ogni giorno, le bellezze inaspettate. Non mi piace l'inciviltà, il rumore, l'arroganza.