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Case popolari di Monterusciello:
storia di una grande abbuffata
di Antonio Russo De Vivo & Gennaro Di Bonito
Il vulcanologo Haroun Tazieff, all'indomani della costruzione di Monteruscello atta ad accogliere i migliaia di sfollati da Pozzuoli per il bradisismo 1983-'84, dichiarò:
"È davvero triste che la gogna sia stata abolita: una gogna moltiplicata all'infinito dalla televisione sarebbe il mezzo migliore per smascherare le truffe che si commettono in nome del rischio sismico."
La gestione dell'emergenza
Il biennio 1983-'84 fu caratterizzato dall'acutizzarsi di un fenomeno tipico dell'area flegrea, il bradisismo, che comportò un sollevamento di circa 1.70 metri. Il violento sciame sismico del 4 ottobre 1983 accelerò l'esodo da Pozzuoli, sicché pochi giorni dopo, il 16, ci fu la delibera della Giunta Municipale della città con relativa scelta dell'area per la realizzazione di 4000 alloggi (la futura Monteruscello II). Il Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile già si era attivato a settembre disponendo la realizzazione di 600 alloggi sull'area della futura Monteruscello I. Costo dell'intera operazione: 420 miliardi (di cui appena 40 destinati ad interventi di recupero del patrimonio edilizio di Pozzuoli; ed appena 5, a spese del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, da utilizzare "per la salvaguardia, la protezione, il recupero ed il restauro di beni culturali interessati dal fenomeno bradisismico dell'area flegrea"). La Legge n. 748 del 23.12.83 autorizzava la spesa necessaria per l'esecuzione delle opere e disponeva l'accreditamento delle somme al fondo della Protezione Civile istituito con la Legge n. 547 del 12.8.85, fondo gestito dal Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile, il quale se ne poteva avvalere per interventi destinati a far fronte alle emergenze.
Antonio Cederna, in un articolo pubblicato da "La Repubblica" il 13 marzo 1985, già osservava che qualcosa non quadrava. La costruzione, in tempi record, era stata pressoché ultimata, e tuttavia, mentre gli abitanti che si volevano allontanare dal centro di Pozzuoli erano circa 10.000, la nuova città era capace di ospitarne circa 44.000: "più di quattro volte il presunto fabbisogno di Pozzuoli". Interessante una dichiarazione dell'urbanista Pier Luigi Cervellati riportata dal Cederna: "La costruzione di Monteruscello in prefabbricato pesante è a tutto vantaggio delle holding che non sanno come disfarsi delle loro scorte, e costa molto di più di quanto costerebbe il risanamento e consolidamento del vecchio centro."
Spreco edilizio e spreco economico dunque già emergono pochi mesi prima dell'inizio della consegna degli alloggi di Monteruscello II, avvenuto nel marzo del 1986 (nel dicembre del 1984 invece furono ultimati i lavori di Monteruscello I con l'inizio delle relative consegne).
I prefabbricati pesanti di Monteruscello II, poi, si dice fossero destinati originariamente al Friuli che usciva malconcio dal terremoto del 1976. Detto questo, val la pena segnalare che il Portale di Protezione Civile e Difesa Civile annovera la realizzazione di Monteruscello come un "esempio ripetibile per altre opere, legate sia alla evenienza di fatti catastrofici, sia alla soluzione di nodi e strozzature territoriali che i meccanismi tradizionali hanno difficoltà a risolvere". Andando avanti nel documento dedicato alla new town si legge: "è opportuno evidenziare che la brevità dei tempi di attuazione ha significato un contenimento dei prezzi e quindi un costo finanziario reale notevolmente più ridotto di quello che si sarebbe reso necessario con i tempi richiesti da un intervento di tipo tradizionale". Sembra tutto credibile finché non si giunge alle seguenti parole: "particolare cura è stata posta nel dimensionamento e dislocazione delle opere di urbanizzazione secondaria".
Il fallimento sociale e urbanistico
È stato appena toccato un punto fondamentale che separa un giudizio di mera bruttezza estetica della nuova città da uno di maggior peso riguardante l'inadeguatezza sociologica: quello delle opere compensative. Una volta che si costruiscono nuovi quartieri, è d'uopo la realizzazione di opere compensative che permettano una felice integrazione dei nuovi abitanti. In queste opere -come dimostrano le carcasse del centro commerciale, dei campi di calcio e di tennis, di piazze ed altro- è da ricondurre il fallimento principale di Monteruscello. Il progetto di Agostino Renna li prevedeva, e dunque la nuova città, nata da una convenzione tra Ministero della Protezione Civile, Comune di Pozzuoli e Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli, doveva essere semplicemente brutta. Ancora Cervellati, citato da Gregorio Botta in un articolo di "La Repubblica" del 27 ottobre 1985, accusa: "[Monteruscello] andrebbe inserita in un'enciclopedia delle follie di questi anni. Potrebbe essere costruita in qualsiasi periferia. È un insulto ai modi di abitare della gente del Sud, non tiene minimamente conto, per così dire, del "genius loci". Arbasino la definirebbe un'operazione da "criminalbauhaus"
Alla bruttezza, tuttavia, si è unito un senso di dispersione, di vacuità, di sonnolenza, una cert'aria da "bronx" fatto ad hoc, come se nulla avesse insegnato il caso Scampia, il più tristemente noto quartiere dormitorio delle periferie di Napoli. La planimetria si basa su una divisione del quartiere in tre unità morfologiche: un centro, più in basso palazzine miste immerse nel verde, e, verso la ferrovia, gli edifici residenziali a corte. L'impressione, di fatto, è di trovarsi all'interno di una sorta di "scacchiera" senza un centro reale, per cui ogni luogo è periferico, manca un punto di riferimento, e si potrebbe infine dire, ricordando Marc Augé, che il tutto componga un "nonluogo" in quanto mancante di prerogative identitarie, relazionali e storiche.
"Io non accetto di essere giudicato in base a quello che si vede adesso." dichiarò il Renna nel 1985 "L'insediamento ancora non ha forma. Quando l'abbiamo disegnato, sapevamo che le tecniche di costruzione non ci avrebbero consentito molta fantasia sugli alloggi. Sono quello che sono: mediocri, come dappertutto. Per questo abbiamo puntato su altro. Sugli spazi, sul verde, sugli edifici pubblici, che danno senso al quartiere. Ma proprio questi non sono ancora stati costruiti. Aspettate e vedrete."
A Monteruscello stanno aspettando ancora. Quelle opere compensative che dovevano valorizzare la città spesso sono rimaste sulla carta, qualcuna non è stata completata, poche le eccezioni. La parola "spreco" ancora una volta viene fuori, e dietro di essa comincia a insinuarsi un sospetto, che con lo spreco qualcuno ci abbia guadagnato, qualcuno che non sia la folla di sfrattati che ha ottenuto la sua casetta a tempo record. Ed è proprio a questo punto che, per usare le parole di Dante, "si entra nella città dolente, si va nell'eterno dolore".
L'ombra della camorra
In un altro articolo tratto dall'archivio de "La Repubblica", firmato Giuseppe D'Avanzo e datato 19 marzo 1988, si legge: "Monteruscello è la città costruita con il calcestruzzo della camorra, edificata con il consenso di don Lorenzo Nuvoletta e la presenza delle sue aziende".
Il Portale di Protezione Civile e Difesa Civile vanta, nell' "Operazione Monteruscello", l'impiego di forze professionali quasi esclusivamente locali, e di mano d'opera quasi tutta campana. I giudici istruttori Paolo Mancuso e Angelo Spirito, come si evince dalla lettura del suddetto articolo del D'Avanzo, avevano raccolto materiale in cui si dimostrava come avessero partecipato all'impresa manager, manovalanza e società per azioni di Nuvoletta. Il "business-terremoto", favorito dalle leggi speciali, rappresenta una fonte di immense ricchezze per la camorra. Gran parte dei cantieri di Monteruscello sono stati gestiti, come è noto, dalla società dei prestanome di Nuvoletta, la "Bitum Beton". È la stessa società che si è inserita nei lavori della ricostruzione di Napoli, nel nuovo Centro Direzionale. L'inchiesta sulla costruzione della superstrada "Fondovalle Sele" avrebbe fatto emergere, negli anni successivi, gli stessi nomi, le stesse imprese di costruzione, le stesse intestazioni di società che avevano partecipato al grande affare-Monteruscello. Secondo quanto accertarono nell'occasione i giudici dell'inchiesta della procura di Salerno, "con gran parte del denaro proveniente da finanziamenti pubblici gli imprenditori coinvolti provvedevano a versare tangenti a politici e funzionari di enti al fine di ottenere ancora altri appalti; una vera e propria società per il malaffare che si è arricchita per anni ai danni delle popolazioni terremotate della Campania". Quella camorra imprenditoriale di cui tanto si parla oggi, negli anni ottanta, con la complicità di un sistema politico ben lieto di partecipare alla spartizione dei guadagni, e della cui connivenza non si parlerà mai abbastanza, tra terremoto e bradisismo fece affari d'oro. Come scriveva Isaia Sales nel libro "La camorra, le camorre": "la camorra è riuscita a modernizzarsi, è diventata impresa, si è 'mafizzata', fatta esperta dal terremoto, consapevole che gli enti locali sono diventati veri e propri agenti economici".
Anche i politici-conniventi fecero affari d'oro. Ed ovviamente anche gli imprenditori che entrarono nel sistema di appalti e subappalti.
Come dice il giudice Raffaele Piccirillo, citato da Rosaria Capacchione in "L'oro della camorra": "Il ricorso massiccio dei grandi gruppi d'impresa napoletani, ma anche settentrionali, al subappalto degli imprenditori camorristi - un subappalto sostanzialmente incontrollabile alla stregua delle leggi vigenti, poiché dissimulato da massicci passaggi di cantiere e noli a freddo di macchinari - si è tradotto in un cospicuo incremento dei margini di guadagno. In buona sostanza questi grandi gruppi imprenditoriali, procuratisi i lavori grazie all'intervento dei tradizionali mediatori politici, hanno potuto scaricare i costi della protezione camorristica attraverso i sistemi collaudati delle false fatturazioni, del gonfiamento degli stati di avanzamento, della revisione delle condizioni economiche originarie dell'appalto: fenomeni che hanno assunto dimensioni rilevantissime nelle opere della ricostruzione post terremoto, come si legge nei lavori della Commissione Scalfaro."
A Monteruscello affari simili furono fatti sotto gli occhi della Società ITALTEKNA che aveva compiti di istruttoria e di alta vigilanza.
La pessima condizione strutturale delle abitazioni
A non fare affari furono solo gli sfrattati che si ritrovarono in case nuove più fatiscenti delle vecchie abitazioni originarie. Un dossier dei tecnici dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), ad un anno e mezzo dalla consegna delle case di Monteruscello II, mostrava la precoce decadenza dei prefabbricati: "i diciotto lotti sono da risanare, ai limiti dell'agibilità, pericolosi per l'incolumità degli inquilini; soltanto tre lotti appaiono degni di una residenza, negli altri quindici: lesioni alle pareti, pavimenti sollevati, infiltrazioni d'acqua dai tetti, perdite nelle condotte idriche, scale ballerine."
Strano che il primo collaudo non avesse riscontrato nulla di quanto riportato successivamente dal dossier. Dopo dieci anni doveva avvenire un nuovo collaudo, siamo ormai negli anni novanta, il patrimonio immobiliare di Pozzuoli era affidato alla società "Romeo Gestioni SpA" di Alfredo Romeo. Sul sito internet della società è tuttora scritto:
"Il contributo di "Romeo Gestioni" alla città di Pozzuoli si è caratterizzato principalmente per la significativa attività di recupero e di riqualificazione del tessuto urbano compiuta attraverso una gestione innovativa delle proprietà immobiliari del Comune".
Tra le mansioni da essa previste: gestione ed erogazione dei servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria. A Monteruscello II nessuno ha mai visto alcun tecnico della società di Romeo. Tantomeno si sono visti i tecnici della "Società San Matteo S.c. p. A." subentrata nel 2007. Il degrado permane senza che nessun addetto ai compiti di manutenzione se ne interessi minimamente.
Le case di Monteruscello II e di Monteruscello I, ad oltre vent'anni dalla nascita, continuano ad apparire come due blocchi separati di un unico grande lager. Non esistono progetti di recupero del quartiere, la manutenzione è assente. Così tornano in mente ancora quelle dure parole del vulcanologo Haroun Tazieff: "È davvero triste che la gogna sia stata abolita: una gogna moltiplicata all'infinito dalla televisione sarebbe il mezzo migliore per smascherare le truffe che si commettono in nome del rischio sismico."
Considerazioni
Tanti i colpevoli che vi dovrebbero essere sottoposti: Nuvoletta, l'amministrazione politica, il Ministero della Protezione Civile, la facoltà di Architettura di Napoli, le società ITALTEKNA e "Romeo Gestioni SpA". È stata imbastita una tavola, e tutti hanno partecipato alla grande abbuffata. Il 15 dicembre 1831 in Francia comparve una caricatura, firmata da un certo Daumier, del re Luigi Filippo che, con il nome e le fattezze del "Gargantua" di Rabeleis, divorava le risorse del popolo e corrompeva i deputati dell'Assemblea Nazionale. Era il simbolo della corruzione, il simbolo della grande abbuffata a spese dei contribuenti. Ma, a distanza di un secolo e mezzo, chi dei tanti "golosi" nostrani avrebbe potuto sostituire nella caricatura il re Luigi Filippo? Difficile scegliere, e in fondo quel secolo e mezzo di storia non ha visto l'imporsi delle grandi democrazie? E chi più dell'Italia può dare prova del mutare positivo dei tempi? A ognuno la sua fetta, e tutti sono più contenti. Poi, se succede qualcosa, basta trovare il capro espiatorio giusto. Ieri erano gli inquisiti di tangentopoli, oggi è la camorra. Ma in fondo, come direbbe Nietzsche, è pur sempre l'eterno ritorno dell'uguale.





Sopralluogo a cura
di Antonio Lucignano & Raffaele Pisano
foto di Paolo Visone
(ne è vietata a norma di legge
la riproduzione e diffusione)