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Pozzuoli, commissioni consiliari permanenti:
duecento riunioni al mese, nessun risultato concreto
di Riccardo Volpe
Quasi venti giorni al mese, una media di tre ore a riunione, per duecento riunioni. Sono i numeri (stratosferici) delle Commissioni consiliari permanenti del comune di Pozzuoli. Nel rispetto delle disposizioni legislative, infatti, le C.c.p. (commissioni consiliari permanenti) dovrebbero esercitare la funzione di indirizzo politico amministrativo nelle materie assegnate alle proprie competenze. In quest'ambito possono concretizzarsi in: pareri su tutte le proposte di deliberazioni, proposte di deliberazioni consiliari, pareri su accordi di programma, indagini conoscitive e risoluzioni. Nel comune di Pozzuoli le Commissioni consiliari permanenti sono dieci, ognuna delle quali si avvale di un segretario, scelto tra i dipendenti del Comune che, a differenza dei componenti e del presidente, prende un compenso forfettario all'anno.
Il presidente e i componenti delle commissioni (tutti consiglieri comunali) prendono circa 50 euro lordi per ogni seduta. Prendiamo atto che ogni commissione è composta da una media di 5 consiglieri e le sedute si tengono quasi 20 volte al mese. L'ammontare della spesa di queste "ampie" discussioni, per le casse comunali, è di circa 50.000 € al mese. Sembra ovvio che, considerata la cifra di spesa pubblica, il cittadino si aspetti dalle commissioni un riscontro concreto, fatto di proposte, di soluzioni ed eventuali controlli e non, come accade a Pozzuoli, un banale conforto alle deliberazioni della Giunta municipale. Visionando, infatti, qualche verbale si nota come la gran parte dei dibattiti sia incentrato su delibere già approvate in Giunta. Sorge spontaneo chiedersi se non sia più utile esprimersi su una delibera "in corso d'opera" e non fare una discussione di 3 ore su una deliberazione già approvata. Quasi tutte le sedute prese in esame hanno il seguente iter: inizio alle 8.30, si approva il verbale della seduta precedente e, citando i verbali, si "esamina la delibera".
A questo punto il segretario che scrive il verbale fa qualche rigo di presentazione del provvedimento in esame, ma non è dato sapere su cosa è incentrata la discussione. Il verbale conclude "dopo un'ampia discussione il presidente chiude la seduta". Eccetto i diretti interessati, ossia i membri della commissione, nessuno sa di che tipo sia stata la discussione, come si è conclusa o quali eventuali provvedimenti si siano presi in merito. Insomma, senza mezzi termini, sembra proprio un modo per accaparrarsi gettoni di presenza. Un argomento che realisticamente riguarda tutti i consiglieri comunali, in maggioranza e in opposizione. Nessuno mai, infatti, si è opposto a questa metodologia che non ha portato mai a qualcosa di concreto.
Andrebbe anche accettata la discussione e le spese del comune se le quasi duecento riunioni al mese delle commissioni portassero ad un'analisi complessa, a proposte di delibera, eventuali emendamenti o suggerimenti da dare in consiglio comunale. A quanto pare, però, si contano sul palmo di una mano i casi in cui le commissioni presentano all'assise del consiglio una semplice proposta. La prova evidente che le Commissioni consiliari siano qualcosa di "dubbioso" è dovuta proprio alle convocazioni. A gennaio, infatti la VII commissione è stata convocata per i giorni 4, 5, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15, 18, 19, 20, 21, 22, 25, 26, 27, 28 e 29. Senza dar conto alle evoluzioni della vita sociale e politica, senza tener conto di dover adempiere ai compiti di un amministratore, ossia quello di governare con proposte e innovazioni una città, la convocazione della VII commissione è avvenuta con una calendarizzazione mensile e con gli stessi punti all'ordine del giorno per tutte le sedute.
La conclusione tragicomica di queste ore di discussioni fantasma ha due risvolti negativi. Il primo è politico: tutto questo accade in un "silenzio assordante", appiattendo di fatto una discussione politica che manca completamente in questo consiglio comunale. Il secondo è pratico: la nullafacenza degli amministratori grava sempre e solo sule tasche dei contribuenti, quando, con gli stessi costi, ci si potrebbe adoperare per qualcosa di veramente utile alla città ed alle famiglie più disagiate. Come direbbe Totò: "…e io pago".
13 Febbraio 2010