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A spasso per la via Domiziana, tentando di capire "Gomorra"
di Antonio Russo De Vivo & Gennaro Di Bonito

La via Domiziana (o via Domitiana) deve la sua denominazione all'imperatore romano Domiziano il quale nel 95 d. C. fece ricostruire in gran parte una strada già presente in epoca repubblicana, strada che, costeggiando il mare, portava da Sinuessa (odierna Mondragone) a Napoli, passando per Literno, Cuma, Baia e Pozzuoli. Essa nasce come diramazione della via Appia, la ben nota regina viarum che collegava Roma a Brindisi.
Non solo in epoca romana, ma anche nelle epoche successive la via Domiziana era frequentata dall'aristocrazia che andava a godersi gli ozi soprattutto nei Regi Lagni, luoghi di caccia molto frequentati, e nei Campi Flegrei, luoghi di piaceri raffinati e sregolati.

Durante il ventennio fascista le zone attraversate dalla via Domiziana si presentavano come ampie distese di terre demaniali in stato di grave degrado. Mussolini inglobò queste terre nel suo ambizioso progetto di "bonifica integrale" che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le regioni, con particolare attenzione al meridione. Fu fondamentale l'attività dell'ente ONC (Opera Nazionale Combattenti), nato durante la prima guerra mondiale con lo scopo di assistere e reinserire i reduci tramite erogazione di mutui e di assicurazioni vantaggiose. Tramite l'ente Mussolini controllò il processo di colonizzazione di questi ed altri territori sottoposti all'opera di bonifica (soprattutto l'Agro Pontino). I reduci delle guerre imperialiste del regime fascista ebbero terre e case, e dal 1945 fu stabilito che queste concessioni dovessero durare 45 anni.

Nel 1990, scadute le concessioni, le Regioni non erano ancora preparate a livello giurisdizionale, e solo dal 1998, cambiato lo statuto regionale, si riuscì ad offrire agli abitanti il diritto di prelazione sui beni concessi. Ad approfittare di questa situazione, come è noto, fu la camorra che riuscì spesso ad esercitare questo diritto in vece degli effettivi beneficiari ritrovandosi in pochi anni in possesso di vastissime praterie. Così si osservano oggi quelle stesse praterie sepolte dal cemento, affollate di Ristoranti, Alberghi e Centri Commerciali, fonti di ricchezze per pochi.

Questa non è l'univoca "Gomorra" di camorristi ed abitanti conniventi descritta da Saviano. La politica non è stata assente, come si crede, da questo processo di trasformazione, ma ha partecipato ai giochi. È intervenuta nei piani regolatori, ha rivisto i piani urbanistici, ha "collaborato" con la camorra nel lungo processo che ha reso luoghi talvolta paradisiaci in mostri della modernità. La camorra porta voti e muove denaro, ed i politici ne hanno saputo profittare con la maggiore voracità che era loro possibile.

Dagli anni '80 l'abusivismo edilizio ha accelerato notevolmente il processo di trasformazione, e la politica ha saputo trarre la sua porzione di guadagno e di voti dal potenziamento e dall'arricchimento della camorra. Saviano, colui che ha contribuito maggiormente a portare in auge il fenomeno, critica quei cittadini di "Gomorra" che affermano che "i veri camorristi sono i rappresentanti dello Stato", critica improponibile, perché camorra e politica si confondono molto più di quanto si abbia interesse ad ammettere. Dagli anni '80 la via Domiziana è stata letteralmente invasa dalle prostitute extracomunitarie provenienti dall'Africa e dall'est europeo, ed è stata la camorra per prima a regolamentare il tutto in cambio di una porzione del business. Ma lo Stato certo non ha mai ignorato la situazione, e probabilmente non si sarà limitato al consueto permissivismo dovuto ad un fenomeno, come questo, che può considerarsi "fisiologico".

La crisi economica ha reso una necessità impellente quella di non accogliere clandestini e di tenere sotto controllo gli extracomunitari. Oggi sono troppi, danno fastidio, rubano lavoro agli italiani che su ogni cosa dovrebbero avere il diritto di precedenza, anche rispetto agli "stranieri" con permessi regolari. Nessuno ammette apertamente che la manovalanza a basso costo è stata una forza trainante dell'economia nazionale. E la via Domiziana sta lì, ad esporre "carne da macello" per quegli stessi padri di famiglia che partecipano alle manifestazioni "xenofobe", per quegli stessi giovani senza lavoro che credono che il loro problema siano i clandestini. È una Amsterdam senza luci, con droga e sesso a prezzo di mercato; in tutto il mondo sanno che chi vuol vivere senza rispettare le leggi può trasferirsi tranquillamente al litorale domizio, perché qui comanda la camorra, e con la camorra si può venire sempre a patti, ma solo dopo che lo Stato per primo, con la camorra, è venuta a patti. E non si dica più che i politici, in questa ampia fetta di "Gomorra", non avevano occhi per vedere né forza per intervenire, perché anche loro sono cittadini attivi di questo stato nello Stato con le proprie regole largamente condivise, e senza di loro la camorra non potrebbe di sicuro "esistere". Ma forse ci vorrebbe una certa memoria storica ed una "overdose" di sincerità per ammetterlo a se stessi e al mondo nella nostra Italia, Saviano non docet…

Abusivismo. degrado, traffico di esseri umani

foto di
Paolo Visone
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