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"Verso ed oltre la bandiera blu": i dettagli del progetto
I Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida firmano l'Accordo di Reciprocità
di Valentina Soria
Un nome per la riqualificazione e il risanamento litoraneo dell'area flegrea: "Verso ed oltre la Bandiera Blu". E' questo è il titolo del progetto presentato dal Comune di Pozzuoli, Ente capofila, e dai Comuni di Quarto, Bacoli, Monte di Procida con l'adesione dell'Ente parco dei Campi Flegrei, con il quale è stato stipulato il Protocollo di Intesa nel novembre 2009 nell'ambito dei "Patti di reciprocità". C'è l'opportunità di nuovi finanziamenti pubblici; risale, infatti, al 31 luglio 2009 la Delibera di Giunta, attraverso cui la Regione Campania ha adottato il progetto "Disciplinare per la realizzazione e la definizione degli Accordi di Reciprocità", con il quale sono stati definiti gli indirizzi ed i criteri per l'attuazione degli stessi "Accordi di Reciprocità".
Questi Accordi altro non sono che strumenti per lo sviluppo economico e la coesione sociale dei territori della Campania, da realizzarsi in coerenza con il Piano Territoriale Regionale e con la strategia di sviluppo locale integrata. Tra gli obiettivi prioritari ci sono la salvaguardia e cura del paesaggio, la promozione della cultura e della legalità, la qualità della vita e dei servizi, la mobilitazione delle comunità locali e del sistema produttivo, la capacità e trasparenza amministrativa, previsti, inoltre, nell'ambito del Programma Attuativo FAS della Regione Campania 2007 - 2013, che rappresenta la vera opportunità di sviluppo e di crescita dell'intero territorio. Al centro dell'iniziativa "Verso ed oltre la Bandiera Blu", una serie di interventi globali che interessano la linea costiera marina e i laghi a nord di Napoli (i laghi Miseno, Averno, Fusaro e Lucrino) mediante l'adeguamento funzionale, il completamento della fognatura comunale, l'adduzione all'impianto di Cuma, la raccolta degli scarichi abitativi e delle attività presenti sulle sponde del lago ed il ripristino delle originarie caratteristiche ambientali al fine di tutelare e valorizzare i laghi come risorsa naturalistica ed economica. Ciò potrà ricondurli a pieno titolo nel percorso turistico individuato dal PIT e in quelli naturalistici legati ai siti di interesse comunitario Retour Campi Flegrei offrendo, in tal modo, un'occasione di sviluppo economico per la zona. E' il rifacimento integrale della rete fognaria la punta di diamante della richiesta di investimento, attraverso nuovi sistemi di collettamento delle acque reflue o restyling di sistemi obsoleti e inadeguati, la cui spesa per la realizzazione è stimata in circa 50 milioni di euro.
Tale spesa dovrebbe essere finanziata appunto attraverso i cosiddetti fondi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate), per il quinquennio 2007/2013, messi a disposizione dalla Comunità Europea. Il FAS, istituito nel 2002 è lo strumento di finanziamento, con risorse aggiuntive nazionali, delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. In tali aree queste risorse si aggiungono a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di coofinanziamento. Le linee di intervento sono state delineate dai tecnici dei quattro Comuni interessati, che hanno tracciato un "Programma di Sviluppo Territoriale" che interviene per micro-aree specifiche, che andranno poi ad essere inglobate in un campo di intervento strutturato più ampio e globale. Al sistema degli interventi infrastrutturali si aggiungono interventi di tipo "passivo", come la riattivazione di processi di autodepurazione, che potrebbero essere ripristinati con la decementificazione degli alvei, la realizzazione di fasce tampone boscate lungo i fossi, canali, ecc, e piccole aree umide nelle aree demaniali o private acquisibili. Il perseguimento del progetto prevede, inoltre, anche azioni complementari, quali il miglioramento dell'accessibilità, attraverso un Piano Urbano Traffico per la fascia costiera e una riqualificazione dei centri storici e delle aree urbane con parchi, giardini pubblici e aree attrezzate.
"Il fine, non ultimo, è quello di ottenere la certificazione di qualità internazionale Bandiera blu" - ricorda il presidente dell'Ente parco Campi Flegrei Francesco Esacalona. Appartiene alla storia recente del nostro territorio, infatti, il fallimento della stagione balneare legata al malfunzionamento degli impianti di depurazione di Cuma-Licola, che ha causato ingenti danni all'immagine e all'economia locale. I rappresentanti istituzionali dei Comuni interessati, sulla qualità del progetto presentato, è unanime e positivo. Il riconoscimento della Bandiera Blu genererebbe le condizioni di base per un forte rilancio del settore turistico-culturale, con ricadute positive per i settori turistici della ricettività, della ristorazione, della balneazione, del termalismo, oltre a favorire indirettamente le altre attività economiche e produttive flegree come la cantieristica, i servizi di accoglienza, la mitilicoltura, la pesca, e non ultima l'agricoltura, settori che vedranno ripristinate le loro opportunità di competere e di proporre prodotti di qualità.
Di fallimenti, nell'area flegrea, ce ne sono già stati tanti. Milioni di euro provenienti dall'Unione europea e dalla Regione sono stati già spesi male, o senza alcuna ricaduta tangibile. La capacità di gestire ed amministare un territorio non si ferma alla presentazione di un bel progetto sulla carta, solo per aggiudicarsi i soldi di un bando.
28 gennaio 2010
"Mafia Export, come camorra, cosa nostra
e 'ndrangheta hanno colonizzato il mondo"
Presentato a Napoli il nuovo libro di Francesco Forgione
di Aldo Cimmino
Che l'Italia esporta la mafia è un dato di fatto. Ma che le istituzioni preposte al contrasto non avessero un quadro chiaro dei traffici e del peso delle implicazioni politico-mafiose all'estero, lascia davvero sgomenti. A rilevarlo sono le pagine del nuovo libro di Francesco Forgione, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal novembre 2006 allo scioglimento anticipato delle Camere nel febbraio 2008. Il nuovo lavoro di Forgione, che è stato presentato a Napoli in due eventi, presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino e presso la Facoltà di Giurisprudenza, rappresenta quello che sarebbe dovuto essere il risultato del lavoro della Commissione Antimafia o magari una relazione della Direzione Nazionale Antimafia.
Una trattazione chiara, dunque, su cosa vuol dire il cosiddetto "made in Italy" mafioso, che inevitabilmente traccia una linea discontinua, almeno dal punto di vista delle strategie politiche economiche e finanziarie del contrasto. È lampante il problema del riciclaggio di danaro "sporco", un nodo centrale dell'antimafia giudiziaria, che stenta ad essere risolto anche grazie ad atteggiamenti politico-imprenditoriali, quantomeno ambigui. In questo senso, non agevola la lotta antimafia, per esempio, una legge come quella dello "scudo fiscale" che permette il rientro di capitali dall'estero e che garantisce l'anonimato di chi li fa rientrare. Un provvedimento grave che si pone in netta contraddizione con la linea generale dell'attuale Governo; se da un lato infatti si incentiva l'aspetto repressivo della lotta alle mafie e si dà impulso alla cattura di pericolosi latitanti, dall'altro si permette che organizzazioni criminali, che sono ormai divenute delle grandi holding economico-finanziarie, possano ripulire il denaro e rinvestirlo nel circuito legale dell'economia.
Così come non giova ai magistrati impegnati nelle indagini più delicate, la mancanza di controlli e di denuncie da parte delle imprese, "le prime - avvisa Tano Grasso, presente al dibattito - che sono in grado di percepire immediatamente movimenti di capitali sospetti". Questi soldi, di dubbia provenienza, garantiscono quindi il rapporto tra economia legale ed illegale confondendone il limite. Ecco quindi uno dei punti fondamentali, recidere questo rapporto. Appare però difficile spezzare questi legami così forti, in un contesto criminale europeo ed extraeuropea, alla luce di una gravissima mancanza. Sebbene il modello, prospettato da Giovanni Falcone, del pool di magistrati impegnati sulle inchieste di mafia, ha riportato indiscusse vittorie dello Stato, sembra oggi soltanto auspicabile una cooperazione giudiziaria e di polizia difficilmente applicabile anche in campo nazionale. Manca quindi, altro punto fondamentale, una sinergia tra le varie procure ma anche a livello internazionale "perché - denuncia Franco Roberti, Procuratore Capo di Salerno, anch'egli intervenuto al dibattito - la giustizia non è pronta ad affrontare una guerra come quella alla mafia". È una giustizia impreparata a causa della mancanza di un fronte comune di contrasto, cosi come non c'è un minimo di legislazione antimafia che assicuri, agli stati membri dell'Unione Europea, strumenti simili ed efficaci di resistenza. Uno per tutti è il caso del reato associativo, previsto in Italia con l'art 416bis del codice penale, che, assente negli altri stati, limita la dimensione del contrasto ad una realtà esclusivamente nazionale a fronte di organizzazioni criminali trans-nazionali e globalizzate.
Su questi profili si delinea l'altro grande tema che fa da sfondo alla trattazione di Fogione: l'imperante ipocrisia che garantisce alle mafie l'humus fondamentale per la loro stabilizzazione all'estero. Sinonimo di ipocrisia è proprio la strage di Duisburg, avvenuta in Germania nell'agosto del 2007. La scia di sangue lasciata dalle 'ndrine calabresi, nella faida tra il gruppo Nirto - Strange contro quello dei Pelle - Vottari, è stata la prova dell'esistenza della mafia in Germania. Ma la falsità sta proprio in questo, le autorità tedesche e quelle italiane sapevano, già dal 2000, della presenza della 'ndrangheta sul territorio tedesco grazie ad una relazione che il BKA aveva inviato alle autorità italiane e che raccontava le varie attività criminali ed imprenditoriali delle famiglie di San Luca. Ma come si sa, se non si spara, le mafie non esistono.
21 gennaio 2010
Ridotti consiglieri e assessori in Comuni e Province
Il risparmio è irrisorio, la perdita di rappresentanza è pesante
di Simona Mele
La legge Finanziaria del 2010 prevede una drastica riduzione di consiglieri comunali, circoscrizioni e assessori. I provvedimenti relativi a tale riforma prevedono che il contributo ordinario spettante agli enti locali per il finanziamento dei loro bilanci sia ridotto progressivamente per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012. Di conseguenza, il numero dei consiglieri comunali è ridotto del 20%. Il numero massimo degli assessori comunali è determinato in misura pari a un quarto del numero dei consiglieri del comune. Il numero massimo degli assessori provinciali, sarà, invece, pari a un quinto del numero dei consiglieri della provincia.
Il testo prevede, inoltre, la soppressione della figura del difensore civico e delle circoscrizioni di decentramento comunale. Infine, a partire dall'entrata in vigore della legge, lo Stato cesserà di finanziare le Comunità Montane. Tali disposizioni dovrebbero valere per il triennio 2010-2012, colpendo solo i Comuni che andranno al voto in questo periodo. Non è chiaro cosa accadrebbe ai Comuni al voto a partire dal 2013. Sarebbe, infatti, assurdo avere cittadini meno rappresentati di altri nello stesso territorio nazionale. Tra i Comuni Flegrei, prossimo alle elezioni è quello di Bacoli, attualmente dotato di 20 consiglieri, che dovrebbero scendere a 16. Mentre i Comuni di Pozzuoli e Quarto, oggi composti da 30 consiglieri, ne eleggerebbero solo 24.
La motivazione ufficiale alla base dell'emanazione di tali norme, è il bisogno di ridurre i costi della politica, tuttavia i risparmi che ne deriveranno appaiono risibili, mentre devastanti potrebbero essere gli effetti per molte comunità locali e per il diritto di partecipazione dei cittadini. Molte sembrano le incongruenze: a gravare sui bilanci degli enti locali, infatti, non sono tanto gli stipendi dei consiglieri quanto altri fenomeni come le consulenze esterne o le società municipalizzate. Per quanto riguarda le prime, si tratta di incarichi individuali conferiti dagli enti a persone di comprovata competenza per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio. Le società municipalizzate sono società partecipate dagli enti locali, spesso rivelatesi inefficienti e caratterizzate da un alto costo del lavoro e da un basso livello di produttività. Ancora più discutibile è il fatto che il bisogno di ridurre i costi della politica non abbia indotto il Governo a ridurre il numero dei Parlamentari o l'ammontare dei loro stipendi, di gran lunga superiore a quello dei Consiglieri comunali.
Se l'obiettivo del provvedimento fosse solo quello di tagliare le spese, ci sarebbero molte soluzioni più adeguate, come stabilire a livello centrale uno standard di spese per la politica in proporzione a territorio e popolazione. Ma sembra che a tale scopo si accompagni il tentativo di ridurre sempre di più gli spazi democratici. Una larga rappresentanza è espressione e strumento di partecipazione. In ambito locale lo scontro ideologico cede il passo al confronto su progetti concreti e impegni precisi, e si offre l'occasione per il coinvolgimento e il contributo diretto dei cittadini. È in questa sede che la democrazia si accresce come concreta gestione della res publica.
14 gennaio 2010
Pozzuoli e Bacoli, disagi record in caso di pioggia
Allagamenti e ostruzione delle fogne: non è colpa del maltempo, Enti locali in ritardo
di Domenico Romano
La pioggia: un fenomeno del tutto naturale, più frequente in certi periodi dell'anno. Le precipitazioni meteorologiche, fondamentali nel ciclo vitale dell'ecosistema, non dovrebbero essere causa di eccessive complicazioni. Purtroppo, però, come di recente è stato a più voci sottolineato sia da tg che da giornali locali il disagio causato dal mal tempo nel nostro territorio ha un impatto disastroso, soprattutto sulla viabilità stradale. I cittadini, primi fra tutti, hanno potuto costatare che in occasione di qualche acquazzone un pò più forte, l'urbanistica flegrea si rivela del tutto inadeguata. Si verificano in maniera diffusa allagamenti della sede stradale, che in alcuni casi generano lo sprofondamento del manto d'asfalto, o peggio ancora crepe o vere e proprie voragini, con gravi ripercussioni sul traffico e pregiudizio della sicurezza.
Nel territorio flegreo, già caratterizzato da un elevato dissesto idrogeologico, emergono punti di criticità storica: ne sono esempi la strada nei pressi della stazione ferroviaria della Cumana di Pozzuoli, o la salita di S. Gennaro (vicino la Solfatara). A queste si aggiungono situazioni ancor più inconcepibili, per la modernità delle opere interessate. Parliamo di via Tiberio e delle strade che attraversano gli alloggi popolari del rione Toiano (i carrarmati), o di via Reginelle o di via Monteruscello, nell'omonimo quartiere.
Per approfondire le cause croniche della questione, ci siamo documentati, avvalendoci anche delle indicazioni di alcune nostre fonti interne al Comune di Pozzuoli, competenti in materia, per essere in grado di entrare nella dimensione strutturale del problema nei suoi molteplici aspetti. Innanzitutto, alcune semplici premesse, la prima di tipo tecnico: con la nozione di "sotto-servizi", si indica nel gergo urbanistico l'insieme dei sistemi in genere allocati sotto il livello della strada, necessari a scongiurare i suddetti inconvenienti, come reti fognarie, caditoie, vasche di contenimento e di modulazione. Altra premessa sta nell'individuare gli Enti sui quali ricade la responsabilità amministrativa, ossia l'Ufficio integrato delle acque, che ha il compito di gestire la manutenzione dei sotto-servizi, o di indicarne il potenziamento all'Uff. lavori pubblici.
Nonostante la piovosità media annua è aumentata, a causa dei mutamenti climatici, i suddetti uffici nei Comuni flegrei sembrano non averne preso atto. Non è una battuta: tale parametro, chiamato "battente d'acqua", che tiene conto di elementi quali il numero di giornate di pioggia durante l'anno e l'intensità delle precipitazioni, dovrebbe essere considerato rilevante dalle amministrazioni, al fine di individuare i successivi interventi da porre in essere.
A Pozzuoli pare non sia mai stato compiuto un censimento delle caditoie, per distinguere quelle che sfociano nelle fogne da quelle che sfociano in strada. Questi tubi, che vediamo talvolta lungo le pareti esterne dei palazzi e che servono per lasciar defluire l'acqua dai terrazzi, solo nel primo caso sono a norma. Le responsabilità sono dunque molteplici, perché coinvolgono diversi uffici pubblici, compresi gli organi in seno alla municipalità, la polizia municipale e gli stessi privati che hanno operato abusivamente. In materia di abusivismo, sul territorio esistono molteplici casi, ma alcuni sono emblematici, come quello della struttura, in via Connocchielle nel RioneToiano, che prima di essere occupato quale rimessaggio nautico, oggi sotto sequestro amministrativo, era un'opera idrica adibita al drenaggio delle acque, con vasche di decantazione e di modulazione. Altrettanto paradossale è che il Comune non ne ripristini l'originaria funzione, dato che potrebbe risolvere in modo molto economico parte del problema di Toiano, drenando le acque pluviali che inondano le strade interne agli alloggi popolari.
Altro punto di criticità, evidenziato sempre al Rione Toiano di Pozzuoli, ma comune a molte altre zone della città, riguarda i terreni incolti, a ridosso di via Tiberio, dai quali quando piove viene trascinata una gran mole di detriti, che si riversa sulla strada ostruendone i canali di deflusso e condannandola al perenne allagamento.
Capitolo manutenzione: i canali di deflusso, insieme alle fogne, non sono mai state puliti, dato che da quando la loro gestione è affidata all'ufficio integrato delle acque non è mai stato effettuato un intervento di manutenzione degno di questo nome. Del resto, perchè gli operai dovrebbero adempiere spontaneamente all'indegno compito, quando i loro molto ben retribuiti dirigenti non lo dispongono? Pare che la cosa non sia neanche molto redditizia. L'indennizzo "raggiungimento obbiettivi", valutato a Pozzuoli con un coefficiente molto alto, viene riconosciuto secondo obbiettivi fissati dagli stessi dirigenti. Vale la pena, quindi, cimentarsi in opere troppo impegnative?
Consiglio e Giunta comunale si dimostrano nella sostanza "impotenti". Secondo quanto si legge sul sito on_line del Comune di Pozzuoli, l'ultimo bando di gara per "manutenzione e parziali rifacimenti di tratti della rete fognaria cittadina" è del 22 giugno scorso, per uno stanziamento di circa 275.000 euro. Queste le strade interessate dal bando: Via Reginelle, Via Canosa, IV traversa Montenuovo Licola Patria, Alveo Fascione, Via Vecchia San Gennaro. Sarebbe opportuno conoscere gli sviluppi di tale gara d'appalto e soprattutto l'effettiva ricaduta sulla messa in sicurezza delle reti fognarie cittadine. Di recente a Pozzuoli hanno avuto una certa risonanza sulla stampa locale lavori sulla rete fognaria nelle zone di via Fasano, piazza A.Moro, via Sotto il Monte e in via dell'Anfiteatro. Finiti i lavori dopo qualche giorno ha piovuto e Pozzuoli era allagata. Chissà dove erano amministratori, dirigenti, funzionari, abusivi e facili opinionisti quando ha piovuto.
Interrogativi che possono essere riferiti a vaste aree dell'area flegrea. Non meno probletica è la situazione di Bacoli, i cui cittadini devono fare i conti con allagamenti e cattivo stato delle strade come pochi altri in Italia. Più volte denunciati gli effetti del problema, è opportuno approfondire e rendere pubbliche le conoscenze sullo stato dei luoghi. Secondo quanto riportato dai ragazzi di Freebacoli e dalle informazioni raccolte dai comitati di periferia, la rete fognaria di Bacoli è stata realizzata nel 1977. Strutturata con una linea, definita "circumlago", raccoglie le acque nere di Bacoli centro e confluisce nell'impianto di Miliscola, che, a sua volta, prevede due arterie di emergenza confluenti nel lago e nel canale di Procida. Tutti gli impianti di sollevamento dovrebbero prevedere 3 pompe attualmente, ma non ovunque funzionanti. In caso di troppo pieno o avaria le tre pompe prevedono uno scarico nel lago Fusaro. Mai stata realizzata, invece, una rete per le acque bianche che tutt'ora passano per un canale provinciale già esistente. Nonostante gli impianti prevedano scoli del "troppo pieno" è sufficiente una lieve pioggia per causare una vera e propria emergenza, con allagamenti e fuoriuscita di liquami in strada. In questi casi le grate predisposte per le acque bianche vengono riempite anche dalle acque nere fuoriuscite, e il tutto fa a finire nei laghi. Alcune pompe fuori uso, il malfunzionamento e l'avaria delle pompe aggrava ulteriormente una situazione di "pioggerella" che dovrebbe essere tranquillamente vincibile. Gli impianti, inoltre, non riescono ad essere autonomi energicamente e ciò provoca disfunzioni quando c'è mancanza di elettricità nelle zone adiacenti agli impianti. Come se non bastasse, ad aggravare ulteriormente una situazione è il mancato funzionamento del sistema di controllo, con relativi terminali collegati all'ufficio tecnico).
Solo adesso, i quattro Comuni dei Campi flegrei, con la stesura dell'accordo di reciprocità, parteciperanno al bando istituito dalla Regione Campania per accedere a parte dei 70 milioni di euro del fondo Fas. Potrebbe essere, questa, una valida opportunità per il irpristino di condizioni infrastrutturali decenti. I fatti dimostreranno in futuro la capacità dei nostri amministratori. Per ora, risulta un pò difficile dare la colpa delle inondazioni alla pioggia.
27 dicembre 2009
Università pubblica, un bastione che non può cedere
La Federico II di Napoli minacciata dai tagli del Ministro Gelmini
di Laura Longo
La Federico II rischia di essere tra gli atenei più penalizzati dai tagli voluti dalla riforma finanziaria che ha coinvolto la pubblica istruzione, e potrebbe passare da tredici a dodici facoltà. Questa la preoccupazione che ha mobilitato i collettivi studenteschi dell'università pubblica napoletana che, il 23 novembre, hanno indetto una riunione nella facoltà di Sociologia, una delle tre a rischio accorpamento.
L'assemblea, molto partecipata, ha visto presente un centinaio di persone, tra studenti, ricercatori e docenti. L'intervento del preside di facoltà, Gianfranco Pecchinenda, è stato riassuntivo di un malessere generale, in cui versa l'università pubblica da troppo tempo: "Gli effetti della 133/08 si sentono oggi, e continueranno a sentirsi in futuro: cha la facoltà di Sociologia sia ricompresa come corso di laurea facente riferimento alla facoltà di Lettere e Filosofia è una possibilità esistente, di cui dobbiamo tener conto." In questo modo, mentre gli attuali iscritti a Sociologia concluderanno il proprio percorso formativo così come stabilito al momento dell'iscrizione, chiunque si iscriverà negli anni successivi, non avrà la possibilità di vedersi riconosciuto un curriculum autonomo di sociologo.
Così l'università si arma per sopravvivere come ente pubblico, sorretto, paradosso in termini, dallo Stato, contro una normativa che, lo stesso Stato le ha inflitto impietosamente. L'articolo 66, comma 13, della 133 prevede, infatti, tagli al Fondo di Finanziamento ordinario pari a 1.441,5 milioni di euro, da effettuare negli anni dal 2009 al 2013. Ciò equivale ad una perdita di circa 300 milioni l'anno per l'università pubblica italiana. Le prospettive di salvezza sono tre: accettare finanziamenti da privati, trasformando un'istituzione pubblica, garantita ai cittadini dallo Stato, in una semplice fondazione privata, azienda nel vero senso del termine; tagliare posti di lavoro e corsi di studio e, infine, decidersi per un accorpamento di facoltà. "E' una sconfitta per l'università in cui credo - continua Pecchinenda- l'università di massa, aperta a chiunque voglia accedere al sapere". Su questa scia, il preside ha accennato alla possibilità di introdurre il numero chiuso a Sociologia, una delle facoltà con il più alto numero di iscritti l'anno. La motivazione è presto detta: impossibilità di reclutare nuovi ricercatori. In questo contesto, il numero chiuso assume una connotazione nera: non si tratta di un'imposizione del mercato del lavoro, non deriva dalle posizioni degli ordini dei professionisti, come medici ed architetti, ma è una questione puramente economica.
Sono ragioni di bilancio quelle che impediscono di soddisfare la volontà di studiare e di formarsi, un'esigenza globale che, nel contesto di Napoli, assume sfumature significative. E' una verità oggettiva è che in questi anni l'università, nel disarticolato contesto metropolitano di Napoli, ha attutito tra i più giovani la deriva di inciviltà, dovuta a disoccupazione e vuoto di conoscenze. Non va dimenticato il dato per cui la Federico II conta circa 100 mila iscritti e, nella media nazionale, si classifica l'ateneo con le tasse più basse di iscrizione agli studi: questo comporta la realizzazione concreta e reale del diritto allo studio tanto sbandierato dal ministro dell'Istruzione Pubblica Mariastella Gelmini, l'ultima di una serie di ministri che ha operato ai danni dell'istruzione pubblica nazionale. Studiare vuol dire allontanarsi dalla legge della strada, estraniarsi da un contesto vuoto di contenuti, povero di risorse. Avere accesso alla conoscenza che l'università pubblica garantisce corrisponde alla capacità di pretendere di più: pretendere istruzione, pretendere miglioramenti, prendere legalità, pretendere civiltà.
10 dicembre 2009
Differenziata, Campi Flegrei in ritardo:
le responsabilità delle amministrazioni locali
di Valentina Soria
Il conto alla rovescia per i Comuni Flegrei è iniziato. Il mese di dicembre saranno chiamati a giudizio per il riuscito raggiungimento (o meno) della percentuale di raccolta differenziata prevista dalla legge. Una sfida che potrebbe costare cara ai diversi Comuni, che rischiano fino al commissariamento. La legge (DL n..90 del maggio 2008) stabilisce che "I comuni della regione Campania che risulteranno virtuosi riceveranno dei benefici sul territorio, quali bonifiche ambientali, rimozione di rifiuti depositati abusivamente e la costruzione di opere pubbliche, mentre quelli che non raggiungeranno l'obiettivo minimo di raccolta differenziata pari al 25 per cento dei rifiuti urbani prodotti entro il 31 dicembre 2009, al 35 per cento entro il 31 dicembre 2010 e al 50 per cento entro il 31 dicembre 2011, saranno colpiti da una maggiorazione sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti indifferenziati pari rispettivamente al 15 per cento, al 25 per cento e al 40 per cento dell'importo stabilito per ogni tonnellata di rifiuto conferita agli impianti di trattamento e smaltimento". A pagarne le spese, dunque, potrebbero essere ancora i cittadini, con un ulteriore inasprimento della Tarsu, già soggetta ad aumenti in tutta la Regione. con punte anche dell'80%.
La normativa vigente, infatti, attribuisce l'intero costo di smaltimento dei rifiuti completamente ai cittadini. Complessivamente in Campania si è raggiunto mediamente il 20% di differenziata. Secondo le dichiarazioni del presidente regionale di Legambiente Michele Buonomo "esiste una Campania moderna che ha imparato a trattare bene i rifiuti, creando, economia e lavoro. Una regione fatta di buone prassi, che sta compiendo cento e oltre passi sulla strada giusta". "Nonostante l'aumento dei comuni virtuosi sono ancora troppi quelli che viaggiano con il freno tirato sulla strada della raccolta differenziata. Altra telenovela infinita - conclude Buonomo - frutto di indecisione, incapacità e malapolitica, è la vicenda degli impianti di compostaggio: necessari, anzi imprescindibili, ma ancora lontani dall'essere costruiti; dalla mancanza dei quali, ennesimo paradosso, i più penalizzati sono i comuni virtuosi, costretti a portare a centinaia di chilometri il proprio organico, a costi insostenibili".
Andiamo ad osservare da vicino la situazione in cui versano i Comuni Flegrei.
La raccolta differenziata a Pozzuoli, secondo i dati dell'ufficio Igiene del Comune, fino ad agosto avveniva al 12%. A settembre il servizio già esistente, ovvero le semplici campane ubicate in giro per la città senza un servizio di informazione mirato, è stato incrementato su richiesta dell'assessore all'igiene Paolo Tozzi. I dati relativi solo alla raccolta di settembre non raggiungono il 18%. Partita anche la raccolta differenziata nei parchi. Qui vengono distribuiti: bidoncini per l'umido e sacchetti di diversi colori per i vari materiali. La società De Vizia, in accordo con il comune e con l'assessorato all'igiene urbana, sta provvedendo a distribuire contenitori per la raccolta del multi-materiale e dell'umido. Presenti sul suolo puteolano da pochi giorni saltano immediatamente agli occhi per i colori sgargianti che li caratterizzano, stiamo parlando dei contenitori arancioni Ce.Tex, destinati alla raccolta di indumenti e accessori dismessi. Si tratta di un servizio offerto gratuitamente dalla società Ce.Tex s.r.l al Comune di Pozzuoli a cui sono stati forniti ben 130 cassonetti. Le ragioni di tale accordo vanno però ricercate altrove. Una volta raccolto il materiale viene infatti portato alla Ce.Tex s.a.s riconducibile, secondo quanto si apprende dalla "rete", a Pasquale Luigi Cesaro ad Orta di Atella, dove viene scartato, trattato e recuperato per poi essere rivenduto come capo di moda italiana all'estero. La principali destinazioni di tali indumenti sarebbero: l'Europa dell'est, il sud est asiatico, il Medio Oriente e l'Africa. Proprio il fine ultimo della vendita fa di questo servizio apparentemente "filantropico" uno strumento di lavoro di una vera e propria azienda. L'immagine del Comune certamente ne ha beneficiato. Ha voluto così mostrare una presenza e un impegno visibile nelle attività da mettere in campo per incrementare la differenziata, ma questi segnali non bastano a mascherare altre carenze. L'attenzione deve essere sempre puntata a verificare l'effettivo impegno dell'amministrazione e delle ditte appaltatrici nella realizzazione di un pieno ed effettivo ciclo di smaltimento dei rifiuti, che risulta ancora incompleto e non adeguatamente efficiente.
Ma le cifre parlano chiaro: il traguardo previsto appare distante e le ultime instabilità politico-istituzionali di certo hanno rallentato la risoluzione delle questioni legate alla gestione dell'intero ciclo rifiuti.
Il Comune di Bacoli, attualmente commissariato, non ha raggiunto una percentuale sufficiente di differenziata, che non arriva neanche al 10%, secondo i dati dell'Ufficio Igiene, percentuale di gran lunga lontana da quella prefissata. Le responsabilità di tale fallimento vanno ricercate a monte, negli accordi tra Comune e la società incaricata del servizio RSU, la Flegrea Lavoro . Un elaborato dell' Ufficio Tecnico del Comune di Bacoli, adottato con delibera di Giunta Comunale n.70 dell'8/3/2008 e reso esecutivo con Ordinanza Sindacale, prevedeva, entro il 31/12/2008, una raccolta differenziata almeno del 45% , con un minor costo a regime di 646.225,90 euro. Di fronte a tale, paradossale situazione, alcuni cittadini del Comune di Bacoli hanno ritenuto necessario presentare un regolare esposto alla Corte dei Conti, che dovrà pronunciarsi in merito e stabilire responsabilità e conseguenze.
Al Comune di Quarto, la differenziata si aggira intorno al 17%, ma le aspettative per l'immediato futuro sono positive per le iniziative messe in campo dal sindaco Sauro Secone e dall'amministrazione per incentivare e sensibilizzare i cittadini a differenziare. Una in particolare: la" maximulta", che va a punire chi non rispetta le regole e la denuncia penale per i casi più gravi. L'amministrazione quartese fa sapere che "Quarto potrebbe raggiungere la quota del 25% entro dicembre. Il Comune utilizzerà ben 400.000 euro per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti, dei quali è stata incentivata la raccolta". E ancora "Ci sono stati momenti di tensione con la Quarto Multiservizi Spa, la ditta appaltatrice, ma l'amministrazione ha saputo sopperire alle carenze verificatesi nella raccolta dei rifiuti, appoggiandosi momentaneamente ad altre ditte, nominate dal Commissario prefettizio e si è evitata l'emergenza..".
La situazione dei Comuni presi in considerazione è ben diversa da quanto accade al Comune di Monte di Procida, che aveva avviato un programma di differenziata già prima dell'emergenza rifiuti, non costringendo così i cittadini a disagi ingenti. Dati relativi al 2009 mostrano che la percentuale si aggira intorno al 56% e tale cifra fa di questo Comune il più virtuoso della periferia nord del contesto metropolitano napoletano.
Questi dati oggettivi mostrano che le difficoltà economiche, logistiche e strutturali restano e a ciò si aggiunge un forte risentimento dei cittadini per le promesse mancate. Il sistema basato sulla differenziata e sul riciclaggio risulta ancora acerbo e in stato di avviamento. L'immondizia non è ancora vista come una risorsa, ma come una minaccia, come un nemico da combattere.
3 dicembre 2009
Parco monumentale di Baia: la sfida degli operatori locali
di Giannantonio Scotto Di Vetta
Tredici ettari di terra, il percorso multisensoriale che collega l'area archeologica di Baia con il parco, un museo etnologico, due cisterne di epoca romana, il Casale Strigari, una stazione ambientale del Parco Regionale di Campi Flegrei, una villa romana identificata come la villa di Cesare. Questo è il Parco Monumentale di Baia ad oggi. L'area abbandonata da troppo tempo è stata recuperata da qualche mese e rimessa in funzione. Quella che fu riconosciuta come un'Oasi del WWF è oggi di proprietà della Soprintendenza e in gestione, per l'enorme ricchezza naturalistica, al Parco Regionale dei Campi Flegrei.
L'area del Parco Monumentale di Baia è infatti al centro di uno dei più importanti collegamenti della rete che il PIT Campi Flegrei ha voluto mettere in opera. 64 Km di passeggiate che, vista la massiccia antropizzazione del nostro territorio, deve essere realizzata attraverso una forte sinergia tra tutti gli attori locali: Enti pubblici, privati, associazioni, imprese. E' questa la scommessa che oggi si prova a mettere in campo sul Parco Monumentale di Baia! Per la sua posizione, infatti, l'area è di fondamentale importanza per la realizzazione del collegamento tra l'area archeologica di Baia e i fondi di Baia fino al Castello (sede del Museo Archeologico), il Lago Fusaro e la Casina Vanvitelliana (attraverso il colombario di Cuma da poco recuperato).
Ed è quello che si cerca di fare attraverso le attività dell'associazione Il Dorso del Delfino che fino a Settembre del 2010 gestirà l'area per la realizzazione di un Piano di Gestione del Parco Monumentale. L'associazione, costituita da una cinquantina di operatori socio-economici dei Campi Flegrei, dalla scorsa estate ha operato in un primo momento realizzando opere di manutenzione dei sentieri e di pulizia di tutta l'area, riuscendo a realizzare le prime visite naturalistiche, incontri, corsi, mostre d'arte e l'apertura durante la realizzazione delle attività al pubblico.
E molte altre azioni di rivalutazione stanno per essere messe in atto. Tra le più importanti quelle della messa in sesto di nuovi percorsi che permetteranno al Parco di essere nodo strategico per il collegamento dei siti flegrei, tenendo conto che molti di questi metteranno in campo proprietà di diversi enti e privati e che quindi sarà di fondamentale importanza la reale sinergia pubblico-privato per la loro realizzazione. La sfida è quindi stata lanciata, così come prevedeva il PIT Campi Flegrei. L'utilizzo di tutte le forze esistenti nel nostro territorio per realizzare in un primo momento la rivalutazione dei nostri siti, in seguito la realizzazione di un Piano che permetta di capire quali sono le reali condizioni di gestione (spese da sostenere, attività realizzabili, reale fruizione nell'arco di un anno di un'area come quella del Parco) per poi giungere ad una vera gestione che verrà realizzata dagli enti in campo. Tutto attraverso l'unico modello gestionale perseguibile nei Campi Flegrei: gli attori locali al centro dello sviluppo socioeconomico del nostro territorio.
19 novembre 2009
Cortei in occasione della Giornata mondiale dello studente
Palloncini sulla sede della Provincia di Napoli: "L'Ente fa acqua da tutte le parti"
di Mariza Del Vaglio
17 Novembre 1939: 1200 studenti Ceco Slovacchi, durante una manifestazione contro il nazismo, furono deportati nei micidiali campi di sterminio. 17 Novembre 2009: è per ricordare quella giornata che migliaia di studenti scendono in piazza, in occasione della Giornata mondiale dello Studente, stabilita nel 2004 dall' Assemblea Mondiale Degli studenti. Anche a Napoli, un corteo organizzato dall'Unione degli studenti ha sfilato per le strade cittadine sotto gli occhi di curiosi ed automobilisti imbottigliati nel traffico.
Il corteo, partito alle 10 da piazza Garibaldi, si è fermato prima di fronte all'ingresso dell'Università Federico II, e più tardi in piazza Matteotti, dove gli studenti hanno lanciato palloncini carichi d'acqua sul portone della sede della Provincia di Napoli, chiusa: un segno evidente di protesta contro la poca attenzione riservata dalla Provincia agli istituti scolastici. Il corteo si è concluso alle 12:30 in piazza del Gesù, dove si è aperto un' assemblea di confronto tra gli studenti presenti.
La manifestazione è stata accompagnata da cori e canti, ma anche dalle testimonianze, purtroppo negative, di chi la scuola la vive a trecentosessanta gradi ."La situazione è disastrosa - ha spiegato il rappresentante d'istituto del liceo artistico Majorana - non abbiamo nulla. Mancano i cavalletti, i banchi e i materiali da disegno. La struttura cade a pezzi." Ma se a Napoli la manifestazione è stata tutto sommato pacifica , dispiace non poter dire la stessa cosa di Milano, dove si è respirata un'aria del tutto diversa: due studenti arrestati e due indagati. Amareggiati gli altri compagni: "E' proprio contro questi abusi di potere che noi protestiamo. A quanto pare, di passi avanti in questo senso, ne sono stati fatti troppo pochi". Le manifestazioni inoltre, a Napoli come in tutta Italia, sono state anche un'occasione per far sentire la voce di chi non accetta le nuova "riforma" Gelmini e il ddl Aprea, il quale stabilisce la parziale privatizzazione di tutti gli istituti statali, negando le rappresentanze studentesche. "E' assurdo - commentano in molti - ci priveranno di quello per cui abbiamo lottato per tanto tempo. La manifestazione? Bellissima. Resta la più alta forma di coesione studentesca. Noi speriamo semplicemente in un futuro migliore e che atti come quelli del 17 Novembre non si ripetano mai più".
19 novembre 2009
Intercettazioni: presentato a Napoli
il nuovo libro di Antonio Ingroia
Il procuratore aggiunto di Palermo fa chiarezza sulle menzogne della politica
di Aldo Cimmino
Quando le "bufale" della politica causano "travasi di bile" il magistrato sente l'esigenza di scrivere. A farlo, questa volta, è Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo e autore del libro "C'era una volta l'intercettazione" presentato lo scorso mercoledì a Napoli presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. "Ho scritto questo libro - dichiara Ingroia - specialmente per informare su un tema di attualità che è cruciale".
La riforma sulle intercettazioni, che lo stesso autore del libro non esita a definire "una controriforma", pone una reale questione d'emergenza che non è quella su cui l'attuale maggioranza di governo basa la sua proposta, cioè l'esigenza di tutelare la privacy degli italiani.
"Si tratta invece di privare i pubblici ministeri della loro cassetta dei ferri" dice Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata. Il disegno di legge sulle intercettazioni infatti, se venisse approvato cosi come è arrivato alla Commissione Giustizia del Senato, avrebbe come conseguenza quella di riportare i pubblici ministeri allo svolgimento delle "indagini tradizionali" senza un fondamentale strumento che per anni ha garantito importantissimi successi giudiziari.
Sarebbero quindi colpiti i pm che non potranno svolgere più il loro lavoro ai quali la Costituzione "obbliga l'esercizio dell'azione penale" e quindi li obbliga, in relazione alla commissione di reati, a svolgere indagini.
In altre parole l'Italia si sta avviando ad un periodo di disarmo nella guerra alla criminalità e alla corruzione. Quella della lotta alla mafia sembra essere un ennesima "bufala". Non sono pochi gli esponenti del governo di centro destra che, in più occasioni, hanno assicurato l'estraneità del nuovo provvedimento alle indagini relative alla criminalità organizzata. Ingroia, come molti altri magistrati hanno dimostrato, smentisce questa falsa verità e aggiunge che in effetti nel testo legislativo c'è questa distinzione;
Le intercettazioni saranno autorizzate per quelle indagini su reati etichettati di mafiosità ma che inevitabilmente riguarderanno, ed è l'esperienza a parlare, sempre le solite persone. Quello che gli esponenti di governo sembrano dimenticare, a parere della magistratura inquirente che certo di indagini ne sa qualcosa, è che in moltissimi casi l'intercettazione viene autorizzata per reati minori e soltanto successivamente, grazie all'ascolto delle conversazioni, si risale alla matrice mafiosa.
Insomma quello che sembra garantire questa legge è che gli angoli buoi del nostro paese restino tali e se possibile ancora più oscuri per non scorgere le identità dei numerosi amministratori insospettabili, difesi a spada tratta dalla "teoria del berlusconismo" che taccia di toghe rosse, comunisti e stravaganti i magistrati che fanno il loro lavoro.
12 novembre 2009
Le proposte del Ministro Gelmini, le proteste degli studenti:
il diritto allo studio finisce nelle mani del Governo e dei privati
Gli effetti dei tagli "Tremonti/gelmini" si fanno sentire in molti Atenei italiani. La Sapienza di Roma "cancella" la sessione di esami in febbraio per non far figurare i fuori corso e perdere finanziamenti. C'è chi estende il numero chiuso e chi tagli i corsi di laurea, ed è in questo contesto già poco entusiasmante che il Ministro Gelmini ha presentato recentemente la sua "riforma" dell'Università al Consiglio dei Ministri.
Come spesso accade, il termine "riforma" risulta abusato ed utilizzato a sproposito. Si tratta, piuttosto, di una serie di provvedimenti, da cui è difficile individuare un indirizzo generale, se non quello del "ridimensionamento" del sistema universitario pubblico. Un mandato di non oltre 8 anni per i rettori (inclusi quelli già trascorsi prima della riforma); la possibilità per gli atenei di fondersi tra loro allo scopo di evitare duplicazioni; un consiglio di amministrazione con il 40% di membri esterni; scatti stipendiali solo ai professori migliori: queste le principali novità. Sarà possibile, dunque, fondere o aggregare, su base federativa, università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere i costi. I bilanci delle università dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza, in quanto debiti e crediti saranno resi più chiari secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri dell' Istruzione e del Tesoro. Sempre nell'ottica di un risparmio, a scapito dell'offerta formativa, i settori scientifico-disciplinari passeranno dagli attuali 370 a circa la metà (con una consistenza minima di 50 ordinari per settore). Prevista, inoltre, una delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca.
Per quanto riguarda gli aspetti più organizzativi, legati all'amministrazione delle Università, viene proposta una distinzione netta di funzioni tra Senato accademico e Cda: il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma dovrebbe essere il Cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione (anche delle sedi distaccate). Entrambi gli Organi di autogoverno dei singoli Atenei, inoltre, vedrebbero ridotti il numero di componenti. A suscitare attenzioni o preoccupazioni è la scelta di riservare nel Cda il 40% dei posti a membri esterni (privati?), mentre un direttore generale prenderà il posto dell'attuale direttore amministrativo e avrà compiti di grande responsabilità, tali da qualificarlo come un vero e proprio manager dell'ateneo. Ci si propone, nell'insieme, di semplificare la struttura interna degli Atenei.
Sul piano della didattica, le capacità e il curriculum dei professori sarebbero valutati da una commissione nazionale (con membri italiani e per la prima volta anche stranieri) sulla base di parametri predefiniti. Al parere di tale commissione sarà condizionata l'assunzione dei docenti da parte delle Università, mentre gli scatti stipendiali sarebbero riconosciuti solo ai Prof. migliori (secondo quali criteri non è ancora dato saperlo). Stabilito, infine, un orario di lavoro minimio di almeno 1.500 ore annue, di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti.
Il Governo assume nelle proprie mani, inoltre, il delicatissimo e sostanziale problema del diritto allo studio, riservandosi la delega per riformare, successivamente, la legge 390 del 1991, senza da re al momento alcuna indicazione in quale senso.
I pareri delle associazioni studentesche nazionali non sono positivi. L'Unione degli universitari (Udu) si schiera contro la riforma: "Siamo pronti - dicono gli studenti - ad avviare una fase di agitazione con occupazioni, sit-in e presidi per contrastare una riforma dell'università che il governo intende avviare con il consiglio dei ministri e che non trova ragioni se non nell'inserire i privati dentro gli atenei". Il governo - continua la nota dell' Udu - sordo alle istanze del mondo accademico che non ha i fondi pubblici per mandare avanti gli atenei, procede con una riforme che introduce la presenza di privati all'interno dei consigli di amministrazione. E' una deriva privatistica che porterà le università a traino delle mercato. Non contento, il ministro Gelmini intende anche riformare il diritto allo studio con una delega al governo. Ci chiediamo come ha intenzione di riformare un sistema il cui grave problema è la mancanza di adeguati finanziamenti statali".
Chiuso il patrimonio locale:
gli effetti di una gestione sbagliata
di Roberta Pisano
Autunno 2009: i Campi flegrei sono di nuovo estromessi dal circuito turistico napoletano. Rigettati nell'oblio della dimenticanza, o sarebbe meglio dire della "non curanza". Campi Flegrei al centro, come sappiamo, di importanti progetti turistici estivi che hanno riscosso quest'anno discreti successi. Si è trattata, infatti, della seconda estate consecutiva di promozione del Retour Campi Flegrei, integrato quest'anno con l'artecard "La Baia di Napoli". Il contenuto della promozione in questione è ormai noto a tutti, ciò che forse è meno noto è il destino dei giovani che lavorano a questi progetti stagionali, come guide.
Sono circa trenta i giovani rimasti senza occupazione, servi di progetti a termine e succubi di una cattiva gestione del territorio. Quando due anni fa è iniziato il Retour un clima di entusiasmo si respirava tra molti giovani del territorio, laureati o studenti in materie storiche o comunque legate ai beni culturali: dopo decenni di indifferenza, Pozzuoli e i Campi flegrei tornavano ad essere considerati nella loro potenzialità turistica. Ad accrescere l'ottimismo generale, per le possibili ricadute occupazionali, sono stati anche i lavori di ristrutturazione al Castello di Baia, potenziale fonte di lavoro. A due anni di distanza, però, proprio uno dei luoghi che avrebbe dovuto rappresentare la base da cui partire, sviluppare e ampliare, è divenuto simbolo di una triste e statica realtà. Come il Rione Terra di Pozzuoli. Il Retour, infatti, è stato riproposto e ampliato, ma resta pur sempre un progetto a termine. Ed è proprio la non-continuità l'anello debole di questa iniziativa, cui si aggiunge la situazione del Castello, che ha ormai assunto i toni di un vero e proprio scandalo. Sono ben 54 le sale ristrutturate, che contengono reperti inestimabili dell'antica Dicearchia, di Cuma , del Rione Terra e tanti altri tesori, tanto importanti e unici da far guadagnare al Castello la denominazione di migliore museo d'Italia per il 2009. Lo scandalo è nella sua chiusura, la beffa risiede nella motivazioni ufficiale che viene fornita dalle Autorità competenti: mancanza di personale.
E' inevitabile che queste parole giungano quasi come un'offesa all'intelligenza delle decine di giovani puteolani, che si affannano a lavorare a nero in pub e ristoranti, rimaste le uniche alternative socio-occupazionali di questo territorio. Ciò che manca davvero non è certo la forza lavoro, ma la capacità di gestire e organizzare un territorio così ampio; è l'incapacità dei nostri funzionari di mantenersi fuori dalle "cattive dinamiche", quando si tratta di gestire i milioni di euro stanziati dall'Unione Europea. Vengono dall'Europa, infatti, e sono passati dalla Regione Campania, tutti i fondi che hanno permesso la ristrutturazione, gli scavi e i lavori intervenuti sul patrimonio archeologico e culturale dei Comuni flegrei. Ma non si è pensato alla loro gestione, una volta che i lavori fossero stati completati e la ditta che si è occupata dei lavori al Castello ed altri funzionari sono oggi sotto inchiesta.
In molte città dell'estero, un bene archeologico riesce a garantire reddito diffuso, base per una molteplicità di attività: dalla ristorazione, ai negozi di souvenirs, agli alberghi, ai locali serali. "Volevo approfittare di una gita a Procida per fermarmi un pò a Pozzuoli e visitare l'Anfiteatro" - ci dice S.R., un turista romano - "ma mi è stato impossibile poiché ho impiegato più di due ore solo per imbarcare l'auto sul traghetto. Siete disorganizzati e non sapete vendere il vostro territorio."
Difficile dare torto a queste amare considerazioni. A questo si aggiunge una tendenza (o illusione) politica a fare di Pozzuoli una mini Porto Cervo, concentrando le risorse solo sul lungo mare e sul centro storico, da trasformare sempre più in un'opaca vetrina fatta di attività disorganiche e poco qualificate.
I Campi flegrei godono di qualcosa di unico: una storia millenaria da rivalutare e attività tradizionali da preservare anziché distruggere. Intanto il tempo passa, senza manutenzione e cura, quelli che sono oggi tesori di archeologia potranno divenire un giorno solo un mucchio di terreno e pietre. E' noto a tutti che Pompei sta letteralmente cadendo in pezzi, destino simile potrebbe toccare al nostro territorio. I bellissimi mosaici della Città Bassa di Cuma già stanno scomparendo, le erbacce e i cespugli stanno ricoprendo lo Stadio di Antonino Pio e le anfore del Castello giacciono solitarie dietro bacheche di vetro impolverate. E' assurdo pensare che quei reperti avrebbero potuto sopravvivere in eterno sotto metri e metri di terreno lontano dagli occhi, abbiamo lavorato per portarli alla luce e ridargli memoria, ma oggi rischiano di scomparire per sempre.
È partito il "Marano spot Festival"
Al via la dodicesima edizione del festival nazionale degli spot pubblicitari per il sociale
Il Marano Ragazzi Spot Festival si svolgerà dal 12 al 18 ottobre.
La kermesse, che quest'anno ha ricevuto il premio Il Grillo Alta Qualità per l'Infanzia, sarà condotta da Pietro Pignatelli, attore e presentatore poliedrico (Pinocchio, Scugnizzi, l'Albero Azzurro- Rai 1).
Durante la settimana si alterneranno proiezioni, mostre, laboratori, dibattiti su minori e legalità dedicati a studenti, insegnanti ed educatori.
Tra gli eventi da non perdere il dibattito "Ieri era emergenza?" in seguito alla visione del film: "Il Signore delle Ecoballe"; l'incontro "Audiovisivi della camorra": la pervasività della camorra nel quotidiano. "Educare all'incontro": tavola rotonda su minori e fuoriuscita dalla criminalità; lo spettacolo realizzato da Pietro Pignatelli con i ragazzi di Marano di Napoli e quello realizzato dai "gemelli" di Marano sul Panaro, città del Festival Nazionale ed Europeo del Teatro dei Ragazzi;
Il "FESTIVAL OF KIDS' FESTIVALS" presenta una selezione di video provenienti dai principali festival internazionali per ragazzi.
I protagonisti assoluti del festival saranno, come sempre, i ragazzi. Una delegazione di 100 ragazzi tra quelli che hanno prodotto gli spot in concorso (selezionati su oltre 90 inviati) sarà ospite dei "gemelli" di Marano.
I ragazzi gareggeranno nelle sezioni "tre minuti" e "trenta secondi" per aggiudicarsi gli Aquiloni 2009, opere realizzate dall'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato della Porcellana e della Ceramica "Giovanni Caselli". Oltre 5000 ragazzi delle scuole campane visiteranno il Festival per un giorno esprimendo il loro parere sugli spot con "Lo voto anch'io".
I ragazzi avranno l'opportunità di seguire due interessantissimi laboratori: il TG lo Giro io e Legal-ambiente. Il primo organizzato dal GT Ragazzi di RAI3: i ragazzi del festival realizzeranno dal lunedì al venerdì dei brevi servizi in giro per il festival che saranno utilizzati il venerdì pomeriggio nel corso della diretta del Gt Ragazzi dal Festival. Il secondo a cura di Legambiente Campania su riciclaggio e raccolta differenziata.
Il Festival, diretto da Rosario D'Uonno, è realizzato con l'adesione del Presidente della Repubblica ed è patrocinato da: Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Ministero della Giustizia, Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Ministero della Gioventù, Ministero per le Pari Opportunità, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Giustizia. Promosso da: Direzione Generale Ufficio Scolastico per la Campania, Comune di Marano, Provincia di Napoli, Assessorato all'Istruzione della Regione Campania. In partenariato con: Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie, Rai Tre (Bambini e Ragazzi), Pubblicità Progresso, Legambiente Campania, Video Metrò news network, Forum Terzo Settore-Città di Marano, Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti di criminalità, Psicologi per la responsabilità sociale, Archivi Cinematografici.
Corte Costituzionale: lodo Alfano illegittimo
di Aldo Cimmino
Il lodo Alfano è incostituzionale. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Consulta perché viola ben due articoli della nostra Costituzione: l'articolo 3 che stabilisce il diritto di uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge), e l'articolo 138, che impone un procedimento di revisione costituzionale per modifiche di tal genere (e non una legge ordinaria come il lodo Alfano).
Il provvedimento legiferato dall'attuale maggioranza parlamentare, che consta di un articolo e otto commi, prevedeva in sostanza la sospensione dei processi penali relativi alle più alte quattro cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e il Presidente del Consiglio dei Ministri con effetti anche retroattivi cioè relativi a quei procedimenti in corso prima dell'approvazione della legge e per quei reati commessi prima di assumere una delle cariche in questione. La particolare coincidenza delle vicende descritte dal lodo Alfano e l'attuale situazione del Premier Berlusconi ha infatti destato dubbi di legittimità costituzionale che di fatto sono stati accolti dai quindici giudici.
La bocciatura è giunta dopo due giorni di camera di consiglio. L'udienza di martedì ha visto i difensori del "lodo" esibirsi in arringhe che di fatto non hanno convinto i quindici della Consulta, l'avvocato Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, aveva addirittura affermato che "la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione".
L'incostituzionalità, dichiarata dalla Corte, è quindi totale per il provvedimento fortemente voluto dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; una sentenza commentata, dal suo portavoce Paolo Bonaiuti, come "una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall'aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto".
Ma la decisione dei giudici è di enorme importanza, in un clima politico e sociale di difficile vivibilità democratica che riabilita anche la credibilità delle Istituzioni.
Dal punto di vista pratico è una sentenza, quella dei giudici costituzionali, fondamentale in quanto sblocca due processi che sono a carico del Premier Berlusconi (il primo relativo al caso Mills per corruzione in atti giudiziari, il secondo relativo ai reati societari nella compravendita dei diritti tv - Mediaset), accogliendo quindi i dubbi di legittimità sollevati dai i due giudici di Milano, che erano stati congelati proprio a causa del lodo Alfano.
La sentenza della Consulta non è quindi il risultato di un complotto politico ipotizzato dal Governo, ma un atto di difesa della Costituzione e degli assetti democratici di questo Paese.
Sale la paura della disoccupazione,
cresce la protesta degli operai
di Roberta PIsano
Dilagano ormai da mesi le proteste degli operai italiani. Quelli che da un giorno all’altro hanno perso il posto di lavoro, ritrovandosi a pagare le conseguenze di una crisi economica devastante, di cui non sono certamente i responsabili. Una crisi che si è abbattuta, come previsto, sul piano occupazionale. Tutta l’Italia è coinvolta, da Nord a Sud; le pagine dei quotidiani sono piene di occupazioni di fabbriche, scioperi della fame, minacce di suicidi. Dopo la vicenda della Innse di Milano, realtà produttiva letteralmente salvata dalla ferma protesta degli operai, che ne hanno difeso i macchinari garantendone una prospettiva, in molti hanno preso esempio. Tra i casi più recenti, l’8 settembre a Terni sette operai di due ditte edili impegnate, in subappalto, in lavori stradali, si sono incatenati a un guard-rail di un viadotto vicino minacciando di gettarsi nel vuoto se non avessero ricevuto gli arretrati dello stipendio; pochi giorni prima terminava a Menfi la protesta di sette operai che si erano arrampicati sul tetto dello stabilimento della Lasme che aveva dichiarato prossima la chiusura e la mobilità per 174 dipendenti; terminato anche lo sciopero della fame iniziato il 25 agosto da Guido Barbieri operaio del Cnh di Imola, una volta raggiunto lo scopo di un tavolo di discussione con il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, i dirigenti dell’azienda, i rappresentanti dei sindacati, la Regione Emilia Romagna e il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.
Esempi di un Paese che comincia a svegliarsi e a ribellarsi, ma soprattutto segnali di un Paese che è sull’orlo di un baratro. Le soluzioni ormai non possono essere che di “riparazione”, considerato che il Governo non solo non è stato in grado di adottare misure preventive, ma ancora si ostina a dichiarare che la crisi è un “fantasma passato”. Ma non era stato proprio il presidente del consiglio Berlusconi a dichiarare che la crisi non esisteva? I numeri però raccontano, purtroppo, un’altra verità: aumento della disoccupazione del 9.5 per cento, record storico per l’utilizzo della cassa integrazione nelle grandi imprese pari al 4,08 per cento delle ore lavorate, (dati ISTAT). Colpiti anche i lavoratori interinali con 100.000 posti di lavoro a tempo pieno persi, mentre sono ben 12 milioni gli italiani in attesa del rinnovo contrattuale collettivo (e quindi degli aumenti salariali in rapporto all’inflazione).
Continua, in questo scenario, la lotta del ministro Sacconi contro la Cgil, l’unico sindacato che non ha firmato l’accordo sui contratti decentrati. Pur senza entrare nelle valutazioni di merito, è evidente che la frattura tra sindacati, in vista di un autunno intenso per la questione dei rinnovi contrattuali, non fa che prospettare un ulteriore peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
E’ sul versante scuola che il Governo dimostra di fare ammenda degli errori da se stesso commessi. Il ministro Gelmini, infatti, cerca soluzioni alternative per i numerosi insegnanti rimasti senza lavoro, nonchè per i milioni di supplenti in graduatoria destinati ad aspettare chissà quanti anni prima di ottenere un impiego dignitoso. Ma non era stata proprio la Gelmini a promuovere i tagli alla scuola, promuovendoli come riforme e riduzione degli sprechi, e a provocare inevitabilmente questa situazione? Cinquantamila posti di lavoro in meno, il più grande licenziamento pubblico di massa della storia repubblicana, come lo ha definito qualcuno. Il Paese si trova in balia di un governo incoerente che gioca su scandali da cronaca rosa per sviare l’attenzione pubblica dalla triste realtà di disoccupazione e declino verso la miseria. Ma la realtà sociale è ben diversa ed è visibile agli occhi quotidiani. Che ci siano davvero i presupposti per una nuova stagione di lotte operaie?
Quelle sugli "omicidi eccellenti" sono verità scomode, ecco perché le sentenze, e spesso i film prodotti, che le attestano non possono dirsi sempre convincenti ed esaustivi. Indifferenza, collusione, corruzione o errore: quello che è certo è che attorno all'uccisione del giovane giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, ci sono ancora tante zone d'ombra.
Quarto e Bagnoli intitolano
le loro "stanze" a Peppino Impastato
di Laura Longo
Indignazione. Questo il sentimento che si respira nel Comune di Quarto e nella decima Municipalità Bagnoli Fuorigrotta innanzi al gesto del sindaco di Ponteranica. Il 10 settembre, il primo cittadino leghista, Cristiano Aldegnani, del piccolo comune in provincia di Bergamo ha fatto rimuovere la targa della biblioteca dedicata a Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso nel '78 dalla mafia. La motivazione: "La biblioteca è il posto della cultura ed è giusto che sia intitolata a un personaggio locale", in questo caso Giancarlo Baggi, padre sacramentino morto nove anni fa. La risposta non si è lasciata aspettare dalle terre del sud: "Abbiamo deciso di intitolare l'Aula consiliare del Comune di Quarto a Peppino Impastato e porterà nella dicitura di accompagnamento la frase "un italiano vittima della mafia", dichiara ufficialmente il sindaco di Quarto, Sauro Secone. La reazione è fulminea anche dalla decima Municipalità: il centro comunale giovanile Etabeta, che ha sede a Bagnoli, sarà intestato al giovane militante di Democrazia Proletaria.
"La figura di Peppino Impastato rappresenta per tantissimi giovani, e non solo, di tutta Italia un esempio di legalità ed impegno civico contro le mafie ed è giusto che la sua figura vada tutelata, anche attraverso l'intitolazione di sedi pubbliche", afferma Luca Simeone, consigliere di Sinistra e Libertà della Municipalità. A suo sostegno, numerose associazioni territoriali, da Caracol ad Iskra. Sulla stessa linea Secone: "Rimuovere quella targa significa rimuovere un esempio ed un monito per tutti. Comprendo la scelta di fare riferimenti anche a personaggi locali, ma francamente reputo poco opportuna quella sostituzione, sarebbe stato meglio una intitolazione ex novo".
Il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, parla di atto razzista, sottolineando che la targa è stata rimossa benché quella dedicata al religioso non possa essere ancora collocata, perché morto meno di dieci anni fa. Giuseppe Impastato è stato assassinato a Cinisi, paese in provincia di Palermo.
Trent'anni, una vita spesa tra attivismo culturale e militanza politica anti mafia. La memoria di Peppino Impastato è un tassello importante della lotta alla malavita organizzata ed il 26 settembre, alla manifestazione Agenda rossa convocata a Roma, si ribadirà la volontà di chiarezza e verità riguardo i fatti di mafia troppo spesso taciuti: contro il muro di omertà, contro cui Peppino ha lottato negli anni settanta, si schiera tutta l'Italia che non dimentica, e vuole vivere nella legalità.
Campi flegrei, per i giovani c'è ancora tanto da fare
di Riccardo Volpe
Giovani e politica, un binomio che oggi è piuttosto difficile da realizzare. Probabilmente, perchè in questo momento la politica, intesa come confronto e discussione per la risoluzione dei problemi, non esiste.
Tuttavia, per favorire la partecipazione delle nuove generazioni alla vita democratica e istituzionale, diversi Comuni prevedono la creazione di una "consulta giovanile", (o "forum dei giovani"), un' assemblea formalmente riconosciuta, con il compito di elaborare progetti per la città, realizzare iniziative, formulare proposte agli amministratori, sulle necessità di chi si affaccia alla vita sociale e civile. Ma i risultati non sono sempre soddisfacenti. Nei Comuni dell'area flegrea, esistono esempi di limiti e ritardi.
A Bacoli, secondo le informazioni raccolte dall'assessore competente al ramo, Antimo Farro, il Forum è stato già istituito 3 anni fa. L'esperienza si è conclusa con un nulla di fatto. L'assessore si è però impegnato a stimolare la nascita di un nuovo Forum: "Procederemo alla convocazione di associazioni e rappresentanti d'istituto delle scuole superiori bacolesi, in modo che i delegati possano eleggere l'organo di gestione" - dichiara l'amministratore, precisando che l'albo delle associazioni cittadine è stato aggiornato. La partecipazione al Forum, infatti, è limitata alle associazioni registrate presso gli albi del Comune, sebbene quello di Bacoli sia orientato a non distinguere tra quelle "di fatto" e quelle "di diritto".
A Quarto, una delle città con il tasso di popolazione giovanile tra i più alti di Italia, il neo-assessore con delega alle politiche giovanili, Dario Morisco, illustra il percorso già svolto in questi anni:"Nel nostro Comune esiste sia la Consulta dei giovani sia quella delle donne, organi previsti dal nostro Statuto. Per ora la Consulta, che conta la presenza di circa 200 giovani, ha eletto il comitato esecutivo composto da 5 elementi e attendiamo l'indicazione del presidente. Vogliamo che quest'organo sia effettivamente di proposta, per progetti e per le politiche giovanili". L'assessore affronta anche il tema degli spazi fisici. "Il comune metterà a disposizione i locali sottostanti la scuola Viviani, in modo che i giovani possano incontrarsi. Si tratta di uno spazio da ristrutturare, con i fondi che prevediamo di stanziare a breve nel prossimo bilancio". Anche a Quarto è previsto il coinvolgimento di tutte le associazoni, comprese quelle "non registrate".
A Pozzuoli è in corso da diversi mesi un confronto tra l'assessore Fulvio Frattasio e i responsabili di movimenti giovanili particolarmente sensibili alla questione, anche se di diversa collocazione politica e ispirazione sociale. Nel Comune flegreo con il maggior numero di abitanti, nessuna amministrazione, per disinteresse o incapacità, è riuscita finora a realizzare quanto è previsto dallo Statuto Comunale da almeno 15 anni. L'assessore Frattasio si è impegnato a stringere i tempi. A breve dovrebbe essere affisso il manifesto pubblico mediante il quale tutte le associazioni e i gruppi giovanili interessati alla partecipazione al Forum, potranno presentare il loro statuto, le finalità e un breve resoconto delle attività già svolte. Il regolamento del Forum sarà presentato in Commissione e in Consiglio comunale per l'approvazione. Non dovrebbero esserci limitazioni per le associazioni "di fatto". L'augurio è che non ci siano ulteriori intralci da parte dei "politici".
Il rischio più grande, nel formalizzare questi organi di democrazia diretta, è che siano autoreferenziali, formati da giovani educati a rivolgersi esclusivamente agli amministratori, senza che le reali esigenze dell'universo giovanile locale possano esprimersi. Una deriva che trova conferma nell'assenza, almeno finora, di progetti e di proposte concrete formulate, anche in quei Comuni dove, almeno sulla carta, i "Forum" esistono. E di problemi concreti, che le associazioni e i movimenti giovanili hanno già provveduto a mettere sul tavolo del confronto attraverso manifestazioni pubbliche ce ne sono tanti.
A Pozzuoli non esiste la casa delle associazioni, un luogo dove svolgere attività sociali, incontri, musica, cinema. In autunno era maturata la proposta di destinare a tale scopo alcuni locali dell'immenso patrimonio pubblico del quartiere di Monteruscello, realizzando insieme l'obbiettivo di aggregare i giovani con quello di valorizzare un'area di periferia. Oggi l'assessore della giunta Giacobbe, Fulvio Frattasio, avanza un'altra ipotesi: ad ospitare sia il Forum dei Giovani che la casa delle associazioni potrebbe essere la struttura dell'attuale biblioteca comunale sita al Rione Toiano, con alcuni edifici adiacenti. Sorge il dubbio, tra chi ha partecipato a questi incontri, che il copione cambi senza una reale cognizione di causa. Intanto, la nuova biblioteca, moderna e multimediale, che dovrebbe sorgere al Palazzo di Toledo, nel Centro storico di Pozzuoli, non vede ancora la luce. "I lavori si sono fermati a causa dei mesi di pioggia, ma per fine estate verranno completati"- si giustifica l'Assessore. L'importanza di aprire la nuova biblioteca, restituendo tra l'altro un monumento storico ai puteolani, va colta anche in riferimento ad una rivitalizzazione culturale e giovanile della città, favorita dalla presenza delle residenze universitarie in Via C. Rosini, che dovrebbero ospitare 300 studenti fuori sede. I lavori procedono a rilento, l'apertura degli edifici, vicini al Cinema Sofia, è stata rimandata più volte. Trasporto pubblico, moblità, eventi culturali, edilizia scolastica: sono ancora tanti i temi sui quali i giovani potrebbero intervenire per "svecchiare" un linguaggio e una condotta politica, ormai appiattiti su interessi e scontri personali. I Forum possono essere validi strumenti istituzionali per favorire la partecipazione dei giovani, ma solo la voglia di cambiare sarà la loro vera forza.
Napoli contro la camorra, in strada per la legalità
21 marzo: volti e testimonianze della quattordicesima giornata in ricordo delle vittime di mafia
di Aldo Cimmino
L'Italia che vuole combattere le mafie ha invaso la piazza della "XIV giornata della memoria e dell'impegno". In 150 mila hanno sfilato, con sottofondo la lettura dei nomi di oltre 700 vittime innocenti delle mafie, per il lungo mare di via Caracciolo. Tantissimi i giovani, le associazioni e le scuole ma anche il movimento dei "Migranti e dei Rifugiati di Caserta", tutti per dire no alla criminalità organizzata, nella giornata organizzata da Libera e Avviso Pubblico. "Non è una manifestazione" dichiara don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ma rappresenta il momento dell'impegno per costruire legalità e giustizia. Ad aprire il corteo di Libera sono loro, i familiari delle vittime innocenti uccisi dalle mafie. Sono il simbolo della memoria ma anche della protesta, come la lunga barba del familiare di Nino Agostino ucciso nel 1989 o come il familiare Mario Congiusta, padre di Gianluca, ucciso nel 2005. Alza le mani, Mario, ricoperte da guanti con su scritto "certezza della pena".
Dalla protesta nasce l'impegno non solo di camminare ogni anno per onorare quell'elenco, ma anche per impegnarsi di più tutti. Il fondatore di Libera lancia un monito durissimo alle Istituzioni richiamando l'articolo 1 della Costituzione perché "la lotta alla mafia incomincia dal lavoro e dalla dignità delle persone" e ricorda il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che in una sua ultima intervista prima di essere ucciso, dichiarò che si poteva fare la lotta alla mafia purché lo Stato avesse dato come diritti ciò che le mafie danno come favore. Ma richiama alle proprie responsabilità anche la piazza. Poi a loro, ai camorristi, ai mafiosi: Ciotti li sfida e li avverte "avete carcere che vi aspetta, se avete dei beni prima o poi noi ve li confischiamo tutti. Fermatevi". E si rivolge alla politica: "Saremo una spina nel vostro fianco, con le nostre idee e il nostro impegno".
Marciano le associazioni come la FAI, la federazione delle associazioni antiracket e l'Udu che ha ricordato anche il valore dell'antifascimo; un tripudio di colori, quelli delle bandiere e degli striscioni, ma anche i lavori degli studenti che fanno respirare concretezza. "Non è uno scendere in piazza - dichiara Gabriella Stramaccioni, direttrice nazionale di Libera - ma la testimonianza concreta di un lavoro che i ragazzi e i loro insegnanti stanno costruendo con continuità in questo paese". E di continuità parla anche don Giuseppe De Masi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, "due anni fa a Polistena c'era la Piana di Gioia Tauro, oggi sono a Napoli circa quattrocento di quelle persone, è il segno di un lavoro quotidiano e costante".
Napoli ospita per un giorno l'Italia dell'antimafia, ma non è soltanto spettatrice. La città vuole rispondere alla sopraffazione della camorra e dimostrare che un futuro diverso è possibile. "Sono i ragazzi napoletani a mostrarlo - dice don Tonino Palmese, referente regionale di Libera Campania - perché quando hanno scoperto che le vittime innocenti erano persone normali hanno capito che le mafie uccidono la normalità".
Ma tutto questo dolore si trasforma in speranza nelle parole di Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo ammazzata dalla camorra nel '97: "Tanta violenza e ingiustizia ci hanno travolti, senza alcuna logica" poi si libera: "finalmente posso dirlo grazie a Napoli".
Rifiuti, l'emergenza non è finita
a cura di Valentina Soria
Dopo il disastro di un anno fa, che ha colpito la nostra regione, sono stati stanziati 526 milioni di euro per porre fine all'emergenza e ulteriori risorse saranno individuate tra quelle dalla politica di Coesione 2007/2013. Il piano del Governo ha consentito di superare la fase più acuta di una crisi ormai decennale, almeno nelle apparenze, liberando le strade dai rifiuti, per scaricarli in discariche. Successivamente al superamento della situazione più critica l'impegno di Governo e Istituzioni si è detto diretto ad attivare un ciclo virtuoso di smaltimento dei rifiuti, che ancora non esiste, soprattutto con l'avvio della raccolta differenziata, ma i risultati specie nel territorio flegreo appaiono, allo stato attuale dei fatti, piuttosto scarsi.
Nonostante i comuni flegrei hanno approvato il piano di raccolta differenziata, che li impegna a raggiungere il 50% di differenziata entro il 2011, i risultati si presentano insufficienti e molte delle responsabilità non sembrano appartenere ai cittadini, bensì agli amministratori.
Pozzuoli, la situazione resta critica
Nel programma stabilito dal sindaco Giacobbe era previsto l'avvio della raccolta porta a porta già a partire dal 1°aprile 2008, parallelamente all'installazione di numerose campane per la raccolta di carta, vetro e plastica. Il piano prevede inoltre, sempre per aprile 2008 il completamento dell'iniziativa "porta a porta" per le grandi utenze come attività ristorative, mense scolastiche, casa circondariale e marina militare.
Ad oggi, numerosi ristoranti, bar ed esercizi commerciali operanti sul territorio hanno dichiarato che nessun contenitore è stato loro consegnato né alcuna istruzione è stata loro fornita. Non vi è alcuna misura visibile negli esercizi pubblici (esclusi gli esercenti del settore ortofrutticolo che già facevano la raccolta dell'umido), che dimostri l'avvio della raccolta differenziata. Per quanto riguarda le mense scolastiche alle quali, con il nuovo appalto la ditta incaricata fornisce il cibo in pentole riutilizzabili, nessuna misura è stata predisposta per differenziare il rifiuto che ne deriva. La situazione resta immutata anche per la casa circondariale di Pozzuoli. I cittadini denunciano un'inerzia generale e chiedono risposte attendibili e dettagliate. Per il resto della città non solo non vi è stata alcuna implementazione del servizio di raccolta attraverso un aumento numerico delle campane e una diversa localizzazione, ma anzi molte campane sono state rimosse e non sostituite da analoghi cassonetti. Le poche campane che sono per le strade cittadine sono sempre piene.
Recente è la notizia che la ditta Saba, che avrebbe dovuto occuparsi della raccolta differenziata in città fino al mese di maggio del 2009, è stata sostiuita a seguito di un provvedimento interdittivo. La raccolta dei rifiuti è stata già affidata alla società Arti Devizia Transfer, che si occupa già dei rifiuti solidi urbani. Inevitabili i rischi di ulteriori disservizi durante il passaggio di testimone.
Sebbene la cittadinanza sia pronta ad un sistema integrale di raccolta porta a porta l'amministrazione è completamente impreparata e non dimostra seria volontà di attuare il piano. Secondo il consigliere comunale di opposizione Carlo Morra, esponente del PD, "dopo la mancata approvazione del bando di gara per il potenziamento della differenziata, nel giugno scorso, l'amministrazione si è fermata. La differenziata non è partita e manca una corretta sensibilizzazione dei cittadini. Dovrebbe essere potenziata la diffusione di materiale informativo perché i cittadini, anche se spinti da buona volontà, non hanno i mezzi per mettere in pratica, c'è una carenza materiale ed informativa". L'opposizione lamenta che "le potenzialità nel nostro territorio non mancano, si potrebbe partire con un porta a porta sperimentale in piccole aree per esempio un parco e poi estenderlo gradualmente e si potrebbero utilizzare i lavoratori socialmente utili per promuovere un'iniziativa del genere. La differenziata a Pozzuoli è ferma al 12-13% da giugno scorso sebbene i propositi fossero di raggiungere almeno la quota del 25%", siamo quindi notevolmente al di sotto dei parametri auspicati.
Di positivo c'è da rilevare che, nonostante le iniziali difficoltà tecniche, economiche e strutturali, dal 9 dicembre tutti i cittadini possono raccogliere e consegnare carta e cartoni, imballaggi di plastica, di vetro, di alluminio e di acciaio direttamente ai Centri di raccolta allestiti presso le piattaforme convenzionate con il Conai. Il centro attivo a Pozzuoli è quello di via Montebarbaro 1/b (per la consegna del solo alluminio e acciaio). In tali piattaforme i cittadini che consegneranno la differenziata saranno premiati con un indennizzo economico ogni 100 Kg consegnati delle seguenti frazioni merceologiche: carta, plastica, vetro, alluminio e acciaio. Era stato anche previsto un punto di raccolta a via Campana che è stato soppresso a causa dei lavori su via Artiaco, consistenti in un sondaggio del suolo per la costruzione di un tunnel sotterraneo che dovrebbe essere realizzato per collegare l'uscita della tangenziale di via campana alla zona dell'ex-sofer (lavori che rientrano nel progetto meglio conosciuto come "water front") per favorire l'imbarco alle isole. E' in cantiere anche un progetto a Monteruscello riguardo un'area per un sito di stoccaggio provvisorio dei rifiuti, anche se le informazioni in proposito risultano scarse .Tale idea non incontra il parere favorevole dei cittadini dell'area interessata, perché rappresenta la pura dimostrazione che in realtà non vi è una seria volontà di differenziare i rifiuti . "In una zona già così colpita da degrado ed a forte densità abitativa si rischia di distruggere ulteriormente il territorio invece di migliorarlo", dichiarano i cittadini. Si dovrebbe pensare piuttosto ad aumentare notevolmente la percentuale di rifiuto differenziato così da non rendere necessarie discariche per l'indifferenziato anche se teoricamente provvisorie.
Bacoli, stop al porta a porta
Dopo il piano di differenziata adottato con delibera della Giunta comunale n°70 del 08/03/2008 e reso esecutivo con ordinanza sindacale, il Comune ha avviato nel 2008 una prima sperimentazione di raccolta differenziata porta a porta. Si registra che nel 2008 il Comune abbia speso circa 600 euro a famiglia per il programma di raccolta, che ha visto coinvolte circa 2070 famiglie, 90 attività commerciali e il 70% delle attività di somministrazione alimenti e bevande, raggiungendo traguardi meritevoli. La percentuale di raccolta differenziata raggiunta dal Comune è pari al 25%, ostacolata però dalle difficili ed anti-economiche condizioni di smaltimento della frazione organica.
Dopo un anno dal discreto avvio si è registrato il ritorno al passato, poi un arresto improvviso, dovuto anche - secondo le difese degli amministratori - al mancato pagamento da parte di molti cittadini della TARSU, la tassa sui rifiuti. I cittadini si ritrovano di nuovo con masse di materiale accumulato e discariche a cielo aperto, in particolare nella zona periferica di Cuma e Fusaro. Quali sono le ragioni di questi passi indietro.
Ci spiega l'assessore Gambardella "a settembre ci sono state difficoltà tecniche perché l'azienda addetta allo smaltimento ha chiuso per una notevole quantità di organico non smaltito e rilevato dalle ispezioni ASSAC effettuate in quel periodo." "Le autorità - continua l'assessore - si stanno muovendo per ripristinare il servizio e riattivare il sito, nel comune di Bacoli i lavori sono stati avviati seriamente, vogliamo riprendere da dove ci siamo fermati per mantenere gli impegni presi col progetto ed espandere i risultati". Dichiara, inoltre, che "i progetti in cantiere ci sono e sono numerosi, comprendono per esempio l'avvio di un'isola ecologica, un potenziamento del porta a porta, l'adozione di forme di auto smaltimento come il "compostaggio domestico" e di smaltimento alternativo come il "compostaggio rurale", presso le aziende agricole, laddove il territorio si caratterizza per la vocazione agricola e la tipologia estensiva delle residenze, ma purtroppo la Campania è in ginocchio economicamente e i fondi necessari provenienti dalla regione, dalla provincia e dagli enti pubblici scarseggiano."
Quarto, iniziative concrete, si attendono ancora i risultati
Dopo l'entrata in vigore del Decreto Legge, la piattaforma sita in via Masullo n. 39, ha aderito all'iniziativa "CAMPANIA PULITA" promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri unitamente alla Protezione Civile Nazionale ed ai Consorzi di filiera aderenti al CONAI. Con l'avvio dell'isola ecologica tutti i cittadini potranno direttamente conferire frazioni differenziate di plastica, vetro, alluminio, carta e cartoni, presso il centro di conferimento opportunamente approntato presso la struttura.
Come dichiara inoltre Nello Mazzone, giornalista, responsabile ufficio stampa del comune di Quarto "l'amministrazione comunale ha deciso di investire i proventi CONAI (consorzio nazionale imballaggi) in parchi giochi (in particolare quello di viale Europa) e aree attrezzate anche all'interno della 167 di Quarto, l'area residenziale popolare. Sono previsti 100.000 euro per questo progetto per conto di una società di riciclaggio della plastica privata". Continua Mazzone" il Comune si sta impegnando ad attuare una seria raccolta differenziata, sensibilizzando e sostituendo i cassonetti e i risultati iniziano ad emergere sebbene la percentuale di differenziata sia solo del 16%, al di sotto di standard adeguati". "E' anche da sottolineare" ci dice "l'attivazione del sito dell'ex-macello in via Masullo come deposito di materiale ingombrante, dove i cittadini possono recarsi dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle ore 13.00", per evitare che tali materiali possano essere dismessi illegalmente sul territorio, danneggiandolo.
L'ufficio stampa del Comune di Quarto ricorda, inoltre, l'importante iniziativa, promossa dal sottosegretariato all'emergenza rifiuti e approvata dalla giunta comunale, di fine febbraio in Piazza S.Maria con un conferenza e dimostrazione popolare sulle modalità con cui avviene concretamente il processo di differenziata e l'illustrazione del funzionamento di una piattaforma di raccolta e smaltimento rifiuti. "Perché - dichiara Mazzone - la sensibilizzazione e l'informazione dei cittadini non si deve mai fermare".
Amministratori locali poco consapevoli del loro ruolo
La situazione dei comuni flegrei presi in considerazione si differenzia da quanto accade al comune di Monte di Procida, che ha avviato un programma di differenziata anche prima dell'emergenza rifiuti, di cui i cittadini hanno infatti sofferto in misura notevolmente ridotta, e ha raggiunto una quota di differenziata nel 2008 pari al 46%, di gran lunga superiore alle percentuali dei comuni di Quarto, Bacoli e Pozzuoli, ottenendo un contributo economico premiale per aver superato la quota del 35%.
Alla luce di ciò, mentre da parte delle Istituzioni si sprecano ancora segnali di ottimismo per il futuro, restano nel nostro territorio le preoccupazioni e le difficoltà economiche e logistiche, alle quali si aggiunge un forte risentimento dei cittadini per le promesse non mantenute e per i disagi ancora notevoli con cui si devono misurare tutti i giorni. Il ruolo delle amministrazioni locali, per sviluppare un sistema basato sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio e risolvere l'emergenza rifiuti in modo strutturale, resta enorme e ancora poco praticato. Per ora, l'immondizia non è più nelle strade, ma continua ad essere nascosta in grandi buche, chiamate discariche.
Romeo, un nome che ha lasciato
il segno anche nell'area flegrea
di Dario Chiocca
La società Romeo S.p.a, ha assunto la cura dei patrimoni pubblici in molti Enti locali, tra cui il Comune di Pozzuoli. Una gestione durata ben sette anni, a partire dal 1999, quando gli amministratori locali affidarono al soggetto privato la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili pubblici, passati in proprietà del Comune un anno prima con un contestuale finanziamento di 120 miliardi di vecchie lire. Nel contratto sorgevano in capo alla Romeo i più svariati obblighi: dal censimento dei vani alla progettazione alla "messa a reddito" delle opere e strutture pubbliche inutilizzate, compito, quest'ultimo, prettamente politico. I responsabili e dirigenti della società privata mostrarono tutta la loro inadeguatezza sul piano socio-ambietale spostando i propri uffici da Monteruscello (dove risiede la gran parte dei cittadini in alloggi pubblici e popolari) al Centro storico, probabilmente per attutire le continue proteste e lamentele.
E' sul fronte della manutenzione, infatti, che il fallimento si dimostra totale. Secondo quanto denunciato più volte negli anni dagli inquilini, gli interventi di recupero e di manutenzione nei singoli appartententi avvennero senza criteri prestabiliti, lasciando spazio ad arbitri e favoritismi. Dopo la fine del contratto e diverse proroghe concesse per la sola riscossione dei tributi (l'ultima con scadenza il 31 maggio del 2006) la Commisione ministeriale di Vigilanza, organo al quale i Commissari prefettizi, che amministravano Pozzuoli dopo lo scioglimento del Consiglio comunale per sospetta infiltrazione camorristica, negarono ulteriori proroghe per la "Romeo".
Ma i problemi di gestione dell'immenso patrimonio immobiliare, abitativo e non, sono rimasti irrisolti, aggravati dal passare degli anni, soprattutto se si considera che i 4900 alloggi di Monteruscello furono concepiti e costruiti negli anni '80 come provvisori. E oggi la politica locale discute ancora se lasciarli perire nell'abbandono o venderli, ma senza specificare bene a chi e a quali condizioni.
aggiornato al 3 febbario 2009 - edizione n.21
L'accusa dei Giudici di Napoli ad imprenditori e politici:
appalti truccati, legami sospetti, Istituzioni deboli
di Dario Chiocca
E’ stato definito “Magnanapoli”, l'insieme di intrecci, promesse, piccole clientele e appalti truccati al Comue di Napoli che avrebbe favorito le imprese di un solo imprenditore (Romeo) con la complicità di politici e amministratori. Ma ad emergere dal lavoro della Magistratura è un sistema viziato che coinvolge tutte le Istituzioni della Campania.
L'inchiesta sulla delibera per il 'Global service' (gestione globale di servizi ad opera di un soggetto privato per conto di un Ente pubblico) del Comune di Napoli nasce, infatti, a Caserta, nell'ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere su illeciti di alcuni componenti della Giunta comunale di un piccolo Comune: Orta di Atella. Dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra amministratori e imprenditori, tra cui il politico (potentissimo durante gli anni della Prima Repubblica) Paolo Cirino Pomicino e l'imprenditore Alfredo Romeo, l'uomo che curava il patrimonio immobiliare del Comune di Napoli, l'indagine dei Giudici partenopei si allarga, si concentra sui rapporti tra Romeo e amministratori pubblici napoletani e campani, porta poco prima di Natale a 12 ordinanze di custodia cautelare (tra le quali l'arresto dello stesso Romeo e gli obblighi domiciliari per alcuni ex assessori della Giunta Iervolino come Gambale e Cardillo). Le accuse sono di associazione a delinquere, turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio. Coinvolti, inoltre, anche politici di livello nazionale, come Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (Pdl), indagati per l'illecita e sistematica aggiudicazione di appalti di servizi pubblici.
"La prospettiva ultima è quella del saccheggio sistematico delle risorse pubbliche, spesso già di per sè insufficienti a rispondere alla drammatica situazione in cui versano Napoli e la sua provincia. Risorse che vengono veicolate verso l'esclusivo ed egoistico interesse di Alfredo Romeo e delle sue imprese in totale dispregio delle regole fondamentali della buona ed efficiente amministrazione", questo è quanto si legge nelle richieste di custodia cautelare firmate dai magistrati.
Secondo i pm Vincenzo D'Onofrio e Raffaello Falcone, Romeo avrebbe organizzato un 'comitato d'affari' nel quale vi sono vari tecnici e professionisti, ma anche assessori e pubblici funzionari che in cambio di posti di lavoro, incarichi, consulenze o denaro, gli assicuravano l'aggiudicazione di appalti con gare cucite su misura tanto da essere redatte dal suo staff. Avvilente, sul piano della moralità politica, che uno dei due parlamentari coinvolti, Italo Bocchino, esponente di primo piano della maggioranza che sostiene il Governo Berlusconi, esprima in alcune conversazioni telefoniche la sua soddisfazione per il ritiro degli emendamenti più problematici al testo della delibera, ordinati ai consiglieri comunali di opposizione.
Gli appalti contestati non riguardano solo il Comune di Napoli. Vi sono, infatti, anche quelli relativi al global service della Provincia e ai servizi di pulizia per l'amministrazione provinciale. I Giudici contestano gli abusi, i trucchi, gli ostruzionismi per "influenzare, nell'esclusivo interesse del gruppo Romeo, le linee programmatiche non solo del comune e della provincia di Napoli, ma anche della Regione Campania, indirizzando le scelte di queste pubbliche amministrazioni nei settori dell'edilizia scolastica e del patrimonio immobiliare per agevolare o consentire l'aggiudicazione dei servizi pubblici in regime di monopolio al gruppo Romeo”. In particolare, negli appetiti del gruppo imprenditoriale ci sarebbe stato il “protocollo di intesa relativo alle politiche edilizie del Comune di Napoli e della Regione Campania, il cosiddetto piano casa”. L’inchiesta, che si presume dovrà concentrarsi soprattutto sulle carte, sui documenti degli assessorati, sulle delibere della giunta e sulle decisioni amministrative del Consiglio regionale, dunque, punta anche verso gli appalti e le politiche della Regione Campania, guidata da otto anni da Bassolino.
Un quadro desolante, in cui i politici appaiono deboli e impacciati di fronte ad imprenditori sempre più invadenti, con l’interesse collettivo dei cittadini che viene semplicemente ignorato per far posto a meschini (e talvolta anche minimi) tornaconti personali. Occorre un rinnovamento di uomini e di politiche, lo dicono in tanti, ma di atti concreti se ne vedono pochi. Anche il clamore popolare su questi scandali è stato contenuto. Forse, i politici che una volta erano visti come potenti, oggi sono considerati più semplicemente inutili. Ma l'indifferenza è una reazione sbagliata, perchè vittima del sistema di corruzione è sempre la collettività, in questo caso la comunità napoletana e le sue speranze. Dunque, solidarietà ai Giudici e avversione verso una classe dirigente, che tale non si è dimostrata.
Edizione n. 20 - 26 gennaio 2008
Pane abusivo cotto con legna di bare:
la camorra realizza un nuovo affare milionario
di Aldo Cimmino
È il "Guardian" il primo a dare la notizia. Un articolo del quotidiano inglese, risalente al 14 settembre 2008, denuncia il nuovo business della camorra: circa 1500 forni abusivi di pane sparsi tra Napoli e provincia. Una produzione che va dalle 2000 alle 4000 unità di pane al giorno; un giro d'affari di oltre 500 milioni di euro all'anno. I controlli sul pane sono stati avviati anche grazie ad iniziative istituzionali, come un dossier presentato dall'assessore provinciale all'Agricoltura Francesco Borrelli. Le indagini hanno portato alla luce centinai di panifici abusivi tra Casoria ed Afragola, ma i comuni coinvolti sono oltre una decina: Acerra, Boscoreale, Brusciano, Calvizzano, Cardito, Casalnuovo, Castel Cisterna, Cercola, Cimitile, Crispano, Frattaminore, Giugliano, Lettere, Mariglianella, Massa di Somma, Bacoli, Poggiomarino, Ottaviano, Pollena Trocchia, Qualiano, Quarto, Sant' Antonio Abate, San Giuseppe, Somma Vesuviana, Striano, Torre del Greco, Volla, Melito, Ercolano.
Il pane viene prodotto in baracche fatiscenti, tra i cani randagi, i topi che divorano le farine direttamente dai sacchi e le ragnatele che pendono dai soffitti. Per non parlare dei tavoli dove il pane viene messo a lievitare: ricoperti di escrementi di piccione. Ma il pane è quello di sempre, cotto a legna come vuole la tradizione; il legno, però, è quello delle porte verniciate o quello marcio delle bare delle esumazioni dei cimiteri di Napoli e Caserta. Il business nel business; infatti è la camorra, denuncia Tommaso Pellegrino ex segretario della commissione bicamerale antimafia, a gestire i servizi cimiteriali di Napoli e Caserta ed è sempre la camorra ad occuparsi delle esumazioni, delle cremazioni e dello smaltimento delle bare. I legnami trattati, che con le alte temperature raggiunte dai forni sprigionano gas nocivi che si depositano sul pane durante la cottura, non sono certo gli unici rifiuti tossici usati come combustibile; molto spesso vengono impiegati anche scarti di industrie chimiche e copertoni d'auto.
La lotta al fenomeno della panificazione abusiva ha portato, dall'inizio del 2008, alla chiusura di circa 800 forni abusivi di cui 500 sono stati definitivamente smantellati. Circa 300 però, denuncia ancora Tommaso Pellegrino, sarebbero stati riaperti dalle amministrazioni comunali corrotte o minacciate che ormai non controllano più il territorio; infatti è la camorra che ti rilascia l'autorizzazione per produrre pane abusivo; ti dice quali sono i negozi o i supermercati ai quali vendere il pane; stabilisce il costo della farina su tutto il territorio della Campania e di conseguenza anche quello del pane ma anche la quantità da produrre. Intanto l'Unipan campana, l'associazione regionale dei panificatori, si batte per fare applicare una legge regionale, approvata nel 2005, che prevede pane imbustato e identificato con un codice che riporta il produttore e gli ingredienti usati.
edizione n. 18 - 13 gennaio 2008
Ecco la proposta politica della Giunta di Pozzuoli:
beni pubbici in vendita, strutture sociali ai privati
di Dario Chiocca
Una decisione motivata ufficialmente da ragioni economiche e di bilancio, ma dai significati più grandi: la Giunta Giacobbe, che amministra la città d Pozzuoli, sostiene la necessità di vendere numerosi beni immobili, che rientrano attualmente nel patrimonio pubblico, di proprietà del Comune. In una relazione tecnica, firmata dai dirigenti degli uffici Espropri, Servizio Patrimonio, Servizio Lavori pubblici e dal Capo del secondo dipartimento di Pozzuoli, si è proceduto ad una prima identificazione di beni da alienare. La lista, comparsa già da qualche tempo sulla stampa locale, comprende "il centro commerciale" e la piscina di Monteruscello, il palazzetto dello sport "Palatrincone", "il mercato coperto" di Via Saba, l'ex macello di Via Fascione, l'ex mercatino di Toiano, aree di migliaia di metri quadrati originariamente destinate ad attività artigianali, commerciali, terziarie e direzionali, e 4.357 alloggi pubblici di Monteruscello. Un insieme di beni, quindi, piuttosto variegato, di cui fanno parte monumentali e tristemente famose "cattedrali nel deserto", insieme a strutture sportive funzionanti e molte case pubbliche. Nella seduta del Consiglio comunale di qualche mese fà, inoltre, nell'ambito della manovra di equilibrio, è stato approvato un documento (indicato come allegato A) che precisa la lista dei cespiti che potrebbero essere venduti, classificando alcuni beni come "rapidamente alienabili", distinti da quelli alienabili in un secondo momento o solo ulteriormente. Oltre alle aree demaniali, alle opere incompiute e alle strutture sportive situate per lo più a Monteruscello, compaiono nei beni della prima categoria anche i 377 alloggi popolari definiti "a riscatto" senza precisare quali siano. Il valore complessivo di questi beni è stato calcolato in circa 26 milioni di euro, entrate che dovrebbero coprire il "vuoto di bilancio" quantificato dall'amministrazione in circa 20 milioni. Al momento, però, la decisione non è ancora esecutiva, poichè manca l'atto ufficiale imposto dalla legge, ossia una lista da redigere ogni anno, che specifichi in modo dettagliato tutte le tipologie di beni di proprietà del Comune, da quelli "strategici" a quelli da vendere o valorizzare, adempimento per il quale è in corso la stesura ed il confronto tra i consiglieri comunali.
Tecnicismi a parte, la linea espressa dall'amministrazione Giacobbe apre ad una serie di riflessioni.
Innanzitutto, c'è da chiedersi se il Comune non abbia a disposizione altre strade per perseguire il risanamento delle casse, in modo da evitare o ridurre il ricorso alla (s)vendita dei propri beni. Basti pensare alla mancata riscossione di buona parte dei canoni di locazione (abitativi e commerciali) per i locali pubblici. In secondo luogo, sarebbe opportuno una valutazione più articolata per decidere quali beni vendere, che tenga conto delle esigenze socio-ambientali dei territori, distinguendo tra diverse situazioni: se la cessione a un privato può servire a rendere utilizzabile e fruibile un edificio abbandonato e lasciato all'incuria e al vandalismo ben venga, mentre la vendita di strutture sportive funzionanti e operative - spesso unica alternativa alla strada - lascia perplessi, per quanto sarebbe necessario verificare le posizioni delle società e dei soggetti che gestiscono tali "gioielli di quartiere", a "titolo di liberalità".
La vendita dei beni, inoltre, sarebbe realizzata dopo circa un decennio in cui tutte le amministrazioni locali cittadine hanno brillato per inerzia e scarsa progettualità rispetto alla valorizzazione, alla "messa a reddito" e all'utilizzo per finalità collettive del patrimonio pubblico comunale. Meriterebbe particolare vigilanza, infine, la conservazione della destinazione d'uso finale di quelle aree demaniali per cui erano originariamente previsti insediamenti artigianali, commerciali e piccolo-produttivi, per evitare fin troppo facili speculazioni.
La proposta della giunta puteolana si inserisce in un quadro politico più ampio: quello di dismissione dei propri beni da parte degli Enti locali, per far fronte ai tagli imposti dal Governo centrale. La recente legge n. 133/08 prevede ed incoraggia espressamente tale ipotesi che trova tentativi di realizzazione, più o meno maldestri, soprattutto in materia di case popolari.
Come sottolineato dai responsabili locali del Sunia (Sindacato degli inquilini) va fatta salva la posizione dei leggittimi titolari ed assegnatari degli alloggi pubblici, salvaguardando i loro diritti - sanciti da leggi nazionali e regionali - di precedenza nell'eventuale acquisto rispetto a grandi società immobiliari, nonchè di trattamento agevolato, oltre a quello di libera scelta se riscattare l'abitazione divenendo proprietari, o restare inquilini "dello Stato" pagando un canone.
Il Sunia pone le proprie condizioni alle altre amministrazioni flegree. A Quarto, la vendita dei 174 alloggi "E. r. p." può avvenire solo dopo l'adeguata messa in sicurezza delle case e la sistemazione delle reti fognarie; a Bacoli, le lettere inviate agli assegnatari degli "84 alloggi" che incitano all'acquisto immediato, senza tener conto delle eventuali disponibilità finanziarie dei singoli nuclei familiari, vengono bollate come "terrorismo psicologico", poichè tale vendita può avvenire solo dopo aver stilato un piano di vendita, nel rispetto della legge e a totale garanzia dei legittimi occupanti. Senza dimenticare che tutte queste aree hanno un comun denominatore: l'assoluta necessità di riqualificazione urbanistica e di restituzione di condizioni minime di vivibilità sociale. Qualsiasi piano amministrativo che non tenga conto di ciò può essere inteso anche come una facile via di fuga dalle proprie responsabilità.
edizione n 17 - 15 dicembre 2008
La camorra uccide e minaccia il futuro
di Aldo Cimmino & Dario Chiocca
Risale al 22 novembre 2008 la notizia dell’ultimo agguato di camorra a Pozzuoli. Il quartiere popolare di Monterusciello è stato teatro dell’attentato nel quale è stato gravemente ferito Vittorio Avallone, pregiudicato con precedenti penali per spaccio di droga. Avallone viene ritenuto, dagli investigatori, vicino al clan Beneduce. L’ennesima aggressione si inserisce in una lunga lista di agguati camorristici, che da alcuni mesi conta numerose persone cadute sotto il fuoco della camorra. Il 5 febbraio scorso viene ucciso, a Toiano, il boss Gennaro Perillo ritenuto vicino al clan Longobardi; il 17 marzo viene ferito Ciro Scognamiglio, gregario del clan Benedice, mentre il 26 giugno cadono Michele Iacuniello e Gennaro Di Bonito membri del clan Longobardi.
Non è ben chiaro se si tratti di una guerra di camorra per la riorganizzazione delle alleanze e degli assetti interni dei clan, i cui vecchi equilibri sarebbero considerati in crisi, per l’uscita d scena dei boss del passato. Le Autorità, intanto, lanciano l’allarme: «la camorra vuole mettere sotto scacco lo sviluppo e la crescita della città» denuncia il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe che ha dichiarato pubblicamente la propria richiesta di l’intervento dell’esercito contro i clan, sottolineando anche il peso negativo del racket sulle attività commerciali della città, ulteriore motivo di crisi e di difficoltà economica per una vasta categoria produttiva.
E’ lecito chiedersi, però, fino a che punto questi morti ammazzati siano solo il risultato di una guerra per il controllo di strade e quartieri, finalizzato a traffici e attività illegali, e quanto, invece, non influisca l’enorme potenziale di sviluppo e investimenti su questo territorio. Pozzuoli e i Campi flegrei, infatti, continueranno ad essere interessati, nel prossimo futuro, da una grande rivalutazione territoriale, che riguarderà soprattutto la zona dell’ex “Sofer” e del litorale, ma anche il Rione Terra e il centro antico. Aree che per loro natura potrebbero essere facile preda di speculazioni edilizie. I progetti, per i quali parte dei lavori sono stati finanziati dalla Regione Campania, sono sovvenzionati anche dall’Unione Europea e da privati. Facile prevedere l'attenzione della criminalità organizzata su questa mole di denaro che sta per arrivare.
edizione n. 17 - 9 dicembre 2008
La democrazia che non c'è, il regime che non si vede
di Simona Mele
"La democrazia non consiste nel diritto del popolo di eleggere i propri rappresentanti, ma nel poterli vigilare, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione". Chissà cosa penserebbe Aurelio Saffi, politico del risorgimento italiano, se sapesse che, a distanza di più di cento anni dalle sue parole, in Italia non solo i cittadini non hanno alcun potere di controllo e di critica sui propri rappresentanti, ma non godono neanche più della facoltà di eleggerli, essendo nominati dagli stessi partiti politici.
L'Italia, definita una democrazia parlamentare, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione, è oggi caratterizzata, invece, da un totale esautoramento del Parlamento. Il genuino dibattito politico, proprio di ogni democrazia, viene agevolmente sostituito con un fittizio dialogo, sotto cui si celano concessioni e compromessi tra le parti politiche al fine di spartirsi aree di potere, ignorando gli interessi dei cittadini. Fino a che punto, dunque, un Paese con queste caratteristiche può definirsi democratico? La nostra carta costituzionale tutela la libertà di associazione e di espressione, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l'indipendenza della Magistratura. Quelli che dovrebbero costituire i principi fondamentali della nostra democrazia risultano, oggi, drammaticamente violati. Grazie al Lodo Alfano ci sono, in Italia, quattro cittadini più uguali degli altri: sono sospesi i processi a carico dei Presidenti del Consiglio, della Repubblica, del Senato e della Camera dalla data di assunzione fino a quella di cessazione della loro carica. L'indipendenza della Magistratura viene sistematicamente minata da continui attacchi e interferenze del mondo della politica verso i magistrati che indagano sui poteri forti. La libertà di espressione e la libertà d'informazione versano in una situazione gravissima: il Presidente del Consiglio possiede tre delle sei maggiori reti televisive e gran parte dei quotidiani nazionali, fatto che mette a repentaglio l'obiettività giornalistica e che sarebbe assolutamente impensabile in qualsiasi altro Stato democratico.
Di fronte ad un simile scenario sembra che il regime democratico in Italia si stia progressivamente dissolvendo, lasciando spazio ad una "dittatura dolce", come è stata definita in ambienti politici. Una limitazione di fatto che si insinua sotto l'apparente permanenza delle Istituzioni democratiche, che sostituisce all'uso della violenza fisica ed esplicita una violenza nascosta ma ugualmente incisiva, basata su intimidazione, corruzione e abuso delle posizioni di potere. Un sistema amorfo, chiuso al cambiamento e alle istanze non rappresentate dagli spesso inutili 1000 deputati e senatori nominati in Parlamento, che si nutre della pigrizia e inoperosità delle grandi formazioni sociali (sindacati, partiti politici di massa, associazioni), in passato artefici e garanti della partecipazione popolare alla vita politica. Una dittatura che vede l'affermarsi di un potere politico arrogante, autoreferenziale e in grado di aggirare abilmente le più importanti garanzie e prassi istituzionali.
Esempio emblematico in tal senso appare la recente vicenda relativa alla nomina della Commissione di Vigilanza della Rai: per prassi la nomina del presidente della commissione è sempre spettata all'opposizione, al fine di evitare che ci fosse identità tra controllante e controllato. Stavolta, invece, è accaduto proprio questo: è stato eletto, infatti, con i voti della sola maggioranza, Riccardo Villari, senatore democratico. In seguito alla ribellione dell'opposizione era stata raggiunta un'intesa sul nome di Sergio Zavoli, ma ora Villari non sembra intenzionato a dimettersi. Si tratta di un governo che, in sostanza, concentra sempre più il potere nelle sue mani, non preoccupandosi nemmeno, talvolta, di curare la forma: la proliferazione dei decreti legge ha raggiunto il suo culmine con la contestata riforma della scuola, inspiegabilmente ritenuta dal Presidente della Repubblica dotata di requisiti di straordinarietà e urgenza.
Proprio contro l'idea di ridimensionare il ruolo della scuola è arrivata nei mesi scorsi, però, una risposta chiara e decisa: il movimento spontaneo di migliaia di studenti scesi in piazza per difendere i propri diritti è espressione di un malessere diffuso, ma rappresenta anche un forte segnale per chi si illudeva di poter prendere decisioni ignorando l'opinione altrui. Finchè ci sarà chi prende la parola e non accetta di restare a guardare, chi non si rassegna a diventare suddito, ma difende la propria qualità di cittadino, parlare di democrazia italiana avrà ancora un senso.
edizione n 16 - 2 dicembre 2008
La Regione Campania è in ritardo, i Campi flegrei in attesa
di Dario Chiocca
I fondi dell'Unione Europea sono da sempre una grande occasione di investimento e di rilancio per quei territori che presentano econdizioni economiche meno favorevoli. L'area flegrea, secondo quanto previsto dalla programmazione 2000/2006 è stata oggetto di circa 200 milioni di euro di investimenti pubblici, spesi soprattutto in restauri, iniziative culturali e formazione di figure professionali. I risultati, tuttavia, sono ancora insoddisfacenti. Tutti i cantieri finanziati con il progetto Pit dovranno essere consegnati entro la fine di quest'anno, qualunque sia il loro stato, anche laddove gli obbiettivi raggiunti risultino difformi o poco coerenti rispetto a quelli prefissati e sostenuti.
Tra un'inaugurazione e l'altra di questi nuovi siti archeologci e paesaggistici, presiedute spesso da amministratori locali poco consapevoli di quanto stia accadendo e privi di uno sguardo di insieme e a lunga scadenza, la Regione Campania, in persona dell'assessore al ramo Claudio Velardi, prova a recuperare il tempo perduto. Con un ritardo di due anni rispetto ai tempi previsti, sono state presentate le linee guida della nuova programmazione 2007-2013 dei finanziamenti europei nel settore "sviluppo e beni culturali" (siamo a fine 2008). Si apprende che l’ammontare di tutti i programmi operativi POIn, PAIn, POR, PAR è di circa 1 miliardo e mezzo di euro, da distribuire su tutto il territorio regionale: 400 milioni di euro per azioni di restauro, conservazione e riqualificazione dei beni, nonchè promozione dell’immagine della Campania sul mercato estero e nazionale per aumentare gli arrivi e le presenze turistiche; 500 milioni di euro sono previsti per la valorizzazione dei grandi Poli e degli attrattori culturali, naturali e paesaggistici, con il sostegno alle imprese turistiche operanti; altri 600 milioni di euro andranno destinati al Programma Attuativo Regionale "... in corso di redazione".
Tuttavia, nel documento presentato il 3 novembre ai parlamentari della Campania e scaricabile dal blog dell'assessore manca un'analisi dettagliata sulla gestione dei fondi relativi al periodo precedente. Nella bozza programmatica si riconoscono, è vero, ritardi e limiti, e si legge che i risultati raggiunti in campo di infrastrutture e restauri sono "comunque parziali, perché non accompagnati da un’adeguata valorizzazione dei luoghi, dalla gestione profittevole dei beni, dalla promozione e commercializzazione dei territori". Si ammette, inoltre, che "in passato i finanziamenti sono stati dispersi in mille rivoli, ed hanno solo sfiorato, oltretutto in maniera slegata e scoordinata, i territori senza mai realizzare interventi incisivi." Ma l'autocritica istituzionale non è molto approfondita, non vengono individuate responsabilità precise e le risposte, solo accennate, lasciano perplessi. L'affermazione di principio che introduce il documento dichiara senza mezzi termini che "l'obbiettivo è promuovere in Campania un sistema turistico integrato e moderno, governato dalle imprese, dalla creatività dei territori e non dalla politica o dalle Istituzioni". Quest'ultime, dunque, dovrebbero limitarsi a svolgere la parte di concessionario di nuovi business. Due, in particolare, sono i nodi che restano irrisolti: chi gestirà a fini turistici e commerciali le risorse archeologiche, paesaggistiche e culturali del territorio riscoperte con fondi pubblici e cosa si intende per soggetti privati da coinvolgere.
Aprire i cantieri e consegnare i lavori, senza individuare quale sarà a opere ultimate l'Ente gestore, si è rivelata una politica certamente fallimentare, come dimostra l'esperienza dei Campi flegrei: lo stadium di Antonino Pio, i nuovi scavi di Cuma ed il Museo archeologico di Baia soffrono proprio delle incognite relative alla gestione e alla manutenzione ordinaria. La domanda a cui la politica e le Istituzioni non hanno ancora dato risposta, però, è a quali condizioni i privati debbano assumere il ruolo di gestori, e soprattutto, se debba trattarsi solo di grandi società, come la Scabec, a cui è stato affidato l'ultimo progetto occasionale, appena concluso, Retour Campi flegrei, o ci sia spazio anche per altri operatori locali di dimensioni più ridotte, già esistenti o da creare, come microimprese, cooperative di giovani, associazioni culturali, in grado di valorizzare i siti più piccoli e il patrimonio diffuso, in un'ottica di benessere diffuso.
Tornando al documento, la parte relativa ai Campi flegrei risulta estremamente semplicistica e, per certi aspetti, rischiosa. Nell'illustrare uno dei cinque progetti di intervento denominato “La Baia di Napoli”, la rocca di Cuma e il suo parco archeologico, il Castello di Baia, il Museo archeologico dei Campi flegrei, il Rione Terra e le terme di Baia vengono citati per titoli. Si legge, in compenso, che “battelli e barche viaggeranno sotto costa e accompagneranno il turista - intercettando innanzitutto il flusso crocieristico - ai siti e luoghi della cultura lungo le tappe degli approdi della baia (…). Quando l’accesso al sito o al monumento non è immediato, la meta si potrà raggiungere utilizzando apposite navette su gomma che completeranno il percorso del circuito turistico”. Per perseguire questa strategia si ipotizzano anche la creazione della “baycard” (o boatcard), il completamento e potenziamento dei porti turistici e la realizzazione degli approdi per i battelli e per le barche, il miglioramento e del metrò del mare. Il Rione Terra, poi, viene farneticamente definito “L’albergo della Storia”. Viene ribadita la “destinazione degli immobili ad attività ricettiva e di accoglienza, attraverso una gestione affidata ad una grande catena alberghiera e la realizzazione di un nuovo porto turistico (già programmato dalla Regione) e dell’approdo “Rione Terra” ai piedi del masso tufaceo, che apporterebbe un significativo contributo al sistema della mobilità via mare.”
Nel recente passato, politici ed amministratori locali hanno fatto credere a questo territorio che i tavolini di bar e ristoranti potevano sostituire le fabbriche e la cultura operaia. Oggi, altri politici e amministratori sono convinti che battelli e concessioni di lusso debbano prendere il posto delle attività produttive tradizionali e della memoria storica delle comunità. Chissà cosa ne pensano i cittadini.
Scavi di Cuma: futuro incerto per i lavoratori Ales
Vertenza Ales: per i lavoratori addetti alla manutenzione impegnati nei siti archeologici, tra cui gli scavi di Cuma, il futuro resta incerto. Dopo l'avvio della procedura di mobilità avviata dall'azienda, considerata l'anticamera del licenziamento, una serie di incontri tra le rappresentanze sindacali, l'azienda e il Ministero dei Beni pubblici, hanno chiarito l'intenzione del Governo di sospendere l'affidamento diretto per i servizi offerti da questi lavoratori negli scavi e di procedere al bando di gara. I dipendenti della Ales, 35nell'area flegrea - impiegati paradossalmente in un settore, quello del turismo archeologico, che dovrebbe diventare una delle principali risorse del nostro territorio - dovrebbero essere comunque garantiti dalla "clausola di salvaguardia", essere cioè riassorbiti dall'azienda vincitrice del bando di gara. Qusti stessi lavoratori, è bene ricordarlo, hanno svolto un contributo decisivo per la manutenzione e la riscoperta della parte bassa di Cuma, ovvero quella degli scavi più recenti, oggi aperti al pubblico solo in occasione dei progetti occasionali come il "re-tour", per responsabilità politiche e gestionali. Con un finanziamento di 12 milioni di euro, il ministero si sarebbe impegnato a garantire la copertura del servizio almeno fino a giugno del 2009, in attesa del bando di gara. Gli esuberi di organico sono comunque calcolati intorno alle 70/80 unità, 120 secondo le stime della società azionista di maggioranza Italia Lavoro, distribuiti tra Lazio e Campania.
Terme di Baia, aprono i cancelli con 4 mesi di ritardo
Dopo circa 10 mesi di lavori e di chiusura, riapre l'area archeologica delle Terme di Baia di Bacoli. Alla cerimonia del 14 novembre erano presenti i rappresentanti istituzionali di Comune, Regione e sovrintendenza Pietro Guzzo. Il nuovo sito viene inaugurato grazie ad una spesa di 5 milioni di euro stanziati nell'ambito del Pit (Progetto Integrato Territoriale). L'intervento di restauro, curato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei, ha spostato l'ingresso principale del complesso in basso, dove è stato sistemato anche il ticketpoint. Dalla Piazza De Gasperi, del tutto rinnovata e ridisegnata, si potrà accedere quindi alle Terme di Sosandra e ai Templi di Mercurio e di Diana. Si avrà così una visione d'insieme dell'impianto termale. Le dichiarazioni pubbliche sulla "volontà di creare un'economia fondata sul turismo culturale" si sono sprecate. Peccato che, come si può leggere ancora oggi sul portale dei beni e delle attività della Regione Campania, il termine di riapertura era previsto per il 30 giugno scorso.
Sviluppo e risorse archeologiche:
troppi ostacoli per i Campi flegrei
di Roberta Pisano
Oltre l'apparenza, di stabile non resta molto. A distanza di anni dall’inizio dei lavori per la realizzazione del P.I.T dei campi flegrei, e dopo il progetto sperimentale “Retour”, ormai prossimo alla conclusione, la sfida di valorizzare le ricchezze archeologiche del territorio è ancora aperta. L'area flegrea non sembra aver assunto un’immagine così diversa da quella precedente. Al contrario: l'attuale situazione di stallo alimenta amarezza e sdegno collettivi, nel vedere lo Stadio di Antonino Pio chiudere al pubblico dopo un solo mese di apertura e almeno sei di lavori. Lo "stadium" è stato portato alla luce da poco, risorto maestoso dal terreno che lo ricopriva. Si tratta di un sito archeologico di enorme importanza perchè è quello conservato meglio in Italia e dovrebbe rappresentare uno dei fiori all’occhiello per l'attrazione turistica nel nostro territorio, ma è stato aperto al pubblico solo perché incluso negli itinerari “Retour”. Tale progetto ha permesso ai residenti di visitare lo stadio gratuitamente usufruendo di visite guidate, ma è terminato il 16 novembre. Al momento, dunque, il sito archeologico rischia di tornare chiuso perché nessuno si è preoccupato di incaricarsi della gestione. Non è l’unico caso. La cattiva organizzazione e la scarsa lungimiranza politica si ripercuotono spesso sui nostri beni culturali: il 25 novembre si sarebbe dovuto inaugurare il Museo Archeologico di Baia che, con oltre cinquanta sale, sarà uno dei più grandi d’Italia e per questo candidato a diventare museo nazionale. A pochi giorni dall’inaugurazione, tuttavia, non si conosce ancora il nome del responsabile amministrativo e soprattutto, chi ci lavorerà, come verrà assunto e con che tipo di contratto. Il rischio è quello di un'ennesimo rinvio dell’inaugurazione con spreco di opportunità di lavoro. Destino diverso, invece, è quello delle Cento Camerelle di Bacoli, una delle più grandi cisterne di epoca romana. Oggi il sito, chiuso al pubblico è chiuso al pubblico e si trova in uno stato di degrado progressivo e di abbandono. Ragioni che hanno indotto ad inserire questa testimonianza nell'ambito della campagna “Salvalarte”, promossa da Legambiente e dedicata al recupero di opere d’arte abbandonate, che ha fatto tappa anche al Caffè letterario di Bacoli. In tale occasione è stata promossa una raccolta di firme per chiedere il salvataggio e la riapertura del sito alle Istituzioni competenti. La richiesta è "sottrarre il sito archeologico alle erbacce e liberarlo da vecchie impalcature, cocci e intonaco crollati. Con l’apertura della nuova programmazione 2008-2013 dei fondi europei, è il momento di focalizzare l'attenzione su quei siti erroneamente detti "minori", proprio come Cento Camerelle" Ciò dimostra la presenza di una viva coscienza collettiva sul territorio, giovani ansiosi di vedere sfruttate le potenzialità archeologiche del luogo e goderne dei relativi vantaggi in termini culturali, turistici, commerciali e occupazionali. L’amarezza e lo sdegno risiedono proprio nel senso comune di avere sulla propria terra un potenziale archeologico di enorme valore, senza che la classe politica e imprenditoriale siano in di gestirlo al meglio. Ancora in corso, inoltre, sono i lavori di recupero a Cuma “Città Bassa”, sito che è stato visitabile solo dai possessori del biglietto “Retour”, almeno in questa fase transitoria. Per compiere un bilancio esaustivo e completo dello sviluppo del territorio legato all'archeologia ocorrerò attendere inizio 2009, scadenza obbligata per la consegna dei cantieri finanziati con fondi della Regione Campania e dell'Unione Europea. nell'auspicio che qualcuno, tra amministratori, politici e imprenditori coinvolti, sia chiamato a rispondere, nel bene e nel male.
edizione n.14 - 18 novembre 2008
Università e ricerca: la marcia indietro del Governo
di Dario Chiocca
Non è vero che protestare non serve. Lo dimostrano proprio le dinamiche nazionali, con l’approvazione nei giorni scorsi di un decreto sul diritto allo studio universitario che deroga ai tagli già decisi, sblocca il turn over nelle Università e finanzia il diritto allo studio.
Una marcia indietro della politica, che di certo non risolve i problemi già esistenti, che non basta per ridurre al silenzio le nuove generazioni, ma che dimostra che nessun Governo o sistema politico può tenere testa alle pressioni dei giovani, perché questi rappresentano il futuro.
Ecco nei dettagli i provvedimenti.
Concorsi più trasparenti. Finora la commissione era formata da un membro interno e 4 membri eletti. Le nuove modalità prevedono che sarà eletto un pool molto ampio di professori all'interno del quale poi saranno estratti a sorte coloro che faranno parte della commissione che giudicherà. "Si evita così - spiega il ministero - il rischio di predeterminare l'esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare".
Si pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università. Da oggi gli atenei con bilanci in perdita non potranno bandire concorsi per docenti o personale amministrativo. Dal 2009, tremila posti in più per ricecatori. Ci sono 150 milioni di euro per favorire il turn over. L'obiettivo è favorire l'assunzione di giovani e diminuire l'età media dei docenti italiani. Incentivi dunque alle Università per favorire il pensionamento e l'assunzione di giovani docenti. Gli atenei potranno anche decidere di fare entrare solo giovani ricercatori arrivando quindi a 2 giovani ricercatori per ogni docente in pensione. Almeno il 60% delle assunzioni devono essere destinate ai nuovi ricercatori e le università che rinunceranno a trattenere i docenti oltre i 70 anni di età possono raddoppiare il numero dei posti per ricercatori.
Cinquecento milioni di euro (cioè il 5 per cento del Fondo del Finanziamento Ordinario) saranno distribuiti alle Università con produzione scientifica, organizzazione e qualità didattica migliori. Le università più virtuose saranno individuate attraverso i parametri di valutazione Civr, Cnvsu e modelli internazionali. Si pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università. Da oggi gli atenei con bilanci in perdita non potranno bandire concorsi per docenti o personale amministrativo, mentre saranno premiate con più finanziamenti, trasferiti direttamente dal ministero, le università che ridurranno sedi distaccate non funzionali e corsi di laurea in eccesso rispetto alle reali esigenze formative degli studenti e alle richieste del mondo del lavoro. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori, dunque, saranno esclusi dal blocco del turn over.
Un incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. Il finanziamento dovrebbe mettere fine ad una delle più grandi vergone sociali dell'Italia moderna, quella degli "idonei non beneficiari", fenomeno noto soprattutto nelle regioni meridionali che coinvolge migliaia di giovani che, pur meritoevoli e in condizioni economiche medio-basse, non percepiscono la borsa di studio cui avrebbero diritto per mancanza di fondi. Nel 2009-2010, dunque, con il nuovo finanziamento, tutti gli idonei in Italia dovrebbero ricevere la borsa di studio e l'esonero dalle tasse.
Sessantacinque milioni di euro sono destinati a nuove strutture residenziali per gli studenti fuori sede, che dovrebbero incrementare di 1700 posti letto in più per studenti universitari
edizione n.13 - 11 novembre 2008
Giovani, studenti, pendolari: i più colpiti dai disservizi
di Christian Bello & Fernando Fevola
È da anni che gran parte degli studenti flegrei, provenienti da zone periferiche come Monteruscello e Licola sono costretti a fare ben 2 biglietti per recarsi a Napoli e raggiungere le proprie facoltà e scuole.
Da due mesi i sindacati studenteschi Unione degli studenti e Unione degli Universitari dell'area flegrea chiedono chiarimenti e incontri, in particolare con l'amministrazione comunale di Pozzuoli, sulla questione trasporti. La faccenda riguarda nello specifico il mancato inserimento della C.T.P. (l'azienda di trasporto pubblico del comune di Pozzuoli) nel consorzio "Unico Campania".
Uno degli episodi più recenti e significativi è stata la protesta degli studenti dell'isitututo tecnico-commerciale Pareto, costretti, dopo la ristrutturazione della propria scuola, a trasferirsi nel quartiere napoletano di Agnano.
Una numerosa delegazione è andata fin sotto il palazzo della Provincia di Napoli per chiedere un sostegno concreto, sicuri che almeno alla Provincia qualcuno stesse a sentire il loro grido di protesta.
Dopo un lungo incontro l'assessore provinciale Angela Cortese sembra aver accolto con interesse gli studenti esasperati, affermando, però, che l'obbligo del doppio biglietto dipende non dalla provincia, bensì dalla scelta della C.T.P. di non unirsi al Consorzio. Ci chiediamo a questo punto quale sia il ruolo degli Enti pubblici nel tutelare la mobilità dei giovani e degli studenti.
Il bus del trasporto scolastico messo a disposizione dalla Provincia per gli studenti del comprensorio flegreo è stato criticato dagli stessi studenti come spiega Vitale Pisa, studente del Pareto di Arco Felice "Pensavamo che il servizio di trasporto fosse stato istituito gratuitamente per noi studenti, dato che stiamo vivendo un disagio da quasi un anno e non per colpa nostra. Non eravamo a conoscenza che si dovessero pagare addirittura due biglietti. Non è possibile - continua Vitale - che uno studente debba sostenere un costo di 3,20 euro per andare e tornare da scuola, che d'altronde, secondo i progetti di chi si è iscritto, avrebbe dovuto restare ad Arcofelice."
Questa è solo una delle tante testimonianze raccolte. Al momento l'intervento dell'amministrazione comunale sembra essersi fermato alle scuole medie inferiori. Una recente delibera, approvata in consiglio comunale, dispone che saranno solo gli studenti che rientrano nell'obbligo scolastico e hanno un ISEE minore di 14500€ ad usufruire di determinati sconti per i servizi scuolabus.
La domanda è dunque legittima: a quando l'intervento dell'Assessore alla pubblica istruzione Vincenzo Aulitto in favore delle migliaia di giovani che restano sprovvisti di qualsiasi sconto o agevolazione ?! (C.B.)
La situazione al Monte di Procida,
ai confini della provincia
Andare da Torregaveta a Pozzuoli costa 30 centesimi in più (il 30 per cento in più) che attraversare tutta Roma da Anagnina a Battistini. L'abbonamento mensile a Napoli, che prevede agevolazioni ancora scarse per gli studenti, costa 17 euro in più che nella capitale e 18 euro in più che a Milano.
Volendo quindi abbonarsi annualmente ai trasporti pubblici la frammentarietà delle fasce urbane fa sì che, a parità di costo, i kilometri d'utenza siano minori di quelli delle altre grandi città d'Italia. A Napoli si paga lo stesso per muoversi di meno e meno frequentemente e a coronamento di una politica di rapina, un abbonamento annuale costa 244 euro per 365 giorni più 2 euro per la settimana d'attesa del rinnovo. E' come se un anno infernale nel trasporto pubblico napoletano durasse 372 giorni. Ciò fu denunciato anche dal programma "le Iene" e dall'avvocato Pisani a nome dell'unione dei consumatori nel 2006, segnalazioni che per ora non hanno avuto riscontri.
I disappunti non mancano: "Considerato il costo del biglietto, che è addirittura aumentato dall'anno scorso, meriteremmo treni nuovi e una linea Napoli-Monte di Procida che non passi solo una volta all'ora in certe fasce orarie"(Claudia, studentessa pendolare). "Gli autobus possono lasciarti a piedi per un guasto dovunque ti trovi: manca innanzitutto affidabilità" (Marco liceale).
Analizziamo il caso della linea Torregaveta/Monte di Procida che è entrata nel circuito Unico in un' epifania di encomi verso l'amministrazione vigente. Se prima teoreticamente la linea copriva tutte le corse della Cumana, ora gli utenti sono obbligati ad attendere 20 minuti per recarsi a Torregaveta (rendendo inutilizzabile il servizio ferroviario in quegli orari) o per tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Le dimensioni degli autobus, inoltre, sono così ridotte che solo i più fortunati potranno prendere il mezzo. Agli altri sarà concesso un momento di meditazione di altri 40 minuti presso la fermata.
Aspetto più vergognoso di questo peggioramento di un servizio già grottesco è che l'ultima corsa che collega Torregaveta a Monte di Procida è alle 20.20. Dopo quell'ora, quanti avessero necessità di percorrere via Torregaveta, possono attendere la venuta di un autobus da Napoli. Siamo in attesa di notizie da parte di chi ha tentato tanto.
Per lo meno, grazie a tante mancanze, l'abitudine degli autisti di fumare nel mezzo parcheggiato o di saltare le corse, ci sembrano dei particolari accettabilissimi.
Lo stato nazionale e l'amministrazione locale dovrebbero permettere la mobilità sociale dei cittadini. C'è da chiedersi come si possa sperare di poter passare da una scuola pubblica di provincia ad un'università di prestigio, e da un'università ad un posto di lavoro di responsabilità quando l'amministrazione non è capace neppure di trasportare i propri cittadini da Torregaveta a Monte di Procida. (F.F)
edizione n. 11 - 21 ottobre 2008
La Giunta di Pozzuoli affida le acque ai privati
redazione
La notizia ha preso inizialmente un pò tutti di sorpresa, ma la realtà impone la massima attenzione e conoscenza.
Il principale comune flegreo, quello di Pozzuoli, per iniziativa dell'amministrazione locale, ha avviato le procedure, già a partire dalla scorsa estate, per affidare l'intero ciclo integrato della acque a una società privata. Gestione dei servizi, esecuzione dei lavori di adeguamento della rete idrica e fognaria e progettazione esecutiva dei lavori di adeguamento della stessa, consegnati dall'Ente pubblico per un valore di oltre 15 milioni di euro. Di questi, quasi 6 milioni di euro per la realizzazione dei lavori (durata prevista: 3 anni), mentre gli altri 9 sono finalizzati alla gestione, per un periodo di 6 anni. L'accusa che i comitati civici e le opposizioni rivolgono alla Giunta e al Sindaco Giacobbe è di aver abdicato alla propria funzione pubblica e democratica di gestire e controllare la corretta e naturale evoluzione del ciclo delle acque, combattendo gli sprechi e migliorando le reti idriche, senza "privatizzare", di fatto, questo bene inalienabile e fondamentale per la vita stessa dell'uomo.
"L'acqua è dei cittadini e non di quei pochi che, avendo fiutato l'ennesimo "affaire", intendono gestire la sua fruibilità a proprio vantaggio" ha affermato Gianfranco Di Somma, consigliere comunale di opposizione, eletto con la lista "Sinistra-arcobaleno". Associazioni e comitati civici avvertono in un comunicato pubblico i rischi di questa scelta, ricordando a titolo di esempio l'esperienza della città di Aprilia, in provincia di Latina, dove gli aumenti delle bollette sono giunti al 300 per cento, dopo tre anni che è stata presa analoga decisione.
Il Sindaco e l'assessore al ramo Michele Luongo, si difendono sostenendo che si tratta solo di realizzare un affidamento unico di reti idrica e fognaria, un "global service" che comprende rifacimento delle infrastrutture, manutenzione e bollettazione, peraltro già avviato dai commissari prefettizi che hanno retto il comune dopo lo scioglimento per sospetta infiltrazione camorristica. Nulla toglie che la nuova Giunta avrebbe tranquillamente potuto cambiare strada, anzichè proseguire nel percorso burocratico (emissione del bando, istituzione mediante delibera della commissione giudicatrice, apertura delle buste). "Siamo di fronte ad un assessore e a una Giunta incapace di dare un indirizzo politico o che non vuole assumersi le responsabilità delle proprie scelte. Ecco cosa avere significa essere amministrati da una colazione nata solo come cartello elettorale" - Gennaro Trincone dell'Italia dei Valori di Pozzuoli.
La decisione del Comune di Pozzuoli lascia perplessi perchè proprio sul territorio flegreo non mancano esempi eclatanti di come l'affidamento di importanti funzioni amministrative e servizi pubblici a società private abbia portato spesso a disservizi, mancanze per i cittadini, con il solo risultato di arricchire impropriamente gruppi privati. Basti ricordare l'esperienza della Romeo s.p.a relativa al patrimonio pubblico di Pozzuoli o la fallimentare gestione di Idrogest del depuratore di Cuma. Di fronte alla scarsità di fondi pubblici stabiliti dai bandi di gara e dai conseguenti contratti di appalto, queste società private spesso scaricano negli anni le loro inadeguatezze in disagi per il pubblico o in un rincaro dei costi per i singoli cittadini.
La direzione scelta (o comunque sostenuta e confermata) dagli amministratori di Pozzuoli rappresenta, inoltre, un pericoloso "precedente" in tutta l'area dell'Ato 2, l'ambito territoriale formato da 136 comuni del casertano e del napoletano. Proprio l'assemblea di tale organo sovracomunale, dopo le proteste e il diffuso sentimento di opposizione scoppiate contro una precedente decisione del novembre 2004 di privatizzare l'acqua, cambiò posizione e ritirò la contesta delibera. La giunta Giacobbe, incurante del fatto che fa parte dell'Ato 2 e senza nemmeno consultare preventivamente il consiglio comunale, agisce da sola e si avvia a cedere un altro "pezzo" di amministrazione pubblica, anzichè affrontare la complessità della questione acqua, in una città dagli storici disservizi, dalla (anche conseguente) diffusa morosità dei tanti cittadini che non pagano le bollette e dal rischio inquinamento, emerso più recentemente, delle falde acquifere, che necessitano di una bonifica. Il dibattito, inoltre, è stato aperto anche in altri comuni del comprensorio, come dimostra la diversità di vedute sull'argomento tra i diversi esponenti della Giunta comunale di Quarto.
Il rischio di speculazione sulla gestione dell'acqua, del resto, viene da lontano, più precisamente dal Governo nazionale. Il recente Decreto Legge n. 112 (25 giugno 2008) - convertito in Legge ad agosto, prevede infatti all'art. 23 bis, nella parte relativa alle liberalizzazioni in tema di servizi pubblici locali a rilevanza economica, la possibilità di una generale privatizzazione da parte degli enti locali, ed in particolare dei comuni, di tutti i servizi pubblici, compreso quelli relativi alla gestione idrica. In particolare: entro il termine massimo del gennaio 2011 si dovrà necessariamente andare a nuove assegnazioni in tutti gli Ato (gli ambiti territoriali) di Italia dove il servizio non è ancora stato affidato o esistono le gestioni affidate a Spa miste.
Non resta che sviluppare informazione sugli eventi e cultura dei propri diritti tra i cittadini, per evitare la deriva di un sistema che prevede di lasciare alle regole del guadagno (di pochi) anche i requisiti di vita più essenziali.
edizione n 9 - 7 ottobre 2008
Oltre la cronaca, un impegno costante
di Riccardo Volpe
"Sicurezza dei cittadini": uno degli slogan più ricorrenti durante la campagna elettorale, ma è bastato poco per far aprire gli occhi a chi li aveva chiusi e mostrare a tutti come la sicurezza pubblica e privata siano messe costantemente a rischio. Anche nella periferia di Pozzuoli. Una rapina finita in omicidio, è quanto accaduto meno di un mese fa nel quartiere di Monteruscello, in via Allodi, alla guardia giurata Giuseppe Minopoli. Una notizia apparsa su tutti i giornali e tg, locali e nazionali, che ha fatto scalpore, su cui non deve chiudere il sipario, soprattutto con gli assassini ancora liberi. Ancora confuse tra la gente le dinamiche dell'omicidio, ma è accertato che Minopoli, il quale lavorava fuori Napoli, è morto nel tentare di sventare la rapina. Una ribellione verso un tentativo di violenza, un atto che rientra ormai nell'immaginario comune come "normale", cose già vissute, viste e riviste, mentre sembra anomalo il gesto di impedirla.
L'Amministrazione di Pozzuoli, dopo un evento così eclatante, non ha provveduto nei giorni successivi né a dichiarare Lutto Cittadino, né ad organizzare una fiaccolata, che avrebbe permesso di mostrare la reazione civile del quartiere, nonostante le richieste giunte in tal senso da vari commercianti, in memoria di una persona uccisa per stare dalla parte del giusto. Solo un minuto di silenzio durante il Consiglio comunale.
Dopo l'omicidio Monterusciello (e non solo) nel giro di una settimana si riempie di posti di blocco, di carabinieri e forze dell'ordine che cercano di risalire ai due assassini, presidiando le zone del quartiere meno sicure e operando perquisizioni nelle abitazioni dei pregiudicati. Un'ondata di controlli che a distanza di un mese è drasticamente diminuita, facendo sprofondare le garanzie nell'oblio. Ma Via Allodi, come tutta la periferia di Monterusciello, non è cambiata dopo un mese di presidio delle forze dell'ordine, non sono è bastato (purtroppo) qualche carabiniere in più. "Quando è accaduto l'omicidio le telecamere istallate dai residenti erano spente per un guasto o per la privacy - ci spiegano i commercianti di Via Allodi, che per sicurezza preferiscono rimanere in anonimato - siamo completamente abbandonati dalle Istituzioni, addirittura la mattina spazziamo noi tutto il viale". Sviluppare un'attività commerciale in queste condizioni diventa più difficile. Il lavoro dei commercianti può essere messo a rischio dalla criminalità organizzata, ma anche da quella episodica o dei tossicodipendenti che, come ci spiega un altro commerciante "entrano nei nostri locali e ci chiedono dei soldi, a volte anche inventandosi finti sorteggi e biglietti da vendere, e purtroppo noi non possiamo che accontentarli nella maggior parte dei casi, non possiamo permetterci di perdere i clienti per attaccar briga, se però ci fossero almeno più controlli, saremo sicuramente più tutelati e messi in condizione di svolgere tranquillamente il nostro lavoro". Qualcuno indica anche l'unica arma pacifica per commercianti e cittadini, contro grandi e piccoli soprusi: l'unità e l'autorganizzazione, per avere più voce nei confronti delle Istituzioni, per fare scudo e isolare i fenomeni criminosi. Intanto, ora che le forze dell'ordine non torneranno con la stessa frequenza, calata l'attenzione, Monteruscello rischia di sprofondare di nuovo nell''insicurezza. "Dobbiamo aspettare un altro assassinio per sentirci più controllati e tutelati dalle forze dell'ordine?" Questa la domanda retorica rivoltaci durante il nostro sopralluogo per ricavare sensazioni e impressioni dei residenti del luogo.
Le condizioni in cui versano le strade del "megaquartiere" sono note: è quasi inquietante camminare quando tramonta il sole, manca il controllo costante del territorio, manca l'illuminazione pubblica che non renda il passante facile vittima per un borseggiatore, mancano spazi pubblici di aggregazione, tali da garantire il più forte controllo popolare.
Parlare di sicurezza è facile sull'onda della demagogia politica. Affrontare il problema seriamente significa, invece, avere coraggio e sguardo sul futuro. Significa, innanzitutto, dare a tutti la possibilità di istruirsi per non finire in "brutti giri"; significa non progettare mai più periferie come Monterusciello e Toiano, strutturalmente inadeguati al vivere civile; significa tutelare la sicurezza dei più deboli, quella dei pensionati che all'uscita degli uffici postali non possono contare nemmeno su un ufficiale per sorvegliare e intervenire al momento opportuno; significa risvegliare l'indignazione popolare; significa condannare i tagli alle risorse e agli organici delle forze dell'ordine, come è invece previsto nell'ultima manovra economica del Governo, per evitare che esistano quartieri di trentamila abitanti con una Caserma dei Carabinieri presidiata da poche unità barricate al suo interno. Proprio come accade Monteruscello.
edizione n 8 - 30 settembre 2008
Tursimo e sviluppo sotenibile:
falsa partenza nei Campi flegrei
redazione
"Un lento viaggiare tra mito, storia e natura": è questo è lo slogan del "Retour", il progetto promosso dall’assessorato al Turismo della Regione Campania e attuato dalla società a partecipazione regionale Scabec.
Il progetto, tra la sostanziale indifferenza della gran parte dei cittadini flegrei, è partito in via sperimentale dal 25 luglio e prevede, per cominciare, un percorso a bordo del Citysightseeing bus sul nostro territorio. Il bus scoperto parte ogni venerdì e sabato da Capo Posillipo procedendo con una media oraria pari ad un bus ogni 2 ore e trenta minuti, per un totale di tre corse giornaliere. Il biglietto è piuttosto economico (10 euro un giorno, 15 per due giorni) e prevede accesso illimitato alla linea citysightseeing bus, con a bordo una guida che spiega ai turisti i poli di maggiore interesse, visite guidate gratuite all’Anfiteatro Flavio e a Cuma. Prevista, inoltre, la possibilità di partecipare al "tour Virgilio", che parte dall’Anfiteatro Flavio e accompagna i turisti lungo un percorso a piedi che si protrae fino al Tempio di Serapide, con la presenza di una guida, definito per l'appunto "Virgilio".
Gli itinerari previsti sono quattro: Puteoli, Cuma, Discesa agli inferi, Baia. Il primo Puteoli (l’unico ad essere partito dal 25 luglio) prevede che il bus passi per i siti più importanti di Pozzuoli, dalla Solfatara all’Anfiteatro Flavio, dal Tempio di Serapide al Rione Terra. Il turista è libero di scegliere di scendere e visitare un qualsiasi sito dove troverà un desk informativo Retour, ragazzi pronti ad accoglierlo e fornire spiegazioni e operatori didattici (ove previsti) che lo accompagneranno alla scoperta del sito.
Gli altri percorsi dovrebbero partire dal 20 settembre. Quello di Cuma prevede il passaggio per l’acropoli e la città bassa (già visitabili dai turisti provenienti da Napoli) oltre all'anfiteatro cumano e la Lecceta. L'itinerario risulta particolarmente importante poiché per un turista o un cittadino flegreo sprovvisto di auto è quasi impossibile raggiungere l’antica città greca, per l'inefficienza dei mezzi pubblici e l’assenza di collegamenti tra Cuma e Pozzuoli. La Discesa agli inferi è il percorso di impronta più naturalistica e dovrebbe raggiungere i luoghi del Monte Nuovo, del Tempio d’Apollo e del lago d’Averno, dove la mitologia collocava le porte dell’inferno. L’ultimo percorso è quello di Baia e dovrebbe rendere possibile la visita al parco monumentale e al museo archeologico, per ora ancora in fase di allestimento, ma che in futuro dovrebbe essere uno dei più importanti musei archeologici della penisola. Occorrerà ora verificare l'effettiva partenza di questi percorsi dal 20 settembre, con il conseguente cambio e intensificarsi dei giorni di partenza dei bus. Con questo progetto, nelle intenzioni della Regione, si intende uscire dall'immeritato oblio e restituire al turista una terra fantastica per bellezza, storia e reperti.
Dopo anni di convegni e 200 milioni di euro di finanziamenti dall'Unione Europea per la valorizzazione delle risorse archeologiche e naturali dell'area flegrea, è giusto chiedersi se la risposta alle aspettative di questo territorio si traduca semplicemente in un bus turistico scoperto, peraltro con partenza solo da Napoli. E, soprattutto, che ne sarà di questo progetto dopo la data di scadenza prevista per novembre. Sarà rinnovato e ampliato o andrà ad aumentare la lista di tentativi falliti e fine a se stessi per risollevare le sorti di queste terre? Con quali strumenti le Istituzioni competenti pensano di trasformare i progetti occasionali in qualcosa di stabile e duraturo? E' previsto l'adeguato coinvolgimento dei giovani e delle risorse umane locali?
Per il momento, la Regione ha affidato in modo diretto la gestione delle visite alla società Scabec, per un finanziamento di 130 milioni di euro, mentre per le associazioni e le micorimprese locali era previsto solo un bando a costo zero, poi ritirato, per verificare la possibilità di inserire negli opuscoli promozionali eventuali iniziative autofinanziate. Già da anni molte associazioni locali hanno investito soldi ed energie per coinvolgere cittadini e turisti e far conoscere questo territorio, promuovendo eventi rigorosamente gratuiti. I giovani coinvolti hanno creduto nelle potenzialità turistiche di questi luoghi e si sono impegnati accarezzando il sogno di crerare in futuro un "turismo sostenibile”". Il nome stesso "Retour" è stato ripreso da un progetto curato dieci anni fa da diverse associazioni locali e che riscosse un discreto successo, la cui filosofia era condurre il turista, a piedi o in bici, lentamente lungo queste terra per assaporarne i sapori e le bellezze. Tutto ciò ha poco a che fare con un bus turistico.
Sebbene il progetto rappresenti un’ottima occasione per la rivalutazione dell'immagine dei Campi flegrei, quindi, non si possono chiudere gli occhi di fronte a contraddizioni e alla lenta "privatizzazione di fatto", sostenuta con fondi rigorosamente pubblici. Le modalità di assunzione e gestione di questi fondi, infatti, seguono logiche private e aziendali. Non sono stati resi pubblici i requisiti necessari per poter essere assunti per questo progetto, né sono state fatte selezioni pubbliche. Tra i giovani assunti, inoltre, esistono notevoli differenze di tipologie contrattuali e trattamenti retributivi, tra chi ha un contratto dipendente a termine, di apprendistato o di collaborazione occasionale o a progetto.
In questo contesto fatto di luci ed ombre, ci si augura che ogni cittadino, adeguatamente informato, provi sì orgoglio nel vedere lo sfavillante bus rosso che passa di fronte casa con tedeschi, inglesi e francesi che ammirano la sua terra, ma anche che conosca e comprenda le dinamiche aziendali e di potere che impediscono un benessere più diffuso e risultati meno di facciata. Il resto, in termini di reazione, dovrebbe venire da sé.
Edizione n.7 - 16 settembre 2008
Campi di lavoro antimafia: una risorsa
per la lotta alla malavita organizzata
di Aldo Cimmino
Anche quest'anno la Campania ha ospitato, a Ercolano, per la terza volta, uno dei campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie organizzato dall'associazione Libera in collaborazione con Legambiente.
La principale attività di un campo antimafia è dedicata al recupero dei beni che sono stati confiscati alle organizzazioni criminali, ma ci sono anche tanti momenti dedicati alla formazione e quelli concernenti lo svago che vedono protagonisti ragazzi volontari provenienti dall'Italia e dal resto del Mondo come Spagna, Inghilterra, Austria, Giappone e Corea. Molti i movimenti che hanno affiancato e rafforzato la presenza sul territorio di volontari della "speranza", come i movimenti scout dell'Agesci e Cngei.
Dal venti luglio sono cominciati quindici giorni in cui i ragazzi italiani e quelli provenienti dagli altri Paesi hanno dimostrato tutto l'impegno possibile per imprimere, in terre devastate dalla camorra, il loro marchio di legalità; uno sforzo maggiore l'hanno dovuto compiere i volontari stranieri per capire davvero che cosa significa il fenomeno mafioso nel nostro paese e nella nostra città.
L'aver camminato sui pavimenti delle lussuose e imponenti ville appartenute un tempo ai capi della camorra, come la villa del boss di Casal di Principe, Walter Schiavone, così come aver ammirato circa trentatré ettari di terreno agricolo sottratto alla criminalità nel comune di Pignataro Maggiore, nel casertano, ha segnato un livello sempre maggiore di comprensione di quanto la camorra sia presente sul territorio rispetto allo Stato che però, con grandi difficoltà, si riappropria degli spazi che gli sono stati sottratti illegalmente. Ciò si rende possibile attraverso uno strumento legislativo, quello della confisca, dal grande valore sociologico oltre che commerciale, perché sottraendo materialmente i beni ai criminali sconfigge nell'immaginario collettivo l'idea che chi sceglie la strada del sopruso violento possa trarne benefici, potere e ricchezza duratura. I giovani stranieri hanno preso consapevolezza della difficile realtà che li ha circondati, seppure per breve tempo; allo stesso modo ogni giovane di questa terra dovrebbe prendere coscienza di ciò e, come uno dei volontari spagnoli, porsi le stesse domande cariche di meraviglia, di come sia possibile che la camorra riesca ad estromettere così facilmente lo Stato dal controllo del territorio.
Altro grave problema affrontato durante il campo ha riguardato la questione dei rifiuti che in Campania è sinonimo di enormi affari gestiti dal crimine organizzato, a tal punto da accorgerci di quanto la camorra sia molto più in grado (o abbia più interesse) di controllare il territorio che non lo Stato.
Esistono, infatti, aree delimitate, per così dire invalicabili, dove maggiormente si concentrano le attività criminali; zone in cui non è possibile neanche camminare, per vedere i luoghi della vergogna in cui sono depositati enormi quantità di rifiuti tossici, se non a rischio di essere minacciati e cacciati perché si dà fastidio a qualcuno e si è presenti lì dove la camorra vorrebbe assenza e isolamento. A tal proposito è stato indicativo l'episodio del "Munnezza Tour", una delle attività del campo, che gli organizzatori sono stati costretti a sospendere dopo neanche un'ora. Al contrario, un Campo di lavoro antimafia esprime la presenza forte di una comunità che compie, anche se piccoli e a volte simbolici, autentici gesti di legalità.
questo è il link che mostra la villa di Walter Schiavone in Casal di Principe
http://www.brightcove.tv/title.jsp?title=1046970985&channel=298782895
Edizione n.6 - 9 settembre 2008
Le vittorie dei pescatori
di Dario Chiocca
Carogasolio: aiuti dall'Unione Europea
Dopo l’accordo politico raggiunto dai Ministri competenti di tutti i Paesi dell’Unione, la Commissione europea ha lavorato all’adozione di un regolamento (questo il nome delle leggi europee) che preveda un aiuto immediato ma temporaneo per tutti i pescatori che si trovino in grave difficoltà a causa dei rincari del prezzo del gasolio. L’obbiettivo è attenuare le ripercussioni negative dell'impennata dei prezzi del gasolio nel settore della pesca in Europa. I provvedimenti giungono dopo un’ondata di scioperi che avevano visto i pescatori in lotta su scala internazionale. Il piano sarà finanziato per una parte - 1,4 miliardi di euro - da fondi già esistenti nel budget europeo per la pesca. I rimanenti 600 milioni di euro saranno stanziati dalla Commissione europea. Sessanta milioni di euro la quota spettante all’Italia.
La normativa rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2010. Tra le misure più rilevanti, un aiuto eccezionale per un periodo massimo di tre mesi per lo stop temporaneo delle attività di pesca. Il beneficio sarà fruibile solo dai pescherecci che entreranno a far parte di un piano di ristrutturazione entro sei mesi dall'entrata in vigore del regolamento. Ulteriori aiuti sono previsti per chi renderà la propria attività meno dipendente dal gasolio e più ecocompatibile.
Sgravi fiscali e incentivi verranno applicati anche in caso di sostituzione delle imbarcazioni con altre più piccole. A prescindere dai programmi di ristrutturazione, ci saranno aumenti nei finanziamenti al Fondo europeo della pesca nel caso di investimenti per diminuire l'uso di carburanti.
Le principali organizzazioni italiane dei lavoratori della pesca hanno espresso soddisfazione in un comunicato unitario. “Consideriamo il pacchetto il risultato di uno sforzo apprezzabile da parte del Commissario europeo Borg che costituisce nel contempo un risultato delle incessanti pressioni esercitate sulla Commissione dalle Associazioni nazionali ed europee” hanno commentato AGCI Agrital, Federcoopesca-Confcooperative e Legapesca.
Area protetta “Regno di Nettuno”:
il Tar Campania dà ragione ai lavoratori della pesca dell'area flegrea
Una sentenza del Tar Campania ha dato ragione ai pescatori di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, che rivendicavano parità di trattamento con i loro colleghi isolani di Ischia. Oggetto della discordia, la possibilità di pescare – in modo regolamentato – in alcune aree protette dell’area marina denominata “Regno di Nettuno”, istituita per decreto dal Ministero dell’Ambiente e comprensiva dello specchio d’acqua al largo delle Isole di Ischia, Procida e Vivara, per la quale erano previste deroghe in favore dei soli pescherecci isolani. Una disciplina che avrebbe fortemente penalizzato soprattutto la “piccola pesca” dei lavoratori degli altri comuni flegrei. Il Ministero dell’Ambiente, quindi, non aveva competenze in merito alla regolamentazione della pesca e i contenuti del decreto, proibitivi e vessatori nei confronti degli operatori del settore, erano da considerarsi illeggittimi.
In una nota del sindacato Flai Cgil della Campania si legge che "Pur condividendo le pratiche ed obiettivi a tutela dell’ambiente, non possano essere emanati leggi e decreti in merito che non si facciano al contempo carico delle conseguenze sociali ed economiche sui territori coinvolti, come recitano le stesse direttive europee.”
Anche in questo caso i pescatori delle piccole imbarcazioni, i lavoratori dell’indotto e le loro famiglie dell’area flegrea e procidana avevano espresso le loro ragioni negli ultimi anni con forti e civilissime manifestazioni, convinti che le loro pratiche di pesca siano assolutamente compatibili con la rigenerazione dell’ecosistema, come avviene da anni.
L’assessore ai parchi e alle aree protette della Provincia di Napoli, Francesco Emilio Borrelli, che - secondo quanto denunciato dai pescatori - aveva assunto l’impegno di individuare apposite deroghe ai divieti, poi non mantenute, afferma ora che “la Provincia di Napoli vuole evitare uno scontro con i pescatori, per tale ragione lavoreremo cercando di venire incontro alle loro esigenze”, annunciando di aver chiesto “una riunione con il Ministero dell’Ambiente, le amministrazioni comunali di Ischia e Procida e con le associazioni dei pescatori per trovare la miglior soluzione al problema”.
Edizione n. 5 - 22 luglio 2008
Vacanze a metà: sette studenti
su dieci passeranno l'estate al lavoro
di Riccardo Volpe
Il caro vita continua ad aumentare a dismisura e, soprattutto per le fasce più deboli, la quotidianità diventa sempre più difficile da affrontare. Sette su dieci sono i giovani che durante questa stagione estiva non andranno in vacanza, ma lavoreranno. E' quanto emerge da un'indagine di Studenti Magazine che, attraverso i forum di Studenti.it, ha chiesto agli studenti quale fosse il budget per le vacanze estive.
Ebbene, se il 29 per cento dichiara una spesa tra i 500 e i 1000 euro e il 20 per cento tra i 200 e i 500 euro, la maggioranza, ovvero il 48 per cento, afferma che in vacanza non ci andrà proprio. Appena il 3 per cento invece spenderà più di mille euro. Rispetto al 2007 la percentuale di universitari che rinunceranno alla vacanza è salita del 14 per cento, a prova sicura che alla base della rinuncia c'è la paura del carovita. E gli studenti non si limitano alla rinuncia.
Infatti, sette su dieci si dicono pronti a lavorare per mettere da parte soldi per le spese universitarie. Tra i lavori più gettonati troviamo l'animatore turistico (21 per cento), seguito dall'hostess/steward per eventi (17 per cento), altri lavori all'estero (15 per cento), barman e cameriere (13 per cento), commessa (12 per cento). La maggior parte di loro è pronta a sacrificare il riposo e a lavorare pur di risparmiare qualcosa in vista dell'autunno che, anche per gli universitari, si annuncia all'insegna del carovita, con affitti, tasse e libri in aumento. Anche per questo l’associazione nazionale “Unione degli Universitari” continua la propria battaglia, sia per la copertura totale delle borse di studio, ma anche per la riduzione dei costi all’università, in particolare per le spese accessorie, come libri e trasporti.
Dallo studio al lavoro, spesso si fanno i conti con sfruttamento e precarietà. Resiste quindi il mito dell'animatore, da molti considerato non proprio come un lavoro, ma come una sorta di vacanza. La retribuzione non è infatti all'altezza di quella di altre professioni. Un animatore alla prima stagione guadagna appena 800 euro. Va meglio ad un bagnino: i guadagni per quelli cosiddetti da terra mensilmente si attestano tra i 800 e i 1000 euro, mentre per quelli da mare arrivano addirittura ai 1800 euro. Per quanto riguarda i lavori nella ristorazione, un cameriere è sui 1200 euro mensili, mentre un barman, in una struttura medio grande, arriva anche ai 1400 euro mensili. Queste, almeno, le medie Retributive per chi ha un regolare contratto di lavoro. E’ noto, tuttavia, che sono ancora pochi i datori di lavoro che non approfittano della condizione economica degli studenti meno abbienti. Secondo una ricerca effettuata proprio dall’Udu Lecce, la maggior parte degli studenti/lavoratori non hanno un contratto, o meglio: lavorano a nero.
Secondo la ricerca si denota anche che più del 53 per cento lavora perché “in stato di necessita propria o della famiglia”. Un dato che denota quanto il sistema di diritto allo studio, oltre che carente per l’incapacità di raggiungere tutti i capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, è insufficiente poiché anche quando copre coloro che ne hanno diritto, non riesce a garantire il mantenimento degli studi, favorendo l’abuso sui luoghi di lavoro.
Edizione n. 4 - 5 luglio 2008
Accesso al mare: un diritto previsto dalla legge
di Laura Cesarini
L’arrivo dell’estate coincide per molti come l’inizio della caccia alla spiaggia libera. In alcune regioni di Italia, la situazione è più critica di altre. Abbiamo percorso tutto il litorale flegreo, alla ricerca di spiagge incontaminate dalla "privatizzazione di fatto", ma oramai lidi e complessi turistici sono spuntati come funghi in ogni angolo di mare, monopolizzando quasi ogni centimetro di spiaggia.
Sono veramente minuscoli gli spazi di libera sosta e balneazione e, soprattutto, il loro stato è allarmante: spesso sono vere e proprie discariche a cielo aperto. Il povero bagnante si vede costretto, quindi, a dover pagare cifre ingiustificate per un pò di relax al sole, ignaro del fatto che il libero accesso al mare è un suo diritto.
Sono pochi a conoscere, infatti, che la legge tutela espressamente tale facoltà: "è fatto obbligo per i titolari delle concessioni il libero gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l´area ricompresa nella concessione anche al fine della balneazione" così come ulteriormente precisato dal precedente Parlamento nella legge finanziaria del 2006, (art. 1, c. 251).
La norma è chiara, ma restano numerose le segnalazioni da parte dei consumatori di impedimenti pretestuosi ed anche di richieste di denaro per il solo transito nello stabilimento balneare al fine di raggiungere la riva. Nessuno mette in discussione che laddove gli stabilimenti con regolare concessione svolgono un servizio, chi ne usufruisce paghi il giusto compenso, ma alcuna cifra deve essere richiesta per il semplice transito verso il mare. In caso contrario, quelle che sono delle concessioni nella gestione di una spazio pubblico (le spiagge) si trasformano in proprietà private, con piena responsabilità di Comuni e autorità ispettive che dovrebbero garantire maggiori controlli e un equilibrio tra stabilimenti privati e spiagge libere, secondo il principio che andare in uno stabilimento deve essere una scelta e non un obbligo imposto dalla mancanza di un alternativa gratuita.
Il problema del libero accesso al mare si incrocia con quello del caro vacanze ed assume talvolta i contorni di una discriminazione sociale. L'associazione nazionale Federconsumatori ha stimato anche quest'anno un rincaro con punte del 13 per cento per i servizi balneari, aggiungendo che per una famiglia media una settimana al mare costerà circa il 6 per cento in più rispetto all'anno scorso. Un’analoga ricerca dell’Adusbef ha calcolato l’aumento più o meno sulle stesse percentuali: 14 per cento.
Nei lidi balneari di Napoli e della Campania si raggiungono le punte di rincari più alte rispetto al resto d’Italia. si spende anche 15 euro per la semplice discesa a mare, un trend destinato a continuare nei mesi estivi, in cui i prezzi leviteranno anche del 20 per cento.
Numerosi gruppi e movimenti di consumatori si sono mobilitati anche quest’anno con la pubblicazione e la ridistribuzione del "manuale del bagnante", basato sul principio secondo cui l´accesso e la balneazione sono libere ovunque, anche dove le spiagge sono date in concessione, pertanto qualsiasi problema può essere fatto presente alle autorità, esponendo eventualmente anche una denuncia.
Scarica il manuale del bagnante
Edizione n. 3 - 8 luglio 2008
Lavoro, salari, politiche sociali:
i primi passi falsi del Governo
di Riccardo Volpe
Abolizione dell’Ici e detassazione degli straordinari. Dalla campagna elettorale rimbombano queste parole e il nuovo Governo Berlusconi subito si mette in opera per realizzare di fatto le due “promesse”, poco chiare, fatte prima del voto. Molti, infatti, credevano che fosse allargata a tutti sia l’abolizione dell’Ici che la detassazione degli straordinari, ma non sarà così. Dopo aver incassato anche la fiducia del Senato, con 173 si 137 no, 9 assenti e 2 astenuti, ecco i dettagli delle prime misure: la detassazione degli straordinari non varrà per i dipendenti dello Stato e l’abolizione dell’Ici usa come canone selettivo la dimensione dell’abitazione e non il reddito familiare.
Ma le ambiguità più forti sono altre. Secondo i sindacati, le manovre, in qualsiasi modo verranno applicate, porteranno danni indiretti alla società e all’economia del paese.
È noto a tutti che la tassa Ici è una delle contribuzioni che rientra nelle casse dei Comuni. depennata questa “entrata” ai Comuni, si taglia automaticamente gran parte della spesa comunale. L’abolizione dell’Ici costerà allo stato 2.2 miliardi di euro. Roma perderà 352 milioni, Milano 155. Secondo uno studio eseguito dalla Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre, i Comuni perderanno gran parte dei loro introiti. Per rendere l’idea la città di Roma spende meno di 352 milioni l’anno (che non entreranno più nelle casse della capitale) per le politiche sociali, per il sistema scolastico ed educativo.
Cifre a dir poco preoccupanti, e non è ancora chiaro, inoltre, se e come i Comuni recupereranno questi ingenti capitali. Due le ipotesi e le conseguenze più logiche: o le amministrazioni aumenteranno le tasse comunali, o taglieranno fondi a politiche sociali, sanità e servizi rivolti direttamente al cittadino. Il Governo Prdi aveva gia ridotto o eliminato l’Ici per i ceti medio-bassi, misura i cui effetti saranno avvertiti solo ora. Con questo provvedimento, la detassazione si estende ai più ricchi e le controindicazioni rischiano di colpire anche chi vive in affitto. Come se non bastasse, Confedilizia ha chiesto al Governo di abolire l’Ici anche sugli immobili classificati come “signorili”.
La detassazione degli straordinari è stata un’altra priorità per Berlusconi. Presentata come misura per incentivare il lavoro e aumentare indirettamente le buste paga a fine mese, in verità, chi trae maggiori agevolazioni sono le imprese. Il costo del lavoro straordinario costerà ancora meno rispetto a quello ordinario, ecco perché l’entusiasmo e le parole a favore di tutte le imprese, alcune delle quali - di fronte a possibili incrementi di produzioni - potranno utilizzare gli sgravi per incentivare l’aumento di fatto dell’orario di chi già lavora, anziché puntare su nuove assunzioni. Per i lavoratori occasionalmente beneficiari, la somma ritrovata in più nelle proprie tasche sarà impercettibile. Secondo il sindacalista Ruggiero Purin, segretario generale della Cgil del Trentino, infatti, “nelle tasche dei pochissimi lavoratori beneficiari giungeranno nemmeno 23 euro in più al mese”. L’accusa delle organizzazioni dei lavoratori, è rivolta anche al carattere discriminatorio del provvedimento, che, oltre ad escludere i dipendenti pubblici, penalizzere molte altre categorie di lavoratori vengono penalizzate, come le donne, che fanno molto meno lavoro straordinario degli uomini, perché spesso accompagnano all’attività svolta sui luoghi di lavoro, quella in ambito familiare. Non si tiene conto dei settori, come quello tessile, che strutturalmente non utilizzano il lavoro straordinario e di tutti i collaboratori continuativi autonomi, un pezzo importante del nostro tessuto produttivo.
Un intervento, quello del governo Berlusconi, che rimane molto lontano dall'aiutare chi vive del proprio lavoro e che, come spiega l'ex ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, 'non risolve il problema del potere d'acquisto di salari e pensioni e non tocca nemmeno il tema della produttività".
Del resto, proprio sul tema dei salari, si è aperto nei giorni scorsi il nuovo fronte tra Governo e parti sociali. La decisione dell’esecutivo Berlusconi di fissare all’1.7 per cento il tasso di inflazione programmata, infatti, pregiudica la possibilità di concordare aumenti salariali significativi in occasione dei rinnovi contrattuali. Il tasso di inflazione reale è circa il doppio e l’idea di ancorare artificialmente le richieste di aumento da parte dei sindacati ad una percentuale così misera, è pericolosa e offensiva per la dignità di chi fatica ad arrivare a fine mese.
Edizione n. 2 - 1 luglio 2008
Una lotta che coinvolge Europa e Campi flegrei
di Tonia Tortorelli & Dario Chiocca
Pescatori di tutta Europa si mobilitano contro il caro-gasolio. Le prime proteste erano state registrate in Francia oltre un mese fa, con il blocco del porto di Fossurmer, il grande deposito petrolifero nei pressi di Marsiglia, e del porto dei traghetti di Dunkerque, uno dei principali del Paese. Da Sète, l'appello dei pescatori francesi ai loro colleghi europei: "Le nostre rivendicazioni sono semplici e bisogna che il conflitto divenga europeo (...) Costruiremo una piattaforma comune e chiederemo il gasolio a 40 centesimi l'euro". Dopo pochi giorni, la miccia europea aveva preso fuoco: scioperi nei porti spagnoli, portoghesi, italiani, blocco delle attività, pesce fresco che manca dalla piccola e grande distribuzione, un susseguirsi di segnalazioni delle principali agenzie di stampa.
"L´attuale situazione della pesca siciliana - afferma Angelo Mancuso, presidente di Federcopesca Sicilia - è particolarmente critica (...) L´eccessivo aumento del costo dei carburanti ha praticamente messo in ginocchio l´intera categoria". "Dobbiamo lottare per la diminuzione del prezzo del gasolio - dicono i pescatori di Ancona - perché il costo attuale è insostenibile". "La situazione dei pescatori italiani è, se possibile, ancora più complessa rispetto a quella registrata negli altri paesi mediterranei - si legge in un comunicato della Uil Pesca - Gli aumenti sono diventati di fatto un ostacolo alla stessa sopravvivenza del settore".
Settimane di protesta, insomma, per contrastare gli effetti del caro-gasolio, che nei Paesi dell'Unione Europea è aumentato del 240 per cento dal 2004 a oggi. Per ora, nessun serio provvedimento concreto, anche se i ministri di Italia, Francia, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna hanno sottoscritto il 17 giugno a Venezia un documento da sottoporre al commissario europeo per la pesca Joe Borg.
Il documento prende in considerazione, tra l'altro, l'aumento della dotazione finanziaria del Fondo europeo per la pesca, da ridistribuire agli stati membri; la partecipazione finanziaria del Fondo a misure urgenti di carattere sociali per il personale imbarcato e gli armatori; l'aumento della percentuale dei fondi del Fep da destinare agli arresti temporanei della pesca, in quanto si ritiene che l'attuale 6 per cento sia inadeguato; la revisione della politica di ristrutturazione della flotta comunitaria, al fine di ridurre i consumi energetici; l'autorizzazione agli Stati membri di adottare strumenti per stabilizzare il prezzo del gasolio acquistato dai pescatori. Per il momento, la Commissione europea ha scaricato le responsabilità sui singoli Governi. Un paradosso, considerando che l'aspetto politicamente più importante di questa protesta è stata proprio la dimensione internazionale, per evitare che un singolo Governo venisse accusato di dare "aiuti di Stato", vietati nel regime di libera concorrenza del mercato comune europeo.
A Bruxelles, sotto i palazzi dell'Unione c'erano delegazioni proveniente da ogni Paese, anche da Pozzuoli.
I giorni di sciopero nella città flegrea, nota (una volta) per i suoi mercati ittici, sono stati 15. L'adesione dei pescatori locali, organizzati dalla Federcoopesca, è stata altissima. Ripercussioni inevitabili sulle abitudini e sulla produzione, considerato che la pesca resta un'attività economica locale importante, sul piano economico e socio-culturale, nonostante la crisi degli ultimi anni. Una crisi che colpisce gli operatori non solo del Golfo di Pozzuoli, ma anche di quello di Napoli. Si stima che i pescatori siano scesi in otto anni da 4200 a 3600. A Pozzuoli, a risentire le maggiori difficoltà è soprattutto la "piccola pesca" (circa 50 le imbarcazioni). "Per uscire una notte a pescare dobbiamo preventivare un costo fisso di 30 o 50 euro, a secondo dei posti dove andiamo a calare le reti - ci spiega Peppino, pescatore di Pozzuoli, tra i più informati e uno dei protagonisti della recente protesta. "La mattina dopo, con la vendita del pescato, riusciamo a malapena a coprire le spese e a guadagnare "la giornata" per le nostre famiglie, considerato che il ricavo netto va diviso in due o tre, quanti sono i componenti di una barca."
Ma i problemi per i pescatori di Pozzuoli hanno origini più lontane del caro-gasolio. Le regole che hanno accompagnato l'isitituzione del Parco marittimo denominato "Regno di Nettuno", hanno penalizzato i lavoratori del mare puteolani, discriminati rispetto a quelli di Ischia, poichè non potrebbero pescare in zone "semi-protette", a differenza dei loro colleghi isolani. L'ex ministro per l'Ambiente Pecoraro Scanio e l'Assessore provinciale Borrelli avevano promesso nei mesi scorsi la concessione di deroghe e le richieste furono una trentina, ma alle parole non sono seguiti i fatti. "Chiediamo solo di non essere trattati come lavoratori di serie B" - continua Peppino. "Anche perchè non è la piccola pesca ad arrecare danni all'ecosistema, ma la pesca a strascico e quella dei grandi pescherecci. A queste condizioni non ci rimane che il ricorso al Tar".
"Che si facciano controlli più severi al mercato all'ingrosso" - chiede un pescatore più anziano, impegnato ad aggiustare le sue reti, dopo una notte di lavoro. "Spesso sui banconi del mercato arriva del pesce di piccolissimo taglio e ciò mette a rischio la riproduzione naturale delle specie ittiche. Altro che parco marittimo".
Infine, la questione della loro collocazione, nell'ambito di un porto - quello di Pozzuoli - su cui i propositi e gli occhi della politica locale e regionale sono tutti concentrati sul turismo e sul diporto ricreativo. "Conosciamo bene i progetti di trasformare l'antica darsena (ù valìone) e nel porto andiamo ormai stretti. Nessun politico, autorità o amministratore ci ha però ancora detto dove dovremmo andare a finire."
In gioco c' è il lavoro onesto di molte persone, ma c'è anche la storia e l'identità culturale di un territorio.
Edizione n. 1 - 24 maggio 2008
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