5G, i dubbi e rischi sulla salute causati da questa nuova tecnologia

CITTADINI DI QUARTO IN RIVOLTA – Al grido di “Quarto ribellati” e “non siamo cavie”, i cittadini di Quarto, si sono dati appuntamento oggi, sabato 25 gennaio alle ore 15 nel Piazzale Europa, per la giornata mondiale STOP 5G che coinvolge ben 29 paesi del mondo. “Quarto fa parte della Terra dei Fuochi e la percentuale di malattie oncologiche è impressionante”, si legge nel Comunicato del Comitato a difesa della Salute e dell’Ambiente che continua “non vogliamo le antenne 5G fino a quando non ci diranno chiaramente che non fanno male alla salute”. Al Sindaco, Antonio Sabino, chiedono di firmare “immediatamente la moratoria per la sospensione delle antenne 5G e l’immediato smontaggio delle antenne” già installate in via Cocci e in via Dante Alighieri, oppure di dimettersi perché “non in grado di tutelare la salute dei suoi cittadini”.

IL 5G: LA TECNOLOGIA DEL “TUTTO CONNESSO” – Ultraveloce, iperconnesso, super potente, viaggia a modalità wireless, è la “5th Generation“, ovvero la quinta generazione di rete mobile, nonché piattaforma dell’ ”Internet of things” (IoT o Internet delle cose), che permetterà l’interconnessione, 24 ore su 24, tra oggetti, utenti e rete.

Ogni cosa sarà connessa (es. elettrodomestici, automobili, semafori, orologi etc) e gestita da remoto attraverso le antenne (una ogni 100/200 m.) e le onde millimetriche, onde radio tra i 30 e i 300 GHz, il più alto spettro di frequenza mai adoperato prima d’ora. Saremo investiti da uno “tsunami di radiofrequenze” che colpirà l’uomo, gli animali e l’ambiente: “il problema ambientale non è solo nei cambiamenti climatici, fracking e materie plastiche negli oceani, ma anche nell’invasione sconsiderata d’elettrosmog programmata contro natura nel nome di un finto progresso”, afferma Maurizio Martucci, portavoce italiano del comitato Stop 5G.

E LE POSIZIONI “SCONNESSE”: I SOSTENITORI E CONTRARI – E oggetto di studio e di dibattito, tra i sostenitori del 5G ed i contrari a questa rivoluzionaria tecnologia, sono proprio le onde millimetriche, classificate dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel “Gruppo 2B”, ovvero come “potenzialmente cancerogene” per l’uomo.

A tranquillizzare gli animi è il report dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità), pubblicato lo scorso agosto, dal titolo “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche” secondo cui “l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale” e sottolinea che “nell’insieme gli studi sperimentali su animali non mostrano evidenza di effetti cancerogeni dell’esposizione a RF, né effetti di promozione della cancerogenesi dovuta ad altri agenti chimici o fisici”.

Immediata la risposta dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente che invita l’ISS a ritirare il report perché “inadeguato a garantire al meglio la salute pubblica” e chiede una “moratoria per l’esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale”.

A smentire il rapporto dell’ISS soprattutto lo studio del NTP (National Toxological Program), condotto su animali da laboratorio esposti su frequenze utilizzate dal 2G e dal 3G, che ha stabilito la “clear evidence” (chiara evidenza) della correlazione tra l’esposizione alla radiofrequenza e l’insorgenza di neoplasie.

E ancora, il Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna conferma la pericolosità dell’esposizione alle onde elettromagnetiche che saranno maggiori di quelle già esistenti: “nessuna persona, nessun animale e nessuna pianta sulla Terra sarà in grado di evitare l’esposizione” ed aggiunge che gli “studi epidemiologici hanno evidenziato un aumento di tumori delle cellule di Schwann (neurinomi) e del cervello nei forti utilizzatori di telefoni cellulari”.

Durissima la posizione del CODACONS, che vede nell’ISS un “valido alleato” delle multinazionali delle tlc (telecomunicazioni). Entro il 2026, il giro d’affari legato alla tecnologia del 5G è stimato intorno ai 1307 miliardi di dollari (ilsole24ore). L’associazione chiede agli 8.000 sindaci italiani di “attivarsi per garantire la salute della popolazione e vitare qualsiasi sperimentazione e struttura legata al 5G” ed invoca il “principio di precauzione che pone come interesse primario la tutela della popolazione”.

La potenziale pericolosità di una tecnologia ancora agli albori è sufficiente per applicare il “principio della cautela” e per investire in nuove ed approfondite ricerche scientifiche, al fine di realizzare realmente quel Progresso il cui scopo è migliorare la qualità della vita dell’uomo e del Pianeta che lo ospita.

A cura di Vania Cuomo

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Scritto da Redazione