Sanità commissariata, la Regione Campania è sotto scacco dei LEA

Dopo il pareggio di bilancio e la tanto agognata sufficienza per i LEA (con un punteggio di 167 su 225 per l’anno 2018), Il Governatore e Commissario alla Sanità della Campania, Vincenzo De Luca, incalza per l’uscita della Regione dal commissariamento, giunto ormai al decimo anno. Dai microfoni di crc, tuona di: “chiudere il commissariamento entro il 2019, altrimenti faremo la guerra e ci difenderemo in tutte le sedi”. Dall’ordine dei Medici di Napoli, la replica del Ministro della Salute Roberto Speranza che, lo scorso 25 ottobre, dichiara: “Mi pare che i risultati degli ultimi mesi siano confortanti, l’auspicio è che tutto possa presto risolversi in maniera positiva“.

A frenare gli entusiasmi potrebbero essere anche gli allarmanti risultati del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria (sperimentato nel 2019 e riferito all’anno 2016), in vigore dal 1Gennaio 2020 (G.U. del 14 giugno 2019). Se confermati, il NSG inserirà nuovamente la Campania nella black list delle regioni inadempienti in termini di assistenza sanitaria.

MA CHE COSA SONO I LEA? – Correva l’anno 2009 quando, la regione Campania, guidata da Antonio Bassolino, veniva commissariata perché con i conti non in regola e con l’ennesima insufficienza per i LEA e, in quanto inadempiente, non otteneva la “quota premiale” pari al 3% del FSN (fondo sanitario nazionale), trend confermato fino al 2017.

Introdotti nel 1992 (d.lgs 30/12/92 n. 505), definiti nel 2001 (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001), riformati nel 2017 (G.U. n. 56 del 18/3/2017 Suppl. Ord. n. 15), i LEA “definiscono i livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, attraverso la gratuità o dietro il pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte con la fiscalità generale (tasse)”.

A garantire “l’effettiva erogazione e l’uniformità sul territorio” è il Comitato LEA (istituito nel 2005, composto da rappresentanti dei Ministeri e delle Regioni, in carica per 3 anni) che attraverso un questionario, detto “griglia LEA”, valuta il raggiungimento degli adempimenti sanitari in tre aree: prevenzione, assistenza ospedaliera e assistenza territoriale, con un punteggio che va da 160 a 225.

Bocciato ogni anno, il nostro SSR (Sistema Sanitario Regionale) risulterebbe incapace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. E’ quanto emerge dai punteggi raggiunti negli ultimi 5 anni: nel 2017, è di 153; nel 2016, 124; nel 2015 raggiunge il minimo storico con 106; nel 2014, 137; nel 2013, 136 e nel lontano 2012, 133. Prevenzione e assistenza distrettuale sono le aree che registrano le maggiori criticità, dato confermato anche dal Nuovo Sistema di Garanzia, che descrive un SSN fortemente iniquo e frammentato.

LE NOVITA’ (O FORSE NO) – Solo 9 su 21 le regioni che garantirebbero i livelli essenziali di assistenza: Piemonte, Veneto, Trentino, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria (negli anni sperimentati 2016/2017) secondo il Nuovo Sistema di Garanzia che si basa su un’indagine più “chirurgica” ed oggettiva, rispetto ai LEA sostituiti dal prossimo anno. Le aree prese in esame restano le tre di cui spora, tuttavia aumentano, da 33 ad 88, gli indicatori di monitoraggio: ogni area è suddivisa in sottoinsiemi (chiamati “Core” e non più “griglia LEA”): 6 assegnati alla prevenzione; 8 alla distrettuale e 7 a quella ospedaliera. Il punteggio da raggiungere dalle regioni per superare l’esame di qualità, appropriatezza e uniformità delle cure, cui il cittadino ha diritto, deve essere pari o superiore a 60 su 100.

Anche col Nuovo Sistema di Garanzia: Nihil novum sub sole.

Vania Cuomo

Scritto da Redazione