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Giovani & Università_archivio

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Uds Area Flegrea: "Pronti a scendere in campo"
di Maria Pia Viola - Coordinatrice Uds Area Flegrea -


L'anno scolastico è iniziato da qualche settimana ma già nelle suole si respira aria di protesta. Le nuove riforme dell'istruzione, infatti, destano numerose preoccupazioni per studenti ed insegnanti che dovranno affrontare il nuovo anno scolastico. "Vogliamo che il figlio dell'operaio diventi dottore e che l'operaio non venga licenziato". Con questo slogan torna in piazza l'Unione degli Studenti, la più grande associazione nazionale studentesca di tutto il territorio. Anche dall'area flegrea iniziano a partire mobilitazioni e assemblee.

Venerdì scorso la prima assemblea degli studenti, tenutasi presso la Cgil di Pozzuoli, ha tracciato le linee di un autunno caldo per tutto il territorio. Nonostante l'annosa battaglia territoriale, quella del consorzio unico che comprenda anche Pozzuoli, sia stata vinta con grande successo, gli studenti si sentono pronti per affrontare un altro anno di mobilitazione sulle tematiche nazionali e regionali, che riguardano tutto il mondo della scuola.

Torna in prima linea, quindi, l'Uds Area flegrea che continua ad opporsi alle disparità sociali, a lottare affinché il diritto allo studio non sia solo un privilegio per pochi ma un diritto per tutti. Già per il 9 ottobre è in programma una mobilitazione nazionale contro la travolgente crisi dei saperi che ha coinvolto tutti i soggetti in formazione. Nelle scuole, intanto, già sono partite le richieste di adesione al sindacato studentesco Uds, unico punto che sul territorio resta di riferimento da oltre 10 anni per tutti gli studenti dell'area flegrea. Gli studenti si riuniscono ogni venerdì alle 17.00 in piazza della repubblica presso la sede del sindacato Cgil, al terzo piano.



Da Napoli a Palermo, viaggio in onore di Giovanni Falcone

di Aldo Cimmino

"23 maggio 2009: insieme per non dimenticare" c’è scritto sulle locandine che tappezzano l’interno della “Snav Toscana”. Anche quest’anno la "nave della legalità" è partita, portando a Palermo scuole, associazioni e cittadini che alla memoria non rinunciano. La nave, con le immagini dei giudici simboli della lotta alla mafia, ha attraccato a Palermo, il 23 maggio scorso, dando inizio alla giornata dedicata alla commemorazione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta. Dal molo Beverello di Napoli, la nave è partita alle 20.00 del giorno 22 maggio e durante il viaggio molte sono state le attività che hanno interessato i giovani come dibattiti, proiezione di film e documentari, poi le attività delle botteghe di AddioPizzo e Libera con la vendita dei prodotti coltivati sulle terre confiscati alle mafie. Tantissime le scuole, oltre 1400 gli studenti di tutta Italia che hanno preso parte alla trasferta “per non dimenticare”, i giovani e i cittadini che hanno marciato e raggiunto i “villaggi della legalità”, che sono stati organizzati dalle scuole di Palermo in alcuni quartieri come la Kalsa, Brancaccio o ancora lo Zen, ma anche la visita all’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, dove sono state consegnate agli studenti borse di studio “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.

L’iniziativa ha visto la partecipazione degli addetti ai lavori come il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che ha viaggiato con i ragazzi delle scuole sulla nave della legalità, ma anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo. Sono passati 17 anni dalla strage di Capaci ma il ricordo in molti è ancora presente, come è viva la voglia di moltissimi studenti di non voler dimenticare quello che ha significato per l’Italia, la lotta di Giovanni Falcone ed il suo sacrificio. Il coraggio di vivere e lottare in una terra come Palermo è oggi quello dei ragazzi di AddioPizzo e di tante altre raeltà associative che a Palermo fanno la lotta alla mafia. Gli stessi che durante la marcia hanno urlato «lezione di vita, lezione di coraggio questo è per noi il 23 maggio». Un corteo della memoria, colorato, partito da Via D’Amelio, sotto casa del giudice Paolo Borsellino di cui il prossimo 19 luglio ricorre l’anniversario della sua morte, di giovani e meno giovani, che hanno cantato e ballato o urlato ai palermitani affacciati dalle loro abitazioni, colpevolmente indifferenti «vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu».

Tutti con le magliette della giornata del 23 maggio e poi le maglie di Libera e AddioPizzo. Un secondo corteo, “insieme per non dimenticare”, dall’aula bunker dell’Ucciardone ha sfilato fino alla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone in via Emanuele Notarbartolo. In una delle vie più importanti di Palermo i due cortei si sono riuniti e hanno taciuto durante il “Silenzio” suonato dalla Polizia di Stato; al termine un lungo ed emozionante applauso ha chiuso la manifestazione con la consapevolezza della necessità di un continuo e ripetuto impegno, che si possa concretizzare specialmente nelle scuole e nelle associazioni direttamente presenti sul territorio.





Una "carta per il futuro"
di Raffaele Quagliozzi


Sconti e agevolazioni sui consumi culturali per i giovani dell'area flegrea. L'Unione degli Studenti e l'Unione degli Universitari dell'area flegrea hanno dato ufficialmente il via al progetto "CARTA GIOVANI" 2009/2010. Nato con lo scopo di diffondere la cultura e il sapere sul territorio, ritenuti un bene prezioso di cui la società deve poter usufruire. Incentivare ogni tipo di agenzia formativa, abbattere l'idea autoreferenziale dell'istituzione scolastica, considerare l'accesso al sapere un diritto imprescindibile e una colonna portante per la crescita di ogni cittadino. Questi gli obiettivi dei promotori.

La "Carta Giovani" è un'iniziativa mutualistica, rivolta principalmente agli studenti ed a tutti i giovani che risiedono nel territorio flegreo, che consente di avere sconti presso gli esercenti commerciali che hanno aderito al progetto. L'idea è stata già avanzata nel 2005 e per ben tre anni le associazioni si sono fatte carico di stipulare convenzioni con gli esercenti presenti sul territorio flegreo, stampando le tessere e distribuendole nelle scuole. Sono quasi venti, infatti, i commercianti della zona flegrea che hanno appoggiato pienamente il lavoro fatto dai sindacati studenteschi: cartolibrerie, librerie, negozi di computer, fotocopisterie e tutto quello che può servire alla vita quotidiana di uno studente.
"Un'iniziativa che l'Uds dell'Area Flegrea porta avanti da anni - ha affermato Fabrizio Falci, neo coordinatore dell'associazione. "Gli studenti dell'area flegrea ogni hanno anno pienamente accolto con piacere l'arrivo della carta e sono sicuro che anche quest'anno il progetto portato avanti avrà un ottimo risultato".

Quest'anno, però, dopo l'abbassamento dell'obbligo scolastico le associazioni studentesche hanno deciso di allargare la tessera a tutti i giovani, a prescindere se siano studenti o meno, per promuovere, quindi, la cultura in tutto l'ambito giovanile. Uno degli obiettivi dichiarati è garantire la partecipazione gratuita ai soggetti in formazione ed ai possessori della carta a tutte le attività culturali organizzate e patrocinate dagli enti amministrativi locali, nonché l'accesso alle attività formative, artistiche e ricreative del territorio.

Le convenzioni e la distribuzione della carta saranno fatte, come ogni anno, rigorosamente dagli studenti e gli esercizi commerciali che hanno deciso di aderire al progetto saranno premiati, sicuramente, da una notevole pubblicità indiretta ed un conseguente aumento degli utenti.





Università, uno studente su cinque lascia dopo un anno
di Chiara Quagliaeriello

Quando nell'anno accademico 2001/2002 è stata introdotta il sistema del 3+2 per i corsi di laurea universitari, molti hanno sperato in un aumento dei dottori in Italia. A sei anni da tale cambiamento la situazione non è per niente soddisfacente: uno studente su 5 abbandona i corsi dopo il primo anno.
Il nuovo ordinamento, così è stato chiamato il nuovo corso di laurea, ha introdotto al posto delle materie i Cfu, i crediti formativi universitari: 180 quelli da conseguire nel percorso della laurea triennale (di primo livello) e 120 per la specialistica (poi ribttezzata laurea magistrale). Il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario (Cnvsu), ente del ministero, nel fornire periodicamente dati e numeri sull'università italiana, traccia ancora una volta un bilancio, a sei anni dall'introduzione della riforma.

Nell'anno accademico 2006/2007 su un milione e 800 mila studenti che hanno frequentato i 58 Atenei italiani, solo un milione era in regola con il percorso di studi. Secondo il nuovo ordinamento i laureandi dovrebbero raggiungere i 60 cfu ogni anno: in realtà solo gli studenti di 29 atenei arrivano ai 30 crediti (in media) e solo in 2 università si superano i 45 (Siena e Venezia Iuav). In media si arriva a 25 cfu conseguiti ogni anno e risulta facile, quindi, capire come solo uno su 10 riesca a laurearsi nei tre anni previsti dalla laurea di primo livello. Il 30% raggiunge il traguardo con un ritardo di un anno e il 29% con due o tre anni di ritardo.

Per non parlare del fatto che, dopo la laurea di primo livello, gli studenti si ritrovano sì dottori, ma obbligati di fatto a continuare gli studi, perchè il loro titolo spesso non è gli permette di trovare un buon lavoro o accedere alle professioni. Se i numeri dei laureati diminuisce, aumentano quelli della spesa nel settore universitario: dai 9,3 miliardi di euro ai 12,4 nel 2006. Quasi 6 mila insegnanti in più tra professori ordinari, associati e ricercatori con un conseguente aumento della spesa per il personale. Si è passati, inoltre, da 116.182 materie a 180.001 (di queste 71.038 valgono al massimo 4 crediti) per un totale di 5.734 corsi di laurea (prima della riforma erano 2.444).

A dimostrazione della difficoltà degli studenti basta guardare alle nuove offerte formative: già da circa tre anni l'Università degli Studi di Napoli “Federico II” ha proposto un cambiamento teso ad accorpare gli insegnamenti e a sperimentare il ritorno ad un ciclo di corsi unico: ne è un esempio la facoltà di giurisprudenza con il modulo definito “4+1”, o quella di medicina. Ma sono molti gli Atenei italiani che hanno già dall'anno in corso ridotto il numero degli esami cercando, con questo primo passo, di facilitare lo studio a molti giovani che passano molti, troppi anni tra le aule universitarie.



La denuncia delle associazioni studentesche:
stop alla distruzione della formazione pubblica


Non si placa la contrarietà espressa dagli studenti sui tagli decisi dal Governo in materia di università e ricerca. L'Udu (Unione degli Universitari) considera ancora molto distanti dalle richieste del mondo accademico le risposte date dal Ministro Gelmini e "ritiene inaccettabile l'ennesimo provvedimento sull’università approvato senza un dialogo con il mondo accademico e nemmeno con l’opposizione. Si tratta di un decreto-legge che aggrava il blocco del turn-over per gli atenei che spendono troppo in stipendi al personale, condizione in cui entreranno a breve una buona parte delle università visti i tagli considerevoli al Fondo di Finanziamento Ordinario."

"Questo Governo - continua la nota dell'associazione nazionale - sta facendo un passo sbagliato dopo l’altro e non ascolta le proteste degli studenti, dei docenti, dei ricercatori che ogni giorno vivono l’università e la conoscono a fondo. C’è la necessità di fermarsi in questo continuo smantellamento della formazione pubblica a colpi di maggioranza, perchè non solo non è possibile che circa 170 persone sorde determinino la distruzione della formazione universitaria pubblica, ma anche perchè gli studenti come i docenti chiedono una Università migliore e in questa situazione il Governo dovrebbe aprire una discussione per provare a riformare il sistema universitario in maniera condivisa."

L’Unione degli Universitari chiede, pertanto, che "nel passaggio alla Camera, il decreto legge 180 possa essere oggetto di una reale ed aperta discussione che tenga conto delle considerazioni del mondo accademico, perchè il futuro dell’università pubblica italiana non venga ulteriormente affossato da prese di posizione irresponsabili."


Sapienza di Roma, continuano le proteste
di Chiara Quagliariello

Roma - Una delle Università italiane che ha maggiormente gridato il suo “No” ai tagli nel settore scolastico ed universitario, è la Sapienza di Roma. L'Università della Capitale è stata fondata il 20 aprile 1303. Per dimensioni è la più grande d' Europa: vanta 21 facoltà, più altre quattro in costruzione, 146.000 iscritti (anno 2007/2008), 30.000 gli studenti fuorisede provenienti da altre regioni e 7.000 quelli stranieri. Nel 2007 ha sfornato quasi 20.000 laureati: 7.500 uomini e circa 12.000 donne.

Facendo un giro per la città universitaria si avverte la frenesia degli studenti che si spostano tra le aule per seguire i corsi, dei docenti e del personale amministrativo. Sfilano le varie palazzine, ognuna sede di una facoltà. Quella di scienze della comunicazione è una sede distaccata: si trova infatti tra via Salaria e la Sani, una vecchia caserma. Entrando in entrambi i cortili delle due sedi si è accolti da bianche lenzuola che portano scritte di protesta contro le norme del Ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini.

Durante l'inaugurazione dell'anno accademico, prevista per fine novembre nell'Aula magna del Rettorato, un centinaio di studenti ha bloccato la cerimonia. Megafoni alla mano hanno espresso il loro disappunto verso il Rettore Luigi Frati che è stato costretto ad abbandonare l' aula. «Ho detto fascisti agli studenti che hanno fatto il blitz, perchè per me fascista è uno che non fa parlare gli altri » replica il Rettore ai giovani che gli urlano «Dimettiti buffone».

I ragazzi dicono di aver preso questa iniziativa perchè Frati, rispetto ai tagli decici dal Governo si era posto contro il movimento degli studenti e aveva invitato a trattare con un Esecutivo che effettua tagli all'università e alla scuola. «I risultati poi si vedono: la tragedia di Rivoli è una dimostrazione» denunciano gli studenti. Forse bloccare una cerimonia è un gesto forte, ma è altrettanto forte bloccare l'ingresso agli studenti. In effetti ciò che si stava inaugurando è proprio il loro anno accademico che, visto l'inizio, si preannuncia bollente.

15 dicembre 2008





Intervista al segretario dei precari
Paudice, Nidil Cgil: "Ristabilire l'unità contrattuale e contrastare la precarietà"
di Domenico Caiazza

La Nidil palestra per giovani sindacalisti Il precariato continua a rendere instabili le esistenze di milioni di giovani e di intere famiglie, e le prospettive per il futuro non sono affatto rosee. La Cgil ha intuito questo disagio sociale da tempo e nel 1998 ha creato NIdiL una struttura nata per dare voce e rappresentanza ai lavoratori atipici e a progetto, a chi lavora senza tutela e senza una rete di protezione sociale.

A Napoli il sindacato degli atipici è diretto da Raffaele Paudice, segretario provinciale, trentatreenne laureato in scienze politiche.
"Portare il mondo del precariato all'interno del sindacato per combattere questa piaga sociale- afferma convinto Paudice- è il nostro intento come struttura sindacale, dato che non possiamo ritenerci una vera e propria categoria, ma soprattuto occorre ricostruire l'unità contrattuale".

Il segretario Nidil spiega, poi, meglio il concetto -
"Per ricostruzione dell'unità contrattuale intendo che occorre difendere il lavoro al di là dei contratti. Un operatore call-center, che ha un contratto a progetto, deve avere gli stessi diritti e le stesse tutele di un operaio della Fiat o di un lavoratore del pubblico impiego, e il sindacato può e deve difendere tutti questi lavoratori. Il sindacato ha, da sempre, intuito i bisogni della società prima ancora dei partiti- continua Paudice- proprio per questo motivo, soprattutto in un momento difficile come questo, di depressione economica e sociale può dare risposte concrete alla società."
Il segretario parla poi del ruolo della struttura all'interno della sua organizzazione sindacale, la Cgil:
"La Nidil deve anche rinnovare il sindacato e in modo particolare il rapporto con i giovani. La nostra struttura può e deve essere-sottolinea Paudice- una palestra per giovani sindacalisti, per star dietro alle innovazioni della società. Bisogna investire nei giovani - conclude poi Paudice - e favorire l'ingresso di giovani lavoratori all'interno delle nostre strutture."

La Nidil è stata la scuola sindacale di numerosi giovani dirigenti della Cgil campana tra cui Fabrizio Matarazzo, presidente di Smile Campania, e Gianluca Daniele segretario generale della Slc.


9 dicembre 2008



Facebook e la nuova moda del social network
di Chiara Qugliariello

La mania di Facebook non conosce freni. È ormai diventato, in un paio di anni, il social network più conosciuto al mondo. Basta inserire nome, cognome e la registrazione è fatta; volendo, poi, si possono aggiungere una serie di informazioni aggiuntive quali sesso, data di nascita, e-mail, istruzione e lavoro.
La vera forza del network consiste nel poter rintracciare vecchie amici ed ex compagni di scuola solo digitandone il nome e cognome. Se poi disponiamo di altre informazioni riguardo allo studio, lavoro etc. il gioco è fatto.

Ma quando e come nasce Facebook? Il network è una creazione di Mark Zuckerberg, uno studente della celebre università americana Harvard, che gli da vita il 4 Febbraio del 2004, a soli diciannove anni . Il sito è gratuito per gli studenti perchè trae profitti dalla pubblicità.

Il nome ricorda gli annuari, "Facebooks" appunto, che vengono distribuiti ad inizio anno nei college americani tra gli studenti ed il personale scolastico per conoscersi meglio. In pochi mesi molti universitari dei celebri college come il MIT e Yale si registrarono.Ad inizio 2006 apre le porte alla scuole superiori e alle aziende, e per la fine dello stesso anno viene concessa l'iscrizione a chiunque abbia compiuto tredici anni: da strumento riservato ai giovani studenti americani si trasforma in una grande rete.

Negli ultimi tempi si è parlato molto dei suoi aspetti negativi: fino a poco tempo fa bastava digitare su Google il nome di una persona per consultarne a sua insaputa il profilo, anche senza essere registrati al servizio. Dopo la riunione dei garanti della Privacy di 78 Paesi si è deciso di rendere personali i dati degli utenti.
Ma è importante continuare a tutelare le informazioni degli iscritti: basti pensare che ogni volta che si accetta di inserire applicazione nel nostro profilo (come ad esempio test) stiamo in realtà liberamente concedendo i nostri dati a scopi pubblicitari.

Ormai celebre il caso di un ragazzo australiano che, dichiarandosi malato non è andato a lavoro e si è trovato nella posta elettronica una mail del proprio datore di lavoro con allegata una schermata di Facebook dove egli stesso dichiarava che l'assenza era in realtà dovuta alla sbronza della sera prima.
Ma sicuramente il network possiede anche molti vantaggi. Tra questi: l'aiuto che può fornire nella ricerca di un lavoro.

Dall'anno scorso, comunque, è tra i siti più visitati al mondo e vanta oltre sessanta milioni di foto pubblicate settimanalmente solo negli USA. In Italia la mania facebook esplode quest'anno: da agosto oltre un milione e trecentomila visite. Oramai sono più di 100 milioni gli utenti sparsi in tutto il Mondo ed il valore del network ha superato i 16 miliardi di dollari.


2 dicembre 2008



Giovani al lavoro: le deficienze di un sistema
di Laura Longo

Gli studenti italiani inviano un più alto numero di curriculum, rispetto alla media europea, prima di trovare effettivamente impiego e sono, inoltre, i giovani che si aspettano e ricevono una minore retribuzione. Questi, sinteticamente, sono i risultati emersi dall'analisi di Trendence, effettuata su studenti provenienti da 550 università situate in 20 diverse nazioni europee.

Benchè il Rapporto 2008 dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori dimostri, in cifre, che l'occupazione sia lentamente cresciuta durante tutto il 2007, raggiungendo i 23 milioni 222 mila di occupati, la situazione dei giovani rimane comunque critica.

In generale, tutti i Paesi vivono in uno scenario di occupazione e mercato del lavoro di forte crisi ma, nello specifico, l'Italia si trova in coda sia per mesi di attesa in seguito ai numerosi, 32, cv inviati, sia per retribuzione attesa.

In Italia, un giovane laureato aspetta circa 6,2 mesi per entrare in un'azienda: solo i laureati della Grecia sono costretti ad aspettare un periodo maggiore, di 8 mesi e mezzo. Per quanto riguarda la retribuzione attesa dopo il primo anno di impiego, gli italiani arrivano a 23. 799 euro, una cifra bassissima, considerando i 34.113 della Francia ed i 42.594 della Germania. La mobilità degli italiani, invece, è di poco inferiore alla media continentale (45,6% rispetto al 47,6%).

Dall'indagine però, risulta anche una forte volontà di formazione ed esperienze sul campo degli italiani e dei giovani europei tutti: di fronte ad una promozione veloce ed un posto di lavoro sicuro, dimostrano di preferire la crescita professionale.

Sempre criticati, inesistenti sul piano sociale, frivoli e consumisti, i giovani studenti italiani potrebbero dimostrarsi tutt'altro: inseriti nel tessuto universitario, tanto da volerlo cambiare, spinti da un forte desiderio di trovare un impiego soddisfacente sul piano economico e psicologico, si vedono frustrati, bocciati dal sistema. Un sistema del lavoro e dell'istruzione che non riesce ad andare incontro alle esigenze dei suoi giovani cittadini. Chi vuole lavorare, e vuol farlo bene, deve aspettare. L'attesa del pre - impiego si somma a quella del post-impiego, quando le gratificazioni tardano a venire, la busta paga piange e le aspettative ancor di più, portando ad un calo della motivazione e, probabilmente, anche del rendimento sul piano pratico.

Non ci vuole una ricerca sociologica o statistica per arrivare a queste conclusioni, sono dati derivanti dall'esperienza comune. Dati che il sistema italiano, composto da persone vive e vegete, pensanti, pare non afferrare ancora.


25 novembre 2008




Università e lavoro: è sufficiente un giorno di passerella?
di Laura Longo


Il 16 ottobre, presso la Facoltà di Ingegneria dell' Università Federico II, si è tenuta la XI edizione del Job meeting Napoli. Cosa si intende per Job meeting? Dall'inglese, incontro di lavoro, il termine sta ad indicare una" giornata di orientamento al lavoro, - come si legge sul sito ufficiale www.jobmeeting.it - un importante momento di incontro e confronto tra studenti universitari, laureati e i responsabili delle aziende e degli enti di formazione presenti.".

Il programma della giornata prevedeva la disposizione in stand delle aziende che hanno incontrato gli studenti in cerca di informazioni e contatti con il mondo del lavoro e, contestualmente, presentazioni di ciascuna delle imprese impegnate nell' iniziativa, dalla Barilla ad Auchan fino a Vodafone ed Intesa Sanpaolo. All'ingresso è stato distribuito un' utile guida alla presentazione del Curriculum Vitae e tutta una serie di consigli per affrontare il colloquio di lavoro. Inoltre, all'interno di un'aera appositamente allestita nella zona degli stand, alcuni esperti di orientamento professionale hanno condotto un'analisi dei Curricula dei partecipanti all'evento, per apportare miglioramenti ed individuare errori di impostazione.

Massiccia l'affluenza di giovani - si parla di circa 6500 tra studenti e laureati - accorsi in cerca di chiarimenti sull'attuale mondo del lavoro che, oggi, si presenta così distante dall'università, tradizionalmente considerata il punto di congiungimento tra studio ed occupazione. Mara, studentessa in Filosofia e Comunicazione, al suo primo job meeting, afferma:
"C'è tantissima gente e questo rende tutto più confusionario, ma l'iniziativa è sicuramente utile per i giovani che vogliono entrare nei meccanismi del lavoro. Probabilmente però è troppo selettiva, sarebbe stato più interessante, per il mio percorso, che si fosse tenuto alla Facoltà di Lettere". Ma c'è anche chi ha già partecipato ad altri Job meeting, come Roberto, alla specialistica di Statistica, che si lamenta: "Uscivo dalla triennale con il massimo dei voti in un corso di laurea abbastanza richiesto, ho dato curriculum a moltissime imprese ma non sono stato contattato da nessuna. Mi è sembrata una sfilata delle aziende, una sorta di promozione, più che un vero incontro con chi cerca lavoro. Di sicuro sono tornato a casa pieno di gadget di qualsiasi azienda!"

E' ancora presto per stilare un vero e proprio rapporto del Job meeting di quest'anno. D'altra parte è risultato quasi impossibile trovare testimonianze di studenti che abbiano preso parte all'evento negli anni scorsi: non si può perciò stabilire precisamente l'esito di una giornata di Job meeting. Quello che appare più che mai pressante è l'esigenza di rafforzare i ponti di comunicazione tra studio e lavoro, due mondi che dovrebbero intrecciarsi, ma che si presentano separati da un baratro, e che una giornata rappresenta un buon inizio, ma di certo non un soddisfacente risultato.


11 novembre 2008



La canzone "A Roberto" vince a Piedigrotta:
un testo contro lo camorra e lo Stato che non la combatte

di Laura Longo

Dal 4 all' 11 di settembre, a Napoli, si è tenuta la manifestazione "Piedigrotta 2008", festa tradizionale del capoluogo partenopeo, da sempre caratterizzata da un ruolo primario giocato dalla canzone. Il festival della canzone di questa edizione ha visto vincere A Roberto, brano interpretato da Antonio Rocco e Marianna Corrado, scritto da Carmine Borrino, artista puteolano che sempre ha dimostrato interesse e attivismo legati alla situazione della sua e nostra terra. Gli abbiamo fatto alcune domande.

Come è nato A Roberto e come si lega alla manifestazione di Piedigrotta?
Ho scritto A Roberto a marzo, quando Napoli era nel pieno dell'emergenza rifiuti: sembrava che tutto stesse per sprofondare, che qualcosa di grande stesse per scoppiare. Il testo era pensato per esser musicato ed inserito nel nuovo lavoro di Antonio Rocco ed è stato poi presentato al pubblico di Piedigrotta. Il fatto che abbia vinto è sicuramente motivo di orgoglio per me: giudicato da una commissione di esperti che conosco e rispetto, ma soprattutto da Nino D'Angelo, artista vero che ha il mio massimo rispetto, mortificato come me per l'immagine vergognosa che Napoli ha dato in tutto il mondo.

Il brano è dedicato al giornalista e scrittore napoletano Roberto Saviano. Il testo è molto forte, dipinge una Napoli sommersa da corruzione e sporcizia …

Più che allo scrittore, è al ragazzo Roberto che pensavo, quella persona che si è caricata dei doveri non assolti dello Stato e ne ha fatto le veci. Per questo, il mio testo è fortemente politico ma spesso è stato frainteso: non è un inno contro la camorra, non solo, va più in là, risale al di sopra delle motivazione apparenti del degrado della nostra Napoli. Riporta una visione apocalittica di una città abbandonata dallo Stato. Gomorra non è un problema creato dalla camorra ma dallo Stato italiano, lo stesso Stato che si nasconde dietro gli scrittori che davvero hanno il coraggio di parlarne. Roberto Saviano è un simbolo, un emblema di questa situazione: ha scritto della camorra, si è messo in prima fila in questa lotta in cui è rimasto solo, ha rischiato la vita, ma cosa è davvero cambiato? La risposta è agghiacciante: nulla. E lo Stato, in tutto questo, dov'è? Dove sono i valori, quelli civili, di cui vuole investire i propri cittadini, se è per primo lo stesso Stato a non averne?

Quale credi, allora, sia la strada che permetta al Sud di rinascere e che ruolo credi abbia l'artista in tutto questo?
Il problema è che siamo in una vera e propria fase storica, siamo la generazione Gomorra, è un vero e proprio marchio. E lo sanno bene i napoletani, quasi obbligati, in ogni parte del mondo, ad abbassare la testa per chiedere scusa. Ma scusa di cosa? Non ho ancora sentito un solo politico realmente mortificato chiedere scusa alla popolazione del Sud, di cui Napoli non è che espressione più visibile. I napoletani non hanno da vergognarsi, è lo Stato che dovrebbe togliere l'etichetta di depressione economica dietro la quale si nasconde, siamo in piena corruzione morale, invece.
Quello che l'artista deve fare è un buon lavoro, quello che ti lascia la coscienza pulita e ti mantiene relativamente libero: le opere libere sono quelle di qualità, dirette ad un pubblico in grado di recepirle e condividerle.


per ascoltare il brano:
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=376032846

7 ottobre 2008




Tasse universitarie: si cambia alla Federico II
di Tonia Tortorelli

Grandi novità sono previste per il prossimo anno accademico alla Federico II: modifiche nel sistema di calcolo per il pagamento delle tasse di iscrizione. A decorrere dall´anno accademico 2008/2009, infatti, si adotterà il modello Isee per la valutazione delle fasce di contribuzione. A differenza del sistema precedente che adottava l´Ice, l´Isee terrà nella dovuta considerazione non solo il reddito, ma anche il numero dei componenti familiari, delle proprietà, degli immobili e della presenza di persone diversamente abili nel nucleo familiare dello studente.

Sono tali, infatti, i parametri dell´ Indicatore della Situazione Economica Equivalente, una certificazione gratuita prodotta sulla base di una dichiarazione sostitutiva unica sottoscritta da uno dei componenti del nucleo familiare dello studente da consegnare direttamente ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf), alle sedi ed agenzie Inps. Oltre a tale disposizione la delibera, approvata il 15 luglio dal C.d.a. della Federico II, prevede un aumento delle tasse di circa il 3 per cento per ogni fascia contributiva, con l´aggiunta di una 16esima fascia sia per le facoltà umanistiche che per quelle scientifiche. Cambiamenti da analizzare sotto vari punti di vista. Di sicuro l´adozione del modello Isee garantisce una maggiore equità e certezza delle dichiarazioni economiche dei nuclei familiari. Occorrerà verificare, però, quali eventuali cambiamenti produrrà nella collocazione degli studenti tra le varie fasce di contribuzione. L´introduzione di una 16esima fascia, invece, può essere considerata come un tentativo di differenziare la contribuzione a garanzia dei redditi bassi, perché aumenta le tasse ad una porzione molto limitata di studenti, le cui famiglie sono particolarmente ricche.

Un´analisi più articolata è da farsi per l´aumento delle tasse. Lascia perplessi, innanzitutto, la mancata adozione del criterio della progressività dell´imposta, secondo il quale l´onere andrebbe distribuito non proporzionalmente ma progressivamente, per scaglioni, tutelando i redditi minimi. C´è da rilevare, comunque, che le università italiane hanno sempre più esigenza di finanziamenti a causa dei tagli costanti al Ffo (Fondo di Finanziamento Ordinario), che già nel 2006 contribuiva al finanziamento degli Atenei in misura inferiore al 60 per cento. A tal proposito, nel comunicato stampa del 6 luglio 2008 l´Adi, Associazione dottorandi e dottori di ricerca Italiani, esprime forte contrarietà ai provvedimenti su università e ricerca contenuti nel decreto legge n.112 collegato alla manovra finanziaria per il 2009. "Il Fondo di Finanziamento Ordinario subirà un taglio di 500 milioni di euro in tre anni, provocando conseguenze gravissime per gli Atenei Italiani" - dichiara Francesco Mauriello, presidente Adi e consigliere Cun - "Il taglio dell´Ffo risulta ancora più pesante se si considera che va ad aggiungersi ai limiti imposti alle università per le assunzioni legate al turn over e che corrispondono al 20 per cento per il triennio 2009-2011 e al 50 per cento a partire dal 2012".

In tale contesto di difficoltà nazionali, per il momento sono tre i punti fermi sanciti nel maggiore e più antico Ateneo napoletano, anche grazie alle proteste e agli emendamenti esposti in Senato Accademico: sarà reintrodotta la possibilità di scalare di una fascia verso il basso per chi ha fratelli o sorelle all'università; sarà previsto che l´inflazione incidente sulle tasse venga considerata non superiore al 3 per cento, rispetto al 3,7 per cento proposto dai docenti; le ultime fasce e quindi quelle più care, partiranno da un reddito più alto in modo da includervi meno studenti.


16 settembre 2008




Mutualismo studentesco: parte nell'area flegrea
lo sportello universitario "autunno 2008"

di Dario Chiocca

A partire dal 2 settembre i giovani e le loro famiglie possono contare ogni martedì sullo "Sportello e studentesco universitario", l'attività mutualistica promossa dalle associazioni dell'area flegrea Udu (Unione degli Universitari), Uds (Unione degli Studenti) e "l'Iniziativa". L'appuntamento è presso la sede del sindacato Cgil di Pozzuoli, in Piazza della Repubblica 21 (terzo piano).

Questa iniziativa, unica sul territorio, giunge al suo quinto anno consecutivo ed è un sostegno fornito da giovani volontari ad altri studenti per sviluppare una coscienza sui propri diritti: quelli esistenti, quelli negati e quelli da conquistare.

Al carattere solidaristico dello 'sportello', i promotori affiancano da sempre una forte denuncia politica. Basti ricordare, a titolo di esempio, lo scandalo delle borse di studio non assegnate a causa degli scarsi investimenti in politiche per il diritto allo studio da parte delle Istituzioni competenti: Governo e Regione. Quest'ultima non prevede fondi a sostegno degli studenti derivanti dalla fiscalità generale, ma solo il ricavato della tassa regionale di 62 euro l'anno pagati dagli stessi studenti all'atto di iscrizione. Lo scorso anno sono rimasti fuori almeno 5 mila studenti tra quelli iscritti agli Atenei napoletani, definiti dallo Stato "idonei non beneficiari", pari al 50 per cento circa degli aventi diritto. Si tratta di stime ricavate dalle nostre associazioni basate sui numeri ufficiali rielaborati.

Un altro aspetto particolarmente critico, infatti, è la condotta delle Adisu (gli Enti regionali competenti, trasformati in Aziende) che negli ultimi anni non rendono noti i dati relativi ai pagamenti delle borse di studio e delle altre misure sociali nella loro completezza. Un fatto politicamente grave, perché riferito ai risultati di concorsi pubblici che dovrebbero godere della più assoluta trasparenza, in modo che opinione pubblica, associazioni e sindacati possano fare le opportune verifiche e considerazioni.

"Lo Sportello studentesco e universitario nasce anche dall'esigenza di maggiore informazione e partecipazione degli studenti alla vita democratica dell'Università - spiegano i responsabili territoriali Riccardo Volpe e Christian Bello - L'esperienza degli anni precedenti dimostra che esistono ancora troppi ostacoli ad una ampia fruizione degli interventi di sostegno economico previsti dalla legge: costante riduzione dei fondi, possibilità di partecipare a molti bandi di concorso solo utilizzando internet, termini di scadenza sempre più stretti per la presentazione delle domande, eccessiva burocrazia prevista per alcune categorie di studenti (come quelli diversamente abili, figli di genitori separati o con reddito zero. A farne le spese sono quasi sempre i giovani provenienti dagli ambienti popolari."

2 settembre 2008



La rivoluzione delle web radio
di Aldo CImmino

L’informazione che corre sulla rete è un fenomeno in crescita anche nel napoletano.
Sarebbero circa 60 mila le radio che oggi trasmettono via Internet. Le Web Radio rappresentano un fenomeno sempre più diffuso, specialmente tra i giovani, che hanno preso l’abitudine di ascoltare musica direttamente da Internet. Specialmente negli Stati Uniti, grazie alla grande diffusione della banda larga, le Web Radio stanno spopolando. Il numero degli ascoltatori cresce quotidianamente e sono sempre di più le agenzie pubblicitarie che stanno investendo su questo nuovo media. Questi investimenti permettono alla radio broadcaster di guardare al futuro serenamente. Secondo gli esperti si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione della radio on-line che eclisserà la radio via satellite.

L’Italia, rispetto a questa innovazione, è ancora in ritardo. Diversamente da quanto accade negli Stati Uniti, non si è accolta la Web Radio come possibile mezzo di comunicazione con prospettive future di sviluppo. Il settore è ancora oggi privo di un’organica regolamentazione. Attualmente, parlare di Web Radio, in Italia, non è agevole per poca considerazione da parte degli organi competenti e per poca conoscenza del fenomeno. Se questo è il mosaico che disegna il fenomeno delle radio su internet, in Italia, vanno però aggiunti alcuni tasselli che danno un pò di colore. O speranza.

Tra i movimenti giovanili, le associazioni e i comitati popolari, la web radio diventa lo strumento più diretto e relativamente più economico di espressione, quasi a rappresentare una prosecuzione ideale di quelle che furono le prime radio libere degli anni ’70. Uno dei tanti esempi è Radio Onda Pazza (
www.radioondapazza.it), che nasce sulla base dell’esperienza e dell’azione di Peppino Impastato, che nel 1976 fondò Radio Aut. Quando ancora l'esistenza di internet era al di là di ogni immaginazione, il giovane Impastato diede vita ad una radio libera e autofinanziata per urlare i delitti ed i traffici mafiosi di Gaetano Badalamenti. Il programma più seguito era Onda Pazza, trasmissione satirica che sbeffeggiava mafiosi e politici corrotti, da cui prende il nome la napoletana Web Radio Onda Pazza. Oggi la scelta di trasmettere via Internet non è casuale in quanto la rete è diventato lo strumento principale da cui accingere notizie e perché questa scelta vuole rispondere ad una esigenza precisa: quella della libera e vera informazione, tralasciando quindi quelle classiche logiche di mercato tv-radio che troppo spesso promuovono palinsesti e programmazioni in grado di inviare messaggi devianti e vuoti di contenuti valoriali.

Ma non si tratta di un caso isolato. Altri esempi nel napoletano non mancano. La radio e la tv broadcaster (sistema grazie al quale ogni utente può ascoltare o visionare contributi audio e video a qualsiasi ora dal proprio computer) è presente anche nel neonato network Universo Studenti (
www.universostudenti.it). Un portale di recentissima pubblicazione, creato da studenti per gli studenti, che si propone come obiettivo di fare informazione critica e libera tra pari. Proprio nei territori più difficili, devastati da malavita e malapolitica, può nascere la voce del dissenso e della denuncia. Come a San Giuseppe Vesuviano, città dove un gruppo di giovani mette in rete nel 2006 un blog www.vocenuova.splinder.com, che diventa inaspettatamente luogo d’incontro e di discussione senza censure. Da subito, Vocenueva decide di puntare sull’inchiesta-video e produce due documentari sulla situazione ambientale “The frigo’s trip”, e “Un mondo sporco di tutto”. Il blog ha poi rappresentato il trampolino di lancio per la Web-radio.

Internet, quindi, si conferma a distanza di anni dalla sua diffusione di massa, uno strumento dalle enormi (e tuttora incompiute) potenzialità democratiche, per chi vuole resistere sul proprio territorio e lanciare un messaggio che superi, al tempo stesso, i suoi confini geografici.


22 luglio 2008


La tesi di Laurea perde valore
a cura della redazione

Laurearsi senza nemmeno discutere la tesi. A constatare la perdita di valore attribuito alla tesi di laurea, (tradizionalmente il primo vero lavoro di ricerca condotto da generazioni da studenti) è stata un inchiesta condotta da repubblica.it in giro per le Università italiane. L’autonomia universitaria consente a ogni Ateneo di stabilire come far laureare i suoi studenti. In alcune università i corsi triennali (quelli di primo livello) si concludono senza la tradizionale discussione pubblica di fronte ad una commissione di docenti.

Succede ad esempio alla Bocconi e alla Bicocca di Milano, dove gli studenti consegnano un elaborato che poi viene valutato in separata sede dai professori. Alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Cagliari, invece, non è nemmeno obbligatorio fare la tesi: si può decidere se scriverla e discuterla oppure se sostituirla con degli esami aggiuntivi. A Pavia, il caso è giunto sui giornali locali:
"I laureandi sono stati schieratì come in caserma, proclamati dottori in economia senza avere avuto il piacere di esporre e discutere la loro tesi; genitori, parenti e amici trattati come inutili e povere comparse e relatori che hanno incaricato i propri assistenti per questa noiosa incombenza di 30 minuti'". Anche negli atenei dove alla fine del percorso triennale è prevista la discussione, spesso il tempo a disposizione dello studente è davvero minimo. In genere al candidato è dedicato un quarto d'ora, ma in molti casi questi deve riassumere il suo lavoro in sette o in cinque minuti, ai quali si può poi sommare un'altra manciata di minuti per rispondere ad eventuali domande.

Alcune università italiane hanno poi messo a punto delle procedure che, come effetto collaterale, diluiscono la gioia per la conclusione degli studi poichè non sempre la proclamazione è nello stesso giorno della discussione. A Padova, alla facoltà di Ingegneria, i laureati tra l'8 gennaio e il 28 aprile di quest'anno dovranno attendere fino alla metà di maggio per far festa.

Per la laurea specialistica (quella magistrale, di secondo livello, a cui è equiparata la laurea del vecchio ordinamento) la procedura cambia, ma sono sempre gli atenei e le singole facoltà a dettare le regole. La discussione è una prassi ed in media il tempo a disposizione del candidato è di circa 20 minuti. Questa durata però varia: ad Economia a Padova, ad esempio ad ogni candidato viene dedicata mezz'ora; alla facoltà di Psicologia dell'università "La Sapienza" di Roma, invece, i laureandi sono valutati molto più rapidamente.

Cosa rappresenta tutto questo? Probabilmente, un effetto della “scolarizzazione” degli studi universitari, un segnale di scarsa considerazione dei sacrifici degli studenti, ma soprattutto un rischio per la preparazione e la formazione delle prossime generazioni di “dottori” e dirigenti di questo Paese.


15 luglio 2008


Non è un Paese per giovani
di Isabella Cirillo

Aumentano iscritti fuori corso e durata degli studi
Un milione e ottocentomila studenti, un’altissima percentuale di fuori corso, pochi che si laureano in tempo e panorami sconfortanti per l’accesso al mondo del lavoro. Come sta procedendo la nostra università? Quali sono i frutti di un nuovo ordinamento ormai in vigore da sette anni?
Ce lo dice l’ultimo
rapporto del Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario) che ha portato alla luce dati che testimoniano un evidente “invecchiamento” dell’utenza universitaria. La tendenza è facilmente intuibile, tuttavia, numeri alla mano, possiamo tracciare un quadro più preciso della deriva di questo giovane sistema universitario.

Il Nuovo Ordinamento è entrato in vigore nel 2000/2001. Pensato per diminuire il numero dei fuoricorso (fenomeno, ricordiamolo, tutto italiano) dopo i primi anni di apparente ripresa, sta tornando alle percentuali di “ritardatari” precedenti la riforma. Se dal 2001 ad oggi, infatti, il tasso di iscritti fuoricorso è diminuito solo di uno 0,5 per cento, resta il dato allarmante che meno di uno studente su tre riesce a laurearsi in tempo. Solo nel passaggio dal 2006 al 2007, i laureati regolari sono diminuiti del 4,5 per cento. Da quando è entrato in vigore il Nuovo Ordinamento, tale percentuale diminuisce progressivamente e, naturalmente, in proporzione ad essa, aumenta la durata media degli studi, che attualmente è considerata di 4,4 anni per la triennale (laurea di primo livello), e quindi addirittura maggiore di quella che era la vecchia durata legale di un corso di laurea quadriennale.

I conti si fanno più ardui, ma anche più preoccupanti se si considerano altre statistiche: si riscontra, ad esempio, che aumenta sempre più la percentuale di studenti con più anni fuori corso. Ad una prima occhiata, pertanto, si può osservare positivamente che diminuiscono gli studenti che si laureano solo dopo un anno (dal 40,6 per cento al 34 per cento), ma, ad un’analisi più attenta, si vede che tale fenomeno non infoltisce le fila di coloro che si laureano regolarmente, ma piuttosto di quelli che si laureano dopo due anni
(passati dall'11,5 per cento del 2005 al 20,3 per cento del 2006). Numeri che risultano preziosi, quindi, per rilevare ‘scientificamente’ l’inefficienza e l’inadeguatezza di questo ordinamento: sicuramente tra gli indici più negativi è quello relativo alla parte di studenti che abbandonano l’università dopo il secondo anno, ormai stabilizzatosi intorno ai 20 per cento di iscritti. Una fetta di giovani che sono la prova di un’università che non riesce a far progredire i propri studenti e a mantenere vivo in loro l’incentivo allo studio.

Quel che resta di una riforma universitaria ideata per garantire più lauree regolari e meno studenti fuori corso è una percentuale bassissima di coloro che si sono laureati in tempo in questi ultimi tre anni, il 14,9 degli immatricolati, percentuale decisamente più bassa di quella degli abbandoni degli studi.
Fortunatamente si tratta di fenomeni non omogenei, per cui si può rilevare che vi sono facoltà in cui la regolarità degli studenti è più elevata, come quelle di Medicina e Chirurgia (83,1 per cento), Farmacia (77,1 per cento) e Architettura (76 per cento). Altro fattore importante è la data di inaugurazione dell'ateneo: più è giovane l'Università più la percentuale di fuori corso si abbassa, per cui Atenei storici come La Sapienza di Roma hanno studenti che hanno avuto il tempo di attardarsi di un bel po'.

L'accesso al lavoro e alle professioni

È doloroso affermare che anche per coloro che sono riusciti a portare a termine un corso di studi regolare, ben poche sono le prospettive che si presentano: da un'indagine svolta da AlmaLaurea (Consorzio Interuniversitario) emerge anche che la laurea triennale non basta per affrontare al meglio il mondo del lavoro. 63 volte su 100 gli studenti, dopo aver conseguito un titolo di primo livello, decidono di continuare a studiare, anche in quei casi (45 per cento) in cui hanno già un’occupazione. E non è finita qui: secondo le ricerche fatte da AlmaLaurea, in Italia, il 53 per cento dei laureati ha trovato un impiego, ma di questi il lavoro precario occupa il 48 per cento ad un anno dalla laurea ed il 27 per cento a cinque anni dalla laurea. Si stabilizza, inoltre, il fenomeno del meccanismo ereditario delle professioni, per cui il 44 per cento dei padri architetti, ad esempio, ha un figlio laureato in architettura o, ancora, il 42 per cento dei padri dottori in legge ha figli laureati in giurisprudenza e così via.

Insomma, come ha detto Andrea Camilleri (direttore di AlmaLaurea) <<Vorremmo poter pensare con il film da Oscar dei fratelli Cohen che l'Italia 'non e' un paese per vecchi'>>. Invece non ci resta che dire che forse l’Italia non è un paese per giovani.

8 luglio 2008


Il giovane Fernando Fevola
presenta il suo romanzo di esordio "Passio"
di Laura Cesarini

Questo mese, appuntamento al "caffè letterario" di Bacoli conFernando Fevola, scrittore esordiente che presenterà personalmente la sua prima creazione "Passio", un romanzo onirico al confine tra sogno e realtà. Passio è il nome della protagonista/antagonista, una dea malefica capace di insediarsi nei pensieri più oscuri e macabri delle persone in punto di morte , e di esaudirne i desideri, generando altre morti e violenze. Poi c´è Ratio, nemico incontrastato di Passio, impegnato a dare caccia alla dea assieme al suo esercito, per porre fine alla veemente carneficina. Con uno stile narrativo sobrio e preciso, ricco di descrizioni non troppo elaborate ma nel contempo nitide, l´autore è riuscito a trasfigurare i problemi della società contemporanea in un modo fantasy, mettendo a nudo la malvagità e la perversione dell´uomo moderno. Tra sfumature del grigio fumo della città, e del rosso sangue delle vittime, si svolge una fitta storia dagli innumerevoli intrecci e dalle mille battaglie, che si conclude con un finale ancor più cupo ...
Un romanzo alterativo, dunque, controcorrente, che spicca tra la miriade di romanzetti banali che dominano incontrastati la letteratura italiana contemporanea, plasmando il pubblico giovanile e imponendo modelli di omologazione.
È quindi un piacere poter vedere che altri, come appunto Fernando,hanno avuto il coraggio diproporre qualcosa di diverso, augurandoci che riesca a sfondare al più presto.

Che ne diresti di iniziare parlando della tua esperienza come scrittore emergente? Come ti sei affacciato nel mondo della piccola editoria?

Quando ho capito di volere scrivere, ho cercato dovunque concorsi per esordienti, per mettermi alla prova e per finalizzare il mio lavoro. Concluso il mio primo romanzo, iniziai ad inviarlo a più case editrici possibili, fino a trovarne una disposta a pubblicarlo.

Perché scrivere un romanzo? Quale vorresti che fosse l´effetto della sua lettura?
Non direi di avere scelto o deciso di scrivere un romanzo.
Semplicemente in un momento particolarmente denso di senso della propria esperienza ogni parola che si mette su carta sembra collocarsi in uno schema che è già silenziosamente insidiato in te. Scrivere è per me un´ abitudine, per quanto si manifesti in forme sempre diverse. Questo romanzo è nato frase dopo frase attingendo semplicemente a quello che sentivo;il lavoro di cura stilistica e di revisione è stato fatto successivamente ed è continuato per davvero molto tempo. Questa è un´ opera che voleva essere scritta.?Quello che spero possa suscitare l´utilità della la sua fruizione è quello che penso sia il bello di ogni scritto: la visione di uno schema, di una lente, dalla quale osservare e comprendere aspetti della propria esperienza e del reale. Più semplicemente spero che la lettura di questo romanzo sia un momento piacevole rubato alle storie di tutti i giorni.

Perchè questa citazione?
Non credo abbia importanza"spiegare il significato" di un romanzo e delle parti che lo compongono. Ciascuno ne troverà il suo, se mai ne trovasse qualcuno, e quanti più se ne scorgono tanto più un testo è "letterario". Posso dire però che se la vita è sogno, la vita "letteraria" del romanzo, la giustificazione della sua esistenza fittizia, è generata anch´essa in questo caso da un sogno; nella morte del sognatore muoiono la sussistenza della finzione letteraria ed i personaggi che animano il romanzo. Il gioco crolla su se stesso.???

Da dove è nato il personaggio di Passio?

Pensando alle debolezze umane, ai pregiudizi, alle insicurezze, alle indecisioni, ho voluto creare qualcosa che, al contrario, fosse invulnerabile (e per questo non umano) e la cui potenza fisica fosse il risvolto di un disincanto e di una padronanza del mondo.

Quanto c´è, tra i tuoi personaggi, di vero, di "rubato" agli incontri, alle esperienze di vita, della gente conosciuta nel tempo e nella vita "vera"che hai vissuto?
Come si potrebbe scrivere di qualcosa che non si è visto davvero? Questo non è un romanzo realista, anzi è più che astratto, ma nello scrivere ciascuno non può che esprimere ciò che ha davvero esperito, pur decidendo di plasmarlo in una forma lontana dall´originale, non perché ciò nasconda l´origine di un concetto, o perché lo renda esotico, ma perché una maggiore distanza permette una maggiore razionalizzazione.

Verso quale tipo di lettore sei più orientato a rivolgerti con questo romanzo?

Mi piacerebbe rivolgermi a chiunque voglia riflettere sul vivere in questo mondo.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali hanno influenzato la tua prosa?
Un opera che mi ha fortemente ispirato più che influenzato stilisticamente è stato il Faust, sia quello di Marlowe che di Gohete. I miei autori preferiti sono Marquez, del quale ammiro la fluidità della prosa e la capacità di creare interi mondi letterari, pieni e vivi, Calvino, semplicemente impareggiabile, e Yoshimoto.

Cosa pensi del panorama letterario contemporaneo? Quali opportunità offre ai giovani?
L´Italia è un paese che legge poco e male. Internet ci permette di comunicare velocemente e ampiamente, ma ad un livello più superficiale, non permettendo ,o permettendo difficilmente, la rilettura. Blog e myspace ci fanno pubblicare e comunicare ad amici ed altri, ma non credo possano davvero fare sbocciare grandi occasioni. Scrivere non è un mestiere ed il successo editoriale non è quasi mai un effettivo riscontro della qualità di un´opera.


24 maggio 2008



Erasmus: le testimonianze di chi studia all'estero

di Laura Longo

Negli ultimi anni, nel lessico universitario si è sempre più andato diffondendo il termine “erasmus”. Molto spesso associato a divertimento sfrenato, notti brave e feste ininterminabili, è davvero tutto (o solo) questo? “Beh, in un senso antropologicamente accettato dagli studenti … sì!” - afferma ridendo Luigi, iscritto alla specialistica di Scienze della Comunicazione al Suororsola Benincasa di Napoli, da quasi un anno in erasmus a Murcia, Spagna, aggiungendo: “C’è anche una meticolosa ricerca di mercato effettuata nel vasto campo dell’universo femminile … e se proprio vogliamo essere precisi, si parla anche di reinventarsi, mettersi in discussione, capire che significa indipendenza … ma questo già si sa, no?”

Il progetto Erasmus (European Community Action Scheme for the Mobility of University Students) nasce nel 1987, promosso dalla Comunità Europea. Il suo fine è quello di incrementare la mobilità degli studenti universitari in tutti gli atenei d’Europa, favorire l’apprendimento di una nuova lingua, elemento sempre più richiesto nel mercato del lavoro e rafforzare il tessuto europeo tramite i suoi futuri cittadini, i giovani.
Il programma permette allo studente universitario di trascorrere un periodo di studio, che va dai 3 ai 12 mesi, in un altro Stato membro e di ricevere pieno riconoscimento di tale periodo come parte integrante del corso di studio globale. Per far fronte agli alti costi, l’Unione mette a disposizione un fondo complessivo annuale che viene distribuito ai singoli atenei, che li ripartiranno tra i partecipanti al bando, che si legge annualmente nelle bacheche universitarie.

Ogni università adotta un proprio criterio di selezione, ma quello che viene essenzialmente ed invariabilmente richiesto, che si sia in Francia, in Italia o in Finlandia, è avere un minimo di conoscenza della lingua del Paese in cui si intende effettuare il periodo di studi e di trovare esami che coincidano, perché possano essere, al ritorno, convalidati dai docenti.

In realtà, quello degli esami sembra essere uno dei problemi della messa in atto del progetto: Alessia, dell’Università di Relazioni Pubbliche di Udine, nella sua succursale di Gorizia, si lamenta:
“Alle volte mi sorprende quanto i professori italiani possano essere inutilmente rigorosi. Ancora oggi non so se gli esami mi verranno convalidati! Quello che cercano è lo stesso programma dell’esame che si darebbe in Italia travasato in Spagna … cosa assolutamente impossibile! La legge italiana, l’economia italiana, il sistema mediatico … è chiaro che questo non si può trovare uguale in Spagna, o in qualsiasi altro Paese che non sia l’Italia!” Per questo è innegabile che il progetto Erasmus sia ancora lontano dal raggiungere gli scopi che si era prefissato: non ci sono programmi comuni nelle università europee e non si può parlare di unione, se non a livello meramente economico.

Carmen, del Suororsola Benincasa, alla specialistica di Comunicazione, sottolinea:
“Ciò che davvero è inefficiente è il servizio di informazioni che l’università italiana fornisce! ... per non parlare della borsa di studio, in ritardo e sicuramente di fondi miseri per affrontare un periodo così ricco di spese!” A tal proposito, unanimemente, gli studenti intervistati affermano che la borsa arriva tardi e consta di fondi bassissimi, che non coprono affatto le spese di mantenimento.

L’altra riflessione che ha accomunato molti studenti erasmus è il ruolo che l’università dei Paesi ospitanti gioca nella vita dello studente stesso e quanto l’istituzione riesca a dare valore ai giovani: in generale, si nota che l’università straniera investe i giovani di maggior fiducia e responsabilità, li proietta nel mondo del lavoro, come naturale conseguenza del corso di studi, e li prepara ad un contesto competitivo in cui le capacità pratiche sono importanti quanto le teoriche.

Ma, nonostante i problemi economico-burocratici e gli inevitabili confronti con il nostro Paese, al di là dei luoghi comuni, è fuori da ogni dubbio che l’erasmus apporti un bagaglio di esperienze indimenticabili: tutto si vive ad una velocità esorbitante, si è spinti a non perder nulla di questo periodo delimitato di tempo perché si sa che finirà, e non potrà più ripetersi uguale.
“Dopo una prima settimana di spaesamento totale, in cui ti senti solo e senza poter comunicare con gli altri, - dice Sergio, studente dell’Università di Torino - ti ritrovi pieno di amici, di posti da vedere e di cose da fare, è meraviglioso”

24 maggio 2008



Niente laurea per artisti e musicisti
di Tonia Tortorelli

Laurearsi presso università, accademia di belle arti o conservatori di musica dovrebbe avere lo stesso valore. Almeno così recita la legge: “Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri [...] sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio (di conservatori e accademie) e i titoli di studio universitari, al fine esclusivo dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso” (l.508/99).

Si tratta della norma che riforma conservatori e accademie, approvata nel 1999, ma partita solo nel 2003 col pacchetto Moratti. Il suo fine è l'estensione del beneficio dell'equipollenza con la laurea anche ai vecchi diplomi, in modo da parificare i titoli di studio di tutte e tre le istituzioni di alta cultura: università, accademie e conservatori, appunto. Questo vantaggio, però, è subordinato alla frequenza di un corso integrativo di almeno un anno di cui, a tutt'oggi, non si ha alcuna notizia, essendo mancato sin dall'inizio un decreto attuativo ministeriale. L'ultimo riferimento normativo in materia di titoli di studio è un Decreto del Presidente della Repubblica del 2005, che non stabilisce però alcun tipo di equipollenza, ma sancisce che le accademie e i conservatori rilascino diplomi accademici. A questi diplomi, però, non possono accedere i candidati privatisti. Condizione, questa, che impedisce da allora di ottenere il diploma di conservatorio o di accademia e di essere iscritti contemporaneamente ad una facoltà universitaria, dato l'escludersi vicendevole delle due scelte. Il risultato di tali incongruenze è che i nuovi titoli di studio detti di I e di II livello accademico non sono validi per l'ammissione ai concorsi pubblici. Notevole è quindi il disagio arrecato ai ragazzi dei conservatori e delle accademie, che si ritrovano con un "pezzo di carta" che nè in Italia nè all'estero possa essere valido.

L'unico sbocco al quale si potrebbe aspirare è l'insegnamento, ma anche in questo caso gli studenti lamentano il limitatissimo accesso ai corsi di abilitazione all’insegnamento, istituiti con decreto ministeriale in settembre 2007, del tutto inadeguato al numero dei candidati.

Sulle difficoltà per gli studenti di Accademia e Conservatorio
ci siamo confrontati con due artisti emergenti della zona flegrea ...
Eugenio Catone, 21 anni, Quarto. Si è diplomato al liceo scientifico E. Majorana e ora frequenta il conservatorio di Santa Cecilia a Roma. La sua passione è il pianoforte, che ha iniziato a suonare quando aveva dieci anni. Eugenio ha scelto di fare il pendolare tra Napoli e Roma per la mancanza di un'educazione musicale a Napoli sin dai primi anni di scuola.
"Il personale docente non è abbastanza qualificato ... l'educazione musicale, così come quella fisica e artistica, diventa un'ora di spacco tra una materia e l'altra. E pensare che nelle scuole di Amsterdam ai bambini si insegna addirittura a cantare". Per adesso Eugenio frequenta il conservatorio, suona tra Napoli e Amsterdam, e la sua ambizione è lanciarsi con le tourneè, non escludendo però la strada dell'insegnamento.

Serena Caruso, 24 anni, Monteruscello. Neolaureata in pittura (con particolare attenzione in anatomia artistica) alla Regia Accademia delle Belle Arti. Anche lei lamenta il tortuoso funzionamento degli istituti di formazione artistica e musicale. Per le accademie, in particolare, la l.508/99, ai fini dell'equiparazione, da un lato ha diminuito le ore di laboratorio, dall'altro ha aggiunto nuove materie da studiare poco inerenti alla carriera artistica (si pensi all'utilità di un esame di inglese o di informatica). A pagarne le conseguenze è la formazione degli studenti. Ciononostante Serena si è laureata e la sua tesi verte sulle deformazioni che crea l'eccesso di pannicolo adiposo sulla morfologia esterna. Uno studio sulle masse grasse come icona di bellezza. Punto di vista che l'artista ha presentato il 24 maggio al Nazca Cafè di Arcofelice - Pozzuoli, con una mostra dei suoi quadri, intitolata
"Naturale" (a destra, uno dei quadri). "Quello che cerco di comunicare nei miei quadri è che l'armonia di un corpo prescinde dai canoni attuali di bellezza; in particolare, anche nelle masse grasse si può riscontrare sensualità, armonia, quindi bellezza".

18 maggio 2008

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