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una bomba ecologica


Approfondimento:

Cuma, il patrimonio geologico e l'inquinamento degli uomini

Cuma, uno dei maggiori siti geologici dei Campi Flegrei, posto nel mezzo tra le località di Licola e Fusaro, ospita dalla fine degli anni settanta un impianto di depurazione, con relative disastrose conseguenze dal punto di vista ecologico mal gestite dagli enti campani.
L’ecosistema di Cuma, il cui habitat naturale è ritenuto sito di importanza comunitaria (SIC) e zona di protezione speciale (ZPS), comprende una vasta banda dunare caratterizzata da una vegetazione variegata e non esente da rarità. È presente infatti, tra le specie tipiche della macchia mediterranea (come il cisto, il mirto, il rosmarino e il ginepro), il Giglio Marittimo, pianta diventata rarissima per l’eccessiva raccolta dell’uomo e per il suo habitat sempre meno diffuso. Andando verso l’interno si estende, in un’ampia zona naturalistica dalle strutture ancora in via di realizzazione, la duna fossile ricoperta dalla Silva Gallinara, ovvero un bosco di leccio che sorge su sabbia e terra arida, anch’esso oggi raro. Per quanto riguarda la fauna, molteplici sono le varietà di uccelli che vi trovano riparo, palustri e migratori, incluse talune specie rare quali aironi e cormorani. C’è inoltre la possibilità che una specie al limite d’estinzione, la tartaruga caretta caretta, sia minacciata dall’uso improprio della spiaggia come maneggio. Le acque oramai deturpate, ospitano infine il Canyon di Cuma, una valle sottomarina ricca di alimenti per cetacei.

Il depuratore: una bomba ecologica al servizio di Napoli

Un sito così ricco non solo è parzialmente funzionale allo scarico di fognature (circa dieci tonnellate di liquami al giorno), ma deve subire anche il malfunzionamento dello stesso depuratore, un impianto ormai obsoleto di cui si attende da anni il rinnovamento al fine di risolverne i notevoli danni di impatto ambientale. Le acque fognarie giungono in quantità eccessiva rispetto alle possibilità dell’impianto, in quanto provengono non solo dai Campi Flegrei, ma anche dai Camaldoli e da Giugliano. Addirittura negli ultimi tempi si è aggiunta a questa lista già nutrita il Comune di Bacoli, il quale ha dirottato a Cuma i liquami precedentemente immessi nel Lago Miseno.
Il depuratore di Cuma, sorto all’interno del progetto speciale per il disinquinamento del Golfo di Napoli che prevedeva solo nel napoletano otto aree con impianti di depurazione, si ritrova a quasi trent’anni di distanza a dover ottemperare all’assenza di alcuni di quegli impianti affrontando l’esorbitante impresa con i suoi atavici problemi strutturali tuttora irrisolti.

L'impianto di depurazione dovrebbe produrre, tramite una serie di processi depurativi delle acque fognarie, di tipo biologico e fanghi attivi, un fango stabilizzato ed essiccato utilizzabile in agricoltura come ammendante o, chimicamente trattato, come fertilizzante. La digestione dei fanghi dovrebbe produrre poi un gas biologico (biogas) utilizzabile a parziale copertura del fabbisogno energetico dell'impianto. L'acqua depurata, infine, dovrebbe venir utilizzata per i servizi industriali dell'impianto, per l'innaffiamento del verde ed il lavaggio delle strade. Tutto questo non trova riscontro nella realtà.
Innanzitutto la parte dell'impianto adibita al trattamento dei fanghi è dismessa da anni, sicché quei fanghi che potevano costituire un profitto comportano spese per lo smaltimento. Il non utilizzo dei fanghi implica inoltre che l'energia utile al mantenimento dell'impianto comporti anch'essa ulteriori costi. Dunque quei vantaggi energetici e biologici previsti dall'impianto, sono azzerati per le difficoltà tecniche che comporta la difficile gestione dello stesso, allorquando non sono stati ancora presi provvedimenti per il rinnovamento che esso richiedeva nei quasi trent'anni trascorsi dalla costruzione.
Questi provvedimenti sono tra gli obiettivi della società Hidrogest che, tra il 2003 e il 2006, è riuscita ad ottenere la concessione della gestione dell'impianto di Cuma e di altri quattro impianti del napoletano, e che a due anni di distanza per motivi burocratici non ancora ha iniziato i lavori.
Come se non bastasse, l'impianto non è a norma di legge in quanto lo scarico delle acque dovrebbe avvenire a quattro chilometri dalla costa, mentre, pur di non intaccare le acque delle isole di Ischia e Procida, tale distanza non è rispettata a tutto danno delle acque del litorale di Cuma. Se queste acque venissero prese in esame ci si accorgerebbe dei parametri del tutto sballati rispetto a quelli previsti dalla legge. Si constaterebbe che la temperatura varia dai 3 ai 18 gradi (rispetto all'1 grado consentito); il PH è quasi un punto sopra il limite; le acque sono di un evidente color ocra e l'odore che emanano è causa di molestie; inoltre anche il "saggio di tossicità acuta" ne rivelerebbe le evidenti pessime e illegali condizioni.
I problemi sono tanti e si è lontani dal vederne una soluzione, sicché a Cuma il depuratore "resiste" entro i suoi pesanti limiti funzionali, limiti che attualmente lo rendono una bomba ecologica innescata da anni.




Testi di Antonio Russo
Foto di
Paolo Visone
durata filmato:
2 min e 29 sec.

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